Home arrow Attualità politica arrow Libia - di Farid Adly

logo

Libia - di Farid Adly
(10 voti)
 

Scritto da Franco Calamida, 20-03-2011 10:14

Pagina vista : 3732

Favoriti : 411

Pubblicato in : Attualità politica, Attualità politica

Vi sono compagni  che "senza se e senza ma" ,  sono contrari ad ogni  intervento esterno  , perchè lo sbocco sarebbe inevitabilmente o un governo segnato dal fondamentalismo religioso
 o un moderno colonialismo delle multinazionali del petrolio o un regime militare non migliore del presente oppure sono contrari per principio. 
Non sono convinto , abituato a farmi una opinione nel confronto con altri compagni , non sono convinto  che la situazione sia assimilabile al kossovo , irak , afganistan . E non ho trovato argomenti del tutto convincenti . Vivo una contraddizione : ho la percezione delle gravi implicazioni dell'intervento militare , ma quando ho appreso dell'intervento ( no fly zone , con quel che seguirà ) ho pensato le stesse cose dei ribelli libici : "meno male , era ora ". 
Sono perplesso , e non sono il solo . Perchè escludere che i giovani che hanno fatto la rivoluzione non possano offrire una prospettiva democratica al loro paese : chiedono libertà e lavoro .  E se il criterio seguito  è : tanto la rivoluzione finirà in direzione opposta alle aspettative , bhe!  allora vale anche per la rivoluzione francese e quella sovietica. E non se ne fanno più . Lasciarli soli , questi giovani , equivale ad una condanna alla sconfitta e alla più brutale repressione. Nulla di definitivo , nel mio giudizio , ma non ci si salva con il pacifismo per principio . Il mio pacifismo , credo , non è una questione di principio .
 
In questo articolo Farid Adly , libico , giornalista di radiopopolare , porta alcuni giudizi e informazioni che possone esere utili .

Franco Calamida

[Un approfondito dibattito sulla Libia sarebbe molto interessante] se non fosse in corso la tragedia di un popolo che viene ucciso ogni giorno, nelle piazze delle città libiche e nelle piazze d’affari del mondo industrializzato. […] Prima di tutto, quella in corso non è una guerra civile; lo potrà diventare in futuro, ma adesso è una resistenza popolare contro un tiranno, la sua famiglia, i miliziani e mercenari. È paragonabile alla resistenza italiana contro il fascismo mussoliniano. […] Fondare [sull’apparizione di alcune bandiere monarchiche] una critica ai giovani libici che hanno affrontato a petto nudo le mitragliatrici dei miliziani e mercenari di Gheddafi, è di una ingenerosità disarmante. Non si nega l’esistenza di piani internazionali per mettere le mani sul petrolio della Libia, ma la rivoluzione libica del 17 febbraio 2011 non è guidata da fantocci dell’imperialismo, bensì da giovani e democratici che hanno una storia nel paese. La caduta del muro della paura, dopo le esperienze di Tunisia ed Egitto, li ha portati ad alzare la testa contro la tirannia. Se non mettiamo al centro dell’attenzione questo grido di libertà, che nasce dal basso, non capiremo nulla dai moti di rivolta che stanno caratterizzando la lotta dei paesi arabi contro le cariatidi al potere da troppi anni.
La seconda questione riguarda il Gheddafi socialista. Le tesi sul cosiddetto socialismo arabo hanno imperversato negli anni Cinquanta e Sessanta, al momento del riscatto nasserian-baathista di Egitto e Iraq. Queste interessanti esperienze di borghesia nazionale del sud del mondo sono state, solo per necessità, anti-imperialiste nella prima fase del loro sviluppo. In Iraq, Egitto e Siria di quegli anni, i comunisti e i socialisti sinceri sono stati perseguitati e repressi. Quelle esperienze di colpi di stato hanno dato frutti positivi sul piano sociale, ma solo nella prima fase del loro sviluppo.
La tendenza verticistica e la mancanza di una legittimità democratica, da una parte, e l’attacco dei paesi occidentali alleati di Israele dall’altra [nel 1956 e 1967] hanno reso questi nuovi regimi delle oligarchie militari che nulla hanno a che fare con l’idea di una giusta distribuzione della ricchezza nazionale e dello sviluppo sociale e culturale dell’essere umano, base di ogni esperienza socialista.
Gheddafi arriva dopo, nel 1969. La «spinta propulsiva» del golpe militare contro il vecchio re Idriss è finita molto presto. Già nel 1973 della rivoluzione degli ufficiali liberi non c’era più nulla, se non la spietata repressione di ogni dissenso. Le forche all’Università, l’allontanamento dei compagni d’armi, la cancellazione di ogni forma d’opposizione, il divieto dei sindacati, l’annullamento di ogni azione indipendente della società civile, l’uccisione degli oppositori all’estero (l’Italia è stata un teatro prediletto per azioni terroristiche) e le operazioni militari contro civili che protestavano pacificamente contro le volontà del tiranno (tra l’altro a Derna e Bengasi negli anni ’80 e ’90), il massacro di Abu Selim (26 giugno 1996), sono esempi di questo dominio di una nuova classe dirigente che si è ridotta di fatto alla famiglia di Gheddafi e a una piccola cerchia di suoi seguaci.
La corruzione imperante e il dominio totale dei servizi segreti sulla vita quotidiana dei cittadini sono alla base di un regime che ha sperperato le ricchezze del paese non per costruire una Libia moderna, capace di creare occupazione e prosperità per il popolo, ma per comperare le coscienze, conquistare l’appoggio di altri dittatori, in impossibili e perdenti guerre  africane (Uganda, Ciad…) e nel lusso per i suoi figli e adepti. La Libia è un paese ricco, ma i libici sono poveri. […] Non credo che Gheddafi rappresenti una continuazione dell’esperienza non allineata di Nasser. Nasser è morto povero e suo figlio non ha ereditato nessun ruolo politico. Qui invece abbiamo la ricchezza petrolifera del paese, considerata come proprietà privata della famiglia, e il potere jamahiriano ridotto a una ridicola monarchia. Considerare Gheddafi come parte di quel mondo che si è incamminato nel solco del nobile esperimento dei «Non Allineati» è stato un errore di valutazione.
[...] Anch’io, come molti giovani libici di allora, ho occupato il Consolato libico a Milano e ho distrutto la gigantografia di re Idriss. Ma già nel 1973 l’Unione generale degli studenti libici che guidavo ha occupato l’ambasciata libica a Roma, per protesta contro l’impiccagione nell’atrio dell’Università di Bengasi (per di più senza processo) degli studenti che chiedevano libertà e rappresentanza. La sinistra libica è stata cancellata con uccisioni e detenzioni e in alcuni casi con la compravendita delle coscienze, nel più totale silenzio. È stata anche colpa nostra, perché non siamo stati capaci di comunicare e tessere relazioni e abbiamo vissuto l’azione di opposizione in forme organizzative frammentarie.
[…] Gheddafi ha sbandierato il vessillo dell’anti-imperialismo e dell’anti-colonialismo, ma sotto il tavolo ha barattato la propria salvezza personale con accordi che hanno aperto la Libia al saccheggio dei paesi ricchi. Siamo consapevoli che il petrolio fa gola a molti. E per questo siamo contrari a ogni intervento militare esterno. L’opposizione ha chiesto una «No Fly Zone» per impedire l’uso dell’aeronautica da parte del colonnello Gli uomini che formano il governo provvisorio di salute pubblica sono persone che conosco personalmente e sono serie e fidate. Non sono secessionisti né fondamentalisti. La matrice democratica che li spinge a ribellarsi al tiranno è fuori discussione. Non dar loro ascolto sarebbe un grave errore da parte della sinistra italiana e dell’Italia democratica tutta.
 
Farid Adly 

Ultimo aggiornamento : 20-03-2011 10:24

   
Cita questo articolo nel tuo sito web
Preferiti
Stampa
Invia ad un amico
Articoli correlati
Salva in del.icio.us

Commenti utenti  File RSS dei commenti
 

Valuazione utenti

 


Aggiungi il tuo commento
Solo gli utenti possono commentare un'articolo.

Nessun commento postato



mXcomment 1.0.9 © 2007-2018 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved
< Prec.   Pros. >
Notizie - Attualità politica
La marcia mondiale per la pace
la marcia mondiale per la pace partirà dalla Nuova Zelanda il 2 ottobre 2009. Passerà per Milano il 10 novembre 2009. Mi sembra una occasione da non perdere per una grande iniziativa unitaria, almeno per una volta senza polemiche casareccie. La marcia per la pace è già un grande movimento mondiale. La mail che ho ricevuto e che riporto di seguito lo dimostra.
Leggi tutto...
 

Newsletter

Tieniti aggiornato con le news della Sinistra di Milano
La Sinistra in Zona - Milano


Ricevi HTML?

Feed RSS

Come fruire di un feed RSS
Sottoscriviti a questo Feed