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Placido Rizzotto : un ricordo di Piero Basso
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Scritto da Franco Calamida, 20-03-2012 08:43

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Pubblicato in : Attualità politica, Attualità politica


Un ricordo di Piero Basso .  Anche sul territorio , anche nella nostra zona va condotta la lotta alla mafia . Placido Rizzotto , socialista , fu un esempio .Lo fu Peppino Impastato . Il terreno della legalità e della sicurezza sul lavoro incrocia quello del contrasto alla criminalità organizzata.


 
 
 
 

 
 

Placido Rizzotto: un ricordo personale.

 

Sono state riconosciute come appartenenti a Placido Rizzotto, il sindacalista socialista ucciso sessantaquattro anni fa dalla mafia, le ossa recuperate qualche anno fa da una foiba nei pressi di Corleone, e il governo ha deciso di onorarne la memoria con funerali di stato.

Ricordo brevemente: nel 1943 Placido Rizzotto, allora militare in Friuli, si unisce a una brigata garibaldina e combatte nelle file partigiane sino alla fine della guerra. Rientrato al suo paese, Corleone, si batte per dare coscienza e dignità ai contadini e ai braccianti che guida nelle battaglie per l'occupazione delle terre incolte (che i proprietari rifiutano di affittare ai contadini, come previsto dalla legge). Rizzotto è segretario della sezione combattenti e reduci di Corleone e della locale Camera del lavoro. La mafia, che agisce in unione coi proprietari dei feudi, si oppone all'occupazione delle terre e ha già assassinato decine di sindacalisti e di capi-lega, decide l'eliminazione di Rizzotto. Il 10 marzo 1948 questi viene attirato in un tranello e ucciso; il suo corpo viene gettato in una profonda foiba a Rocca Busambra, nei pressi di Corleone.

Un giovanissimo pastore, Giuseppe Letizia, di tredici anni, ha assistito al delitto e si precipita gridando in paese; muore l’indomani nel locale ospedale, diretto dal capomafia dott. Michele Navarra. Dopo poco il medico che l'ha avuto in cura lascia l'ospedale ed emigra in Australia (trovo due versioni: secondo l'una è lui che ha praticato l'iniezione mortale; secondo l'altra sospetta di Navarra e teme di fare la stessa fine).

Le indagini sono condotte dal capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che rapidamente individua assassini e mandanti, ottenendo la confessione dei complici e individuando il luogo dove è stato gettato il corpo di Rizzotto. I resti verranno recuperati solo cinquant'anni dopo perché all'epoca procura generale di Palermo e ministero degli interni negano i soldi necessari per scendere nella foiba.

In tribunale gli assassini, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione ritrattano le confessioni e vengono assolti per insufficienza di prove insieme al loro capo e mandante, Luciano Liggio. Il carabiniere che ha condotto le indagini, nel frattempo diventato generale, verrà a sua volta assassinato dalla mafia, e assassinato sarà Pio La Torre, che ha preso il posto di Rizzotto alla testa della Camera del lavoro di Corleone.

Solo gli assassini continuano indisturbati la loro vita: Liggio verrà arrestato molti anni più tardi nel suo appartamento di Milano, dalle parti di via Ripamonti, da cui dirige comodamente i suoi traffici.

 

La notizia del riconoscimento dei resti di Placido Rizzotto mi ha ricordato una conversazione di molti anni fa. Mio padre è stato difensore di parte civile della famiglia Rizzotto nei tre gradi di giudizio, tutti conclusi con l'assoluzione degli assassini per insufficienza di prove. Quando gli chiesi, all'epoca del processo in Cassazione, come fosse possibile un risultato così palesemente contrario ai fatti accertati, mi rispose che la causa era stata discussa non da una normale sezione della Cassazione, ma da un collegio formato "ad hoc" con magistrati tutti noti per le loro tendenze conservatrici. E questo molti anni prima del tristemente famoso Corrado Carnevale, l'alto magistrato che ha fatto scarcerare decine di mafiosi condannati all'ergastolo per i peggiori delitti.

Piero Basso .

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento : 20-03-2012 08:43

   
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