Edoarda Bai: il mio 68 - Non tutto è perduto.
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Scritto da Franco Calamida, 10-07-2018 14:05

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, CUB 1969

Riporto questo intervento , che positivamannte, si confronta con altri.
L' obiettivo è proprio quello di mantenere relazioni ( non solo personali , che ci
sono già con molti/e di quanti intervengono e sono solidissime e di per se sono
un portato positivo del 68/69 ) ma quelle che possono essere definite
" intreccio tra personale e politico" , che non  separano le due dimensioni.
Le fanno convivere. Questo è il contributo , certo no risolutivo ,
ad un progetto di trasformazione sociale ( definizione assolutamente generica ) ancora
segnata dall' universalismo e dai valori costituzionali.
Il 68/69 fu evento straordinario e mondiale . Soggetto a critiche ,
ovviamente, anche le più drastiche , ma non rimovibile , come sta accadendo
o riducibile a laboratorio di violenza di massa. E dipende anche da noi. franco calamda.

 

 

Non sono mai stato interno a qualche gruppo politico nato nel 68; piuttosto li ho frequentati tutti senza veramente appartenere a nessuno.

Il mio punto di vista appartiene perciò più al “movimento” e agli interventi nelle aziende, prima come studente e poi come medico.

Condivido il punto di vista di Molinari: è stato un periodo di mobilitazione di differenti classi sociali, che non si sono veramente associate mai, con differenti obiettivi e metodi di lotta.

Come conciliare infatti parole d’ordine come quelle di Lotta Continua divenute popolari :  “cosa vogliamo? tutto. Quando? subito.”  Con le lotte dei lavoratori per la conquista di migliori salari e migliori condizioni di lavoro?

Il movimento femminista, sorto nella fase ormai calante della mobilitazione operaia, spesso ha contraddetto, se non si è apertamente contraddetto, il riferimento al mondo del lavoro.

Erano epoche in cui si poteva pensare che lo sviluppo potesse comportare una liberazione dal lavoro e dai rapporti personali segnati da rapporti di potere.

La conquista di nuovi diritti civili ha lasciato una impronta indelebile; sotto questo aspetto, ha ragione Molinari, il movimento ha vinto.Ha vinto soprattutto la piccola borghesia radicalizzata.

Diversamente è andata per il movimento operaio. Conquiste come la diminuzione della forbice salariale, il Servizio Sanitario Nazionale, il diritto all’istruzione (le 150ore), alla libertà di parola e di opinione anche in fabbrica, il diritto di indagare sulle condizioni di lavoro, lo statuto dei lavoratori sono state ridotte a fantasmi del passato e sterilizzati. Ma non del tutto.

La legge 300 è stata “aggiornata dal decreto 92, del 2012, ma alcuni diritti rimangono in piedi, ad esempio quello della giusta causa per i licenziamenti, anche se recentemente la riassunzione è sostituita dalla compensazione monetaria; la legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale è stata abolita e sostituita dal decreto legislativo 502 del 1992, ma le famigerate mutue non sono ritornate, anche se il Servizio Sanitario Nazionale è in sostanza privatizzato e le unità Sanitarie Locali sono oggi sostituite dalle Aziende di Tutela della Salute (ATS).

La lotta contro la nocività in fabbrica è entrata in conflitto con il movimento ambientalista, che troppo spesso ignora le ragioni degli operai, nella dicotomia difesa del lavoro/lotta all’inquinamento. Il trionfo, nel mondo intero, della scuola di Chicago, e della teoria neoliberista del Trickle down ha seppellito le ambizioni del movimento operaio sul tema dell’egualitarismo insieme all’obiettivo del limite zero per le esposizioni potenzialmente nocive.

L’ordine è stato restaurato, ai Consigli di Fabbrica eletti si lista bianca e ai gruppi operai omogenei si sostituiscono organismi indicati dai sindacati; appena nata, l’unità sindacale fra CGIL-CISL e UIL si frantuma; nascono i sindacati di base.

Eppure qualcosa è rimasto dei cambiamenti indotti dalle lotte operaie del 68/69, sia sul piano teorico che su quello pratico.

Nel 1965 apparve a cura dei sindacati torinesi, un opuscolo dal titolo: la nocività si elimina, la salute non si paga. E’ il lancio, ambizioso, di un nuovo metodo di indagine sulla nocività di fabbrica, che parte dalla constatazione che la scienza non è neutrale, ma obbedisce ai comandi del capitale e condiziona lo sviluppo delle conoscenze alle necessità della produzione di beni commerciabili, sia materiali che immateriali. Perciò si consolida un nuovo rapporto fra medici, tecnici e operai, basato sulla non delega. L’analisi della nocività parte dalla soggettività dei lavoratori, soggettività collettiva, non del singolo, cioè del gruppo operaio. La organizzazione del lavoro deve essere accettata da chi lavora, attraverso la validazione consensuale. La prevenzione prevale sulla diagnosi e cura; la figura del medico di fabbrica perde rilievo; l’analisi dei rischi genera piattaforme sindacali atte ad ottenere miglioramenti ambientali attraversi la contrattazione sostenuta dagli scioperi, anche imponenti. L’articolo 10 dello Statuto dei lavoratori sancisce il diritto di avere tecnici di parte che possano analizzare, coi lavoratori, i vari cicli di lavoro, con la possibilità di entrare in azienda per verificare le condizioni ambientali e l’organizzazione di fabbrica.

I frutti di questo metodo sono clamorosi, e si evidenziano a partire dai primi anni 70. La nocività viene abbattuta a livelli prima impensabili. Le concentrazioni dei tossici in aria diminuisce di due ordini di grandezza. Il lavoro a catena, il cottimo e i turni notturni subiscono un importante ridimensionamento.

La Clinica del Lavoro è controllata da un collettivo di lavoratori; la facoltà di statistica medica, diretta da Maccacaro è al servizio dei lavoratori; nasce la rivista Sapere che riporta le indagini operaie. Viene fondata Medicina Democratica. Sarebbe lungo analizzare la storia di queste indagini; basti qui citarne alcune: SLOI di Trento (piombo tetraetile): Eternit di Casale (amianto) Me di Marghera (cloruro di vinile monomero); Acna di Cengio, Acna di Cesano Maderno (Amine aromatiche);

Icmesa di Seveso.

La novità di questo approccio consiste nel fatto che viene recuperata la vera organizzazione del lavoro, sempre differente da quella teoricamente organizzata dalla direzione, perché viene aggiustata per renderla praticabile. Nella differenza fra organizzazione teorica (che nasconde i pericoli presenti) e e pratica svela il rischio.

Da tutto questo nascono conquiste, ancora oggi non completamente smantellate.

Nascono le USL(Unità Sanitarie Locali), oggi riorganizzate in Aziende Tutela della Salute (ATS) e nell’ARPA. Nate come un unico organismo, e come enti di parte dei lavoratori, sostenute anche dalla magistratura (i lavoratori sono creditori dei salute, le aziende sono debitrici, quindi è logico che un Ente di controllo sia di parte). Oggi il controllo dell’ambiente è separato da quello degli ambienti di lavoro e gli Enti pubblici sono ridefiniti come imparziali ed equidistanti da lavoratori e aziende, ma comunque, per la prima volta in Italia, c’è spazio per la prevenzione e non soltanto per la diagnosi e cura.

Sul piano delle tutele, è rimasto il principio del licenziamento per giusta causa, anche se ridimensionato, perché la riassunzione viene sostituita con un compenso monetario.

Si apre la stagione dei grandi processi, anche in questo caso con una crescente influenza dei nuovi rapporti di potere, che troppo spesso portano ad assoluzioni ingiustificate. Un tempo però questi processi non sarebbero nemmeno cominciati.

 

In conclusione, credo che il 68/69 abbia cambiato enormemente le condizioni di lavoro in fabbrica; d’altronde i rapporti di forza, in fase di espansione produttiva, sono favorevoli agli operai.

Il mondo è cambiato, i rapporti di forza si sono rovesciati; ciò non vuol dire che gli operai non contano più (come troppo spesso si sente dire). Al contrario, con lo sviluppo dei paesi asiatici la forza lavoro  è oggi più numerosa di un tempo; soltanto, a miglioramenti in quei paesi corrisponde una perdita di potere e un peggioramento delle condizioni di vita nel nostro. Non per questo le conquiste di un tempo sono del tutto scomparse; come ben descritto da Marx, in tempo di crisi di sovrapproduzione i rapporti di forza cambiano e la borghesia riconquista terreno.

Alcune conquiste sono rimaste però, anche se ridimensionate nei ruoli e nell’efficacia.

Bai Edoardo

 

Ultimo aggiornamento : 10-07-2018 14:07

   
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