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Unità a sinistra - M.G.Meriggi
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Scritto da Franco Calamida, 18-12-2010 16:44

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Di seguito l'intervento che ho inviato per l'assemblea dei firmatari dell'appello unitario che si è tenuta venerdì.  Maria Grazia Meriggi.






>>
>> Quando l'appello a cui ho aderito convintamente è stato scritto eravamo alle soglie della grande offensiva di Marchionne, il suo ridisegno strategico dellle relazioni industriali, la crisi politica si andava delineando, non si erano ancora tenuti i congressi di SeL e FdS, ma già c'erano i presupposti per comprendere che la maggior parte delle politiche sociali, redistributive e industriali dei governi nazionali erano imposte dalle direttive del Consiglio d'Europa. In questo senso rimando alle osservazioni dei rappresentanti della Linke, di Nicola Nicolosi e di Augusto Rocchi al convegno svoltosi a Milano il 10 dicembre. Purtroppo questi problemi sono ancora nonostante tutto confinati all'attenzione degli esperti e invece sempre più incombono sulla vita quotidiana di noi tutti.
>> Per quello che invece riguarda le nostre - modeste - forze mi sento di fare un lungo passo indietro. Riflettendo sulla scissione che nel '98 ha coinvolto alcune delle forze che oggi sono in campo mi pare che allora si è persa davvero l'occasione di riconciliare le più vitali tradizioni del socialismo e del comunismo novecenteschi e soprattutto di offrire una casa, un approdo a una parte consistente dello straordinario collettivo che ancora in tanti casi era rappresentato dal Pci, dalle sue sezioni, dai suoi dirigenti periferici e militanti. Lo penso adesso, da iscritta a Rifo, come lo pensavo allora da simpatizzante ed elettrice. Dopo 12 anni si è accentuata la frammentazione delle condizioni del mondo del lavoro, un'intera generazione conosce solo la precarietà e ignora la trincea rappresentata dallo stato sociale e la più totale opacità si è formata fra politica e società. Il risultato del 40% di No a Pomigliano, straordinario tanto più se si pensa alla giovinezza di tanti di quei lavoratori, privi di "storie alle spalle" e  immersi in un tessuto sociale difficile e con pochissime alternative di lavoro è un successo della lunga e paziente opera della Fiom e anche di tanti compagni della Cgil ma nessuno di noi si è mai fatto un'idea precisa di quali scelte politiche corrispondano a quel voto di dignità. E anche le migliaia di uomini e donne della manifestazione del 16 ottobre non hanno un referente politico. Con questa coscienza abbiamo amaramente imparato a convivere e come ha giustamente osservato di recente Giovanni De Luna in un'intervista al Manifesto il risveglio sociale di questi mesi nonostante le generose speranze ha trovato delle istituzioni assolutamente sorde come la piazza e il parlamento hanno  mostrato con accecante evidenza il 14. E' vero anche in Francia ma lì nonostante tutto il PS non si dichiara equidistante fra lavoratori e imprenditori: un Calearo non avrebbe potuto essere presentato né dal PS né dalla SPD e una comunicazione in quei paesi è forse ancora possibile, nonostante l'altissimo e crescente livello dell'astensionismo, fra politica e società. Io credo che la posizione assunta nei riguardi della devastazione delle relazioni industriali che si riassume nella  Newco dovrebbe rappresentare la discriminante politica per i programmi e anche per le alleanze. Ma come fare politica a queste condizioni? Lo domando ai dirigenti che hanno firmato l'appello e che sono in grado di pesare sulle scelte delle diverse organizzazioni.
>> Infatti gli attacchi, le continue dichiarazioni contradittorie, le imboscate  e le scissioni di questi mesi ci dicono - non c'è bisogno di essere scienziati della politica per vederlo, basta il buon senso - che la transizione italiana è ancora in corso e le formazioni in cui si distribuiscono militanti e  dirigenti della sinistra sono probabilmente ancora provvisori.
>> Senza avanzare analogie sempre antistoriche ma anche per fare un pò il mio mestiere: sto studiando le relazioni internazionali dei lavoratori nel periodo in cui non c'è un'Internazionale. Oltre a interessanti costanti - la preoccupazione del governo del mercato del lavoro, una specie di costante oscillazione fra xenofobia e internazionalismo - si osserva che gli organizzatori che hanno tenuto insieme quelle preziose reti non sono quasi mai stati dirigenti dei partiti socialisti di fine secolo e del primo decennio del novecento, grandi e solide organizzazioni di massa. Ma la loro opera non è stata inutile come non lo è il nostro lavoro. Sono sempre più convinta che alla mia  generazione, come a quella dei quarantenni, toccherà il destino di Mosé, non entreremo nella terra promessa di una rinnovata sinistra di massa , non vi pianteremo vigne né vi coglieremo miele. Ma i nostri sforzi per la traversata del deserto non saranno stati inutili e in questo sforzo siamo tutti insieme, fondamentalmente allo stesso livello di utilità parziale. Anche se credo profondamente nelle ragioni di Rifo e della FdS.
>> L'offensiva unitaria di Rifo verso SeL - scendo qui nel dibattito direttamente elettorale magari modesto ma diretto - ha fin qui avuto delle risonanze di quello che nella tradizione comunista della III Internazionale si chiamava Fronte unico dal basso: un'offensiva unitaria volta a mettere in contraddizione i dirigenti e i militanti delle forze moderate del movimento operaio. La mancata risposta di Vendola al quale la proposta era fatta personalmente si apre a varie ipotesi anche amare e critiche che non sono tanto importanti. Ma mettono in evidenza ancor di più la candidatura del dirigente di SeL a farsi protagonista della ristritturazione dell'intera sinistra. Con una sfumatura di malafede, questi attribuisce a non precisate forze di sinistra una specie di culto  paralizzante delle memorie rivoluzionarie. Affermazione ingenerosa: tutti e tutte sappiamo - credo - che non si va da nessuna parte senza i tanti compagni e compagne che restano nel PD o lo votano considerandolo l'erede - magari degenere - di quel che resta del Pci o comunque una proposta che possa dare - è l'opinione di non pochi anche giovani dirigenti della Cgil - una qualche sponda istituzionale. Il problema è se le primarie e l'evocazione di una retorica popolare con simpatie classiste - ho scritto popolare e non populista - bastino a far adottare al corpo del centro sinistra alcuni impegni fondamentali quali: l'abrogazione del collegato lavoro senza se e senza ma, la difesa intransigente dello statuto dei lavoratori, e del diritto del lavoro che ne discende, la riaffermazione del contratto nazionale, una politica fiscale incisiva e la patrimoniale - chiesti da Susanna Camusso - e una scrittura ex novo di forme di passaggio garantito a forme di contratto a tempo indeterminato nel rispetto della libertà della contrattazione. L'abrogazione della Gelmini se per caso sciagurato dovesse passare e l'apertura di una consultazione sulla riforma di scuola e università con le "parti sociali" interessate.  Come le primarie e la mozione degli affetti possano imporre a una coalizione  dai confini poco chiari degli impegni in questo senso - a cui si dovrebbe aggiungere almeno una discussione approfondita sulla proposta lanciata ma non precisata di Landini sul reddito di cittadinanza come trincea difensiva contro il dumping salariale - non riesco proprio a capirlo.
>> Allora secondo l'esperienza di circa  duecento anni di movimento politico dei lavoratori i programmi si impongono con dei rapporti di forza favorevoli. Possibili solo con l'azione di una forza organizzata ANCHE nelle forme tradizionali dell'insediamento territoriale e SOPRATTUTTO nei luoghi di lavoro. In questo senso la proposta di Alfonso Gianni di alcuni mesi fa, assemblee per chiarire e mettere a fuoco punti programmatici irrinunciabili, potrebbe riaprire la speranza di una ipotesi di alleanze non solo elettorali fra le diverse forze della sinistra non disposte a governare con qualsiasi programma ma anche coscienti che il problema schiacciante dei condizionamenti europei e della necessità di cambiarne i parametri ha bisogno anche di un'autorevolezza di governo.
>> Sono solo pensieri e preoccupazioni ma spero che possano suscitare qualche riflessione. buon lavoro

Maria Grazia Meriggi

Ultimo aggiornamento : 18-12-2010 16:44

   
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