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12 dicembre 2011 - Il Presidente Rizzo -
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Scritto da Franco Calamida, 13-12-2011 18:32

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Pubblicato in : Milano metropoli, Comune di Milano


Riporto volentieri , molto volentieri , questo intervento dell'amico e compagno Basilio Rizzo , oggi anche Presidente del Consiglio Comunale . Per tutte le cose che ha detto ,  ha anche ricordato Pinelli tra le vittime di Piazza Fontana , ma in particolare per aver ricordato la lotta dei metalmeccanici e la conquista dello Statuto dei lavoratori . Diritti e conquiste che in queste settimane vengono rimessi in discussione . Che così non sia .  franco calamida .

CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO DEDICATO AL RICORDO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

Intervento di Basilio Rizzo (Presidente del Consiglio Comunale)

 

 “Signor Sindaco, Colleghi, graditi ospiti, cittadini tutti di Milano, siamo qui per ricordare in forma istituzionale e pubblica il 42^ anniversario della Strage di Piazza Fontana.

Il Consiglio Comunale eletto nel giugno scorso affronta quest’oggi per la prima volta la ricorrenza e intende riproporre il valore morale della memoria.

La bomba, predisposta per un giorno, venerdì, e per un orario di massimo afflusso, dunque per uccidere e provocare una carneficina, esplodendo alle ore 16.37 nel Salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana ha fatto del 12 dicembre una data che è entrata nel profondo della coscienza della Città.

Certo, è passato molto tempo; pensando alle cose da dire, ieri, mi sono interrogato: nel nostro Consiglio, fra di noi ci sono giovani colleghi per i quali la distanza da oggi a quella della giornata del ‘69 è due volte il loro vissuto; anche per loro, per la loro generazione, avrà un senso questo ricordo?

Mi sono risposto in coscienza di sì, anche per i giovani, per i più giovani, quel passato ha cose da dire. Intanto unisce, ci dà un’identità di milanesi, se il 25 aprile è di tutti, il 12 dicembre è soprattutto una ricorrenza nostra, un grande dolore, ma anche una pagina della nostra storia che ci mise alla prova tutti e ognuno.

La mano e le menti assassine che ispirarono il disegno criminale vollero colpire Milano e proprio Milano per quello che significava perché ogni cosa che accade a Milano influenza i destini del Paese.

Il ‘68 fu un fenomeno mondiale, ma ebbe negli altri Paesi vita breve e circoscritta pur influenzando profondamente costumi, modi di vita, valori, cultura, su scala planetaria.

Invece in Italia nel 1969 e da Milano l’onda lunga del ‘68 continuava a operare, percorrendo vie nuove.

Venivano saldandosi lotte studentesche e realtà del mondo del lavoro.

Accanto a rivendicazioni ideali, attinenti alla sfera dei valori, dei rapporti interpersonali, dei comportamenti, dei conflitti generazionali crescevano quelle assai concrete di strati di popolazione che chiedevano una modifica profonda dei rapporti economici e sociali, che chiedevano di vivere meglio, di avere di più, di contare di più, di vedere soddisfatti i diritti fin lì loro negati.

Basti a riguardo ricordare la giornata di sciopero nazionale del 16 novembre 1969 che unì il Paese da nord a sud per la richiesta del diritto alla casa e alle pensioni e nella quale irruppe, forse non per caso, la tragica morte dell’agente Annarumma.

Fu una specificità tutta italiana che richiedeva per la nuova società nazionale, uscita dagli anni d’impetuosa crescita economica dei primi anni sessanta, una sostanziale modifica dei rapporti sociali, della distribuzione della ricchezza, in una parola metteva in discussione i rapporti di forza e di potere economico e politico.

Per una parte del potere costituito di allora, di fronte allo svilupparsi di grandi mobilitazioni di massa, piuttosto che di una ragionata soluzione politica, sembrò più rassicurante una soluzione di forza, coltivata attraverso quella che venne definita con un’espressione, che ebbe fortuna ed è apparsa per la prima volta sull’Observer del 16 dicembre del ’69, «Strategia della tensione».

Per fermare i movimenti occorreva screditarli, criminalizzarli al fine di giustificare l’intervento repressivo, autoritario e anti-democratico, e vennero le bombe.

L’alleanza, soggettiva o strumentale fra gruppi eversivi dell’estrema destra e settori deviati, come si disse poi, degli apparati dello Stato, fu la chiave che portò alle stragi e alle tentate stragi, al plurale, perché Piazza Fontana fu sì l’episodio più eclatante, ma ebbe antecedenti e conseguenti.

Nel solo ‘69 vi furono bombe a Padova, a Milano alla fiera, alla stazione centrale, a Torino, a Roma, alla scuola slovena di Trieste.

Peraltro allo sguardo dei sostenitori della via della repressione violenta fungeva da forte richiamo l’esempio della Grecia, Paese in cui un golpe militare due anni prima aveva portato al potere il regime dei colonnelli.

Grecia che in quegli anni fu meta frequentata di viaggi di studio di esponenti dell’estrema destra eversiva.

Non mi dilungherò ulteriormente nell’analisi, non ho pretese di storico né sono qui in tale veste, mi limito a osservare che la chiave interpretativa qui proposta è oggi largamente condivisa, oggi, perché ben diverso era allora il clima.

La stampa, con l’eccezione ricordo, perché io vissi quei giorni, che titolò «infame provocazione», finì per accettare di essere cassa di risonanza della tesi della pista anarchica del mostro Valpreda.

Milano tuttavia dimostrò ancora una volta la grandezza e la civiltà dei suoi cittadini, la compostezza e l’ampiezza della partecipazione fu popolare ai funerali e rappresentò un grande presidio democratico.

Vennero ben presto allo scoperto settori del mondo della cultura, del movimento degli studenti e delle realtà operaie, persone libere che seppero sfidare il disegno reazionario, che scelsero di essere vigilanti e attivi nel contrastare il limitare delle libertà democratiche.

Vennero scritte pagine di grande coraggio, un libro straordinario che ho qui, «La Strage di Stato», onorò la professione di operatori dell’informazione dell’editoria, richiamare quelle situazioni fa parte del ricordo della Strage di Piazza Fontana.

Non posso tacere che per anni si dovettero sfidare i divieti per manifestare per ricordare il 12 dicembre.

Saverio Santarelli morì nella prima manifestazione nel primo anniversario.

Né voglio esimermi dal ricordare qui Giuseppe Pinelli, un’altra delle vittime innocenti di Piazza Fontana.

Certo, furono settimane, giornate di angoscia e di sgomento, indubbiamente fu frenata la spinta propulsiva che chiedeva cambiamenti radicali, ma il tentativo di imporre con le stragi un ritorno ai vecchi equilibri di potere non raggiunse appieno l’obiettivo.

Il 22 dicembre venne firmato il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici, ricordo, con aumenti uguali per tutti.

Il 14 maggio dell’anno successivo fu definitivamente approvato lo Statuto dei Lavoratori.

Se il Paese seppe faticosamente superare la prova sul piano della difesa degli spazi democratici, non altrettanto può dirsi per la ricerca della verità sul piano giudiziario.

Anche oggi da qui credo mi corra l’obbligo di esprimere l’auspicio che una ricostruzione convincente, condivisa dei fatti sia finalmente consegnata alla memoria delle vittime, alle associazioni dei familiari, alla nostra Città e al Paese.

Rispettare le sentenze della Magistratura non significa rinunciare a che ogni notizia nuova che emerga venga verificata; che ogni nuova pista sia perseguita per aggiungere tasselli utili a fare piena chiarezza su quel momento drammatico della storia della nostra Repubblica e, per noi, della nostra Città.

Cito a questo proposito il libro intervista al Generale Maletti di recente pubblicazione dal titolo eloquente «Piazza Fontana, noi sapevamo».

Credo di potere, con profondo rispetto per le Istituzioni, anche avanzare la speranza che da parte di chi ne ha l’autorità, siano presto, da subito se è possibile, rimossi tutti gli ostacoli, i lacci e i lacciuoli che impediscano di conoscere, di sapere fino in fondo, e sia messa a disposizione tutta la documentazione esistente e utile a fare piena luce.

Ringrazio l’Associazione dei Familiari delle Vittime di Piazza Fontana per essere qui con il suo Presidente, Carlo Arnoldi, che prenderà la parola; ringrazio il collega, Sindaco di Bresso, lavoratore all’epoca della BNA, che ha scritto un bel libro di testimonianze dirette, che è qui con noi; voglio onorare tutti i servitori dello Stato che in questi anni hanno lavorato per la verità e far sentire la vicinanza del Consiglio Comunale a tutti loro.

Grazie al signor Sindaco che ha voluto che ci fosse questa riunione e a tutti i Gruppi Consiliari che contribuiranno a rappresentare quanto tutta la Città sia unitariamente vicina alle vittime e alle loro famiglie.

Assumiamo come Consiglio Comunale l’impegno solenne a operare per trasmettere il valore della memoria di quel 12 dicembre ‘69 nel tempo, sia a chi lo visse direttamente sia alle generazioni che vennero dopo e che verranno in futuro. Grazie”.

 


Ultimo aggiornamento : 13-12-2011 18:32

   
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