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Lula libero. Manifesto di 300 intellettuali.
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Scritto da Franco Calamida, 19-06-2018 15:47

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Pubblicato in : Attualità politica, Attualità politica

Lula Da Silva è un prigioniero politico : riportiamo un manifesto firmato da 300 intellettuali.

Diamo voce e attenzione e impegno alla campagna : Lula Libero. franco calamida.

 

LULA DA SILVA È UN PRIGIONIERO POLITICO

LULA LIVRE

MANIFESTO DI 300 INTELLETTUALI E ACCADEMICI DEL MONDO INTERO

Tariq Ali, Noam Chomsky, Angela Davis, Leonardo Padura, Thomas Piketty, Slavoj Žižek e altri intellettuali firmano il manifesto denunciando l'arresto politico dell'ex-presidente.


Trecento accademici e intellettuali hanno lanciato nell'ultimo fine settimana di maggio un manifesto intitolato   “Lula da Silva è un prigioniero politico. Lula Livre!”. La petizione discute dettagliatamente la natura arbitraria del processo condotto dal giudice federale   Sérgio Moro contro Lula e afferma che l'ex-presidente è un prigioniero politico. Il documento dice che la comunità internazionale deve trattarlo come tale e chiede la sua immediata liberazione.

Il documento è aperto alle adesioni di altri intellettuali e accademici nel sitechange.org

La petizione dichiara che "gli abusi del potere giudiziario contro Lula da Silva rappresentano una forma di persecuzione politica mascherata con un'apparenza di legalità. La detenzione di Lula rappresenta una macchia per la democrazia brasiliana. I difensori della democrazia e della giustizia sociale in Oriente e Occidente, nel Nord e nel Sud del globo, devono unirsi in un movimento mondiale per esigere la liberazione di Lula da Silva.”

Il manifesto sostenuto da giuristi conosciuti a livello mondiale come Karl Klare, Friedrich Müller, António José Avelãs Nunes e Jonathan Simon è appoggiato anche da eminenti studiosi che lavorano sul potere e sulla persecuzione giudiziaria (Lawfare), come John Comaroff, Eve Darian-Smith, Tamar Herzog e Elizabeth Mertz.

La petizione è stata firmata anche da famosi intellettuali come: Tariq Ali, Robert Brenner, Wendy Brown, Noam Chomsky, Angela Davis, Axel Honneth, Fredric R. Jameson, Leonardo Padura, Carole Pateman, Thomas Piketty, Boaventura de Sousa Santos e Slavoj Žižek. e da sociologi importanti come Fred Block, Mark Blyth, Michael Burawoy, Peter Evans, Neil Fligstein, Marion Fourcade, Frances Fox Piven, Michael Heinrich, Michael Löwy, Laura Nader, Erik Olin Wright, Dylan Riley, Ananya Roy, Wolfgang Streeck, Göran Therborn, Michael J. Watts e Suzi Weissman

Qui sotto il manifesto

Lula da Silva è un prigioniero politico. Lula libero!

Manifestiamo qui la nostra profonda preoccupazione per le circostanze nelle quali l'ex-presidente brasiliano Lula da Silva è stato giudicato e arrestato. E' chiaro che Lula  da Silva è stato vittina di una guerra giuridica (Lawfare), ossia, di un abuso del potere giudiziario a fini politici. Pertanto, la comunità internazionale deve considerarlo e trattarlo come un prigioniero politico.

Il processo a Lula è stato condotto come parte della cosiddetta Operazione Lava Jato, una inchiesta su pagamenti di tangenti a dirigenti della Petrobrás e politici, alcuni dei quali sono avvenuti mentre Lula era presidente. Anche se i critici affermano che "Lula doveva sapere" o che "Lula deve averci guadagnato qualcosa", non ci sono prove. Secondo la legge brasiliana, la corruzione è una relazione di scambio. Per condannare Lula per corruzione, il Pubblico Ministero dovrebbe provare che lui ha partecipato alle frodi e/o ha ricevuto beni o valori in cambio di questi atti illeciti.

 Nel 2016, Lula è stato accusato di aver ricevuto un modesto appartamento dalla OAS, una delle aziende contrattate dalla  Petrobrás coinvolte nello schema di corruzione. Tuttavia, non ci sono conversazioni telefoniche registrate, transazioni bancarie, trasferimenti di fondi o titoli di proprietà su cui si possano basare le accuse contro Lula. Lula non ha mai utilizzato nè tratto benefici da quell'appartamento. Ancora più incredibile, più tardi è stata diffusa l'informazione che lo stesso appartamento sarebbe stato dato come garanzia dalla OAS in una transazione di un prestito di lungo periodo nonostante l'accusa fosse che Lula era padrone di quell'immobile.

La mancanza di prove incriminatorie non è stata presa in considerazione da Sergio Moro, il giudice responsabile dell'inchiesta su Lula. Moro ha basato la sua decisione sulla "collaborazione informale" (neanche una vera e propria delazione premiata) di  Leo Pinheiro, proprietario della OAS. Pinheiro era già stato condannato a 26 anni di prigione quando ha deciso di "collaborare" e coinvolgere Lula. Egli ha affermato che l'appartamento era "destinato" a Lula, una accusa che contraddice altre 73 deposizioni, ma che è stata considerata sufficiente dal giudice Moro a condannare  Lula da Silva. La condanna di Pinheiro, invece, è stata ridotta a tre anni e gli è stato concesso il regime semiaperto.

Oltre a non provare che Lula era proprietario dell'appartamento, il Pubblico Ministero non ha potuto indicare nessuna azione o omissione specifica che Lula abbia compiuto per beneficiare la OAS. Lula era stato accusato di aver favorito questa impresa con tre contratti di fornitura alla Petrobrás. Dopo mesi di indagini nessuna prova materiale in questa direzione è stata trovata. Moro quindi ha condannato Lula per aver praticato "atti indeterminati di corruzione", che avrebbero beneficiato la OAS. Questa categorizzazione capovolge l'onere della prova e la presunzione di innocenza e semplicemente non esiste nel sistema giuridico brasiliano.

Inavvertitamente, lo stesso giudice Moro ha ammesso che non aveva giurisdizione sul caso Lula. Nel giudicare un ricorso presentato dalla difesa ha dichiarato che "non ha mai affermato....che i valori ottenuti dalla Ditta Costruttrice OAS nei contratti con la Petrobrás siano stati utilizzati per pagare indebiti favori all'ex-Presidente". Se il caso non ha relazione con la corruzione della Petrobrás, non avrebbe dovuto essere giudicato da Moro.

In termini più semplici, si può dire che, nel processo di Lula, il magistrato ha scelto il colpevole e, agendo come investigatore, promotore e giudice, lo ha condannato per aver commesso "atti d'ufficio indeterminati di corruzione". Tale sentenza, per come è scritta, non trova sostegno legale e costituzionale, anche secondo le norme brasiliane, visto che si riferisce a "atti indeterminati". Una sentenza che si riferisce a crimini "indeterminati" non regge di fronte a qualsiasi valutazione giuridica logica e ragionevole, essendo totalmente kafkiana. Inoltre, il riferimento a "atti d'ufficio" è irreale poichè le accuse infondate che hanno motivato la sentenza di Moro si riferiscono a una narrazione che comincia nel 2013, molto dopo che Lula aveva lasciato l'incarico.

 La guerra giuridica contro Lula includeva anche tattiche per mantenere il suo caso sotto la giurisdizione di Moro a qualsiasi costo. Nel marzo del 2016, Maro ha diffuso illegalmente intercettazioni telefoniche che coinvolgevano la presidente in carica, Dilma Rousseff, relative alla nomina di Lula a Ministro Capo della Casa Civile della Presidenza della Repubblica. Moro ha affermato, anche questa volte senza prove, che questa nomina era un mezzo di "ostruzione della giustizia", visto che, una volta nominato nel governo, Lula sarebbe stato giudicato dal Supremo Tribunale Federale (STF) e non dallo stesso Moro. Nonostante l'imparzialità di Moro sia stata messa in discussione, il Tribunale Regionale Federale della 4° Regione (TFR-4), l'istanza che doveva rivedere immediatamente il caso Lula nella struttura giudiziaria brasiliana, ha ritenuto che l'Operazione Lava Jato fosse "eccezionale" e che le regole "ordinarie" non gli si applicassero.

 La natura kafkiana del processo di Lula è stata rafforzata quando, nell'agosto del 2017, il Presidente del TRF-4 ha dichiarato che la sentenza di Moro contro Lula era “tecnicamente irreprensibile”, anche se non aveva letto la documentazione del caso. Nonostate questo, la sua capo gabinetto postava nella propria pagina Facebook una petizione sollecitando la prigione di Lula da Silva.

In seguito il TRF-4 ha accelerato la valutazione del caso. Il processo di appello contro la sentenza di Moro che ha condannato Lula è stata fatta passare avanti ad altri 257casi pendenti. Il relatore ha impiegato solo 6 giorni per concludere la sua analisi del caso, in un processo che aveva letteralmente migliaia di pagine e ore di deposizioni. Il gruppo del Tribunale ha impiegato 196 giorni per giudicare l'appello quando in media ha bisogno di 473 giorni per giudicare casi simili.  Il TRF-4 poi ha ordinato l'arresto di Lula subito dopo il processo di appello, il che è successo solo con 3 altri dei 20 accusati nella Lava Jato i cui mandati di prigione furono emessi solo mesi dopo.

Lula quindi ha presentato un Habeas Corpus al Supremo Tribunae Federale (STF), per allontanare la possibilità di un arresto immediato, dato che aveva ancora il diritto a presentare appelli. Secondo la Costituzione brasiliana, "nessuno sarà considerato colpevole fino al passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna". Dato quanto è scritto nella Costituzione, è importante notare che: la sentenza proferita dal giudice Moro contro Lula, la cui pena è stata mantenuta e ampliata dal TRF-4 (da 9 a 12 anni di prigione), può ancora essere rivista dai Tribunali Superiori:STJ (Superiore Tribunale di Giustizia) e STF (Supremo Tribunale Federale), quest'ultimo è l'istanza più elevata nel paese per le questioni costituzionali.

Nel voto decisivo per il rifiuto dell'Habeas Corpus a Lula, una Ministra del STF ha dichiarato che avrebbe votato diversamente se la Corte avesse analizzato la questione costituzionale in astratto, invece della sua applicazione specifica al caso Lula. Alla vigilia del voto, il  Comandante Generale dell'esercito ha mandato un tweet alla Corte dicendo che "l'Esercito non avrebbe tollerato l'impunità". Per questa minaccia velata non ha ricevuto rimproveri ma un "like" arrivato attraverso Twitter dallo  stesso TRF-4 che confermava la condanna di Lula.

 La mattina dopo, il giudice che presiede il TRF-4 prevedeva in un'intervista, che l'arresto di Lula non ci sarebbe stato prima di un mese, considerando tutti i procedimenti ancora pendenti nel tribunale. Tuttavia, nello stesso pomeriggio, il   TRF-4 ha suggerito a Moro di chiedere la prigione di Lula. A Moro ci sono voluti solo 19 minuti per manifestare la decisione con la quale riconosceva che Lula aveva ancora il diritto di presentare un ricorso di fronte al TRF-4, ma considerava che questo ricorso fosse una"forma patologica per procastinare" che "avrebbe dovuto essere eliminata dal mondo giuridico".

Non ci si deve stupire quindi se in un recente sondaggio il 55% degli intervistati, in Brasile, concordano sul fatto che "Lula è perseguitato dal Giudiziario" e il 73% concorda con l'affermazione che "i potenti lo vogliono fuori dal gioco per le elezioni" nelle quali lui è ancora con largo margine il candidato favorito.

 Gli abusi del potere giudiziaro contro  Lula da Silva configurano una persecuzione politica mal mascherata sotto un manto legale. Lula da Silva é un prigioniero politico. La sua detenzione macchia la democrazia brasiliana. I difensori della democrazia e della giustizia sociale in Oriente e Occidente, al Nord e al Sud del globo devono unirsi a un movimento mondiale per esigere la liberazione di Lula da Silva.

Exigimos: Free Lula, Lula Libre, Liberté por Lula, Freiheit für Lula, Lula Libero, حرية룰라석방하라!, חוֹפֶשׁフリーダム, Свободу Луле, Lula Livre!






 

Ultimo aggiornamento : 19-06-2018 15:47

   
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