E’ l’ora dell’idrogeno?

Emilio Molinari

Ritorna l’idrogeno, l’Europa e la von der Leyner lo pongono al centro del Recovery plan, da alcune multinazionali viene salutato come la svolta energetica epocale, quella che liquiderà l’era dei combustibili fossili.

Ne discuto a lungo di questo con Mario Agostinelli e Gianni Tamino.

Loro  denunciano le potenti e diffuse intenzioni di promuovere l’idrogeno blu ricavato dal metano, come l’alternativa energetica ecologica. Mario e Gianni sostengono che l’idrogeno deve essere verde, cioè: prodotto da fonti rinnovabili. Mario lo individua concretamente per la riconversione della centrale a carbone di Civitavecchia. Io concordo con loro.

Nutro invece delle perplessità sulla omissione che operano tutti quanti, quando omettono dai loro ragionamenti la parola ACQUA.

E’ una omissione generale, la trovo ovunque in internet e nella rivista ambientale di De Benedetti: Green & blu che rimprovera l’Italia di essere in ritardo nella corsa ai finanziamenti.

L’idrogeno verde dicono tutti: è ricavabile dalle fonti rinnovabili del fotovoltaico e dell’eolico. L’acqua non c’è. Eppure l’idrogeno verde è ricavato dalla elettrolisi dell’ACQUA ed è per questo che  viene definito verde.

Il fotovoltaico e l’eolico producono energia elettrica, ma per l’elettrolisi dell’acqua, ma è quest’ultima la materia generatrice e questa materia sostengo, non è rinnovabile ed è sbagliato ignorarlo.

Nemmeno quando l’usiamo nell’idroelettrico, ora che vediamo sparire i ghiacciai, ora che tocchiamo con mano quanto le dighe, le condotte forzate e le deviazioni dei fiumi, ora che abbiano manomesso i fiumi, le falde e fatto mancare l’acqua a valle ai contadini e alla biodiversità.

Il ciclo dell’acqua non ricarica automaticamente gli invasi da cui è stata prelevata, l’acqua non si contabilizza con l’equazione: alla fine tutto ritorna sotto forma di vapore e di pioggia e tutto quadra.

L’acqua sia sempre quella, ma è solo teoricamente vero. In soli 60 anni, abbiamo perso più della metà dell’acqua dolce disponibile, nel 2050 la metà della popolazione avrà problemi all’accesso minimo vitale e nel 2030 700 milioni di persone gireranno disperati per il mondo prevalentemente per mancanza di acqua.

Perciò mi domando se non sia limitato parlare di energia prodotta dall’idrogeno; mi sembra che in realtà dovremmo parlare di energia prodotta dall’acqua.

Non sono un esperto in fisica, penso si possa e si debba utilizzare l’idrogeno verde nei luoghi dove il prelievo dell’acqua, gli impianti di trasformazione in idrogeno, dove la si utilizza come combustibile, dove si condensa in vapore e dove si possa restituirla allo stesso invaso.

Penso si debba ricorrere ad una pluralità di fonti non inquinanti e impedire le concentrazioni di mega impianti, siano essi solari che eolici o ad idrogeno. In una parola pensare a modelli alternativi alla logica di ENI e ENEL, ma anche di A2A, IREN, ACEA e di Veolia ecc..Pensare ad una gestione territoriale e al contempo, democratica, pubblica e comunitaria.

Non è più tempo di ignorare le voraci tendenze delle multinazionali e la cultura che irradiano nella politica anche in quella green. Credo che nel pensare all’idrogeno e a scenari energetici globali, dovremmo sottrarci all’idea dominante “delle opportunità economiche” che si aprono al mercato.

Il sistema economico e finanziario fa conti economici e pensa: quanto mi costa produrre idrogeno verde, comprimerlo renderlo liquido e utilizzarlo? Il fotovoltaico e l’eolico sono diventati a buon mercato e forse l’acqua non costa tanto e se ne consuma poca rispetto al petrolio e al metano? Bene! Allora partiamo!

Oggi, per noi non può essere questo l’argomento da raccontare.

Quando la finanza e le multinazionali, digitali, agroindustriali e presunte green, ecc… pensano all’idrogeno e ad una nuova rivoluzione industriale, pensano ad un salto nella mercificazione complessiva dell’acqua che diventa combustibile. Pensano all’acqua nella sua materialità, pensano agli invasi e a scenari ai quali dovremmo prestare molta attenzione.

C’è la volontà di attingere a piene mani l’acqua dei mari e degli oceani,

il 70% della superficie del Pianeta, una enormità. Pensano alla colonizzazione di un illimitato territorio: “liquido, azzurro e agonizzante, in cui far pascolare il grande businnes dell’acqua”. E’ questa la  questione in gioco. E’ solo questione di costi e di ricerca tecnologica e poi….via, industrializzare e mercificare: acqua desalinizzata e distillata da usare per produrre energia e elettricità dall’idrogeno, per la siderurgia, i mezzi di trasporto, il riscaldamento. Acqua desalinizzata da bere e per soddisfare il molok dell’agricoltura intensiva…..Acqua da produrre industrialmente, manipolare, trasportare, vendere e pagare, quotare in borsa….senza limiti. Cosa significherà per il Pianeta, per noi, per i viventi, per il delicato equilibrio degli oceani ?

Di questo non se ne parla.

Cosa vorrà dire creare le condizioni per trasformare l’acqua del mare in titoli azionari?

La mia visione è sicuramente poco positivista.

Lungi da me l’idea di fermare il progresso scientifico e tecnologico o di rallentare la genialità umana, solo mi chiedo se oggi non ci si debba interrogare a fondo sul limite ogni volta che pensiamo a nuove seducenti prospettive di sviluppo tecnologico. Mi chiedo persino se il Galileiano: “provando, (sbagliando) e riprovando” è ancora un così indiscutibile paradigma. Gli “sbagli di strada” sono i mutamenti climatici, altri hanno nomi tragici: Hiroshima, Cernobyl, Fukushima. Oggi lo sbaglio  mette in discussione la vita del genere umano e di tanti viventi sul pianeta. Rallentare certi sogni tecnologici e sottoporli alla lentezza della partecipazione democratica, adottare Principi di Precauzionalità Universali stringenti e vincolanti è cosa da rendere un DNA nella ricerca e nella politica.

Mi chiedo se questo è necessario prima di infilarci nell’era dell’idrogeno e della manomissione degli oceani.

Non dimentichiamoci che: il 1900 iniziò all’insegna della Torre Eiffel che svettava al cielo, simbolo della illimitata capacità del genio umano. Il 2000 è iniziato all’insegna del disastro climatico, idrico, delle guerre del petrolio e dell’acqua. E il 2020 inizia con l’oceano che muore nella plastica, con 500 cetacei che spiaggiano in Tasmania, la morte del mare della Kamchatka e delle foche della Nabibia….e la Pandemia che ha fermato il mondo e che rischia di deificare scienza e tecnologia.

Pensiamoci.

Emilio Molinari  Costituzionebenicomuni  Novembre 2020

Questo articolo è stato pubblicato da Sbilanciamoci

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