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Acqua bene comune . Che fare ?
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Scritto da Franco Calamida, 20-12-2011 15:25

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Pubblicato in : Salute, Salute


Questa nota fa il punto della situazione , con molte utili informazioni.

 

ACQUA: NON E’ UNA MERCE, E’ UN DIRITTO

un Bene Comune oggetto di crisi

 

La crisi attuale, ancorché finanziaria, evidenzia più che mai come il nostro tempo è dominato dall’esaurimento delle risorse naturali fondamentali per la vita e la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi. La mercificazione delle risorse naturali ha ormai assunto dimensioni enormi.

        

Manca la consapevolezza che anche l’acqua è un bene esauribile, non rinnovabile.

Il nostro pianeta è in gran parte fatto di acqua, ma solo il 2,5% è dolce e potabile, di questa il 2% è racchiusa nelle calotte polari: perciò solo lo 0,5%, ricostituendosi costantemente con i moti climatici, è utilizzabile dall’umanità.

 

L’acqua sta diventando una risorsa sempre più rara.

Secondo gran parte dei rapporti internazionali, nel 2015 il 58% della popolazione mondiale non avrà accesso all’acqua potabile

L’abbiamo sempre considerata inesauribile, e continuiamo a farlo. Stupidamente. Perché negli ultimi 40 anni l’acqua a disposizione di ogni essere umano si è ridotta da 17.500 a 7.500 metri cubi all’anno a persona

Per questo le 5 grandi multinazionali (che si dividono l’80% del mercato delle risorse idriche) premono sulle politiche mondiali e sulle nostre coscienze, per convincerci ad accettare la mercificazione di questo bene essenziale.

Leggi nazionali e internazionali (direttive europee, Banca Mondiale, negoziati del WTO), impongono di privatizzare la gestione dei servizi idrici, cioè i rubinetti a vantaggio dell’acqua in bottiglia.

E su queste politiche nascono e si sviluppano enormi interessi di grandi multinazionali del rubinetto: SUEZ, VIVENDI / VEOLIA, THAMS WATER; RWE, ACEA, e di altrettanto grandi multinazionali dell’alimentazione e del bere: NESTLE’, DANONE, COCA COLA, PEPSI COLA, ecc, i cui interessi vanno intrecciandosi sempre più.

 

Esaurimento e mercificazione: due dimensioni del nostro tempo che disegnano una nuova geografia, quella della guerra di conquista e dell’esclusione dalla vita per milioni di persone.

 

Senz’acqua non si vive.

Sono 1,4 miliardi le persone prive di accesso all’acqua potabile; 30.000 muoiono ogni giorno per l’acqua infetta; 100 milioni di “profughi idrici” premono alle frontiere di altri paesi. E’ una cultura devastante, che ci abitua a non riconoscere più l’altro e che genera insostenibilità ambientale, spreco, crescita illimitata, consumo di territorio e dei beni comuni fondamentali.

       

Come mantenere la gestione della risorsa idrica nella logica dei servizi pubblici essenziali? Come imporre che questo servizio sia condotto in modo efficiente e compatibile con il rispetto dell’ambiente? Ci pare che la risposta a queste domande debba passare attraverso una consapevolezza nuova e diffusa dell’importanza strategica dell’acqua, attraverso cioè una cultura pubblica dell’acqua che ne combatta lo spreco, sia nei comportamenti privati, sia nell’azione collettiva, per affermare il diritto di tutti a partecipare alle decisioni che riguardano i beni comuni.

 

L’acqua ci chiama davvero ad un’altra cultura. Ci chiama, prima di tutto, a impegnarci per il riconoscimento concreto e universale del diritto umano all’acqua potabile, quantificato in 50 litri al giorno per ogni persona di questo pianeta.

Solo qualche decennio fa, la missione della politica era stata quella di portare nelle case del popolo l’acqua potabile, il rubinetto, l’acqua sana, controllata dalla sfera pubblica, che non faceva più morire i bambini di gastro-enterite.

Fu un fatto di grande civiltà, ottenuto con grandi e costose opere idrauliche pubbliche. E’ possibile che oggi la politica non si dia altro obiettivo che quello di consegnare l’acqua al mercato finanziario e alle multinazionali?

 

Ma l’acqua ci chiama altresì a una nuova politica urbana, al rispetto del territorio, a piani urbanistici e territoriali che facciano i conti con il bilancio idrico dell’area, al risparmio dei beni comuni, al recupero di ciò che si è consumato. Ci chiama a fare i conti con il consumismo, l’usa e getta, i processi produttivi in agricoltura e nell’industria standardizzati, idroesigenti ed energivori. E ci chiede di cominciare da noi stessi, cambiando il nostro modo di consumare, di “comperare”, di produrre rifiuti. Ci chiama a sentirci comunità umana, mondiale; a riscoprire il valore sacrale insito nell’acqua e nella terra, a partecipare alla gestione comunitaria dei BENI COMUNI, per farne la base di un nuovo Contratto per Vivere Assieme che ne assicuri una gestione pubblica, partecipata, equa, solidale con il presente e il futuro.

 

La scusa della crisi

Come nel 1992, quando l'attacco alla lira fu il pretesto per l'apertura della stagione dei saldi di Stato, oggi la crisi del debito sovrano è il cavallo di Troia per terminare il lavoro sporco.

Il 13 agosto, nel pieno della crisi estiva, con l'articolo 4 della manovra "anticrisi", vengono riproposte le norme cancellate dal voto popolare. Il vero obiettivo era in fondo dichiarato fin dal titolo: «Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare». Ovvero, come cercare di ribaltare quella dannata scelta democratica del popolo italiano, tranquillizzando le grandi corporazioni.

 

Un dato è certo: se da una parte momentaneamente l'obbligo di privatizzare i sistemi idrici previsto dall'art. 23 bis della legge Fitto Ronchi, abrogata dal primo quesito referendario, sembra scongiurato, la gestione privatizzata all'italiana, che mischia vecchia politica clientelare con gestioni industriali milionarie, non è arretrata di un solo millimetro. La cartina tornasole è il secondo quesito che ha abrogato la «remunerazione del capitale investito», ovvero quel profitto certo messo dal legislatore negli anni '90 (prima la legge Galli nel 1994, poi un decreto attuativo firmato Antonio Di Pietro nel 1996) che va a incidere direttamente sulle bollette. Su questo fronte tutto è fermo.

 

Un meccanismo semplice quanto infernale: ad ogni investimento si applica una percentuale del 7%, riconosciuta come "remunerazione". E attenzione, spesso la voce investimento non vuol dire necessariamente nuovi acquedotti o fognature migliori. In molti casi anche la capitalizzazione iniziale - spesso immateriale - viene computata, facendo lievitare la percentuale fino al 18-20% rispetto al costo finale dell'acqua.

 

In Lombardia il futuro dell'acqua ai privati

 

Nonostante  gli oltre 3 milioni e 700 mila cittadini lombardi (pari al 50% degli elettori) che hanno votato SI all’abrogazione delle norme che impongono la privatizzazione e garantiscono profitti sulla gestione dei servizi idrici e nonostante le azioni di mobilitazione dei cittadini attraverso e-mail e presidi, la Regione Lombardia il 22 dicembre 2010 ha approvato il Pdl 57 sul servizio idrico, una legge che affida di fatto l'acqua al mercato e alle multinazionali pronte ad entrare nella gestione dell'acqua in Italia, oltretutto  trascurando deliberatamente l'orientamento del Governo Nazionale e la richiesta delle altre Regioni di posticipare la soppressione degli A.ATO al 31/12/12011, come confermato dal decreto Mille Proroghe approvato nella stessa giornata dal Governo.

La regione Lombardia si distingue ancora una volta per essere l'apripista dei modelli di privatizzazione dell'acqua proposti dal Governo nazionale con il decreto Ronchi, offrendo alle imprese multinazionali europee la possibilità di accaparrarsi le gestioni efficienti delle aziende pubbliche lombarde fin'ora controllate dai comuni.

In parallelo si è assistito ancora una volta alla farsa di una Lega, paladina della difesa delle autonomie locali e dei beni dei territori, che accetta di espropriare i comuni della propria autonomia gestionale dei servizi idrici trasferendo le competenze alla provincia".

Il Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica formula le seguenti proposte:

  • salvaguardare la titolarità dei Comuni nel governo dei servizi idrici, prevedendo forme di partecipazione della cittadinanza alle scelte sulla gestione dell’acqua;
  • garantire la gestione totalmente pubblica dei servizi idrici, attraverso l’affidamento ad aziende di diritto pubblico di proprietà dei Comuni;
  • avviare un confronto politico per la riorganizzazione complessiva del servizio idrico, che va ridefinito quale “servizio di interesse pubblico generale, privo di rilevanza economica”, attraverso la valorizzazione dei bacini idrografici esistenti in Lombardia, che devono essere amministrati dai Comuni e affidati in gestione ad aziende di diritto pubblico, garantendo il diritto all’acqua secondo principi di solidarietà.

 

Storia dell’acqua a Milano: dal pubblico al privato

 

Il primo acquedotto pubblico di Milano risale al 1888, molto più tardi rispetto ad altre grandi città europee, in quanto Milano si era sviluppata all’incrocio di un’imponente rete di canali che erano un’importante fonte di rifornimento d'acqua, sia per le industrie, sia per l’igiene domestica. Milano poggiava inoltre su una ricchissima falda facilmente accessibile, da cui una miriade di pozzi poco profondi prelevava l’acqua per bere e cucinare.

A differenza di altri servizi tecnici a rete, quali il gas, l'elettricità e poi il telefono, il servizio idrico fu organizzato fin dall’inizio come impresa pubblica in virtù di un carattere di necessità che, sostenevano i suoi promotori, non poteva “convenientemente affidarsi a chi ne voglia fare motivo di lucro”.

 

Fino al 30 giugno 2003, l’Amministrazione comunale ha amministrato con la clausola della “gestione in economia” la realizzazione delle nuove opere, il potenziamento della rete, la manutenzione e l’erogazione del servizio, in modo efficiente e a costi tra i più bassi d’Italia. Dal 1 luglio 2003, la giunta Albertini ha ceduto la gestione del servizio idrico integrato (comprendente i servizi di acquedotto, fognatura, collettamento e depurazione) alla Metropolitana Milanese SpA. (MM), società a capitale interamente pubblico.

 

Nel 2006 la sindaca Moratti, spalleggiata da Formigoni, aveva annunciato di voler ricollocare il servizio idrico nella Azienda Energetica Milanese SpA., il cui pacchetto azionario era già privato per il 66%.

All’orizzonte si prospettava la realizzazione di una grande società multi-utility regionale da tempo sostenuta dal presidente Formigoni. Infatti Moratti e il sindaco di Brescia Corsini annunciavano di fondere la AEM di Milano con la ASM di Brescia, SpA in parte anch’essa privatizzata.

Una Multi-utility in cui l’acqua sarebbe divenuta servizio di carattere economico come l’energia e i rifiuti: una potente SpA in grado di andare per il mondo a “conquistare” la gestione dell’acqua nei paesi poveri, secondo la logica del mercato  globale.

 

Da questo punto di vista, la legge reg.18 dell’8 agosto 2006 dalla Regione Lombardia è strategica: definisce il servizio idrico come “un servizio di carattere economico”, che rientra così fra i servizi da liberalizzare; stabilisce, in barba alla legge statale, che gli ATO che non hanno ancora affidato la gestione del servizio devono andare a gara e non possono più scegliere la gestione “in-house” (100% pubblica); introduce una deroga per la città di Milano, per consentirle di violare ogni normativa assorbendo MM in AEM senza passare per la gara sul mercato.

 

Ma la legge regionale è incostituzionale e in palese contrasto con la legge Galli, con le modifiche introdotte dalle varie finanziarie al Testo Unico sui servizi locali e, in generale, con tutta la legislazione nazionale ed europea esistente, in quanto non vi è alcuna altra norma che obblighi ad andare a gara per privatizzare.

 

Sono almeno tre le questioni di fondo in cui sostanzia l’incostituzionalità:

1.       l’obbligatorietà della privatizzazione: la Regione Lombardia fa obbligo a tutti gli ATO provinciali di mettere a gara l’erogazione, oltre tutto attaccando quegli ATO, come ad es. quello di Lodi, che hanno già espresso la volontà di gestire “in-house” il proprio servizio idrico.

2.       l’erogazione dell’acqua come funzione separata dalla gestione del servizio idrico. Al solo scopo di aggirare tutte le legislazioni esistenti che, pur essendo fortemente caratterizzate in senso liberista, non obbligano mai alla privatizzazione dell’acqua. Nella peggiore delle ipotesi, parlano di proprietà pubblica dell’acqua e di affidamento della sola gestione, secondo tre modalità: con gara che privatizzi totalmente, con gara che privatizzi almeno il 40% del pacchetto azionario o con società interamente pubblica attraverso l’affidamento “in-house”. Tutte le regioni italiane si sono mosse entro questi vincoli statali; solo la Lombardia inventa, oltre alla proprietà e alla gestione, un’ulteriore suddivisione: l’erogazione che, a suo dire, deve essere esclusivamente privata.

3.       la deroga all’obbligatorietà della gara solo per Milano città, in quanto, nel disegno di Moratti e Formigoni, il servizio idrico della città deve essere privatizzato tramite assorbimento diretto di MM (in cui è stata parcheggiata l’acqua tre anni fa) in AEM.

 

Per tali motivi il Consiglio dei Ministri ha impugnato per incostituzionalità la legge della Regione Lombardia n. 18/2006 sui servizi pubblici locali, facendo così un ulteriore passo verso l’affermazione della natura pubblica del servizio idrico, sia nella proprietà che nella gestione.

 

Milano città

 

A Milano il servizio idrico è totalmente pubblico e la sua gestione è particolarmente efficace: con perdite che non superano il 17%, controlli adeguati e con una tariffa tra le più basse in Europa, tuttavia ormai si pesca in terza falda.

La gestione del servizio idrico è affidata a MM (Spa 100% del Comune), con una delibera del Consiglio Comunale  che ha confermato la gestione pubblica per 20 anni oltre ad un impegno a mantenere basse le tariffe. Tutto ciò grazie ad una mobilitazione popolare che nel 2007 ha raccolto e consegnato oltre 10.000 firme.

 

Tuttavia l’esito dei referendum consente di formulare con forza una serie di proposte per dare piena attuazione alla volontà democraticamente espressa da 27 milioni di cittadini il 12 e 13 giugno 2010:

·        trasformazione da S.p.A. (pur di proprietà pubblica è sempre una società di diritto privato, vendibile in ogni momento) a Ente di diritto pubblico (Azienda speciale o altra forma) con la partecipazione della società civile;

·        avvio di un percorso di aggregazione che tenga conto del bacino idrico (e non dei confini amministrativi), con la prospettiva di una gestione unitaria tra Ticino, Adda e Po (bacini Olona, Severo, Lambro).  Con la legge regionale vigente è già possibile stabilire accordi almeno con l’ATO della Provincia, per una semplificazione delle società e la gestione unica del servizio a livello provinciale;

·        valorizzazione dell’acqua di rubinetto con il coinvolgimento del “Comitato per l’attuazione dei referendum sull’acqua bene comune” per campagne informative, per il recupero e la mappatura delle fontanelle pubbliche, e per la realizzazione di case dell’acqua sul territorio comunale, in accordo con i Consigli di Zona.

·        modulazione della tariffa, introducendo una terza fascia (per consumi oltre una certa soglia) su cui scaricare gli aumenti già approvati; garantire a tutti il fabbisogno essenziale (50 litri al giorno) a prezzi minimi e scoraggiare gli sprechi applicando tariffe progressive.

 

Provincia di Milano

 

La situazione provinciale della gestione del servizio idrico, vede la necessità di una radicale trasformazione per dare piena attuazione alla volontà democraticamente espressa dal voto referendario.

Sussiste la separazione tra Società patrimoniali “gestori di reti e impianti” (Cap Holding, Tasm, Ianomi, Tam, Idra) e Società di erogazione del servizio (Amiacque); tale separazione è prevista dalla legge regionale, che su questo punto è nuovamente impugnata dal Governo presso la Corte Costituzionale, che dovrebbe pronunciarsi a breve.

 

I provvedimenti che si ipotizzano a livello provinciale sono :

·        sospendere qualsiasi provvedimento che porti alla soppressione dell’ATO come stabilito dalla legge regionale, e intervenire presso la Regione per la modifica della legge, in coerenza con l’esito referendario, ridando poteri decisionali ai Comuni.

·        eliminare la separazione tra società patrimoniali di gestione di reti e impianti (CAP Holding, TASM, ecc) e società di erogazione del servizio (Amiacque) attraverso un preciso programma di adempimenti da deliberare entro il 2011, che porti ad una realtà unica, nello spirito della semplificazione, razionalizzazione e riduzione delle spese (unico Consiglio contro i 6 di oggi, unica direzione generale, ecc).

·        Pur non essendo più in vigore a seguito dell’esito referendario, è necessario che l’ATO annulli la vigente delibera del 2004 (delibera Colli) che prevede tutt’ora la messa in gara del 40% delle azioni del gestore.

·        Trasformare la costituenda Azienda unica del servizio in Ente di diritto pubblico (azienda speciale o altra forma). con la partecipazione della società civile.

·        Avviare un percorso di aggregazione che tenga conto del bacino idrico (e non dei confini amministrativi), con la prospettiva di una gestione unitaria tra Ticino, Adda e Po (bacini Olona, Seveso, Lambro).  Con la legge regionale vigente è già possibile stabilire accordi almeno con l’ATO del Comune di Milano per la gestione unica del servizio a livello provinciale.

·        Modulare la tariffa, introducendo una terza fascia (per consumi oltre una certa soglia) su cui scaricare gli aumenti già approvati.

 

 

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Nel 2008 sono state raccolte oltre 400.000 firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che giace in qualche cassetto in Parlamento.

 

In dieci punti, ecco che cosa propone la legge nazionale di iniziativa popolare:

1.      L’acqua è un bene primario comune e un diritto umano irrinunciabile e universale, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile sono diritti inalienabili e inviolabili della persona.

2.      L’acqua è un bene finito, da tutelare e da conservare perché scarso rispetto ai bisogni e indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi della presente e delle future generazioni.

3.      Ogni territorio deve definire un bilancio idrico che preservi la risorsa e la sua qualità.

4.      Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico privo di rilevanza economica, sottratto alle leggi del mercato e della concorrenza e finalizzato ad obiettivi di carattere sociale e ambientale.

5.      Il servizio idrico integrato deve essere gestito esclusivamente attraverso enti di diritto pubblico.

6.      Entro tempi certi devono terminare tutte le gestioni affidate a privati, a società miste pubblico-privato e a società a totale capitale pubblico

7.      50 litri per persona è il quantitativo minimo vitale giornaliero garantito e gratuito.

8.      I lavoratori del servizio idrico e gli abitanti del territorio partecipano attivamente alle decisioni sugli atti fondamentali di gestione del servizio idrico integrato.

9.      Il servizio idrico è finanziato con la riduzione delle spese militari, con la lotta all’evasione fiscale, con tasse ambientali di scopo.

10.  Un fondo nazionale che finanzi progetti per l’accesso all’acqua potabile nel sud del mondo

 

Ulteriori informazioni su: www.acquabenecomune.org.

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Acque minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia

 

1. Il business delle acque in bottiglia

Il mercato delle acque minerali sembra non conoscere crisi. Infatti anche nel 2009 l’Italia mantiene il suo primato europeo di consumo di acqua in bottiglia con 192 litri/abitante consumati, più del doppio rispetto alla media europea.

 

Consumi pro capite di acqua in bottiglia nei Paesi europei  -  2009

-          Italia        192   litri      

-          Germania   160         

-          Spagna     123         

-          Belgio       122         

-          Svizzera   120         

-          Francia     112         

-          Austria        96        

-          Portogallo     91                   

-          Repubbl. Ceca         71             

-          Polonia       71        

-          Regno Unito         25             

-          Russia        22        

-          Europa       80        

Fonte: Elaborazione Legambiente-Altreconomia su dati Rapporto Beverfood 2010-2011

 

Nel 2009 in Italia sono stati imbottigliati 12,4 miliardi di litri, di cui solo l’8% destinato al mercato estero.

Il mercato delle acque minerali in Italia - 2009

·         Società   n° 168

·         Marche   n° 304

·         Produzione Totale 12.400.000.000 di cui 200.000.000 litri acque trattate e addizionate

                        Export                1.000.000.000 litri

                        Consumi interni                    11.200.000.000 litri

·         Giro d’affari produttori   2.300.000.000 €

·         Consumo procapite              192 litri

Fonte: Elaborazione Legambiente - Altreconomia su dati Rapporto Beverfood 2010-2011

 

Un volume di affari di 2,3 miliardi di euro nel 2009, in continua ascesa negli ultimi trent’anni, con i consumi che sono aumentati dal 1980 ad oggi di 5 volte e con loro anche la produzione di acqua imbottigliata.

Andamento dei consumi di acqua in bottiglia in Italia dal 1980 al 2009

        Anno           Produzione (mln l)          Export (mln l)                Consumi (mln l)             Pro-capite (l)

       1980            2.350                   nd      2.350         47

       1990            6.100                   nd      6.100        110

       2000        10.360          680   9.680        167

       2005        11.800          900   0.900        188

       2009        12.200        1.000        11.200        192

Fonte: Elaborazione Legambiente - Altreconomia su dati Rapporto Beverfood 2010-2011

 

2. Chi inquina paga?

Nel dibattito attuale sulle risorse idriche e sulla loro gestione ci sono alcuni presupposti ormai condivisi:

·         l'acqua è risorsa limitata, ed è sempre più scarsa in natura l’acqua di buona qualità;

·         l'acqua è un bene comune, un principio affermato anche nella nostra legislazione, e come tale indisponibile a scopo di profitto, con l’eccezione però eclatante delle concessioni per le acque minerali;

·         chi inquina paga, un principio generale, assunto dalla legislazione comunitaria per rendere non vantaggiosi gli inquinamenti evitabili, e recuperare risorse per le azioni di risanamento.

 

Su questi punti le Regioni devono attivare le revisione dei canoni di concessione per l’imbottigliamento dell’acqua, (ad oggi 21 sorgenti sono date in concessione, a cifre irrisorie a imprese di acque minerali) prendendo in considerazione innanzitutto l’altissimo valore della risorsa idrica e l’impatto ambientale causato dai consumi da primato delle acque in bottiglia in Italia che possono riassumersi in questi dati:

·        l’utilizzo di oltre 350mila tonnellate di PET, per un consumo di circa 700mila tonnellate di petrolio e l’emissione di quasi 1 milione di tonnellate di CO2;

·        il 78% delle bottiglie utilizzate sono in plastica, di cui solo un terzo viene riciclato mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore;

·        solo il 15% delle bottiglie viaggia su ferro, mentre il resto si muove sul territorio nazionale su gomma, su grandi e inquinanti TIR.

Il mancato adeguamento dei canoni porta le Amministrazioni, in gran parte dei casi, a non riuscire nemmeno a coprire le spese necessarie per i controlli o per lo smaltimento delle bottiglie di plastica utilizzate.

 

Solo 13 Regioni hanno varato una nuova normativa negli ultimi 5 anni

La Lombardia, con l’approvazione di due Decreti di Giunta regionale, uno di fine 2010 e l’altro d’inizio 2011, ha apportato alcune novità: il canone per gli ettari dati in concessione è salito del 28% rispetto al dicembre 1998.
Il canone per i metri cubi imbottigliati invece passa da 0,50 euro a 1,20 euro (con uno sconto di 30 centesimi per metro cubo per chi imbottiglia in vetro).

La Regione ha poi demandato alle Province la competenza sulle acque minerali

 

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alcuni "slogan ingannevoli"

delle grandi marche dell'acqua in bottiglia

 

SE VI DICONO… L'acqua a zero calorie

SAPPIATE CHE… Qualsiasi acqua (ovviamente compresa quella del rubinetto) è priva di calorie

SE VI DICONO… Vitasnella: l'acqua che elimina l'acqua (oppure: ha effetti diuretici)

SAPPIATE CHE… Ogni genere di acqua (compresa quella del rubinetto), ha per sua natura effetti

diuretici, o in altre parole "elimina l'acqua"

SE VI DICONO… 8 bicchieri di acqua Nestlé Vera vi assicurano una corretta idratazione

SAPPIATE CHE… 8 bicchieri di acqua del rubinetto fanno esattamente la stessa cosa

N.B.: il continuo incitamento a bere quantità industriali (anche due-tre litri al giorno) di acqua oligominerale ("bevi ancora prima di aver sete!") è privo di senso e controproducente, perché provoca un eccessivo "lavaggio" dei reni con perdita di minerali importanti (e poi ci saranno altre pubblicità che vi consigliano di integrare il magnesio o altro), tranne che in specifiche situazioni (prolungati e intensi sforzi fisici, forte caldo, vomito e diarrea), in cui peraltro conviene bere acqua un po' più ricche di minerali.

SE VI DICONO… Che è un'acqua leggera, leggerissima

SAPPIATE CHE… Questa espressione di per sé non vuole dire niente. Se si intende che è oligominerale (cioè povera di minerali), allora sappiate che anche l'acqua del rubinetto, in linea di massima, è oligominerale, oppure tra oligo- e medio-minerale.

N.B.: Ci sono situazioni in cui occorre assumere dosi maggiori di certi minerali. Solo in questo caso, e dietro consiglio medico (come succedeva una volta), può essere conveniente il consumo di una specifica acqua mediominerale o fortemente mineralizzata.

 

SE VI DICONO…  Che una data acqua minerale vi "disintossica"

SAPPIATE CHE… Qualsiasi genere di acqua (compresa quella del rubinetto) è indispensabile per l'eliminazione delle scorie del metabolismo, e non ci sono acque più "disintossicanti" di altre.

SE VI FANNO VEDERE… Una povera molecola di sodio che si sente tanto sola

SAPPIATE CHE… Anche l'acqua di rubinetto di norma è povera di sodio.

N.B.: ci sono situazioni (per esempio, quando fa molto caldo e si fa molto movimento, o per altre ragioni si perdono molti liquidi) in cui è opportuno assumere un po' di sodio (che poi è banale sale) in più

SE VI FANNO INTENDERE… Che una data acqua minerale (ad esempio la Lilia, prodotta da Coca Cola) vi aiuta a "ringiovanire"

SAPPIATE CHE… L'acqua (anche quella del rubinetto) è indispensabile alla vita, ma in nessun

modo vi può far diventare più giovani

SE VI DICONO… Che quell’acqua (Rocchetta, Uliveto o quella che è) ha proprietà digestive

SAPPIATE CHE… Lo sono solo le acque fortemente mineralizzate e in particolare ricche di bicarbonati e solfati (che comunque non possono superare certi livelli), quindi non le oligominerali normalmente

consumate a tavola. L’anidride carbonica (le “bollicine”) può dare la sensazione di “far digerire” ma in realtà riempie di gas stomaco e intestino.

 

Numerose sono le condanne per "pubblicità ingannevole"

L'acqua Silvana è stata multata dall'Antitrust per 9.100 € perchè lasciava intendere che soltanto le acque minerali con un basso contenuto di ione nitrico, come l'acqua Silvana, siano pure, mentre la purezza va valutata con altri parametri, es. l'assenza di migrorganismi patogeni.

Nel 2007, il gruppo Ferrarelle è stato obbligato a sospendere una pubblicità che dichiarava che solo Ferrarelle vi garantisce preziosi sali e delicate bollicine e ancora Ferrarelle l'unica effervescente naturale garantita.

Oggi è più facile ricorrere alla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, per pubblicità ingannevole, il numero verde è 800166661 attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 14

 

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Come ridurre i consumi: qualche consiglio

·        Ridurre i consumi in generale (qualsiasi merce, dall’insalata incellofanata ai calzini, richiede grandi quantità di acqua – oltre che di energia – per essere prodotta) e in particolare quelli di carne (servono circa 1000 litri d’acqua per un chilo di manzo)

·        Fare la doccia invece del bagno in vasca

·        Non lasciare scorrere l’acqua dai rubinetti per raffreddare o mentre ci si lava i denti o ci si insapona sotto la doccia

·        Riutilizzare l’acqua di cottura (piante, lavaggio piatti)

·        Fare uso dei riduttori (costano pochi euro e si inseriscono nei rubinetti): riducono il consumo circa della metà

·        Usare secchio e spugna, e non la pompa, per lavare l’auto

·        Evitare di acquistare l’acqua minerale: quella del rubinetto è simile come contenuti, altrettanto sicura e più controllata. Per togliere il sapore di cloro basta metterla in una brocca in frigo un paio d’ore prima del consumo (il cloro evapora)

 

 


Ultimo aggiornamento : 20-12-2011 15:25

   
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vNZYmTQscRigmsbmpdR

Scritto da: Pink (Invitato) 12-01-2012 17:59

vNZYmTQscRigmsbmpdR

Scritto da: Pink (Invitato IP 50.57.134.15) 12-01-2012 17:59

Thanks for helping me to see things in a difefrent light.

 

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