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accordo 28 giugno. Buono, no buono.
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Scritto da Franco Calamida, 04-07-2011 07:33

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Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale


I giudizi espressi , ad oggi , sono contrastanti . Una cosa è certa : è un accordo che , nel bene , poco , a mio giudizio , e nel male segnerà un periodo . Ignorarlo significa rimuovere la politica , quella del lavoro , che in tutti i nostri documenti viene definita centrale . Di seguito riporto non un documento , per nulla, ma solo qualche spunto di riflessione .
 

 

Accordo interconfederale del 28 giugno.

 

Certamente è importante . Abituato a formarmi una opinione nel confronto collettivo , e al rispetto delle idee  diverse dalla mia , sono in difficoltà . Se la politica è confronto di argomentazioni , le posizioni già espresse in  aree di riferimento tradizionali , politiche e di sinistra sindacale , sono “esterne” a questa definizione della  politica , non sono confrontabili . Dalle diverse analisi contrapposte non deriva alcuna praticabile proposta  e nessuna ricerca di definizione di un terreno di azione politica comune.

Semplicemente non sono comunicanti , o con me o contro di me .

Da un lato giudizi estremi , come la “messa in mora della democrazia nei luoghi di lavoro” , (perbacco) e Liberazione e Il manifesto . Loris Campetti ( quante volte ho condiviso le sue posizioni , per un tempo lungo) : “ i contratti nazionali sono derogabili , quindi non esistoni più “ e allora c’è poco da difendere , se sono estinti .Di conseguenza anche i sindacati Confederali , compresa la Cgil , sono in via di estinzione ( il sindacato è inanzitutto strumento della contrattazione) . E , ovviamente , Marchionne ha vinto . Più che  giudizi sull’accordo sembrano cronache di un funerale . E , come  le posizioni di Cremaschi , appaiono più inquinate dalla teoria del tradimento che il prodotto della analisi del contesto , dei rapporti di forza in campo   E poco inclini alla  assunzione di responsabilità rispetto ai problemi di unità da ricostruire, della ricomposizione del movimento  e  con la priorità della definizione delle “cose da fare”. E con chi. 

Dall’altro lato : la “ conquista storica “ ;  sconfitto Marchionne , ecc ecc ; insomma, un giudizio sostanzialmente positivo , con qualche ombretta , anche da parte di compagni di sempre ( e anche di oggi , ovvio)  della sinistra sindacale e della Cgil . Ma come è possibile che con l’accordo abbiamo sconfitto il governo , l’arroganza della Confindustria , il perfido Sacconi , convinto i sindacati complici , Cisl e Uil , senza alcuna mobilitazione , lotte , partecipazione dei lavoratori ? cioè senza costruire rapporti  forza adeguati all’obiettivo ? Oggi si fa così ? Comodo .

E come è possibile che governo , perfido Sacconi , Bonanni e Angeletti ,”i sindacalisti da shiaffi” , il sole 24 ore , la Marcegaglia non se ne siano accorti , di essere stati sconfitti ?

Fingono di essere contenti ? Comunque il PD non finge , lui è contento .

Non sottovaluto per nulla aspetti importanti , la certificazione delle organizzazioni sindacali ( con  la dovuta attenzione per alcuni possibili limiti tecnici dell’accordo) e altre ancora.

Ho ben presente i rischio di emarginazione della Cgil ( ancora, ripeto : il sindacato è strumento della contrattazione , se non contratta è strumento del nulla) . Ho ben presente la difficoltà degli scioperi non solo per la crisi , ma per la divisione sindacale .  L’unità va ricostruita , ma vi sono due possibili vie : la mobilitazione dei lavoratori , i loro livelli di unità nella lotta e superando le divergenze , profonde , esistenti . Non è basismo , affatto , ma la spinta dal basso non può essere solo nella dimensione sindacale , ma anche  in quella politica , attiene alle realzioni tra i soggetti , riguarda anche i partiti , anche noi . Quale unità è possibile se nei luoghi di lavoro “ non si fa politica “ , non al livello necessario  . Oppure , l’altra via ,è sul terreno del “necessario arretramento “ dei diritti ,  con la ricerca di legittimazione da parte delle controparti , Confindustria , governo , i “sindaclisti da schiaffi”.

Mi pare  la scelta di Cgil sia più prossima a questa seconda. Certo, non è priva di motivazioni , sebbene , almeno a mio giudizio , non condivisibili , per nulla. Definire l’accordo un successo , sostenerlo con un giudizio positivo , anche se “senza entusiasmo” , indebolisce anche la prima ipotesi , quella della ricostruzione di rapporti di forza . Non è mobiltante per contrastare ciò che non va  , ma è debilitante : se anche una parte della sinistra sindacale dice che va bene , allora , che ci vuoi fare ? Se anche i rivoluzionari di un tempo ,ormai attempati , condividono , non resta che la diaspora. Un tempo , dei contratti e accordi si diceva cosa non andava , e serviva per riprendere le questioni controverse e andare avanti ;  per difendere , a volte , anche quello che sembrava all’inizio  non andar bene , ma che poi  i “padroni” volevano comunque  peggiorare , perché loro , loro si , non si accontentano mai .

Le cose che non vanno ci sono , sebbene le interpretazioni delle norme dell’accordo non siano univiche :   non sono previste forme di validazione del Contratto nazionale e sono tuttora possibili sottoscrizioni di contratti nazionali separati ; sono ammesse deroghe al contratto nazionale , sebbene con limiti e definite procedure e non siano ammesse deroghe separate; le “clausole di tregua sindacale “ comportano che  un accordo aziendale separato dispone anche del dirittto di sciopero della Fiom -Cgil.

Ed eccoci al punto , quello che tinge tutto l’accordo non solo di grigio , ma di grigio scuro , molto scuro .

E ‘ la questione vera : il diritto di sciopero  . Alla tregua sono vincolati i sindacati aderenti alle confederazioni firmatarie , non i lavoratori . Certo . Il diritto di sciopero è a titolarietà individuale  . Certo .I lavoratori possono scioperare . Certo . Ma se “ il sindacato non deve fare il doppio gioco” , deve rispettare gli impegni assunti  ,come è stato scritto da sostenitori , senza se e senza ma , dell’accordo , il diritto di sciopero si riduce a diritto formale.

Ma sul serio qualcuno pensa che in queste condizioni gruppi di lavoratori sciopereranno , sapendo che oltre il padrone contro , i crumiri pure   ( e anche la mondializzazione e la crisi )  avranno anche i sindacati  ” leali e non doppiogiochisti” che rifiuteranno la copertura delle lotte , perché non possono disporne , per le norme del recente accordo?

E perché dovrebbero scioperare ? perché la titolarità è loro , e possono farlo ? si sciopera non per passione, ma per il salario , per le condizioni di lavoro , per solidarietà con altre lotte , in difesa del posto di lavoro . Per vincere , per conseguire un risultato.

Chi pensa che quel gruppo di coraggiosi lavoratori possa vincere?

Chi ricorda le misure con le quali la Tatcher ridimensionò drasticamete  i poteri dei sindacati in Inghilterra negli anni 80 ?

Chi può dubitare che se questa norma  passa , la titolarità individuale del diritto di sciopero , cosi difficile da praticare in pratica , verrà comunque messa in discussione , per cancellarla . A questo da sempre aspira la Confindustria , che ha pazienza ( ricordate la scala mobile?) , a questo si prepara da mesi con appositi provvedimenti legislativi ( di cui poco si è parlato) il perfido Sacconi.

Se questo è il punto , discutiamone . Non può che far bene alla Cgil . E con Landini condivido molto anche questa affermazione : “noi restiamo dentro la Cgil ,perché siamo la Cgil “ .

Una buona idea diventa politica , quando è condivisa da molti . Non credo che la mia idea incontri molto consenso , ma ciò non toglie che , nel suo piccolo , possa essere comunque una buona idea .

L’ idea peggiore di tutte è invece quella condivisa da moltissimi "politici"   : l’indifferenza , per questo ordine di problemi. Il più importante di tutti .

 

Franco Calamida     

 

 


Ultimo aggiornamento : 04-07-2011 07:33

   
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