Congresso PDCI 2011
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Scritto da Franco Calamida, 29-09-2011 09:04

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Pubblicato in : Federazione della Sinistra, Federazione della Sinistra


Riporto un articolo che verrà pubblicato da   progetto lavoro  sul Congresso del PDCI .
Vi mando questo articolo che sarà pubblicato...
Andrea Montagni 28 settembre 17.35.06
 
A fine ottobre dal 28 al 30, si terrà a Rimini il VI Congresso del Partito dei Comunisti italiani.
In queste settimane le organizzazioni di base del partito hanno discusso il “Documento politico” costituito da due parti distinte. “La prima parte – è scritto nel documento di accompagnamento – espone una serie di tesi che toccano le questioni fondamentali del 'progetto di ricostruzione del partito comunista',” mentre la seconda “raccoglie contributi settoriali e programmatici”. Sulla prima parte erano ammessi documenti alternativi e/o ordini del giorno “interpretativi”, mentre sulla seconda sono ammessi emendamenti.
“Battere le destre, ricostruire il partito comunista, unire la sinistra”: queste parole d'ordine campeggiano sui manifesti che annunciano il congresso e - anche se non in questo ordine esatto – rappresentano con efficacia il corpus del Documento politico.
Il documento rappresenta in forma sintetica e discorsiva idee contenute nel volume collettaeno e miscellaneo “Ricostruire il partito comunista – Appunti per una discussione”, opera che raccoglie e sistematizza gli scritti di numerosi intellettuali e dirigenti di orientamento culturale e politico “marxista-leninista”, inteso nel senso più vasto e onnicomprensivo del termine e che si richiamano alla rete dei partiti che partecipano dal 1998 agli incontri internazionali dei partiti comunisti e operai. Quel testo è attribuito per la responsabilità di autore a Oliviero Diliberto (segretario nazionale del PdCI), a Fausto Sorini, leader de “l'Ernesto”, corrente fuoriuscita dal PRC, e all'economista Vladimiro Giacché. Il Documento politico ha alle spalle quella elaborazione che ha rappresentato il “succo” politico dell'adesione al PdCI di larga parte della corrente de “L'ernesto”.
Il Documento politico, quindi, non nasconde una certa ambizione di sistematizzazione teorica delle questioni fondamentali: la storia del movimento comunista internazionale e italiano, l'analisi della fase dello sviluppo capitalistico e la crisi, il rapporto tra la tattica – la lotta contro il berlusconismo, la difesa della Costituzione, la costruzione di un sistema di alleanze politiche e sociali – e la strategia – la lotta per il socialismo.
Il punto forte è rappresentato dallo sforzo di fondare l'analisi di fase ad una lettura della crisi internazionale nazionale, delle vicende politiche, anch'esse nazionali e internazionali, sulla base dei fondamenti dell'economia politica e del marxismo. Da questo punto di vista, costituisce una boccata d'ossigeno in un dibattito politico a sinistra – penso a quello che accade in SEL o nel PRC o sul tipo di discussione che anima le pagine de “il manifesto” e “Liberazione” - nel quale l'intero bagaglio teorico e culturale offerto dal marxismo è relegato nel retrobottega e nel retropensiero di una lontana formazione culturale dei dirigenti e degli intellettuali impegnati nel perseguire la “modernità” del pensiero liberale nelle sue molteplici espressioni di sinistra o in un anticapitalismo d'antan e antimodernista.
Al tempo stesso, però, questo sforzo si riduce ad una scolastica che accoglie con difficoltà gli elementi di novità nati dall'esperienza concreta della lotta per il socialismo – e delle sue sconfitte – o il patrimonio di lotte del movimento altermondialista o ancora il contributo della questione di genere, e soltanto nella parte che raccoglie i contributi settoriali e programmatici, in una sorta di giustapposizione che non dialoga.
La rivendicazione orgogliosa dell'appartenenza comunista e il riconoscimento del ruolo positivo del movimento comunista e della Rivoluzione d'Ottobre nella storia mondiale, e quindi della continuità del movimento comunista su scala mondiale e nazionale, evita il nodo del bilancio dell'esperienza dei paesi di socialismo reale, limitandosi ad un'analisi fattuale del livello di sviluppo della Repubblica popolare cinese e della Repubblica socialista del Vietnam (ma la Repubblica democratica di Corea non esiste?) e all'appoggio della svolta “cinese” di Cuba; registra il ruolo dei comunisti come forza di governo in Sudafrica e in Brasile, fa dichiarazioni di fiducia nel socialismo latino-americano e sul “modello” chavista; fa un po' come lo struzzo rispetto alle questioni decise – per le società di transizione – del potere politico e della prospettiva socialista (“vedremo”...)
I comunisti nel XXI secolo, questo è il mio medesto parere, hanno il dovere di cercare risposte di fronte al fallimento del primo tentativo di economia pianificata socialista. Hanno il dovere di esprimersi e scegliere se la risposta sia quella di assecondare e controllare lo sviluppo del capitalismo o se occorra invece proporre un modello diverso di socialismo; se sia sufficente a garantire il carattere “socialista” di un'esperienza sia il monopolio politico di un partito che esercita il potere per conto della funzione storica delle classi lavoratrici o occorra invece porsi il problema della democrazia partecipativa. Devono rinnovare una teoria economica e politica del socialismo, del XXI secolo appunto.
In una parola occorre un duplice bilancio, economico e politico dell'esperienza socialista per indicare un modello alternativo di società, alternativo all'imperialismo, al capitalismo.
Per brevità di esposizione, rimandando il lettore volenteroso alla lettura completa del Documento politico cercherò di focalizzare l'attenzione sulle tre questioni che sintetizzano il documento.
Battere le destre. I comunisti italiani su questo sono chiari. “I comunisti vogliono concorrere all'alleanza delle forze democratiche per sconfiggere Berlusconi... Unità per liberare il Paese da Berlusconi, perché fuori dall'alleanza democratica non c'è in questa fase politica alcuna possibilità di impedire la deriva autoritaria e degenerativa dell'Italia.” Insomma, “una politica delle alleanze, per isolare e sconfiggere le forze reazionarie, è in sé un principio di tipo leninista.” Tuttavia, le divergenze strategiche (guerra e pace, politica economica e industriale, ecc.) impedirebbero un alleanza organica e la partecipazione ad un governo in caso di vittoria dell'Alleanza democratica...
In sintonia con Rifondazione, i comunisti italiani sono pronti a portare acqua al mulino del centrosinistra, ma non a partecipare come fornai all'impasto della farina anche se, contemporaneamente, lasciano la porta aperta ad una intesa programmatica dell'alleanza democratica.
Unire la sinistra. Per paradosso, un partito politico che si richiama formalmente al leninismo nel momento in cui deve descrivere la “sinistra” passa immediatamente al linguaggio e alla cultura del movimentismo: la sinistra diventa “un popolo”, verrebbe da dire con parole altrui una “connessione sentimentale” che vive nei movimenti. Ogni ragionamento d'impianto marxista lascia spazio all'idea largamente diffusa nella sinistra che ci sia “un bisogno di sinistra nella società italiana”. Ti aspetteresti a premessa un'analisi della composizione di classe e dei comportamenti sociali e politici dei settori della società, sulla cui base motivare una proposta politica autonoma, soggettiva, dei comunisti. Invece c'è l'epifenomeno soggettivo...
L'importante è che il processo unitario non prefiguri “irrealizzabili fusioni a freddo in nuovi soggetti politici velleitari”. “La sinistra deve incontrarsi sul terreno del programma.” “Serve un asperimentazione inedita di pratiche,” “le forme sono quelle di un patto d'unità d'azione o un'accordo confederativo o federativo” per unire la sinistra “senza chiedere a nessuno di rinunciare alla propria identità.” “Noi questo sentiero abbiamo già iniziato a percorrerlo con la Federazione della Sinistra un soggetto che permette un lavoro tra i comunisti e allo stesso tempo è terreno di pratica dell'unità della sinistra. Dobbiamo rafforzare la federazione della Sinistra e metterla a disposizione di un'unità della sinistra più ampia di quella che abbiamo già realizzato.”
Ricostruire il partito comunista. Si riarticola e si attualizza la parola d'ordine “unire i comunisti”.
Ricostruire il partito perché i comunisti italiani si rendono per libera scelta “superabili”. Al tempo stesso fanno una scelta e “unire i comunisti” si sostanzia nella riunificazione tra PdCI e PRC, nel superamento della scissione.
In questo modo, i comunisti italiani chiudono le porte ad una parte della galassia che si autodefisce comunista (la Rete dei comunisti, le varie tendenze trotzkiste ed estremiste dal PCL ai Comunisti-Sinistra popolare) e fanno della Federazione della Sinistra – questo in modo esplicito – il recinto di sperimentazione di una prassi e di una politica unitarie.
In queste tre parole d'ordine “unitarie” stanno tutti i nodi del congresso comunista. “Battere Berlusconi” àncora il PdCI a quella parte della sinistra di alternativa che intende battersi in alleanza con il centrosinistra nella competizione elettorale, portando dentro lo schieramento un punto di vista alternativo e di classe. Questa posizione richiede una lotta politica attiva dentro la sinistra e la Federazione per affermare questa posizione unitaria.
Ma contrappore unità politica organica della sinistra e identità comunista facendo della Federazione (o di qualsiasi altro soggetto unitario della sinistra che potrebbe nascere) un solo contenitore federativo nel quale percorrere quello che è il cuore della proposta politica del Congresso, l'unificazione tra PdCI e Rifondazione espone il PdCI al rischio di dover ridiscutere tutto dopo pochi mesi di fronte gli esiti del congresso di Rifondazione. Infatti, la parte del PRC che era d'accordo su questa opzione ha rinunciatio alla lotta politica interna al partito ed è già confluita nei comunisti italiani e, salvo capovolgimenti altamente improbabili, il dibattito di Rifondazione si contorcerà dentro la defizione di una propria autosufficienza identitaria, con il rischio di costringere la Federazione in un angusto spazio di un cartello elettorale usato per sopravvivere e non per pensare in grande.
E' arrivato il momento che la sinistra in Italia compia una scelta di coraggio coinvolgendo e impegnando le proprie identità non in un calderone indistinto, ma in un progetto comune che quelle stesse identità preservi e valorizzi innovando la teoria e la prassi del socialismo.
Il congresso dei comunisti italiani, per il quale mi auguro sinceramente pieno successo e dal quale aspettiamo un contributo importante, corre il rischio anch'esso di avvitarsi in una discussione destinata a spegnersi l'indomani per mancanza di interlocutori.
Nelle difficoltà, conto sullo spirito unitario che ormai anima una sinistra di classe e di alternativa consapevole della difficoltà della situazione e della esiguità delle forze soggettive in campo.

i

 

 

Ultimo aggiornamento : 29-09-2011 09:04

   
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