Assemblea 8 giugno- L' acqua è vita -- Emilio Molinari
 

Scritto da Calamida Franco, 04-07-2010 10:23

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Pubblicato in : ADESSO BASTA!, ADESSO BASTA!

 

 

"Ecco perché per noi, movimento dell'acqua, il problema non è battere un partito per un altro, ma è educare l'intera politica alla nuova civiltà dei beni comuni."

Emilio Molinari - intervento conclusivo dell'assemblea 
dell' 8 giugno - Camera del lavoro di Milano 

 

 

 

 

 

Intervento a conclusione della serata dell'8 giugno alla Camera del Lavoro di Milano

 

Grande serata questa di stasera, vorrei sottolinearne l'importanza.

Abbiamo nel bel mezzo di una impegnativa raccolta di firme per un referendum abrogativo di una legge che privatizza l'acqua nel nostro paese, scelto di alzare il livello politico e culturale.

Di porre la questione del diritto universale e dei beni comuni ad un livello alto, che tocca la cultura giuridica e i principi costituzionali.

L'abbiamo fatto attraverso gli interventi di autorevoli magistrati come Luigi Ferraioli ed Elena Paciotti perché vorremmo che queste questioni diventassero dibattito in seno alla magistratura stessa e alimentassero appunto una nuova cultura giuridica capace di rapportarsi ai grandi problemi del nostro tempo e diventassero anche una modalità con la quale affrontare i problemi costituzionali  che ci si presentano al XXI secolo, il secolo della crisi delle risorse.

Io penso possa essere un approccio attraversi il quale il quale rispondere agli attacchi alla Costituzione che ci angustiano in questi giorni.

E importate il rapporto che si è stabilito con il mondo dello spettacolo, perché moltiplica gli effetti dei nostri sforzi portando  i nostri contenuti ad un più ampio auditorio.

Partendo proprio da queste questioni vorrei, col mio intervento, comunicarvi alcune riflessioni sulle quali da tempo vado pensando, per vedere se sono pertinenti con il dibattito sulla crisi politica che attraversa la sinistra e la democrazia non solo nel nostro paese.

Ecco vi chiederei di riflettere sulla gente che affolla i banchetti dove si firma per i referendum.

E' molta, è sorprendentemente molta e non è a quei banchetti perché militante o simpatizzante di partiti, è popolo vero, nel senso pieno, libero dai colori politici politico, ed arrivato a quei banchetti di sua volontà. E guardate che questo popolo non si sta recando ai banchetti solo perché teme l'aumento delle tariffe o perché è meglio il pubblico del privato, non va' perché è toccato nel portafoglio come si è solito pensare della gente, ma va' ai banchetti perché sente che c'è di mezzo l'acqua, l'elemento fondamentale della vita un richiamo che evoca sentimenti ancestrali e perché pensa che la vita non può essere ridotta a merce, regolata da un mercato sempre più finanziarizzato e in mano alle banche.

Perché comincia a dubitare del mercato e del gioco delle borse.

Questo ha capito e l'ha capito trasversalmente.

Pensateci, 10 anni costituivamo il Comitato Italiano per un Contratto Mondiale dell’acqua ed eravamo in 7 oggi non può sfuggire quanto sia straordinario il fatto che in questo momento migliai di persone sono impegnate ai banchetti e centinai di migliaia vanno a firmare. Il movimento dell'acqua è diventato l'unica mobilitazione trasversale in atto in Italia, l'unico movimento che ha liberato forze in entrambi gli schieramenti politici, che ne ha scompaginato gli interessi radicati.

Che ha cambiato convinzioni consolidate negli stessi partiti, che ha diviso il PD nei quadri intermedi e nei dirigenti, negli amministratori, che ha fatto venire qualche mal di pancia alla Lega stessa rispetto al proprio elettorato, che è andato convinto a firmare i referendum.

C'è da interrogarci su questa straordinarietà e c'è da interrogarci sopratutto a sinistra.

L'antiberlusconismo in quasi 20 anni, non ha mosso un solo voto da una parte verso l’altra, a solo radicalizzato noi, ci ha impedito di guardare fuori, nel mondo.

 Non hanno mosso un voto nemmeno la denuncia dell'involuzione democratica, gli attacchi alla Costituzione, il riemergere del fascismo, gli scandali, la legge sulle intercettazioni e l'informazione, il pericolo di clericalizzazione dello stato, l'involuzione sui temi civili, il ruolo del Papa, ecc...ci si è mossi ma l'iniziativa è sempre del governo di centro destra.

Nulla sembra incidere nei rapporti di forza tra popolo di centro destra e popolo di centro sinistra, nemmeno le manifestazioni oceaniche, muovono popolo ma sempre all‘interno dello stesso polo.

Spostano all'interno dell’opposizione tra chi è più radicale nella critica, ma non scalfiscono il centro destra.

Non diventano un aggiornamento culturale a sinistra, i contenuti si muovono su tanti argomenti, senza priorità alcuna, con l'unico denominatore di denunciare il pericolo rappresentato dall'iniziativa dell'altro o tesi a soddisfare le sole e diverse nostre sensibilità i soli nostri “ricordi frantumati” di popolo di sinistra.

La politica nel nostro paese sembra congelata, più che in due poli politici o in due leader in due popoli, ossificati, due statiche subculture, due caricature. Dove l'uno diventa sempre più quello che l'altro dipinge

Noi il popolo di sinistra, che ci consideriamo acculturati e l'ostentiamo come tratto distintivo, che ci consideriamo democratici, aperti ecc...non perdiamo l'occasione per far sentire il nostro disprezzo per il popolo “altro”, che in cuor nostro lo consideriamo il popolo “bue”.

Loro, finalmente liberi di manifestare la propria “ignoranza”, la propria subcultura televisiva e consumistica, il proprio cattivo gusto, possono finalmente dirci: siete solo degli snob, dei radical scic che vi parlate addosso ecc...

In particolare nulla erode il popolo di centro destra, sorretto com'è da una forte adesione all'ideologia individualista, al mercato, al consumismo e per quanto riguarda i lavoratori ad una identificazione ideologica con gli  agli interessi delle proprie aziende, dei propri padroni.

La situazione italiana ci si lamenta, è priva di movimenti sociali capaci smuovere la politica.

Ecco io credo non si veda che invece un movimento c'è, si esprime è attivo, scuote la politica, è esteso su tutto il territorio, non compatta su di un fatto locale, è nuovo e mobilita forze nuove, è capace di raccogliere in poco più di un mese 700000 firme, agita un discorso universale, è parte di una rete internazionali ha obiettivi altrettanto internazionali e questo è: il movimento dell'acqua, è il movimento dei beni comuni, contro la loro mercificazione per la loro riappropriazione comunitaria.

Un contenuto trasversalmente rivolto ad entrambi i poli politici e che trova paradossalmente entrambi i poli politici che tanto si scontrano sulle vicende di Berlusconi, concordi nella scelta di privatizzare.

Stasera stiamo parlando di questo e penso che dovremmo cercare di coglierene il valore profondo di cambiamento di un epoca che questo movimento porta con se nei contenuti, nei linguaggi, nel modo di concepire il conflitto, nel modo di concepire i soggetti sociali a cui rivolgere il proprio messaggio

Ecco: mi permetto di segnalare tre questioni.

La prima è che questo movimento rompe la barriera che ormai divide i due popoli, perché parla a tutti, il suo messaggio è universale nel senso alto, ha detto che siamo tutti coinvolti, che c'è un interesse comune. Ha parlato a destra e a sinistra, ha superato nei fatti le artificiose divisioni, del nazionalismo e del Leghismo ha parlato del Mondo, dei suoi problemi oggi.

Non ha parlato a determinate classi sociali, a generi maschili o femminili, a interessi specifici, o a ideologie di appartenenza, ha parlato a tutti: di vita, di beni comuni di elementi fondamentali alla vita, della loro mercificazione. Il “popolo dei banchetti” ha sentito questo sentimento e ci ha segnalato così il profondo degrado della politica o nella migliore delle ipotesi il suo ritardo.

Io credo che in questo stia la novità dell'acqua, non è stata sollevata per spostare il consenso verso una parte politica chiede a tutta la politica di rinnovarsi, non aggredisce la politica la vuole conquistare educare, renderla in sintonia con le grandi questioni del nostro tempo.

La seconda questione è proprio questa.

Il nostro tempo, se ben guardiamo, da qualche decennio non è più quello dello scontro per la proprietà dei mezzi di produzione, il nostro tempo è quello dello scontro per la proprietà dei mezzi per la riproduzione della vita sul pianeta; l'acqua, l'aria, la terra e il cibo, l'energia. E questo cambia tutto, non è solo un problema di pubblico o di privato, diventa un problema di comunità umana in tutte le sue dimensioni di aggregazione, trovare le forme per gestire direttamente questi beni comuni non è cosa che si affida ad una classe ma all'intera umanità e l'avversario sono le multinazionali.

La terra è già stata mercificata, l'energia è in mano a multinazionali, oggi è la volta dell'acqua e non pensate che non sia in atto anche la mercificazione dell'aria.

A Copenaghen non hanno deciso nulla nel merito la riduzione della CO2 nell'aria, ma hanno deciso che si possono vendere e comprare quote di questi gas e il costo al barile di questi.

Che cos'è se non la mercificazione dell'aria?

E la Fao? Di fronte a 1 miliardo di affamati risponde con gli OGM, cioè con la definitiva  mercificazione dei semi e della vita animale vegetale una scelta che spazzerà via 1 miliardo di contadini della sussistenza e ogni ruolo per i contadini di tutto il mondo.

Questo ordine di problemi del nostro tempo chiede a tutti noi di uscire da molte gabbie politiche nei quali siamo rinchiusi. Non è la fine dei conflitti del 900 ma è il dove collocarli, come inserirli in una scala di priorità e nella dimensione universale dello scontro, deve saper toccare sentimenti profondi  quasi ancestrali, quel messaggio deve diventare quasi “messianico”.

Ecco, far sentire anche agli avversari che stiamo parlando del loro interesse. Per esempio: sono convinto che quando dico “rivolgersi a tutti”, vuol dire non mettere dei  limiti al con chi parlare. Non solo parlo a tutte le posizioni politiche anche le più lontane da me, non cerco, come spesso succede di impedire a chi è scandalosamente lontano da me di parlare, ma vado a cercare le occasioni per parlare loro e più sono distanti e più cerco di parlare con loro.

La cultura dei beni comuni ci chiede di cercare di parlare con la Lega e le sue contraddizioni, con la chiesa e a ciò che considera vita, alla destra per segnalare anche ad essa le contraddizioni ecc...

Da qui la terza questione.

Vedete, il ritardo con il quale si fanno i conti con la fine della politica del novecento, riguarda tutti, anche il degrado del senso stesso della politica e della sua missione, se andiamo al fondo dei diritti fondamentali, riguarda tutti.

Voglio farvi una specie di pro memoria attraverso la storia della legislazione italiana su gli acquedotti, che penso dia il senso di cosa intenda dire quando parlo di un tempo quando la politica di destra , di sinistra o di centro aveva una missione.

1888 l'acquedotto di Milano.

Fu costituito con delibera dal sindaco Gaetano Negri, destra storica, espropriò 30 acquedotti privati e costituì l'acquedotto pubblico milanese, con la motivazione: l'acqua è di tale interesse per i cittadini che non può essere gestita da chi ne fa oggetto di profitto.

1903. il Governo Giolitti, liberale, vara la legge per la istituzione delle municipalizzate.

Nella legge è previsto il referendum in caso che il sindaco intenda lasciare ai privati la gestione del servizio.....oggi con la Ronchi è il contrario, siamo costretti ad un referendum abrogativo se vogliamo che l'acqua resti pubblica in ano ai sindaci.

1906 il governo Zambieri liberale di sinistra da il via all'acquedotto Pugliese, la più grande opera pubblica del mondo, il riscatto dei cafoni del Sud.

1948 la costituzione italiana, all'articolo 43 dice chiaramente che in presenza di servizi essenziali e di monopoli, l'acqua è un monopolio naturale ed è un servizio essenziale, il governo può espropriare i privati e dare allo Stato o agli enti locali o ancora a cooperative di lavoratori la gestione di tali servizi. Esproprio dei privati...capite, oggi si espropriano i comuni...

1951 acquedotto renano.

Dalla cronaca del tempo possiamo vedere che fu il risultato di una battaglia. In molti comuni alle elezioni si formarono le liste dell'acquedotto. Di fronte al passivismo governativo la CGIL, il PCI e il PSI chiamarono i disoccupati, i lavoratori e i contadini allo sciopero alla rovescia, cioè al lavoro volontario per costruire l’acquedotto.

Il giornale l'Unità uscì in prima pagina con la foto dei lavoratori che scavavano il tracciato dell'acquedotto e il titolo dell'articolo era: il piccone dei lavoratori e dei disoccupati”traccia il solco della civiltà”

Della civiltà capite....ora la civiltà è diventata consegnare tutto ciò ad una multinazionale, a una banca alla borsa e ai fondi sovrani.

Una nuova missione per a politica: questo laboratorio si è aperto in America Latina: in Bolivia, Equador, Uruguay, la costituzionalizzazione del bene comune.

E guardate, visto che la maggioranza di chi mi ascolta è fatta da quel popolo di sinistra in crisi, vorrei dirvi che, non sarà certamente per questa sola ragione, ma in Uruguay dopo 170 per la prima volta la sinistra è andata al governo accompagnando le elezioni con un referendum per costituzionalizzare l'acqua.

In Francia il sindaco socialista Delanoè conquista Parigi mettendo al centro del suo programma la ripubblicizzazione delll'acqua della città in mano alla multinazionali Suez e Veolia.

E non credo sia un caso che Vendola vinca in Puglia perché ha detto che renderà completamente pubblico l'acquedotto pugliese.

Ecco perché per noi, movimento dell'acqua, il problema non è battere un partito per un altro, ma è educare l'intera politica alla nuova civiltà dei beni comuni.

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento : 04-07-2010 10:23

   
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