Bruno Casati: I due Penati .
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Scritto da Franco Calamida, 05-10-2011 14:33

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Pubblicato in : Milano metropoli, Provincia di Milano


Un articolo , di vita vissuta , politica s'intende , che merita di esser letto .
I compagni del PRC in Provincia e anche quelli in Parlamento della "sinistra radicale" , come ci definirono, a mio giudizio furono buoni assessori e deputati . Competenti .
E comunque , una cosa va aggiunta , non piccolina : furono onesti . Cancellarli dalle due istituzioni non è stata buona cosa per la legalità e il contrasto agli interessi ambigui o a fatti di corruzione.
Questo non lo dice nessuno , e tantomeno quelli che affermano " i politici sono tutti eguali". Non lo sono.  Ovviamente è bene stare sempre attenti , nessuno è immune da tentazioni , ma i valori e le idealità sono una efficace vaccinzione contro i comportamenti non etici e affaristici .
franco calamida   

I DUE PENATI                                        di Bruno Casati

 

                                                                  “C’è del marcio in Danimarca”

                                                                                                                                                                                                                                         (Amleto)

 

Pensavamo di conoscerlo bene Filippo Penati. L’avevamo definito un “Perdente di Successo” perché, dopo aver portato il PD, con SEL e IDV al traino, alla sconfitta nelle elezioni provinciali del 2009 e raddoppiato la sconfitta nelle elezioni regionali del 2010, sempre con SEL e IDV al guinzaglio, viene resuscitato e portato a Roma, prima  come portavoce di Bersani, poi, addirittura come  coordinatore della Segreteria Nazionale, in pratica il “Numero Due” del partito.

Pensavamo di conoscerlo bene Filippo Penati ma ci sbagliavamo di grosso.

Le 83 pagine del dispositivo del Giudice per le indagini preliminari che, a fine luglio di quest’anno sono state rese note, e , se fondate, parlano di torbidi affari, ci regalano il profilo di un altro Penati. Non più l’eclettico dirigente politico che, disinvoltamente, traghetta da Morando a Veltroni è da Veltroni a Bersani, secondo l’aurea regola del “Va dove ti porta il cuore”. Nemmeno il Presidente della Provincia, ospite fisso di tutte le televisioni, dove impugna la bandiera della sicurezza (la sicurezza porta voti) e spara “Alzo Zero” sui Rom e sui terribili lavavetri – “più pericolosi della mafia” fa dire testualmente  a una sua Assessora – e dà soldi, per organizzare le ronde, a Sindaci che oggi fingono di non conoscerlo. E non è nemmeno il leader del PD che, interpretando Veltroni, un altro bel costruttore di sconfitte, si libera in Provincia di quella che chiama “Sinistra Radicale”, PRC e PdCI, perché in quanto conservatrice e poco innovativa, avrebbe, al voto, allontanato moderati e ceti medi. Solo che al voto va sotto perché, con quella politica, ha allontanato (lui) gli elettori stessi del PD. Ecco, noi davamo battaglia politica a questo Penati, ma oggi l’indagine ci dice che dietro la cortina fumogena innalzata da questo Penati (rom, ronde,lavavetri) ne affiorerebbe un altro che ci fa capire nel dettaglio cos’è quell’innovazione che noi, Sinistra Radicale, proprio non capivamo, non ci entrava in testa.

 

Chi è allora il Penati dell’indagine accusato di corruzione, concussione, finanziamento illecito dei partiti? E’ un Penati a due tempi. Il tempo di Sesto, dove è Sindaco dal 1994 al 2002, e il tempo della Provincia, di cui è presidente dal 2004 al 2009. Nel primo tempo è, sarebbe, lo spregiudicato giocoliere che chiede, in cambio di favori, tangenti – in un piano per 22 miliardi di Lire di cui ne avrebbe incassati “solo” 5,7 – e le chiede alla nuova proprietà, Giuseppe Pasini, subentrata nelle Aree-Falck, dopo il disimpegno della famiglia, che se ne va intascando 400 miliardi che Banca Intesa (il “convitato di pietra” di tutte le operazioni) aveva prestato a Pasini. E Pasini deve però costruire e così, per rientrare dal debito “unge le ruote”. A pag. 76 del dispositivo del GIP è riportata la dichiarazione spontanea di Pasini che afferma: “…avevo già pagato 4 miliardi e neppure avevano approvato uno dei progetti che avevo preparato per le Aree Falck”. Pasini si sente perciò imbrogliato e denuncia. Solo che lo fa dodici ani dopo i fatti, quando i reati sono andati in prescrizione e non prima, quando, ad esempio, era (il Pasini) il candidato Sindaco del Pdl alle elezioni amministrative del 2007. Forse allora si aspettava un ritorno economico da Penati ancora Presidente della Provincia? In chi scrive si agita il sospetto che se Penati nel 2009 fosse stato rieletto (e c’è mancato poco, 2500 voti) Pasini oggi non avrebbe parlato.

Le cose non stanno così? Penati allora rinunci alla prescrizione e si difenda. Non dovesse rinunciarvi resta pendente il quesito: in che tasche, e a che fine, sono finiti i soldi di Pasini?. La domanda non se la pone chi scrive ma il GIP.

Ma c’è appunto il secondo tempo, quello del Penati pragmatico e decisionista Presidente della Provincia, ove sbarca con il “Cerchio Magico” dei fedelissimi sestesi. L’approdo a Palazzo Isimbardi è solo una tappa della scalata: da lì Penati getta l’OPA sul Comune di Milano come Sindaco Metropolitano, poi chissà. Ormai l’uomo è lanciato e pianifica la carriera. E’ la speranza di riscossa del PD, il suo campione, in un Nord che va strappato alla Lega e Filippo ce la mette tutta per apparire appunto come “Leghista di Sinistra” (sinistra si fa per dire). E’ la cortina fumogena – la Provincia distretto d Polizia – dietro la quale “il nostro” avrebbe progettato il gran salto che doveva portarlo sulla grande giostra della finanza nazionale e della Borsa. Ed è appunto la famosa operazione acquisizione della maggioranza assoluta alla Serravalle (è un’autostrada) ove Penati avrebbe acquistato il 15% delle azioni da Gavio a prezzo maggiorato. Questa è l’accusa che, ancor oggi, gli rivolge Albertini, allora Sindaco di Milano, piccato in verità perché quell’operazione doveva farsela lui, ed è l’accusa di danno erariale. A tal proposito Albertini dovrebbe starsene zitto, proprio lui che ha venduto le azioni di AEM, oggi A2A, a un terzo del valore reale. Solo noi, i comunisti, ci opponemmo allora anche con referendum ma, come al solito non capivamo l’innovazione, e fummo lasciati soli dai DS.

Chi scrive però non crede che il marcio dell’operazione Serravalle stia in quell’acquisto che il superperito del tempo, il Professor Mario Cattaneo, giudica, sul Corriere della Sera del 17 settembre 2011, “ragionevole”. Il marcio si colloca dopo, quando il venditore Gavio ritorna agli amici dell’acquirente, UNIPOL e LEGACOOP, 50 milioni di Euro per tentare, sotto la regia di Banca Intesa, la scalata a BNL. E Gavio quei quattrini non li ha regalati. Se tutto questo viene dimostrato l’operazione Serravalle  va vista sotto un’altra luce e, chi ha condiviso l’acquisto delle azioni, ha il dovere di reagire dinnanzi all’uso successivo dei soldi pubblici. Sarebbe stata questa, se dimostrata, un’operazione che moltiplica per cento le tangenti di Pasini, altro che “Sistema Sesto” o finanziamento per una campagna elettorale. E’ il sistema dei partiti sotto accusa. E’, domandiamoci, Filippo Penati il perno attorno a cui ruota tutto il processo? Vorremmo saperlo. E vorremmo sapere se operava per sé o per altri. In ogni caso questo Penati, che fino a luglio non conoscevamo, ci darebbe un motivo in più per capire il perché il Penati che abbiamo conosciuto ci ha cacciati dalla sua “Ditta” e quel licenziamento ci onora. Ultima domanda: ma la Danimarca (dove c’è del marcio) è a Sesto o è a Roma?


Ultimo aggiornamento : 05-10-2011 15:10

   
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