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accordo 28 giugno- B.Lami - Spi Cgil
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Scritto da Franco Calamida, 04-07-2011 14:43

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Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale


Riporto una riflessione sull'accordo del 28 giugno di Beniamino Lami , segretario nazionale Spi cgil . La sua premessa è : "questo accordo non va ne enfatizzato ne demonizzato" .
Franco Calamida

 

Nell’affrontare il contenuto dell’ipotesi di accordo, non bisogno dimenticare che questo è stato frutto di una trattativa e quindi le mediazioni sono state inevitabili. Questo significa che, anche se in misure diverse, ognuno ha ottenuto  e perso qualche cosa.

1) Gli elementi politici più rilevanti che danno soddisfazione alla CGIL, sono contenuti nel punto 1 e nel punto 5.

Con il punto 1 si sancisce per la prima volta una modalità di certificazione degli iscritti e della rappresentatività che fa uscire dall’approssimazione e dall’arbitrarietà, in questo campo,  il sistema delle relazioni sindacali.

Mettendo in relazione questo elemento con quanto previsto al punto 5 rispetto alle RSU, si delinea, anche per il settore privato, un sistema simile a quello del pubblico impiego, cosa da molto tempo  richiesta dalla CGIL e presente in ambedue i documenti congressuali.

 

Si tratta però solo di un primo passo, anche se decisivo, perché non viene prevista la stessa modalità di validazione dei contratti esistente nel pubblico e anche perché permane la quota garantita di 1/3 ai sindacati maggiormente rappresentativi; misura odiosa perché determina una situazione di privilegio che riduce fortemente (per lo meno di un altrettanto terzo) gli elementi di democraticità che una libera elezione comporta.

 

Si tratta di un primo passo perché in un processo generale che tende alla unificazione tra pubblico e privato di modelli contrattuali e di regole di rappresentanza, è chiaro che tutta la materia va in qualche modo ridiscussa o affinata per eliminare elementi di disomogeneità e di contraddizione. Sarà in questo ambito che la CGIL dovrà portare alla eliminazione della norma dell’1/3 e a conquistare il parere certificato e vincolante su accordi e piattaforme, da parte dei lavoratori,  che è attualmente escluso da questa ipotesi di accordo, ma anche dalle norme attualmente in vigore nel pubblico impiego. E’ questo un impegno che le deriva direttamente dai documenti approvati dall’ultimo congresso.

 

2) Nei punti 2 e 3 si definisce in modo chiaro una gerarchia delle fonti. Il CCNL nazionale è il luogo in cui si definiscono gli incrementi salariali, la normativa generale e le materie che possono essere oggetto della contrattazione di secondo livello. Non può sfuggire come questa definizione sia alternativa alla strategia della Fiat che metteva sullo stesso piano contratti aziendali e CCNL, con l’effetto di rendere inutile e superata la contrattazione nazionale.

Un elemento positivo quindi, ma che si accompagna al fatto che il ruolo del contratto nazionale, se non si ribadisce che sul piano salariale ha un carattere acquisitivo, rinuncia di fatto ad una funzione anche di redistribuzione della ricchezza, delegandola alla contrattazione decentrata che, come sappiamo, è scarsamente presente nella maggior parte degli insediamenti produttivi. Questa mancata caratterizzazione non dipende solo dalla volontà di CISL, UIL e Confindustria, ma è una posizione che ha una sua forza anche all’interno della CGIL, cosa che consegna a Lavoro Società un compito importante di battaglia politica interna.

 

3) Il punto 5 attribuisce alle RSU una titolarità contrattuale ed una autonomia che non può essere messa in discussione dalle OO.SS. E’ stata questa una battaglia che la sinistra sindacale ha svolto fin dalla costituzione delle RSU nei confronti di quanti vedevano nelle in queste un terminale del sindacato e non l’espressione dei lavoratori.

Ciò che non va bene, e che andrà corretto, è che non sono previste forme di validazione dei contratti che possono essere stipulati anche a maggioranza. Questa mancanza consente la realizzazione di accordi ad escludendum che è necessario evitare.

Paradossalmente il meccanismo di validazione previsto in caso di presenza di RSA risulta essere molto più democratico.

 

4) I punti 6, 7 e 8 contengono gli elementi di maggiore criticità dell’ipotesi di accordo: a) i vincoli posti al diritto di sciopero; b) le deroghe al contratto nazionale c) detassazione e decontribuzione della contrattazione di secondo livello.

Tre punti che avremmo assolutamente preferito non vedere. L’ultimo andrà sostituito dalla detassazione dei salari. Sui primi due il giudizio non può che essere negativo anche se risultano parzialmente corretti rispetto alle richieste di Fiat e Confindustria, in quanto il diritto di sciopero non può essere sottratto ai singoli e alle organizzazioni sindacali non firmatarie e le deroghe ai contratti nazionali, ove riguardino materie non previste necessitano del consenso sia delle rappresentanze sindacali che delle OO.SS. territoriali. In mancanza di questa condizione il contratto non ha valore.

 

5) L’accordo endosindacale allegato è talmente generico e in alcuni punti anche non condivisibile che andrà rifatto e riscritto.

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 

Come abbiamo visto l’accordo contiene elementi positivi ed elementi molto critici. Si tratta di utilizzare al massimo quelli positivi per mettere in crisi le parti più retrive del padronato e delle altre OO.SS.

In particolare emerge la possibilità di chiedere la riapertura delle trattative con la FIAT e quella di sfidare CISL e UIL ad un rapporto unitario di mobilitazione contro la manovra finanziaria che sta per essere varata dal governo.

 

Come sta scritto nello Statuto della CGIL, questa ipotesi di accordo deve essere discussa e votata dai lavoratori interessati, e cioè da quelli che come controparte hanno la Confindustria.

Il Comitato Direttivo Nazionale della CGIL potrà dare mandato per una eventuale firma solo se emergerà un voto positivo. In caso contrario occorrerà riaprire le trattative.

 

Beniamino Lami

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento : 04-07-2011 14:43

   
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