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68 e dintorni di Vittorio Bellavite.
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Scritto da Franco Calamida, 21-07-2018 22:57

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, CUB 1969


L' esperienza di Vittorio Bellavite è di particolare interesse. I cattolici che fecero " la scelta socialista" svolsero in molte realtà un ruolo di rilievo ed ebbero una influenza , per valori e idee , assai significativa . Basti pensare a Don Milani e al "nuovo sindacalismo" che nacque in quegli anni.

 

Sessantotto e dintorni

Ho letto gli interventi di Emilio Molinari, Marco Revelli e Stefano Levi sul sessantotto. Interessanti, stimolanti. La discussione durerà a lungo, a quanto pare. Per alcuni può andare bene per le difficoltà di parlare del presente, per altri  sarà il ricordo di un periodo in cui veramente si credeva e si militava e ciò dava senso all’esistenza anche individuale. Riflettendo  di prima battuta e salvo ragionamenti più densi mi pare che si potrebbe anche dire “Ritorniamo alla storia” oppure “Torniamo alla storia”. Cioè cerchiamo di ricordare e di capire quale era la situazione nella sua complessità senza semplificazioni facili o giornalistiche. Non tutto era sempre o tutto bianco o tutto nero. Tante cose si intrecciavano, si contraddicevano, emergevano e poi magari scomparivano, evidentemente avevano scarse radici. Gli elementi positivi di tante mobilitazioni, di tanti discorsi , a partire da un punto di vista progressista, erano accompagnati  anche da elementi meno positivi. Faccio un elenco senza priorità: L’ambientalismo era ancora ai primissimi passi, il terrore della guerra nucleare era incombente,  le organizzazioni extraparlamentari  che nacquero nel ’68 ignoravano e snobbavano la Costituzione ed erano organizzate in modo molto gerarchico, il partito socialista al governo aveva posizioni che ora si direbbero  di sinistra, Il mito dell’insurrezione  rivoluzionaria era diffuso, la rivoluzione culturale in Cina era condivisa senza discussioni ( la realtà non arrivava o non la si voleva conoscere), la vecchia struttura organizzata degli studenti  scomparve in pochi mesi, si usava il ciclostile e le comunicazione alternativa era faticosa, il vissuto  esistenziale e famigliare del militante era poco rispettato perché assorbito nell’azione collettiva, la convinzione che la religione fosse ormai in una fase di decadenza inevitabile,  i ruoli femminili erano ancora subalterni, il pericolo e la realtà dei servizi segreti e del nuovo fascismo  emersero lentamente. E via di questo passo. A fronte di ciò il ‘68”bello” , quello che ricordiamo facilmente:  anzittutto la mobilitazione contro la guerra in Vietnam, le fabbriche, gli scioperi e i nuovi contratti, l’inizio di una riflessione vivace nei confronti dei sistemi gerarchici (scuole, caserme, luoghi di lavoro, famiglia anche). E via di questo passo. Iniziano delle dinamiche che si svilupperanno negli anni settanta. Per esempio la pratica di fare politica in iniziative non di partito ma nelle associazioni di volontariato, della cooperazione internazionale, nell’editoria,   inizia il protagonismo femminile ecc…

Poi la storia è fatta di tante microstorie, individuali o collettive che servono, in maggiore o minore misura,  alla “storia” . La mia storia personale è stata, mi sembra,  interessante. E’ stata quella di chi  ha partecipato, con il consueto livello di militanza di quei tempi, al superamento del monolitismo del mondo cattolico. Venivamo dall’Azione Cattolica, dalle Acli, dall’Università cattolica ecc …Non accettavamo che tutto continuasse come prima quando invece il Concilio Vaticano II (’62-’65) aveva a sorpresa cercato di iniziare un profondo rinnovamento della Chiesa trainato dai vescovi europei , mentre invece i vescovi italiani, nella loro larga maggioranza, avevano opposto una forte resistenza. La disobbedienza entrò in un certo numero di strutture cattoliche, nei seminari, nelle parrocchie. Io lavoravo all’Ufficio Studi nazionale delle Acli come esperto delle questioni legislative  e partecipai al percorso che portò questa associazione a fare una “scelta socialista” (a quel tempo significava scelta di sinistra rompendo l’unità politica dei cattolici). Nacque un dissenso teologico che si trasformò in dissenso organizzativo. Oltre al Concilio i nostri maestri erano don Milani, Giorgio La Pira , padre Balducci, Giulio Girardi. Fu un ’68 “cattolico” che non ebbe ricadute politiche nell’immediato.  Il tentativo fatto  nel 1972 con la costituzione del Movimento Politico dei Lavoratori fallì.  Ma circolarono culture diverse tra i cattolici, si poteva dissentire (a fatica); iniziò una lenta circolazione critica  nelle coscienze   di molti  cattolici militanti e lentamente tutto non fu più come prima.   L’unità politica dei cattolici iniziò a non essere più considerata vincolante e i referendum del 1974 e del 1981 misero in luce una situazione nuova.

Prima la separatezza tra il mondo comunista e di sinistra e quello cattolico era forte. Iniziò ad allentarsi in fabbrica con l’unità d’azione e poi con la proposta di unità sindacale. Anche in politica iniziò un nuovo rapporto con la cultura marxista da parte di chi aveva vissuto un ’68 cattolico. Quanti testi, convegni e incontri per ragionare come si poteva convergere con reciproci arricchimenti e senza lasciare le proprie passioni ideali e , per noi, la nostra fede nell’Evangelo! Questo ’68 fu anche una riscoperta delle nuove dimensioni della laicità nella società e nelle istituzioni. Tutta la storia degli anni settanta ha radici, magari solo iniziali,  nel ’68. Quanti nuovi rapporti personali fecero la ricchezza di questo percorso. Riscopriamo la complessità di questa nostra  storia. Non ideologizziamo il sessantotto.

Vittorio Bellavite

8 luglio 2018

 

 


Ultimo aggiornamento : 21-07-2018 23:01

   
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