G. Paoletti: “…nel 68 nacque una sinistra operaia.

 

È uscito, finalmente, un libro sull’orga nizzazione della sinistra rivoluzionaria

Avanguardia Operaia, un libro che ha  un bel titolo “Volevamo cambiare il mondo-Storia di Avanguardia Operaia”.

Avanguardia Operaia è stata un’organizzazione politica che è nata nel 1968 e ha operato fino al 1977, anno in cui contribuì alla  nascita di Democrazia Proletaria.

Il nome non è casuale o generico, allora  tutti parlavano di classe operaia. Avanguardia Operaia, anzi il nome completo era ‘organizzazione comunista Avanguardia Operaia’,  si poneva l’obiettivo di costruire un partito  rivoluzionario basato sulla organizzazione  politica degli operai e delle loro avanguardie.  Di qui la centralità dei CUB (Comitati Unita ri di Base) presenti in molte fabbriche soprat tutto al nord, in parte nati spontaneamente,  in parte su iniziativa diretta di AO. I CUB non  erano un sindacato, ma un’originale forma di  organizzazione di avanguardie di fabbrica  dove oltre ad organizzare lotte sindacali si di scuteva di politica e si studiava. I CUB erano  strettamente legati ad AO, si può dire che ne  erano strumento di presenza nelle fabbriche  il che permetteva all’organizzazione di essere  organizzazione politica operaia non solo di  nome, ma nella realtà.

Il libro copre una carenza storico-politica  importante. La sinistra rivoluzionaria del ’68  era fatta di numerose organizzazioni, ma le  più consistenti erano LC, Il Manifesto-PDUP  e A.O., delle prime due molti hanno scritto e  parlato, di AO finora non c’era nulla. Il libro  è stato costruito sulla base di un centinaio di  interviste realizzate soprattutto da Giovanna  Moruzzi e Fabrizio Billi e curato da Roberto  Biorcio, docente e ricercatore e Matteo Puc ciarelli, giornalista di Repubblica.

La forma del libro è particolare perché  non è solo una ricostruzione storica di quello  che AO è stata e ha fatto ma è anche memo ria dei partecipanti di allora e quindi anche  tentativo di ricostruzione di come eravamo.  Chi non ha vissuto quell’epoca forse riesce a  cogliere in questo modo l’entusiasmo, la pas sione, la totalità con cui si viveva la politica  allora. Trasmettere questo entusiasmo alle  giovani generazioni può contribuire anche a  sfatare l’idea che gli anni ’70 siano stati so prattutto anni di piombo. Certo c’è stata la  lotta armata, ma gli anni ’70 sono stati so prattutto anni di libertà, passione politica,  lotte per i diritti del lavoro e politici. Quelli  che parlano solo di anni di piombo sono gli  stessi che ci stanno facendo tornare indietro  soprattutto come diritti dei lavoratori. Co munque il tema della violenza e del rapporto  con la lotta armata è trattato ampiamente nel libro chiarendo, con orgoglio, che nessuno  di AO è finito nella lotta armata proprio per  la dura battaglia politica combattuta da AO  contro di essa.

La forma scelta per fare il libro rende la  ricostruzione anche più interessante e lascia  spazio ad ulteriori possibilità di analisi. Leg gere il libro significa anche cercare di sentire  un punto di vista diverso dallo sconfittismo  che caratterizza spesso “chi c’era”. Una ca ratteristica del libro è infatti una ricostruzio ne storica fatta per argomenti: i CUB e il mo vimento operaio, il movimento degli studenti,  il femminismo, le lotte sociali, la politica nella  cultura, l’antifascismo, l’intervento nelle for ze armate. Ci si rende conto che tutte le cose  che facevamo allora avevano un valore in sé e  spesso hanno portato a piccole e grandi con quiste. In alcuni casi hanno costituito l’inizio  di un percorso che dura tuttora. Non biso gna però dimenticare che ogni argomento è  legato da un filo rosso che è costituito dall’i dea che si costruivano movimenti di lotta su  tante questioni ma l’orizzonte era comunque  il rovesciamento della società capitalistica, la  rivoluzione. Questo non vuol dire che aveva mo chiaro quali dovessero essere le caratteri stiche della società nuova né se per davvero  dovessimo “prendere il palazzo d’inverno”.  Questo è stato probabilmente il limite di fon do della sinistra rivoluzionaria dell’epoca.

Per noi, che ancora siamo impegnati nella  sinistra sindacale, è utile ricordare che a par tire dal ’68 nacque una sinistra operaia fatta  anche dai CUB e che questa fu la base anche  della contestazione nel ’77-’78 della cosiddet ta “svolta dell’EUR” dei sindacati confederali  che più esattamente potremmo definire la  scelta da parte del sindacato di subordinazio ne alla svolta liberista in atto allora. Senza i  CUB probabilmente non ci sarebbero state le  assemblee autoconvocate di delegati del ’77  che impedirono di far apparire una classe  operaia unanimemente schierata con il PCI  e la dirigenza di CGIL-CISL-UIL e posero le  basi per il percorso che ha contribuito negli anni in modo decisivo alla costruzione di una  sinistra sindacale basata soprattutto sui de legati.

Rileggere queste pagine fa capire che  certi problemi sono rimasti simili. Una delle  questioni che divideva le organizzazioni della  sinistra rivoluzionaria era il rapporto con il  PCI definito riformista (nulla a che fare con il  concetto di riformismo oggi vigente) ma che  comunque appariva a molti come l’unica via  per avere un rapporto di massa e cercare di  cambiare la sinistra. AO invece pensava che  comunque ci volesse un partito politico autonomo. Certo il PD non ha nulla a che fare  con il PCI, però qualche analogia con le discussioni allora correnti oggi rimane. Una cosa che emerge dalle testimonianze  riassunte nel libro è che l’esperienza di AO  ha segnato molte persone in senso positivo,  anche chi ha poi fatto altre scelte. L’ha detto  anche Pierluigi Bersani, che è stato militante  di AO nei primissimi anni, che ha accettato di  partecipare ad un’iniziativa di presentazione  del libro proprio per il ricordo positivo e for mativo che gli è rimasto di quell’esperienza.  Insomma, è un libro che vale la pena di  leggere sia da parte di chi c’era perché può  identificarsi almeno con una parte di quella  storia, sia da parte di chi non c’era ma ha an cora voglia di capire come si può cambiare il  mondo; molti spunti nel libro ci sono, non c’è  solo, né prevalentemente, la nostalgia.

Gianni Paoletti  aprile2021

Questo articolo è stato pubblicato da “Progetto Lavoro” periodico dell’area “democrazia e lavoro” della Cgil.

 

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