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la legge del mercato uccide la nostra libertà
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Scritto da Franco Calamida, 11-02-2012 10:49

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Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale


In un precedente articolo ( Difendiamo lo Statuto dei lavoratori) avevamo segnalato il rischio che lo Statuto venisse depotenziato , nella sostanza eliminato. Poi il governo sembrò fare marcia indietro , molta sinistra si mise in fiduciosa attesa .I soli argomenti di difesa dell'art. 18 sono stati : neppure alla Confindustria serve ; non è quello il problema della crescita ; per lo più nella sfera dell'economia e non oltre.  Alcuni sono veri , ma crediamo la questione abbia un aspetto più generale : la rivincita del capitalismo in crisi sulla democrazia .
Scrive Nadia Urbinati su Republica -9/2/11- :" La combinazione tra democrazia e capitalismo è interrotta .La fase nella quale lo Stato si occupava dell'emancipazione delle classi oppresse è chiusa.Ora è l'altra classe (i capitalisti ndr) a gestire le relazioni pubbliche.Il lavoro deve tornare ad essere solo un bene economico,fuori dai lacci del diritto e dela politica.La battaglia sull'art.18 ha questo significato.Si ripete da più parti che ha poco impatto pratico. Allora perchè eliminarlo ? Perchè lo vogliono i mercati , gli investitori. E' una decisione simbolica , un segnale. La regia della democrazia non deve più essere la legge, il legislatore ,lo Stato,ma il mercato.(questo è il punto ndr). Perchè una parte importante della sfera sociale deve tornare ad essere privata, e quindi cacciare l'influenza della politica.Il limite della giusta causa che l'art.18 impone, è un limite che segnala la priorità del pubblico sul privato: il datore di lavoro deva render conto della ragione della sua decisione di licenziare. Quell'articolo rispecchia quindi la filosofia del compromesso di democrazia e capitalismo, perchè stabilisce la libertà dal dominio per tutti,dal non essere soggetti alla decisione altrui, senz' altra ragione che la volontà arbitraria di chi decide. Questo articolo è la conseguenza naturale dell'art. 41 della Costituzione poichè impone una responsabilità di cittadinanza alla sfera degli interessi economici.
Valutando questa fase di restaurazione tra delle relazioni politiche tra le classi , chiediamoci: che società sarà quella nella quale l'accumulazione è libera da ogni vincolo politico, da ogni considerazione di impiego che non sia il profitto, da ogni responsabilità verso l'ambiente. la salute di chi lavora e di chi consuma ?Siamo certi di voler vivere in una società di questo tipo?"

Ci pare stimolante , anzi condivisibile . Chi lo condivide dovrebbe chiedersi : e io cosa faccio ?
Abbiamo riscritto , con Ester Prestini , un testo , condiviso dalla Federazione della sinistra e da SEL di zona tre. E' di seguito,usatelo, fatelo circolare.L'indifferenza è complice. franco calamida 

Lo Statuto dei lavoratori, ottenuto dopo dure lotte nel maggio del 1970, rappresenta la democrazia sui luoghi di lavoro .

Lo Statuto rende diritti di legge alcuni dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione, principi come quelli degli art. 1,2,3 e  4 che, oltre a decretare il lavoro come base stabile del nostro ordinamento repubblicano, tutelano dignità, eguaglianza, libertà di scelta e di autodeterminazione di ogni cittadino.Ma cosa dice esattamente ?  

Art. 1 : “ I lavoratori , senza distinzioni di opinioni politiche ,sindacali o di fede religiosa hanno diritto nei luoghi ove prestano la loro opera di manifestare il loro pensiero.”

Art. 10 : “I lavoratori studenti …hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami”

Art. 15 : “E’ nullo qualsiasi patto o atto diretto …a licenziare un lavoratore a causa della sua attività sindacale o partecipazione ad uno sciopero… o per discriminazione politica o religiosa”

Art. 18 : “ …il giudice con la sentenza con cui annulla il licenziamento intimato senza giusta causa…ordina al datore di lavoro di rentegrare il lavoratore nel posto di lavoro.”

 

Lo Statuto tutela la libertà e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici , senza lo Statuto c’è solo l’arbitrio del datore di lavoro che può licenziare come e quando vuole , con atti unilaterali e discriminatori .Senza l’art. 18 non c’è lo Statuto , perché l’art. 18 è il pilastro sul quale si reggono gli altri diritti .Non riguarda solo il lavoro , che è importante, riguarda la vita , riguarda la società intera. E’ una conquista di civiltà . E’ un baluardo giuridico contro lo sfruttamento, la diseguaglianza, il ricatto.

Oggi , a fronte di una crisi economica gravissima, che sta mandando definitivamente in crisi quel poco che resta del sistema produttivo italiano e che ha provocato la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, il governo apre un tavolo di discussione per rendere ancora più flessibile il mercato del lavoro e facilitare ulteriormente i licenziamenti  per “favorire la crescita”.Falsa affermazione : i licenziamenti sono centinaia di migliaia; per il 2012 ne sono previsti almeno altri 800 mila . La flessibilità è già molto elevata e i dati dell’Eurozona ci dicono che l’Italia è la più flessibile se confrontata con gli altri paesi europei. Inoltre oggi, in Italia, l’articolo 18 si applica solo al 5% delle imprese nazionali( le imprese con più di 15 lavoratori sono pochissime e anche questo la dice lunga sulla debolezza del sistema industriale italiano) e che la stessa norma, come dimostrano le drammatiche cronache quotidiane non impedisce di licenziare in caso di perdite o recessione dell’azienda, quindi non è un limite al crescere dell’impresa.Allora perché abolirlo?Perchè una riforma del lavoro che ci riporti in un passato non così poi lontano in cui i lavoratori non erano garantiti né tutelati?

L'ABOLIZIONE DELL'ART. 18 NON RILANCERA' L'ECONOMIA  MA IMPOVERIRA’  FONDAMENTALI DIRITTI DI EGUAGLIANZA E DI LIBERTA’.
Sarebbe bello , non è probabile, ma neppure imposssible , l'irrompere di  un forte e convinto movimento ,  che rappresenti un momento di unità ,su di un contenuto , di tutto il centrosinistra. Un movimento che esprima  una visione del mondo e della nostra società fondato sui principi costituzionali della giustizia sociale, del valore del lavoro e della dignità delle persone .Un movimento che non solo  difenda, ma estenda anche ai precari i diritti conquistati.

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento : 11-02-2012 10:49

   
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