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Zona tre : uniti a sinistra sul lavoro
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Scritto da Franco Calamida, 25-10-2011 17:26

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Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale


Nei mesi scorsi , Ester Prestini e Franco Calamida hanno elaborato un "documentino" per verificare  la possibilità , in zona tre, di attivare una continuità di iniziativa sul terreno del lavoro . La riportiamo , in quanto può essere considerata ancora attuale .

 

In tempi rapidi principi fondamentali e diritti sanciti dalla Costituzione repubblicana, conquiste storiche del movimento operaio e della Sinistra sono stati messi in discussione , aggrediti , cancellati: il contratto nazionale,il diritto di sciopero e  di libera organizzazione sindacale.

Questo attacco frontale alla tenuta democratica e ai diritti dei lavoratori tutti s’inquadra in una deriva economica e sociale drammatica per il nostro paese che va ben al di là dei processi indotti dalla globalizzazione.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre 2010 è salito al 29%. 1 giovane su 5 non studia, né lavora. Si tratta di ragazzi "non più inseriti in un percorso scolastico-formativo, ma neppure impegnati in un'attività lavorativa; sono poco più di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni, la quota più elevata a livello europeo". Dati intollerabili, perche condannano le giovani generazioni a una totale dismissione di futuro.

L'Italia si colloca agli ultimi posti in Europa anche per tasso d'occupazione femminile (46,4%): quasi una donna su due né cerca né ha un posto. Il tasso di inattività femminile italiano nel 2009 (48,9%) è il secondo più alto della Ue a 27, inferiore solo a quello di Malta.

Grave anche il dato generale della disoccupazione: "circa il 45% dei disoccupati è in cerca di lavoro da oltre un anno". L'Italia registra una tra le quote di disoccupazione di lunga durata (44,4%) più alte nell'Unione europea a 27, sempre con riferimento a dati del 2009.

Situazione difficile anche per il cosiddetto lavoro nero: la quota di unità di lavoro irregolari è pari all'11,9%.

La condizione di precarietà è l’elemento generale e strutturale del mercato del lavoro oggi. Qualunque sia l’attività svolta( operaio, call center,ricercatore, operatore dei servizi, creativo, studente, formatore,giornalista,ecc) la condizione del lavoro è caratterizzata da incertezza, intermittenza, irregolarità. Gli accordi di Pomigliano e Mirafiori dimostrano che la presunta separatezza tra “garantiti” e “ non garantiti”,  appartiene definitivamente al passato.  E la  precarietà di lavoro, come sappiamo, si configura sempre come precarietà di vita.

Le politiche neoliberiste hanno esteso il numero dei lavoratori poveri che già nel 2007,quindi prima della crisi , erano il 10%. Sono lavoratori il cui salario, pur regolarmente percepito,  non consente una vita dignitosa, soprattutto se si  hanno figli in età scolare.

Più del 5% delle famiglie italiane il cui principale percettore di reddito sia un operaio è in condizione di “povertà assoluta”.

La crisi ha tagliato la ricchezza degli italiani. Nel 2009, secondo il rapporto dell'Istat sul "Reddito disponibile delle famiglie nelle Regioni", si è registrato un calo del 2,7% del reddito disponibile, che ha segnato così la prima flessione dal 1995.

Poco sopra  il grande esercito degli “ufficialmente poveri” sta lo strato consistente e in costante crescita degli “impoveriti”. La crisi ha colpito,infatti, anche fasce di ceto medio considerate relativamente forti sul mercato del lavoro:lavoratori autonomi, impiegati, professionisti.

Il lavoro migrante è il paradigma più compiuto della precarizzazione e della trasformazione del lavoro. Paradossalmente la condizione migrante di lavoratore senza cittadinanza e diritti conseguenti prefigura l’orizzonte in cui ci  troveremo a vivere nei prossimi anni: la riduzione del lavoro e del lavoratore a merce, un rapporto sempre più irregolare e incerto con diritti fondamentali: salute, istruzione, reale  autonomia decisionale su scelte fondamentali di vita.

Oggi infatti sono già a rischio i diritti di cittadinanza ( la sanità pubblica e gratuita , l'istruzione , i servizi erogati dai Comuni , le pensioni , ridotte ,per i giovani, a sussidio di povertà). Una terribile svolta epocale ,la devastazione dello Stato sociale , quale si è faticosamente realizzato in Europa nel secolo scorso. Un ritorno al passato . Un nuovo Medioevo.

Lo stesso Fondo monetario Internazionale, quindi fonte “non sospetta” di simpatie a sinistra, ha mostrato che negli ultimi 25 anni una quota molto ampia di ricchezza prodotta nei principali paesi industriali è stata trasferita dai salari ai profitti. In Italia questo ha significato 8 punti percentuali del PIL: 120 miliardi di euro! Una cifra enorme! Se i rapporti di forza tra capitale e lavoro fossero quelli di 20 anni fa, quei soldi sarebbero nelle tasche dei lavoratori.

 Emblematica è la vicenda Fiat. Marchionne cancella diritti acquisiti , come risultato di decenni di lotte , nei rapporti d' impresa e di lavoro , cioè nella dimensione delle relazioni tra parti sociali. Emblematico anche il fatto che il costo di 100 lavoratori( quello che si risparmierà con l’entrata in vigore dell’accordo) è circa 3 milioni di euro all’anno, cioè meno di un terzo di quanto hanno ricevuto nel 2009 Marchionne e Montezemolo messi insieme. Se Marchionne si accontentasse di ricevere 9100 euro al giorno e Montezemolo 10.000 si potrebbe dare lavoro a 100 operai in più.

Berlusconi e il governo si propongono di cancellare ,con legge di modifica costituzionale , l'art. 41 della Costituzione ( “L'iniziativa economica privata è libera , non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza , alla libertà, alla dignità umana” ) . Questo significherà ratificare  nella dimensione istituzionale , e nella fonte primaria della legge , il  "dominio dei padroni" : la libertà d'impresa coincide con l'annullamento della "libertà e dignità umana" , delle lavoratrici e lavoratori ( che la nostra bella Costituzione definisce “esseri umani”) .

Entrambi , in nome della produttività , mirano alla liquidazione , o marginalizzazione , del sindacalismo conflittuale e di mandato ( uno degli obiettivi espliciti della Loggia P2 era, guarda caso, la rottura e la divisione dei sindacati ) .

Giustamente la Cgil non ha firmato " l'accordo " , siglato invece da Cisl e Uil. Tale complicità è un macigno per tutto il movimento sindacale. Divisi si è deboli .

Giustamente , con grande determinazione e coraggio , la Fiom , alla Fiat , a sua volta non ha firmato la resa,  ma, al contrario , ha invitato alla ribellione.

La risposta operaia è stata straordinaria : l'esito del referendum dice a tutti che ribellarsi è giusto , che non ci si piega ai ricatti , che da questo scontro , ancora aperto, dipenderà molto delle prospettive del sindacalismo e di tutto il nostro ordine sociale e produttivo. Quindi della nostra democrazia o di ciò che ne resta.

 

Con la manifestazione del 21 gennaio , straordinaria per slancio e partecipazione , la resistenza operaia alla Fiat e nelle altre fabbriche in lotta , ha rappresentato un punto forte di riferimento , di rinnovato impegno , per tutti , pur nelle condizioni di oggi , assai difficili,  per la militanza e la capacità di iniziativa. Un fatto di grande rilievo , che ridà slancio , fiducia e speranza di migliori prospettive.

 

In zona tre , la raccolta di firme unitaria, a sostegno della Fiom , ai banchetti ha registrato un  positivo interesse e la richiesta da parte di molti di dare continuità ai rapporti e alla proposte di iniziativa.

Partiamo dalla convinzione che occorra riprendere con forza  la questione dell’egualitarismo, della redistribuzione del reddito, temi espulsi dal’agenda politica e dallo stesso dibattito pubblico, paradossalmente proprio nella fase in cui la forbice delle diseguaglianze diventa così ampia che gli estremi sembrano appartenere a mondi separati, quasi irriducibili a ogni possibile meccanismo di regolazione.

Riteniamo pertanto  che il tema del welfare sia sempre più centrale anche a partire dalla realtà milanese.

Milano resta  la città più ricca del paese ed è anche quella dove maggiori sono le contraddizioni: inesistente l’integrazione dei lavoratori migranti,smantellato il sistema industriale, generalizzata la condizione di precarietà, devastato l’ambiente. Ma qui nascono anche nuove conflittualità, pensiamo alla resistenza dell’Innse e di altri operai di medie imprese, alle lotte dei precari ( ricercatori, call center, mondo dello spettacolo)  e degli studenti, alla resistenza dei migranti in via Imbonati.Certo è sempre più difficile in un mondo del lavoro frammentato e ricattabile organizzare forme di conflitto che colleghino il mondo del lavoro  stesso e la realtà sociale. Se oggi il luogo di lavoro è il territorio è dal suo tessuto sociale che deve svilupparsi una capacità di mobilitazione.

Proponiamo un processo di aggregazione reticolare che ripensi il modello del welfare ( continuità di reddito e reddito sociale) attraverso la costituzione di un comitato  il cui nome potrebbe essere “ Comitato16 ottobre” (la data della manifestazione Fiom- Cgil dello scorso anno)  al fine di rendere stabile un insieme di rapporti tra soggetti diversi , militanti di partiti , sindacati , aderenti ad associazioni o semplici cittadini  che condividono la stessa volontà di resistenza e di risposta sul terreno del lavoro e dello Stato sociale .

Una sede ove idee possano confrontarsi , con disponibilità di tutti all'ascolto, al rispetto delle diverse posizioni , con una finalità :fare cose concrete , assumere iniziative rivolte alle  "genti" di zona tre , con spirito unitario . Con la percezione della gravità della situazione e con la capacità di contrastare la tendenza , così forte e  così dannosa nel passato, alle divisioni . Una sede di ricerca di una cultura e soprattutto di una  pratica unitaria .

Ragioniamo insieme , lavoriamo insieme .

 

 


Ultimo aggiornamento : 25-10-2011 17:26

   
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