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Usque tandem , Ichino abuteris....di Mario Fezzi .
(2 voti)
 

Scritto da Franco Calamida, 29-11-2011 16:00

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Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale


E' utile , questo contributo di Mario Fezzi , per i problemi del movimento operaio e per il dibattito che anima il PD . Si tratta di una completa informazione , ben argomentata, su licenziamenti , art. 18 e flexsecurity .

 
> Ieri sera ho visto "il compagno" Ichino su La7 e mi sono venuti i vermi.
> Il guaio non sono le cose che pensa e dice, ma il fatto che dice di
> sostenerle come uomo di sinistra e come vero innovatore, contro i
> conservatori come Landini.
> Ho quindi scritto queste 4 righe che vi allego e le ho spedite al
> Corriere, sperando che le pubblichino. Ma non sara' cosi perche' fdb
> e' amico di Ichino e ne condivide le idee.
> Ciao.
> mario
>
> Si parla tanto in questi giorni di superamento dell'attuale sistema
> di tutela contro i licenziamenti e di passaggio, in nome dell'Europa
> che lo impone, a un sistema che consenta i licenziamenti e la cui
> eventuale illegittimita' determini solo un costo per l'azienda e non
> la reintegrazione, che resterebbe solo per i licenziamenti discriminatori.
> In proposito bisogna  dire subito che tutto l'impianto e' fondato su
> premesse false.
> Il licenziamento per motivi economici in Italia c'e' gia' e c'e' gia'
> da tempo (quello individuale e' regolato dall'art.3 L.604/66, quello
> collettivo dalla legge 223/91).
> In realta' in Italia licenziare dieci, cento, mille persone e' molto
> semplice. Si apre l'apposita procedura prevista dalla L.223 e
> all'esito si mettono in mobilita' (cioe' si licenziano) tutte le
> persone che si ritiene. Che le cose stiano cosi' e' confermato dal
> fatto che negli ultimi 5 anni in Italia hanno perso il posto di
> lavoro quasi un milione di persone attraverso procedure di questo
> genere. E il dato non e' contestabile. Le piccole imprese invece
> hanno potuto fare i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo
> (art.3 l.604/66), quelli che vengono appunto chiamati i licenziamenti
> nell'interesse dell'impresa. Basta sopprimere (davvero, non per
> finta) un posto di lavoro e la persona che lo ricopriva puo' essere
> messa alla porta.
> In Italia licenziare tanti e' facile. Licenziare un solo dipendente
> e' un po' piu' difficile, perche' la legge pretende che si rispetti
> una procedura (contestazione, giustificazioni, sanzione) che spesso
> viene fatta malamente. Sbagliando la procedura il licenziamento viene
> annullato dal giudice.
> Si lamentano dunque lacci e lacciuoli che non ci sono. La frase
> comune e': da noi non si puo' licenziare nessuno. Si tratta di una
> sciocchezza. E i posti di lavoro perduti negli ultimi 5 anni lo
> stanno a dimiostrare.
> E del resto quello che importa alle imprese non e' tanto il fatto di
> poter cacciare un lavativo o uno scansafatiche, che e' opera delicata
> anche se a volte necessaria, ma il fatto di poter adeguare il proprio
> organico in relazione a mutate condizioni economiche e di mercato. Se
> un'impresa deve smettere di produrre un certo componente perche'
> magari superato o economicamente non piu' conveniente, e' chiaro che
> avra' interesse a ridurre il personale della quantita' grossomodo
> corrispondente alla riduzione di lavoro che la mancata produzione di
> quel componente ha determinato. Ebbene,  questa riduzione del
> personale la puo' fare e la puo' fare con facilita'. Semmai, quello
> che non puo' fare e' barare: cioe' usare lo strumento della riduzione
> di personale per buttare fuori i soggetti sgraditi, senza seguire i
> criteri di scelta che la legge impone. Ma questa e' la patologia del
> licenziamento, non la fisiologia.
> E allora l'affermazione secondo la quale le imprese estere non
> investono in Italia perche' qui non si puo' licenziare, rappresenta
> una sciocchezza. Sono ben altre le ragioni per le quali non vengono
> fatti investimenti in Italia.
> E anche sostenere che l'art.18, pur con una riforma del genere,
> resterebbe in vigore a tutela dei licenziamenti discriminatori e'
> proposizione distorcente e sostanzialmente falsa. Il licenziamento
> discriminatorio e' praticamente indimostrabile, nel nostro
> ordinamento. Non c'e' prova per presunzioni o attraverso indizi che
> consenta di dimostrare che un certo licenziamento non e' stato fatto
> per la ragione pubblicamente sostenuta, ma per volonta' di
> discriminazione di una donna, di una persona di colore, di un
> sindacalista, etc. etc. Solo la confessione dei titolari dell'impresa
> potrebbe portare alla prova della discriminazione; altrimenti non
> c'e' modo di dimostrarla. La dimostrazione sta nel fatto che il
> licenziamento discriminatorio e' sanzionato perlomeno dal 1970 (ma in
> realta' gia' fin dal 1942), ma benche' di licenziamenti
> discriminatori ne siano stati fatti in quantita' negli anni (basti
> pensare ai sindacalisti negli anni sessanta e settanta) i repertori
> di giurisprudenza ignorano praticamente il fenomeno; il che significa
> che un numero incredibilmente piccolo di casi del genere e' stato
> portato davanti ai magistrati del lavoro, a causa dell'impossibilita'
> pratica di fornire la prova della discriminazione.
> Infine, la tesi secondo la quale la mobilita' in uscita dalle aziende
> sarebbe compensata da un mercato del lavoro piu' efficiente, ma
> soprattutto da un sistema di welfare analogo a quelli scandinavi (pur
> con tutte le riserve che gli stessi paesi scandinavi cominciano ad
> avere su un mercato del lavoro che invece sembra essere stato
> bloccato proprio dal sistema di welfare), questa tesi sconta il
> gravissimo difetto di ignorare i costi di un welfare serio e
> articolato, non piu' e non solo come sostegno al reddito, ma come
> intervento dello stato in svariati settori.
> In altri termini una riforma in senso liberistico del licenziamento
> (individuale) puo' essere fatta solo dopo la costruzione di un
> sistema di welfare completo e articolato, non viceversa. E allora, i
> quattrini per una riforma del genere ci sono ?  L'Europa ci chiede di
> risparmiare e noi rispondiamo allargando sul modello danese il nostro
> traballante welfare ?
> Gia' il libro bianco del Ministro Maroni (2002) prevedeva la riforma
> del welfare, ma l'aveva prevista ... a costo zero !
> E' questo che vogliamo ?
>
>
>

Ultimo aggiornamento : 29-11-2011 16:00

   
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zpVmyvhif

Scritto da: kowjmdir (Invitato) 13-12-2011 13:24

zpVmyvhif

Scritto da: kowjmdir (Invitato IP 189.144.137.13) 13-12-2011 13:24

d870a4 , ykrypukuljhf, [link=http://egdoamuccjpn.com/]egdoamuccjpn[/link], http://ujxrognbsoga.com/

 

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jlLTEAMk

Scritto da: ioynjni (Invitato) 12-12-2011 10:09

jlLTEAMk

Scritto da: ioynjni (Invitato IP 85.185.226.2) 12-12-2011 10:09

bnHsPw kyxldtdemfdr

 

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IfUsUzXZUUQ

Scritto da: Kamberley (Invitato) 11-12-2011 23:15

IfUsUzXZUUQ

Scritto da: Kamberley (Invitato IP 64.191.140.236) 11-12-2011 23:15

Wonderful explanation of facts avlaailbe here.

 

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