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Luigi Ferrajoli : i beni comuni e la rifondazione della politica.
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Scritto da Franco Calamida, 16-06-2011 08:24

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Pubblicato in : ADESSO BASTA!, ADESSO BASTA!


Straordinario il successo dei referendum - lo dicono tutti , anche quelli che ci dicevano " saranno un boomerang " - ma ora le cose non possono restare come prima - la cultura e i valori dei beni comuni , cresciuta con l'impegno di pochi , per molti anni , ha fatto un balzo in avanti , fantastico ,inatteso in queste proporzioni - ora vanno praticate le politiche concrete , dell'ambiente , anche urbano , dei diritti garantiti dal pubblico, del modello di sviluppo - nel suo intervento all'assemblea sui Beni comuni del 30 marzo 2011 , Luigi Ferrajoli ci parla della rifondazione della politica - è un vero e proprio manifesto dei Beni comuni .  franco calamida .

Io penso che questa battaglia  per i beni comuni, per la difesa dell’acqua e per la difesa dell’aria contro la minaccia nucleare, non è soltanto una battaglia in difesa di beni vitali, che non sarebbe poco, ma è qualcosa di molto di più. E’ una battaglia diretta a rifondare la politica, a rifondare la sfera pubblica, a rifondare la democrazia. Lo diceva Franco Calamida, questa battaglia sta facendo crescere una nuova cultura politica sulla base di una nuova consapevolezza che consiste nel riconoscimento drammatico dei pericoli che sta correndo l’umanità.

I beni comuni, beni fondamentali, sono oggetto di diritti fondamentali, il diritto alla vita ed alla sopravvivenza, e tuttavia il linguaggio dei diritti non è sufficiente. I diritti sono situazioni giuridiche individuali, sarà ben difficile per un’abitante dell’Africa sub sahariana impugnare come diritti fondamentali le lesioni, appunto, alle condizioni di vita, e non c’è una percezione comune collettiva, almeno fino ad oggi, del pericolo rappresentato per i diritti fondamentali alla vita e alla sopravvivenza dalla minaccia ai beni comuni . E’ una percezione che ancora non si è sviluppata e che quindi richiede che venga istituita una categoria nuova del pensiero giuridico e del pensiero politico. Accanto ai diritti fondamentali i beni fondamentali, sottratti al mercato ed alla disponibilità della politica. Il nostro codice civile conosce soltanto i beni patrimoniali. La definizione di bene che apre il libro sul diritto di proprietà si riferisce soltanto alle merci. Si sta viceversa acquistando la consapevolezza della necessità di tutelare i beni, per l’appunto, comuni che non siano merci.

Questi beni sono sempre gestiti, badate, non soltanto in natura ma anche nel pensiero giuridico, fin dal diritto romano vennero qualificati, l’aria e l’acqua, come res comunes omnium, come cose comuni, extra commercio, extra patrimonio, erano per l’appunto sottratte al mercato . A questi fa riferimento Adam Smith in un celebre passo  “Sulla ricchezza delle nazioni”. Sono i beni dotati del massimo valore d’uso e tuttavia non hanno valore di scambio perché sono accessibili a tutti, con l’acqua non si può comperare niente, contrariamente a molti beni che hanno un enorme valore di scambio, pensiamo ai diamanti, e hanno uno scarsissimo valore d’uso.

Ebbene le cose non stanno più così. A causa dello sviluppo capitalistico incontrollato, senza limiti e senza regole stiamo mettendo in pericolo questi beni vitali che non sono più beni di tutti. Lo sviluppo capitalistico sta distruggendo il pianeta, sta modificando gli equilibri ecologici, sta producendo desertificazioni e deforestazioni, sta distruggendo quei beni comuni vitali su cui si regge la sopravvivenza.

Quale è l’effetto di questi processi: che questi beni acquistano valore economico. Il paradosso è che si produce un doppio processo predatorio. Un capitalismo sfrenato dopo aver messo in pericolo, distrutto e devastato beni comuni riducendone, per l’appunto, la disponibilità per tutti, mette in atto un secondo processo predatorio e cioè pretende di privatizzarli, di sottoporli alla logica del mercato. Nel momento stesso in cui diventano scarsi, in cui abbiamo un miliardo di persone che sono prive dell’acqua potabile e dell’alimentazione di base e milioni di persone muoiono ogni anno per malattie infettive,  questi beni  dovrebbero essere assicurati a tutti . E viceversa vengono privatizzati, diventano merci. Allora di fronte a questi processi noi dobbiamo assumere la consapevolezza che è necessario un salto di civiltà. Cosa significa proteggere i beni comuni; che cosa significa la nostra battaglia  contro la privatizzazione dell’acqua, contro il nucleare. Significa sottrarre l’acqua e l’aria alle logiche del mercato. Significa, per l’appunto, trasformarli in beni fondamentali  e per farlo c’è una sola strada, ricordava il Calamida: il diritto, certamente, che è il frutto sempre di lotte.I diritti  non sono mai calati dall’alto. Sono il risultato di altrettante mobilitazioni e rivoluzioni operaie.

 Ma non basta prevedere per legge che questi beni siano sottratti al mercato; noi abbiamo nella nostra tradizione la figura dei beni demaniali, ebbene il demanio è tuttavia definito dal codice civile. Lo sappiamo bene, con la classe di governo che ci ritroviamo, come con facilità attraverso la legislazione si possono sdemanializzare i beni, si può privatizzare l’acqua, si possono privatizzare anche i beni che il codice civile elenca come demaniali, e c’è un solo modo per impedirlo, costituzionalizzare i beni comuni, costituzionalizzare i beni fondamentali nello stesso modo in cui sono stati costituzionalizzati i diritti fondamentali attraverso una costituzionalizzazione rigida, fondata su un nuovo patto di convivenza, come ad esempio indica l'apertura della carta dell’ONU. Dovremmo cominciare con una carta fondamentale globale noi che, appunto, nello spazio di una generazione stiamo distruggendo l’umanità, pattuiamo per il bene comune la sopravvivenza di tutti, l’intangibilità dei beni fondamentali, dei beni comuni, l’acqua e l’aria, attraverso una carta costituzionale dei beni comuni che escluda a qualunque maggioranza la possibilità di manomissione ; le costituzioni assolutamente rigide sono quelle che prevedono la non modificabilità e può esser prevista la rigidità assoluta per alcuni principi fondamentali. Questo è quanto avviene nelle costituzioni di ultima generazione dell’America latina e in parte è avvenuto anche per la costituzione tedesca. In Italia abbiamo soltanto la forma repubblicana che è esclusa dalle modifiche, ma occorre che di fronte alle aggressioni del mercato , il patto della convivenza  escluda in maniera  rigida, radicale, qualunque possibilità, ad opera di maggioranze contingenti di sdemanializzare alcuni beni che sono per l’appunto beni comuni, beni di tutti. Per cui  questi beni, pensiamo all’acqua, sono beni che la tradizione giuridica ha sempre considerato fuori dal mercato .Non soltanto perché accessibili a tutti, ma anche perché erano beni, appunto l’acqua e l’aria, che nessuno, fino a cinquanta o sessanta anni fa, pensava potessero diventare beni rari e preziosi. Questi beni non possono diventare merci perchè nel momento in cui la gente muore di sete oppure viene avvelenata dall’inquinamento dell’aria e dell’acqua, questi non hanno prezzo, il loro valore di scambio diventa gigantesco, il mercato può stabilire qualunque prezzo e non c’è la libertà della domanda perché sono beni vitali che siamo costretti tutti a comperare.

La mercificazione di questi beni è dunque l’ultima aggressione di uno sviluppo capitalistico selvaggio che può essere sottoposto a limiti e vincoli solo attraverso la costituzionalizzazione.

Io credo che  soltanto le lotte di massa sono in grado di imporre all’agenda politica la garanzia dei diritti e dei beni comuni, dei beni fondamentali. Purtroppo  la democrazia politica è spesso condizionata da spazi angusti e da tempi ristretti, i tempi delle scadenze elettorali, i tempi dei sondaggi, oltre ovviamente agli interessi pesantissimi che condizionano in maniera clamorosa, per esempio il nostro governo. Ma tutta la politica sempre, nelle democrazie nazionali e ancorate ai confini statali e ai tempi ristretti delle scadenze elettorali, e, dunque, non c’è un interesse politico dei partiti, non c’è un interesse politico nell’agenda quotidiana che viene misurata, purtroppo, nei sondaggi . Non c’è l’interesse ad assumere i beni comuni che richiedono i tempi lunghi, che richiedono  si pensi alle generazioni future. Dopo miliardi di anni che la terra si è sviluppata, nello spazio di due secoli, questa terra può diventare inabitabile e quindi c’è una miopia nella politica, purtroppo, che può essere superata soltanto da lotte  il più possibile globali .

La minaccia nucleare è una minaccia spaventosa perché noi dobbiamo essere consapevoli che in un mondo che ha 445 centrali nucleari il pericolo che qualcuna di queste esploda è quasi una certezza, almeno ogni trenta o quaranta anni, il problema delle scorie, il problema delle disattivazioni di questi mostri che resteranno, per l’appunto, sulla terra a tempo indeterminato producendo un inquinamento che può durare migliaia, decine di migliaia, e si parla anche di centinaia di migliaia di anni. Ebbene questo che è un pericolo può anche essere un’opportunità. Un’opportunità per rifondare la politica perché i beni comuni hanno questa straordinaria capacità di accomunare, hanno la straordinaria capacità di unificare.

Viviamo tutti nello stesso pianeta, questo è il principale bene comune. Viviamo tutti sulla stessa barca , distruggerla  è  contro l’interesse di tutti . Dunque può far parte della mobilitazione di massa  assumere i beni comuni come il fondamento, finalmente, di un interesse comune che è l’interesse dell’intera umanità .

Le politiche e la cultura dei beni comuni hanno a che fare non soltanto con l’uguaglianza , valore universale , ma anche con il futuro  e con la nostra stessa sopravvivenza.   

Luigi Ferrajoli


Ultimo aggiornamento : 16-06-2011 08:24

   
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