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Acqua : dopo il referendum che fare ?
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Scritto da Franco Calamida, 19-01-2012 16:54

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Pubblicato in : ADESSO BASTA!, ADESSO BASTA!


Un documento utile per riflettere e agire per la crescita del movimento . Che non nasconde le difficoltà .

                                            Dopo il referendum:

                                        Che fare?

Lo scritto vuole solo focalizzare alcuni nodi da tempo non risolti  approfondire senza integralismi:

1° Il referendum ha difeso le SPA in house dall'obbligo a far entrare i privati.

E' giusta una strategia che le difenda dalle nuove pressioni a privatizzare? E' giusto impegnarsi affinché si associno in un soggetto capace di battersi contro governo e partiti e rappresentarsi in Itali e in Europa come l'associazione Acqua Pubblica Europea di cui Parigi è la capofila?

2° Basta la strategia della obbedienza civile sul 7% ? E' praticabile su tutto il territorio? E se non siamo in grado di attivarla qual'è l'alternativa?

3°Accanto a questa forma di lotta  nelle realtà delle SPA in house non è il caso di aprire trattative a tutto campo?

4° Per le multiutility quotate non è una strategia chiedere lo scorporo dell'acqua e entrare nel merito di come sono distribuiti i profitti?

4°Quali sono i beni comuni e quale rapporto stabilire con il movimento dell'acqua?                 

Mettere assieme tutto ciò che si muove nella società e nei territori aumenta il potenziale alternativo o crea solo confusione?

6° E' giusto collocare il movimento dell'acqua dentro alla strategia politica della costruzione dell'area antagonista?

 

                Considerazioni sul movimento dell'acqua

                              con tanti “Se e tanti Ma”.

A pochi mesi dalla straordinaria vittoria referendaria la disastrosa crisi finanziaria sembra aver cancellato, nella memoria dei cittadini, la straordinarietà di quell'evento e una simile amnesia ha contaminato anche i movimenti a noi vicini.

Refrettarietà a ciò che avviene nel mondo, chiusura nell'autoreferenzialità, unicità del  proprio orrizzonte nell'antiberlusconismo, sembra il connotato prevalente di molti movimenti.

Di fronte “alla ineluttabilità del mercato” la gente è disarmata, ha paura e cerca facili responsabili e nemici.

Berlusconi è caduto, il popolo di sinistra esulta, ma il “sultano” non è caduto ad opera dell'opposizione e del suo programma. Il programma è unico, vale per tutti ed è dettato giorno per giorno dai mercati; è duro e aggressivo: pensioni, privatizzazioni, licenziamenti, nuove tasse sui poveri.

Il mercato vive alla giornata, ma la domanda è: “può la politica e i programmi inseguire i mercati e vivere alla giornata?”

Se è così allora:

la politica è morta e con essa la democrazia.

E il governo Monti è l'attestato di questa morte.

Il governo nasce da una unità nazionale imposta e su di un programma di lacrime e sangue altrettanto imposto, nel quale le privatizzazioni ( la svendita dei beni comuni e dei servizi pubblici) è il punto fermo e indiscusso da tutti.

Oggi, dopo il referendum, il movimento dell'acqua è più forte e più ramificato sul territorio.

Eppure è innegabilmente in difficoltà per effetto della crisi e di come l'insieme dei poteri intendono gestirla. La minaccia dell'ingresso del privato nelle SPA pubbliche è posto di nuovo all'ordine del giorno e i tentativi di Cremona e Salerno ne sono la prova. 

D'altro canto dopo 12 anni di impegno sull'acqua e 6 anni di Forum italiano dei movimenti, diffusi processi di ripubblicizzazione non se ne vedono, solo Napoli sembra avviarsi su questa strada, mentre riparte l'offensiva sulle SPA in house. 

Forse nel contesto di crisi, la strada della ripubblicizzazione ha ancora bisogno di  un preventivo accumulo di forze organizzate che è possibile determinare facendo leva su chi, sindaci e imprese, intende  resistere alla spinta privatrizzatrice.

Spingerli ad associarsi tra loro è forse un obbiettivo utile e praticabile. Forse possiamo puntare alla costituzione di un asse Napoli -Milano- Bari, che nell'immaginario popolare rappresentanno le punte avanzate del servizio pubblico e della partecipazione e aprire un confronto tenendo conto delle ambiguità di Milano e di Bari.

Affrontare la nuova realtà nel confronto.

Di certo sappiamo che i cittadini, con il loro voto, hanno inteso, al di la degli specifici  quesiti, affermare che il servizio idrico deve essere pubblico e privo di profitti.

Altrettanto certo è che una crisi senza precedenti devasta la politica e affida a noi e a tutti i movimenti sociali, enormi ed inedite responsabilità, che non si affrontano dentro la gabbia di consolidate certezze.

Tornando a noi occorre ricordare:

Che con il primo quesito (abrogazione della legge Ronchi) si elimina solo l'obbligatorietà alla gara (per le SPA in house) per tutti i servizi pubblici locali.

Da qui ripartono tutti per smontare il referendum con il bastone ( le minaccie di comissariamento ) e la carota ( il premio una tantum per chi fa entrare il privato ) :

-       ignorando il responso referendario che toglie l'obbligatorietà alla privatizzazione per tutti i servizi pubblici locali, non solo per l'acqua;

-       avvalendosi della libera facoltà dei sindaci di scegliere il tipo di gestione, per forzarli  alle gare o alle fusioni, anche per il servizio idrico;

-       cercando cavili giuridici per ignorare l'abrogazione del 7% di profitto.

La strada della ripubblicizzazione deve quindi fare i conti con queste due determinazioni dei governi e ciò può creare contraddizioni tra di noi su:

1° dobbiamo sacrificare gli altri servizi alla privatizzazione e attestarci nella difesa dell'acqua?

E' difficile che il movimento dell'acqua possa farsi carico di contrastare in prima persona la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali, trasporti e rifiuti senza che in questi settorisi sviluppino forti movimenti. 

Inoltre è bene ribadire che l'acqua non è la privatizzazione di un servizio pubblico.

L'acqua è la mercificazione di un bene comune, patrimonio dell'umanità e diritto umano imprescrittibile.

Va difesa perciò con questi argomenti e per la sua specificità.

Ciò nonostante, in questo contesto di crisi:

-       non possiamo ignorare la violazione della costituzione in materia di referendum;

-       non possiamo esimerci dal contrastare l'idea che, in nome della crisi, sia lecito mettere all'asta e svendere alle multinazionali l'intero patrimonio in servizi pubblici di un paese;

-       non possiamo non vedere i rapidi processi di fusione finanziaria in atto tra i colossi multiutility che alla fine ingloberanno anche l'acqua.

Perciò non possiamo sottostare a baratti e esimerci da iniziative sul piano legale e dal partecipare a movimenti.

2° dobbiamo difendere le aziende idriche dall'ingresso dei privati?

Dobbiamo sostenere chi resiste?

Sappiamo che nel passato un simile approccio ha creato contrasti nel movimento, ma dovremmo tentare di superarli senza anatemi.

Le contraddizioni politiche, passata l'euforia per il governo dei tecnici, si riapriranno sia nel centro sinistra, che nella Lega con la sua andata all'opposizione. E si manifesterà attraverso l'opposizione di enti locali e aziende che non vogliono privatizzare.

Privi di finanziamenti, ( con la minaccia del patto di stabilità?) ricattati dai partiti, per molti sindaci trovare il coraggio politico di respingere bastoni e carote non sarà facile.

E non sarà nemmeno facile ( ma bisogna farlo) affrontare il problema dello scorporo dell'acqua dalle multiutility, come Iren a Genova / Reggio Emilia e A2A a Brescia, ACEA a Roma, per ripublicizzarla o messa momentaneamente in una SPA in house.

Per i movimenti sarà necessario un approccio che tenga conto della debolezza dei comuni e lo “sputannamento” della loro pavidità, spesso non basta, occorre perseguire obbiettivi intermedi, come il chiedere che comuni e aziende in house si associno in soggetti attivi nei confronti dei governi e dell'Europa.

A livello europeo è in atto l'aggregarsi in associazione da parte di molte imprese pubbliche o SPA totalmente pubbliche. In Italia un pregiudizio ha impedito che ciò avvenisse. Costituire Acqua pubblica italiana, associarla ad Acqua pubblica europea con la presidenza di Anne le Strat ecc..può essere un obbiettivo perseguibile dal movimento dell'acqua italiano e dai singoli comitati?

Sul 7% di profitto

La campagna di obbedienza civile, riguardante l'esclusione del 7% di profitto nel conteggio delle tariffe va sostenuta con forza, ma non sfugge a nessuno quanto sia   difficile la sua generalizzazione e spesso la sua realizzazione.

Se non funziona la domanda è: esiste un piano B?

E' possibile accompagnare questa campagna con una strategia più flessibile di dialogo dei comitati con gli enti locali dove l'ingresso del privato non è avvenuto?  E' possibile una una trattativa caso per caso, non limitata alla tariffa?

Ma che aftronta i 50 litri gratuiti, la fiscalità generale, il risparmio d'acqua nei piani di ambito, gli strumenti e le forme della partecipazione della società civile, le modalità di finanziamento del servizio, il rinvestimento negli impianti e l'ammodernamento e la formazione della tariffa progressiva.  Ribadendo al contempo la chiusura ai   profitti dei privati e alle quotate in borsa. Pretendendo (come a Berlino è stato fatto con un referendum) la pubblicizzazione e trasparenza dei bilanci, dei profitti, degli investimenti, della formazione della tariffa

 

Una iniziativa per rimettere il movimento nell'agenda della coscienza popolare annichilita dalla crisi.

L'abbiamo forse scordato, ma il referendum l'abbiamo vinto perchè abbiamo parlato per 12 anni il linguaggio universale dell'acqua, non abbiamo accettato il piano imposto dagli economisti che volevano farci discutere solo di tariffe, di soldi che non cisono e di efficienza privata. E' necessario ritornare tutti a comunicare e formare.

La manifestazione del 15 ottobre ha comunicato cose negative, ha collocato l'acqua e il movimento nello spazio di un'area politica e di una strategia precostituita più o meno antagonista. Siamo tutti antagonisti al neoliberismo, ma questo termine nel nostro paese non è un aggettivo, è una proposta politica, strategica e organizzativa, con alle spalle una lunga storia di sovrapposizione sui movimenti e di fallimenti.

La storia del movimento dell'acqua è cosa diversa, sta agli antipodi, è articolata, è frutto di un lavoro capillare locale, nazionale e internazionale, non urlato, non testimoniale, educativo delle coscienze, rivolto a tutti, formativo, ricostruttivo del perduto senso comune dell'interesse generale e della solidarietà con chi ne soffre l'assenza, è fatto di carovane nei punti caldi del mondo.

Il mercato e la politica

Il mercato cancella la politica, le istituzioni, il respiro universale e, ancora più grave, cancella l'idea di partecipazione.

Ricordare al popolo di sinistra e ai movimenti alcune verità è opportuno:

-       vincere sull'acqua è vincere tutti e bisognerebbe concentrare le forze di tutti i movimenti per respingere l'attacco al referendum sull'acqua;

-       fare politica non è la cancellazione dei partiti, ma non può più essere la sola ricerca del potere, non può più essere l'esercizio di far vincere il proprio partito, la propria squadra, la propria ipotesi più o meno coerente o rivoluzionaria.. Fare politica è, prima di tutto,  far crescere la coscienza e la partecipazione del popolo e costruire un nuovo senso comune tra la gente.

-       la politica sta in bilico tra il “coma profondo” procurato dal mercato e la “vita” che i movimenti le infondono con i loro contenuti. A loro tocca la grande responsabilità di riscrivere la politica..

Riprendere la nostra storia.

E' necessario limitare gli angusti spazi dei dilemmi sulle forme aziendali, ci rendono rissosi tra noi e immiseriscono la forza del nostro messaggio.

Occorre riprendere ancora l'insieme della narrazione dell'acqua, il diritto umano, il nesso con la crisi finanziaria, con una agricoltura e consumi insostenibile, con la natura che ci presenta i conti, con i limiti del paradigma della crescita, con i tagli della spesa pubblica ecc... 

Occorre dare senso e attualità alla battaglia sulle privatizzazioni, riprendendo ciò che l'acqua sta rendendo visibile e percepibile alla gente, ovvero la rottura di ogni relazione collettiva nella nostra società, la tragedia delle alluvioni, i mutamenti climatici, il degrado del territorio e del patrimonio culturale del nostro paese, la decadenza delle reti dei servizi pubblici. In una parola la messa in sicurezza del nostro paese come risposta politica e una occasione di rilancio occupazionale che fa a pugni con i tagli della spesa pubblica. 

E ancora, rispondere al “dove trovare i soldi” colpendo la speculazione finanaziaria con la patrimoniale o con un movimento mondiale sulla Tobin Tax è cosa che riguarda il movimento dell'acqua dentro ai Forum Sociali Mondiali in piena crisi.

E' incredibile: i Forum Sociali Mondiali hanno lanciato la Tobin Tax quando le istituzioni di tutto il mondo la osteggiavano e la ignoravano, ora che ne parlano i governi il Forum Sociale Mondiale non ne parla più.

Ricostruire un nuovo senso comune è affermare che i diritti fondamentali non possono essere sospesi dall'andamento dei mercati e dalle agenzie di rating, perché sono punti fermi del cammino della civilizzazione umana.

Occorre infine riparlare di risparmio idrico, dei i 50 litri, della progressività delle tariffe, della promozione dell'acqua pubblica ecc...

Dopo il referendum.

Subito dopo la vittoria c'è chi ha pensato che si chiudeva un ciclo di 12 anni e che pertanto dovevamo proiettarci verso un più ampio movimento dei beni comuni.: dall'acqua ai servizi pubblici, dal lavoro ad internet ecc...

Dentro tale prospettiva l'acqua diluisce la propria forza e non serve nemmeno alla crescita di altre narrazioni. Quali sono beni comuni? Ma sopratutto: quale comune denominatore, quali obbiettivi comuni quale vertenza li può tenere assieme?

Altri hanno pensato alla nascita di uno spazio alternativo, di lotta dentro al quale far convergere tutto ciò che si scontra nei territori e nel sociale ( dalla TAV ai precari).

Entrambe sono state delle scappatoie che hanno allentato la nostra guardia.

Quali e quanti sono i beni comuni è un esercizio che ci porta solo a teoriche disquisizioni: il lavoro è un bene comune? L'acqua è un servizio pubblico come gli altri?

Oggi i beni comuni da affrontare in modo convergente sono i grandi elementi della vita: Aria - Acqua – Terra/cibo -  Fuoco/Energia.

Caratterizzati da: Esauribilità, Indispensabilità, Insostituibilità, Universalità del diritto necessità di partecipazione

Auspicabile è la crescita di narrazioni mature su questi beni fondamentali, che possano trovare convergenze ed obbiettivi comuni.

Oggi un movimento con la stessa o forse superiore maturazione di quello dell'acqua è il movimento sulla Terra, la sovranità alimentare, il cibo sostenibile, dell'agricoltura compatibile e della difesa del territorio dal degrado e l'altro può essere quello dell'energia.

Tra questi vanno trovate convergenze.

Il movimento dell'acqua ha cercato consenso tra tutti, non “l'avversità” verso tutti. Il movimento dell'acqua può e deve essere un modello per il nuovo ciclo di lotte e di pensiero, che si annuncia con i giovani in piazza a New York, a Madrid e con i ragazzi che spalano il fango a Genova ecc...

Anche per loro la chiusura il recinto è un qualcosa con cui dovranno fare i conti.

Abbiamo parlato a tutti.

Pensiamoci: 27 milioni di italiani hanno votato il referendum. Da oltre 30 anni il PCI/PD, con alchimie politiche, insegue un “centro” senza mai riuscire ad acchiapparlo ed ecco che il movimento dell'acqua su di un tema forte, che da solo può esemplificare il cammino dell'alternativa politica, ha conquistato il centro, la destra,  i credenti e i non credenti. Questo deve pur insegnare qualcosa a tutti i movimenti accumunati nella duplice crisi in cui si dibatte il mondo: quella del lavoro e quella della natura e dell'esaurirsi delle risorse e che rende una chimera la crescita.

Forse non abbiamo riflettuto sufficientemente su:

Quale modo di fare politica, quale rivoluzione culturale sta dietro allo straordinario risultato del referendum?

Quale responsabilità viene consegnata ai movimenti?

 

Comitato Italiano per un contratto mondiale dell'acqua

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento : 19-01-2012 16:54

   
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