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Cgil : il lavoro va difeso , anche con Monti Presidente del Consiglio
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Scritto da Franco Calamida, 14-11-2011 15:20

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Pubblicato in : Attualità politica, Attualità politica


Una posizione espressa dalla Cgil Lombardia , che merita attenzione : "Non cencederemo a nessun altro governo ciò che non abbiamo concesso al governo delle destre" .

Il ruolo della CGIL nella nuova fase politica che si apre con la caduta del Governo Berlusconi.

Un contributo alla riflessione.

 

 

Il comunicato della Segreteria nazionale della CGIL sulla crisi di Governo riafferma positivamente la necessità di proseguire con politiche di discontinuità rispetto a quelle liberiste, ripartendo dalla piattaforma CGIL di indizione dello sciopero generale del 6 settembre.

La situazione rimane complessa e difficile.

La chiusura di una fase politica con le dimissioni finalmente annunciate del Presidente del Consiglio e del suo Governo - che abbiamo contribuito a determinare anche con le nostre mobilitazioni - cambia sicuramente, e in modo positivo, il quadro generale di riferimento.

Questo  non rende però automaticamente più semplice la situazione per noi e per quelli che rappresentiamo.

La stagione politica del “Cavaliere”, della destra aziendalista e dell’uomo forte al comando è finita: ora è tempo di scelte che portino a sconfiggere il berlusconismo, la sua cultura, la sua idea della politica.

Siamo in piena bancarotta economica, finanziaria e politica; alle soglie del punto di non ritorno della crisi del debito italiano. Problemi enormi che non devono essere rimossi con facili slogan o con proposte ideologiche insensate e prive di razionalità, ma affrontati con ricette e proposte alternative a quelle che sentiamo da tempo e che purtroppo anche in settori del centrosinistra hanno fatto presa. I conservatori rimuovono la realtà e propongono ricette illusorie, classiste “rottamate” dalla storia e dalla stessa natura di questa crisi profonda e strutturale. 

Sappiamo che, a causa dell’azione concertata degli organismi economici europei, della pressione e del ricatto dei mercati finanziari nei confronti del Paese, anche un eventuale Governo di emergenza o di salvezza nazionale potrebbe adottare scelte ancora di natura liberista, e dunque classiste, perché rivolte come al solito contro il mondo del lavoro e i pensionati.

Non esistono riforme o ricette”neutre”, come non esistono governi “tecnici”.

Non abbiamo bisogno dell’ulteriore riforma delle pensioni, di nuovi attacchi ai diritti, di nuove flessibilità, di ulteriore peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei pensionati e di chi vive del lavoro dipendente, abbiamo già dato.

Basta con logiche assurde secondo le quali, per far crescere il Paese e garantire un lavoro ai giovani senza occupazione o precari, occorre calpestare i diritti conquistati, regalare alle imprese la libertà di licenziare attraverso quell’articolo 8 che dobbiamo continuare a contrastare fino alla sua cancellazione.

Basta con la mistificazione, con politici, economisti, giornalisti, banchieri e personaggi vari che parlano del lavoro senza conoscerlo, che propongono ancora riforme del sistema previdenziale, sacrifici per gli altri, che pensano che l’aspettativa di vita comporti automaticamente l’innalzamento dell’età della pensione, come se la fatica del lavoro e le mutate condizioni di vita e di salute non influissero. Come se non sapessero che un lavoratore ultracinquantenne viene spesso considerato “obsoleto”, cacciato o licenziato pronto ad essere sostituito da un giovane precario, che costa meno e rende di più nella logica perversa di un mercato del lavoro alla ricerca frenetica del profitto. Come se non sapessero che senza sviluppo e crescita la base produttiva si restringe, e che se si sposta sempre in avanti l’età di uscita dal lavoro, saranno i giovani a pagare il prezzo più alto in termini di disoccupazione.

Non si può generare ricchezza senza produzione, e questo è un paese che non investe nel futuro, nei saperi, nelle innovazioni; un paese senza una politica industriale, senza un progetto e un indirizzo pubblico in economia che possa favorire sviluppo e crescita.

Il patto generazionale va ricostruito sull’allargamento dei diritti, in particolare del diritto al lavoro. Non c’è logica o prospettiva dentro alle vecchie, fallimentari ricette liberiste.

Molte riforme vanno perseguite ma soprattutto occorre aggredire i problemi strutturali del Paese: la crescita che è ferma da anni, la presenza diffusa di corruzione, mafia, malaffare che causano la dispersione di enormi risorse, la redistribuzione della ricchezza in un Paese sempre più caratterizzato dalle diseguaglianze, l’enorme, devastante, evasione fiscale e contributiva che è la palla al piede delle giovani generazioni. Ripartire dal paese reale nel quale milioni di lavoratori e di pensionati vivono con una pensione e un salario sotto la soglia di povertà. Dove il 30% di giovani sono disoccupati e altri hanno un lavoro precario che non permette di programmare un futuro di vita. Dove ad essere superate devono essere le ingiustizie, le nuove diseguaglianze, ad essere aboliti sono i reali privilegi non i diritti, dove vanno superate le varie caste e le antistoriche corporazioni.

Si apre una fase nuova che è però carica di insidie per noi, ma anche per il fronte dei partiti di opposizione e per tutta la sinistra.

Non possiamo permettere che rinasca sotto altre vesti un Governo Berlusconi.

Sarebbe un regalo enorme alle destre, soprattutto in vista delle necessarie elezioni politiche.    

La nascita di un esecutivo di “emergenza” deve essere di breve transizione; occorre al più presto fare  ricorso  alle urne per recuperare stabilità, per ricostruire, attraverso il voto popolare, nuovi equilibri, un nuovo blocco sociale di riferimento che permetta la nascita di un Governo che sappia ridare credibilità alle nostre istituzioni sul piano nazionale e internazionale, che sappia ridare senso alla politica e al ruolo che le compete.

Un Governo nuovo  per dare una prospettiva e un futuro degno al Paese e alle nuove generazioni.

Il passaggio in atto,  in un certo senso non semplifica ma rende complicata la situazione nella quale ci troviamo ad agire come CGIL.

Nel mondo del lavoro c’è solitudine, diffidenza e preoccupazione.

I problemi e le scelte antisociali varati dal Governo Berlusconi agiscono nel tessuto sociale, mentre la crisi, con le sue pesanti conseguenze sull’occupazione e sulle condizione dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini, continua a farsi sentire.

Ci aspettano anni difficili e la ricostruzione economica, politica, sociale e morale del Paese sarà lunga e irta di ostacoli.   

Penso che la CGIL debba rapportarsi a questa nuova fase con intelligenza, con capacità di interagire con la politica e le sue scelte, senza mai venir meno alla sua autonomia  e alla sua coerenza.

Le proposte, il progetto Paese delineati nel congresso, e la stessa piattaforma rivendicativa di convocazione dello sciopero generale del 6 settembre, - alternativa e in discontinuità con le proposte liberiste e distruttive dei diritti sociali e del lavoro -  devono continuare ad essere agite nel sociale e nel confronto con qualsiasi  Governo.

La CGIL non potrà disperdere, e non lo farà,  il patrimonio di lotta e di credibilità conquistato in questi anni.

Per questo dovremo continuare con la nostra mobilitazione, esercitando il nostro ruolo di contrattazione nei luoghi di lavoro e nel sociale. Per questo saremo in piazza sabato prossimo a Milano per “riprenderci il campo”; e il 3 dicembre a Roma torneremo a dire con forza che al centro della rinascita del Paese per noi non può che esserci “il lavoro”.

Dovremo dunque continuare a dare rappresentanza e voce a quel mondo del lavoro che la politica non riconosce e non rappresenta adeguatamente.

La CGIL non può concedere a nessun altro Governo ciò che non ha concesso al Governo delle destre.

Il nostro compito di area, di sinistra sindacale di maggioranza, sarà quello che positivamente abbiamo esercitato e ricoperto dopo la giusta scelta congressuale.

Siamo un’area di maggioranza che costruisce unità dell’organizzazione, che opera nella coerenza delle scelte congressuali, capace di portare  il suo  contributo alla costruzione di scelte avanzate, senza rinunciare al ruolo di sinistra sindacale capace di aprire il confronto e di dissentire con lealtà, come sempre, sul merito delle cose.

 

Giacinto Botti, Segretario CGIL Lombardia

  

 


Ultimo aggiornamento : 14-11-2011 15:20

   
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AZnShmfueX

Scritto da: tlgyhzwpg (Invitato) 12-12-2011 15:08

AZnShmfueX

Scritto da: tlgyhzwpg (Invitato IP 202.112.114.4) 12-12-2011 15:08

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zCTPvGeuUhroDTGrtQb

Scritto da: vbyyhf (Invitato) 12-12-2011 08:53

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Scritto da: vbyyhf (Invitato IP 50.19.224.68) 12-12-2011 08:53

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MOFmobXb

Scritto da: Norm (Invitato) 11-12-2011 13:18

MOFmobXb

Scritto da: Norm (Invitato IP 178.188.15.18) 11-12-2011 13:18

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d'accordo

Scritto da: mgmeriggi (Invitato) 17-11-2011 07:52

d'accordo

Scritto da: mgmeriggi (Invitato IP 93.32.48.41) 17-11-2011 07:52

D'ACCORDO!

 

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