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Acqua ; quali prospettive? di E.Molinari
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Scritto da Franco Calamida, 15-07-2011 15:53

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Pubblicato in : ADESSO BASTA!, ADESSO BASTA!


Un interessante articolo , inclusa la vivacità polemica , di Emilio Molinari .
Il tema è il giudizio sui limiti del dopo referendum.

Emilio Molinari

Ex Presidente Comitato italiano del Contratto mondiale dell’acqua

 

QUEI BENI COMUNI CACCIATI DAL PALAZZO

Affari e ricatti. Così la politica ha cancellato il popolo del referendum

 

di Angela Mauro

Vittoria di popolo, svolta storica, vento nuovo, rivoluzione. E chi più ne ricorda, più ne metta. Ma degli elogi usati da politici e media per descrivere il clamoroso raggiungimento del quorum ai referendum di giugno, oggi non rimane che una pallida eco o forse neanche quella. Sui temi che avrebbero dovuto guidare la discussione su un nuovo modello di sviluppo o meglio di decrescita, è calato il silenzio. Mentre la scena politico-mediatica è rioccupata dal solito, logorante teatrino di palazzo. L’Italia sembra ripiombata nella palude. Anche stavolta. Perché? Abbiamo rivolto la domanda a Emilio Molinari, già presidente del comitato italiano del Contratto mondiale dell’acqua e ‘padre nobile’ della battaglia referendaria.

 

Stupito?

Nemmeno tanto. La storia dei movimenti per l’acqua pubblica è una storia fatta di silenzio, si è sviluppata per contatto diretto e via internet. Non è stata nemmeno trattata dai media, fatta eccezione per ‘Report’ o ‘Presa diretta’. Ma la cosa più impressionante è il silenzio sostanziale dei talk show di sinistra che passano per essere rivoluzionari. Santoro non ne ha mai parlato. E Gad Lerner, che si presenta come paladino dei diritti degli ultimi, quando decide di parlarne invita uno dei comitati per l’acqua nel pubblico, quasi fosse un ragazzino. Quando i media ne parlano, scorporano i contenuti della battaglia referendaria, cioè il diritto all’acqua pubblica contro le multinazionali. Ne parlano solo in termini sociologici, della serie: cos’è questo nuovo soggetto referendario? Ecc.... Dimenticando quello che hanno chiesto i cittadini, e cioè che non si faccia profitto sull’acqua e che sia mantenuta pubblica. E questa è la prima cosa rivoluzionaria. La seconda cosa rivoluzionaria e non sociologica è che si è presentato sulla scena politica un movimento preciso, legittimato da un voto quanto i partiti e i loro leader politici ad essere rappresentato nella formulazione delle scelte che riguardano certi temi. È un movimento che ha preso più voti di qualsiasi leader politico o di qualsiasi sindaco o governo in Italia perché ha ottenuto la maggioranza assoluta dei consensi tra gli italiani. Eppure,,,, Silenzio? Io credo che siamo di fronte ad una mascalzonata colossale.

 

Come se la spiega?

C’è una grande paura che si affermino temi come quelli relativi ai beni comuni: i quali hanno un senso profondo che tende a ricostruire una comunità distrutta dagli individualismi e dagli egoismi indotti dalle privatizzazioni. E poi i referendum hanno espresso un soggetto che forse non sarà politico ma è sicuramente partecipativo della politica e finalmente dopo tanti anni, dopo Genova/G8 e i Social Forum.

E’ clamoroso che il 46% dei votanti della Lega siano andati alle urne. E quelli del Pd non sono andati a votare perché alla fine hanno avuto l’ordine di partito, ci sarebbero andati comunque perché durante la raccolta di firme la base del Pd era mobilitata al di là di quello che diceva Bersani.

 

Dunque, nonostante il silenzio di politica e media, questa forza continua a esistere nella società. Come si esprimerà di nuovo o è destinata a sfibrarsi?

Abbiamo un compito superiore all’entrare nel merito delle dinamiche della ripubblicizzazione dell’acqua, roba che i movimenti dovranno monitorare in ogni città. Ma il vero problema è che abbiamo un mandato da parte degli elettori: dobbiamo far entrare nella zucca dei partiti che su acqua e beni comuni non possono più scegliere senza il confronto con un terzo soggetto. Il nostro compito è conquistare spazio, pretendendo che Bersani o anche la Lega si confrontino con noi. Con i sindaci il confronto deve partire subito. E invece mi trovo ad essere un po’ arrabbiato. Ci sono cose però che vanno dette: è inammissibile che a Milano il sindaco Pisapia non sia mai venuto ad una iniziativa dei referendari, che la sera della vittoria elettorale non abbia detto nulla alla piazza, che non ci abbia mai convocati. E’ assurdo se si pensa che lui è stato eletto anche perché una parte di società civile milanese ha creato un clima diverso e anche i comitati per l’acqua pubblica e quelli contro il nucleare gli hanno dato la forza per vincere e al referendum hanno preso molti più voti del sindaco stesso. Ora, sarebbe interessante sapere cosa si farà delle SPA in house di Milano… Perciò sono un po’ incazzato con l'amico Giuliano, mentre non lo sono con Vendola o con De Magistris che hanno convocato i comitati.

 

Pensa che quella di Pisapia sia mancanza di tempo oppure sul nuovo sindaco si fanno sentire antiche pressioni?

Proprio perché conosco Pisapia da sempre, voglio essere chiaro: temo non abbia ancora capito i contenuti della battaglia dell’acqua che contiene nuovi paradigmi per la politica. Nessuno può permettersi di non fare i conti con il fatto che le risorse cominciano a scarseggiare e che ci sono delle multinazionali che mercificano i beni comuni essenziali alla vita. Giuliano non ha capito la portata democratica dei referendum: c’è un nuovo soggetto partecipativo alla politica che da forza al cambiamento. Altrimenti il sindaco rischia di diventare prigioniero delle forze che, fin dai tempi di Tangentopoli, hanno determinato a Milano un intreccio di interessi tra centrosinistra e centrodestra che non ha mai smesso di esistere. E qui mi assumo la responsabilità di quello che dico: nella sinistra degli anni ‘80 c’era un rapporto costante di intrecci politici con Craxi, con parte della Dc, Comunione e Liberazione, Compagnia delle opere, Lega delle cooperative. Questo intreccio innaturale è ancora il bubbone malato di Milano e uccide la politica. La scommessa che Giuliano rappresenta per tutti noi è riuscire a vincere questo blocco e fare gli interessi dei cittadini. Se non capisce la forza che gli può venire dal soggetto referendario e della società civile, nel giro di poco tempo diventa prigioniero di questo intreccio di interessi.

 

Intreccio più forte del berlusconismo, che ne è magari il frutto…

Certo, il berlusconismo è un frutto di questo intreccio e magari lo ha portato alle estreme conseguenze, però è un frutto che finisce, mentre quegli intrecci politici alla Formigoni, da una parte, e alla Penati, dall’altra, tanto per fare un po’ di nomi, sono duri a morire. Sono gli intrecci che in Toscana prendono il nome del Monte dei Paschi di Siena o di Caltagirone…

 

Vendola intanto è sotto attacco perché la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese non ha eliminato dalle bollette quel 7 per cento di remunerazione del capitale investito…

Sono sempre tollerante con Nichi non perché è un amico, ma perché mi rendo conto delle forze in campo in Puglia. Non si tratta di fare sconti: il 7 per cento in bolletta va tolto, ma dobbiamo concedergli la gradualità e capire che oggi i comuni sono con l’acqua alla gola, se non si cambiano i vincoli a livello nazionale. La vera rivoluzione è far uscire la gestione dell’acqua non solo dal 7 per cento, ma dalla logica tariffaria. Va affermato il principio dei 50 litri di acqua a persona al giorno ed è necessario che il governo intervenga, mettendo i contatori nelle abitazioni: se consumi di più, paghi di più. Ma non con la finalità di recuperare soldi, bensì di risparmiare questa risorsa preziosa. E’ la fiscalità generale che dovrà intervenire: se accettiamo la logica del profitto significa che per realizzarlo dovranno vendere sempre più acqua.

 

Una richiesta per Tremonti, dunque.

Sì, ma comuni e regioni dovrebbero farsi ‘movimento’ su questi temi. Non può essere sempre il comitato a tampinarli. Devono cercare una loro dinamica con delle proposte da fare al governo. Mi rendo conto delle difficoltà che troverà Vendola stretto tra Casini e D’Alema, dei vincoli imposti dalle organizzazioni economico-mafiose che ci sono in Puglia, ma vorrei che si facesse attore principale nell’organizzare anche gli altri, perché va rimesso in discussione tutto il capitolo delle privatizzazioni.

 

Ma vi è venuta la tentazione di costituirvi in liste civiche o magari in partito?

Il movimento non ne ha discusso, anche se al suo interno c'è chi la pensa così. Io penso di no, penso che l'obiettivo dovrebbe essere quello di cambiare la politica tutta, riscrivere la politica del XXI secolo a partire dai beni comuni e dal limite alle risorse. Questo cambia il paradigma: da 'cambiamo il mondo' ora il dictat è 'salviamo il mondo'. Si può sostenere un candidato alle elezioni, come è già successo. Ma escluderei la formazione di liste civiche o di un partito dei beni comuni. Anche perchè il nostro obiettivo è di cambiare pure la destra, che non nasce liberista, e chre essa pure ha perso la dimensione dell'interesse generale. Insomma, abbiamo portato avanti una battaglia clamorosa, anche il Vaticano è dalla nostra parte: se torniamo al solo appoggio dei vecchi partitini della sinistra, non andiamo da nessuna parte.


Ultimo aggiornamento : 15-07-2011 15:53

   
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