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crisi finanziaria
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Scritto da Maria Grazia Meriggi, 08-10-2008 06:57

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Pubblicato in : Lavoro, Economia


CRISI FINANZIARIA GLOBALE Il mercato in difficoltà e lo stato

Ultimo aggiornamento: 27-10-2008 09:20

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in memoria di Peppino Impastato
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Scritto da Franco Calamida, 17-11-2008 15:07

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Pubblicato in : Immigrazione, Immigrazione


L'assemblea in sala Alessi , sulla legalità, in Comune, è stata importante , per i contenuti e per la domanda di confronto , su terreni unificanti , dei partecipanti . Come dare una risposta di continuità di iniziativa è questione aperta . Al contributo già riportato , di Caselli , importantissimo , ne  aggiungo uno assai più modesto , il mio intervento , che però pone domande e non si rassegna al silenzio.

Franco Calamida: Anch’io come Emilio Molinari e Giovanni Impastato, che ringrazio per avermi ricordato, porterò una testimonianza, un ricordo breve, in memoria del dolce compagno Peppino Impastato. Il 9 di maggio del 1978 ricevetti una telefonata da Roma, dalla direzione di Democrazia Proletaria: “Peppino Impastato è stato assassinato”. Rimasi,credo, almeno un minuto senza avere la forza di parlare. Poi mi dissero: “Domani è previsto a Cinisi il comizio di Peppino Impastato, candidato di Democrazia Proletaria alle elezioni, questo comizio va tenuto, non dobbiamo tacere, non dobbiamo essere succubi di quello che sta accadendo”. Io partii subito, andai a Palermo, vennero all’aeroporto a prendermi i compagni, all’aeroporto di Punta Raisi, di Palermo, e mi dissero due cose: una: “Dobbiamo stare attenti”, il che mi era già del tutto evidente; la seconda: “Devi dire molte volte: Peppino Impastato è stato assassinato da Tano Badalamenti”. Al comizio il giorno successivo lo dissi molte volte, moltissime volte. Era una giornata splendida. C’erano 100 compagni venuti da Palermo, una decina , forse più , di Cinisi, i compagni di Cinisi non erano stati lasciati soli. Il comizio si tenne nella via principale , tutte le finestre erano chiuse; c’era un gruppo di “paesani”, con la coppola, e con gli occhi cattivi; c’era un sentimento di solitudine e di isolamento. Come ha ricordato Emilio, anche io  negli anni successivi, negli anni ’80, quando al nord analizzammo la solitudine operaia, quella che seguì  la sconfitta alla Fiat, ebbene, mi ricordai dell’altra  solitudine, quella di  quei giorni siciliani, ancora più profonda , piena di sgomento . E’ difficile , oggi , cogliere e rivivere   la dimensione della solitudine  che respirammo , noi i ribelli , noi i rivoluzionari , a Cinisi ed a Palermo , in quei giorni. Ha senso dirlo oggi , solo per ricordare il coraggio con cui i compagni di Cinisi e di Palermo seppero reagire. Nacque il comitato Peppino Impastato, l’impegno tenace  di Santino, di Giovanni, di tantissimi altri. La sera, tornati a Palermo, impiegammo una o due ore per telefonare ai giornali, perché tutti i giornali scrivevano che Peppino Impastato era un terrorista. Erano i giorni del rapimento e della morte di Moro, l’attenzione era altrove. Ebbene, io credo , che la prima cosa oggi da ricordare fu questa grande capacità di reazione . E molti anni dopo, quando uscì il film, finalmente quel senso di ingiustizia che noi sentimmo, per mesi ed anni, fu superato. Il film diceva cos’era accaduto. Racconta di un Peppino Impastato che , guardando la sua valle, dice: “Difendiamo la bellezza”. L’idea della politica che aveva Peppino era del tutto particolare, per lui era musica, era poesia. Scriveva le poesie del sorriso e della morte. Era letteratura. Era la politica che dava senso alla vita. Molto diversa da quella che in alcune occasioni viviamo oggi, che è un po’ come andare dal dentista, necessario ma non ci si diverte. C’era allora una passione, un entusiasmo …  dovremmo cercare di capire dove li abbiamo smarriti , chi ce li ha tolti , …o siamo stati noi  ? Se così è . dove ritrovarli se non in noi stessi ?

 

Peppino ci ha offerto  questo insegnamento, : in ogni momento non essere sicuro di tutte le tue convinzioni, è vero che abbiamo  valori, esperienza e storia, ma non abbiamo gioiellini da tenere chiusi nelle casseforti, in ogni momento rimetti in discussione te stesso, cambia te stesso per cambiare gli altri, spingi in avanti la tua idea della politica. Peppino ha un alto rispetto del compagno del PCI, però dice:”ai giovani questa politica non può dire nulla, va ripensata nel linguaggio, nell’immagine, in tutte le sue forme.” Io credo che questo sia vero e valido ancora oggi, oggi che, sappiamo tutti noi – e così concludo – la Sinistra vive una situazione difficile, assai difficile, forse la più difficile da quando abbiamo iniziato e sviluppato  le nostre lotte e vissuto intensamente emozioni e speranze collettive. In quel comizio a Cinisi ,( per inciso : Peppino Impastato fu eletto,)  dissi: “ non ci sentiremo liberi finché tutti i popoli del mondo non saranno liberi”. Lo pensammo allora, fummo allora rivoluzionari, io credo che lo pensiamo ancora adesso, e conclusi: “Non dobbiamo sentirci sconfitti finché noi stessi non decideremo di essere sconfitti”.

 

 Ebbene,è vero anche oggi… e così concludo, senza demagogia alcuna, sapendo, dicevo, delle profonde difficoltà e nostre responsabilità:  è in gioco la sinistra, le esperienze e speranze della sinistra che allora contestò il potere, rivoluzionaria e extraparlamentare, della generazione che tentò la scalata al cielo    è in gioco tutto questo, e  le prospettive del nostro paese, è anche , questo è il punto , in gioco la nostra storia, la nostra storia collettiva, il forte senso del collettivo di allora. Un conto è essere sconfitti, lo siamo stati, un conto è decidere che si è fallito. Ebbene, noi non abbiamo fallito. Io credo che i valori nostri siano vivi ancora, che bisogna saper reagire, diceva Emilio: resistere, resistere, resistere. Se c’è stata una così bella assemblea con così bravi interlocutori, che hanno tutta la fiducia e la passione degli applausi, vuol dire che la Sinistra c’è ed in fondo salvarla e rilanciarla dipende soltanto da noi.

franco calamida



Ultimo aggiornamento: 17-11-2008 15:08

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progetto Sacconi
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Scritto da Maria Grazia Meriggi, 18-10-2008 16:59

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Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale

Cerco di capire dalle anticipazioni di stampa i veri contenuti della minacciata riforma del diritto di sciopero, in particolare che cosa significhino i poteri di "arbitrato e conciliazione" (quando e come esercitati) della commissione apposita che dovrebbe essere nominata. Gravissima l'adesione individuale preventiva, di evidente significato intimidatorio, ma gli aspetti più normativi tenderebbero a cambiare radicalmente il carattere delle relazioni sindacali in Italia, introducendo un modello neocorporativo che nei paesi dove è stato applicato ha dato luogo - nelle fasi migliori del conflitto sociale - a un fiorire di "scioperi selvaggi". Ma in Italia, con il nostro sistema di fabbriche piccole e medie e con la nostra tradizione imprenditoriale, ad essere impegnato, cioè paralizzato, sarebbe solo il sindacato.

Diventano a questo punto vitali il sostegno e la difesa dell'autonomia della Cgil. Discorsi sulla non centralità del lavoro ecc. diventano a questo punto risibili, dato che la controparte questa centralità la vede benissimo. Bisogna a questo punto seguire con estrema attenzione l'attacco e non lasciarlo cadere nel silenzio.

Ultimo aggiornamento: 27-10-2008 09:21

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Mafia a Milano
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Scritto da Redazione, 16-10-2008 09:09

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Pubblicato in : Milano metropoli, Provincia di Milano

Gianni Barbacetto

A CENTO PASSI DAL MUNICIPIO
Milano capitale della mafia

di Gianni Barbacetto - 9 ottobre 2008

I boss stanno a cento passi da Palazzo Marino, dove il sindaco di Milano Letizia Moratti lavora e prepara l'Expo 2015. O li hanno già fatti, quei cento passi che li separano dal palazzo della politica e dell'amministrazione? Certo li hanno fatti nell'hinterland e in altri centri della Lombardia, dove sono già entrati nei municipi.
Comunque, a Milano e fuori, hanno già stretto buoni rapporti con gli uomini dei partiti.

 

Ultimo aggiornamento: 16-10-2008 09:10

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Il fallimento della medicina basata sul mercato
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Scritto da Bai Edoardo, 11-10-2008 16:00

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Pubblicato in : Salute, Salute





Il titolo non è mio; appartiene al dr. Robert Kuttner, che scrive sul New England Journal of Medicine, una delle due riviste mediche più prestigiose del mondo, assieme a Lancet.

Ecco alcuni stralci del suo articolo.

La spesa sanitaria in USA nel 2006 è stata di 2,1 trilioni di dollari, cioè più di 7000 dollari per ogni americano compresi i bambini e i neonati.
Il totale della spesa per la sanità ammonta al 16% del prodotto interno lordo, e le proiezioni lo collocano al 20% entro i prossimi sette anni.
Questa crescita è stata attribuita a molti fattori: l'aumento della popolazione anziana, la proliferazione di nuove tecnologie, cattiva dieta e scarsità di esercizio fisico, tendenza delle strutture a generare domanda,eccetera.
C'è una seconda ipotesi. Il cambiamento demografico e la tecnologia medica sono una sfida per tutte le nazioni, ma il nostro sistema è quello di gran lunga messo peggio. L'incapacità di contenere i costi negli Stati Uniti deriva innanzitutto dalla nostra unica, pervasiva commercializzazione.
Il dominio delle assicurazioni d'affari e delle compagnie farmaceutiche, l'ondata di nuovi ospedali specialistici di proprietà privata, e comportamenti mirati alla massimizzazione dei profitti anche fra le organizzazioni no profit alza i costi e distorce l'allocazione delle risorse.
Si dice che il mercato ottimizza l'efficienza. Ma nonostante la diffusa opinione che la competizione è la chiave del contenimento dei costi, la medicina- pagata da terze parti e con la sua parziale missione sociale- non si adatta alla disciplina di mercato. Perché?
Le tecniche del sistema privato per mantenere bassi i costi sono la selezione del rischio, la limitazione dei servizi assicurati, la costrizione al pagamento delle prestazioni, e lo scaricamento dei costi sui pazienti.
Ma grazie alla frammentazione del sistema e al perverso pagamento degli incentivi, la maggior parte degli interventi con buon rapporto di costi/efficacia sono trascurati e le risorse sono destinate in misura crescente a interventi remunerativi piuttosto che ai veri bisogni di assistenza. Perciò molti traguardi di efficienza non possono essere raggiunti, sono erogati servizi inutili per profitto e somme enormi sono sprecate per avvantaggiarsi a spese del sistema.
Le ricerche sul campo concludono che da un quinto a un terzo della spesa non produce alcun beneficio dal punto di vista sanitario.
Grandi vantaggi potrebbero essere raggiunti da un approccio basato sulla medicina di base e sui bisogni della popolazione. Ma gli imprenditori non prosperano assicurando questo genere di servizi.

Non continuo, l'articolo si dilunga poi su esempi specifici e dettagliati che non aggiungono molto al ragionamento.
Chi scrive è americano, e tutt'altro che socialista, comunista o semplicemente progressista. Riporta le conclusioni di studi, ormai numerosissimi, sul sistema sanitario statunitense e sul modo di contenere i costi. Tutti gli studi di una certa serietà concordano con le conclusioni sopra riassunte.
Perché allora l'enfasi che viene posta in Europa (ma in generale, purtroppo, anche nei paesi in via di sviluppo) sulla migliore efficienza del privato, e sul possibile contenimento dei costi derivante dalla concorrenza?

PERCHE' E' UN IMBROGLIO, come e peggio di tanti altri, e deriva soltanto da una ideologia liberista, che vede l'unica possibilità di rilancio dell'economia nel mercato, nella liberalizzazione del commercio, nella privatizzazione dei beni pubblici e nell'ingresso degli affari nei servizi pubblici, di cui fa parte la sanità, assieme all'acqua, all'energia, alla scuola, eccetera...
In sostanza: non si ricerca un risparmio-si sa già che non lo si ottiene in questa maniera-ma soltanto nuove occasioni di profitto. Ciò comporta l'adozione conseguente di interventi che accollano ai singoli spese crescenti, questo si allo scopo di contenere le spese dello Stato, ma non quelle dei singoli!

Quanto poi questa filosofia sia efficace, anche dal punto di vista dello sviluppo degli affari, lo si è visto in questi giorni, con il crollo delle borse di tutto il mondo.
E' ora di ritornare a rivendicare, senza falsi pudori, il primato del pubblico nel campo dei servizi sociali in generale, e della necessità di uno stato forte ed efficiente che garantisca a tutti diritti fondamentali quali quelli al lavoro, alla salute, all'ambiente, all'istruzione.
Il privato non è affatto migliore o più efficiente; non lasciamoci incantare dalle favole.

Bai Edoardo

Ultimo aggiornamento: 12-10-2008 11:36

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