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Stato palestinese il 20 settembre
(9 voti)
 

Scritto da Franco Calamida, 16-09-2011 08:42

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Pubblicato in : Attualità politica, Attualità politica


Il 20 settembre a maggioranza ( con il no di Israele e Usa e Italia e Germania) l'Onu voterà il riconoscimento della Palestina come Stato. Lo Stato di Palestina. Non cambia la realtà , dura e feroce , dei fatti : la palestina è un territorio occupato e controllato da Israele . I palestenesi non sono liberi .Ma è comunque un fatto importantissimo , un riconoscimento che rende felici quanti , da decenni , manifestano per due Stati , liberi e indipendenti . Festeggiamo questo giorno , che non passi inosservato , mentre in Governo vota contro . Chiediamo che il Comune di Milano a sua volta dia un segno di riconoscimento .   Di seguito un bell'articolo su un problema attuale , l'acqua . L'acqua è vita , in Palestina più che altrove . franco calamida . dal manifesto del 15/09
di Guglielmo Ragozzino
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/09/articolo/5370/

All'origine della disputa tra israeliani e palestinesi per l'acqua
sono due concezioni antiche che gli antropologi riassumono così: per
gli uni l'acqua è, in sostanza, pioggia che in fin dei conti
appartiene al proprietario della terra sulla quale è caduta. Per gli
altri l'acqua appartiene a dio e perciò nessuno può appropriarsene; e
tutti possono usarla, nei limiti del possibile. Giorgio Cancelliere
che riassume così, garbatamente, un ponderoso studio universitario, ha
anche preparato un materiale che accompagna la Carovana dell'acqua,
(organizzata dal Comitato italiano per un Contratto Mondiale
sull'Acqua) venuta dall'Italia per rivendicare l'acqua come diritto
umano, conoscere un'altra storia di sete perenne, portare solidarietà
attiva ai palestinesi e promettere l'attenzione e l'aiuto che possono
derivare da decine di milioni di voti referendari per l'acqua
pubblica, l'acqua di tutti. Luisa Morgantini, che combatte da decenni
per i diritti delle donne e per la pace nella giustizia, ha dal canto
suo organizzato molti percorsi di apprendimento rapido, per vedere i
posti - il deserto e gli alberi - e per fare incontri con esperti del
settore, responsabili dei servizi idrici, uomini e donne comuni.
Difficile vivere con poca acqua e ancora più difficile se e quando la
scarsità è né più né meno di un'arma che serve a toglierti la terra e
a cacciarti via dalla tua casa.

Si comincia da Gerico. Gerico - dicono gli abitanti - è la più antica
città del mondo. Tutto è cominciato qui, in tanti nei secoli e nei
millenni hanno creduto di prenderla per sempre, per impossessarsi
delle sue ricchezze, delle sue mura potenti, del suo spirito. Ne ha
viste tante, ma la storia non finisce mai e Gerico ricomincia ogni
volta. Anche questa volta si è ricominciato tutto da qui, con un
piccolo spazio libero lasciato all'Autorità palestinese. Qui per
esempio si ricordano bene di Arafat, tanto che nella prefettura in cui
si è svolto l'incontro con la Carovana, se ne conservano il tavolo da
lavoro, i libri e perfino il letto. Se Gerico è palestinese, pur nelle
forme precarie dell'Autorità - Stato-non-Stato ancora non riconosciuto
da altri Stati - Israele continua a occupare le terre intorno, verso
il Giordano. In un primo tempo diceva di farlo per usare del
territorio conquistato con la guerra del 1967, per esercitazioni
militari, tanto che vi sono ancora frequenti pilastri di cemento con
l'indicazione, semplice e precisa, che di lì in avanti il territorio è
minato. Tsalal, l'esercito, ha poi fatto posto ai coloni che si sono
stanziati, allargandosi molto. La sequenza esercito-coloni è troppo
frequente per non pensare che sia una strategia di occupazione, oltre
o in barba agli accordi internazionali, da Camp David in poi. L'acqua
del Giordano che arriva all'altezza di Gerico è scarsa e inquinata. Il
Mar Morto che dovrebbe alimentarsene si è accorciato da 80 a 60
chilometri e abbassato di altri 50 metri sotto il livello del mare.
Durerà, ci spiegano, al massimo 40 anni ancora e dopo sarà un ricordo
salato.

Il Giordano è poco più di un rigagnolo perché siriani, libanesi,
giordani e israeliani ne captano l'acqua in vario modo; così,
all'altezza delle terre che circondano Gerico, l'acqua è quasi finita
e per il Mar Morto finita del tutto.
La scarsità indotta rende difficile la sopravvivenza di una parte
della popolazione. I pastori, i cosiddetti beduini, sono costretti a
vendere parte del gregge per sopravvivere e finiscono per abbandonare
le terre e a divenire profughi in patria. Questi sono i più poveri tra
i poveri, ma ai contadini palestinesi non va molto meglio. Hanno pochi
litri di acqua a testa al giorno per vivere e se vogliono coltivare si
riducono a comprare l'acqua dalle compagnie israeliane, per esempio
Macarot, che la vende a prezzi non di favore. Il fatto è che le fonti
sono inaridite dalle captazioni israeliane e quindi l'irrigazione
comunitaria palestinese è impossibile.
Ne risulta un paesaggio cromaticamente paradossale. Nel deserto, quasi
rosso, vi sono macchie verdi bellissime da vedere. Sono le fattorie
dei coloni che sfruttano l'acqua della falda, la captano a una
profondità anche di 400 metri e quindi hanno direttamente acqua
potabile. Quella di cui i palestinesi dispongono, un'infima
percentuale, è sottoposta oltre tutto a permessi e vincoli. Per motivi
di sicurezza, dicono. Comunque è di qualità assai peggiore perché
presa più in alto, con pozzi spesso di fortuna e soggetti
all'inquinamento della agrochimica altrui. Le piantagioni dei coloni e
il deserto dei palestinesi, nella valle del Giordano, intorno a
Gerico, rafforzano la leggenda che i primi sappiano coltivare e i
secondi no. Certo che con l'acqua è molto più facile. Ora gli
israeliani hanno piantato un milione di palme e contano di piantarne
altri 5 milioni. Servirà spazio, molto spazio. L'acqua e le palme sono
l'artiglieria pesante della futura conquista della terra.

Una parte cospicua della produzione agricola dei coloni è venduta
sotto il marchio Carmel xsx. Qui fanno notare che ogni pompelmo, ogni
arancia venduta sotto quel marchio, contiene acqua che non è
israeliana, ma palestinese, almeno secondo il diritto internazionale e
la legge del buon senso. Decine di litri in un chilo di arance.
D'altro canto, in Italia, abbiamo condotto e vinto un confronto
referendario per stabilire una verità: che l'acqua è di tutti; e
un'altra verità: che l'acqua è una forma perenne di giustizia e di
democrazia. Sarebbe opportuno, per una questione di coerenza oltre che
di principio, non comprare l'acqua, rubata ai palestinesi, contenuta
nelle arance israeliane.

Ultimo aggiornamento : 16-09-2011 08:42

   
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Scritto da: rizzo (Membro) 23-11-2011 08:58

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Scritto da: rizzo (Membro IP 93.34.51.149) 23-11-2011 08:58

Il popolo Israeliano per quanto mi riguarda si comporta come il Riccio davanti alla tana della volpe.Non si può fare la pace se non ci si mette in testa che per entrare in casa degli altri bisogna bussare e solo se qualcuno dice "avanti"sei legittimato ad entrare.Non è giusto scacciare il popolo sovrano nell'area più povera e appropriarsi di quella più ricca e quindi impedendo all'altro di progredire.

 

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