Difendiamo Lula
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Scritto da Franco Calamida, 13-06-2018 16:40

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Pubblicato in : Attualità politica, Attualità politica

Riprendo questa lettera di Lula dalla recente news di Piero Basso . Questo sito sostiene la campagna
di denuncia dell' ingiustizia di cui Lula è vittima e invitiamo a far circolare
tutte le informazioni , appelli , prese di posizione utili a mantener viva l' attenzione a livello internazionale.

 

 

Lula: Perché voglio essere ancora il presidente del Brasile
Dal 7 aprile scorso l'ex-presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, è imprigionato in una cella della polizia di Curitiba ove sconta una condanna a dodici anni a seguito di un processo precipitoso sotto l'accusa di corruzione perché, sostiene il giudice-accusatore, un'impresa di costruzioni avrebbe avuto l'intenzione di regalargli un appartamento in cambio di favori ricevuti in occasione di appalti pubblici.
La lettera da cui sono estratti i passi che seguono è stata pubblicata da le Monde del 17 maggio accanto a un appello di diversi ex-capi di governo europei (tra cui François Hollande, Romano Prodi, José Luis Rodriguez Zapatero) perché «il presidente Lula posso sottoporsi liberamente al suffragio del popolo brasiliano.»


Sono candidato alla presidenza del Brasile nelle elezioni d'ottobre, perché non ho commesso nessun reato e perché so che posso far sì che il paese riprenda il cammino della democrazia e dello svilupppo. Ho la certezza di poter ridare al governo tutta la sua credibilità, senza la quale non ci può essere né sviluppo economico né difesa degli interessi nazionali. Sono candidato per restituire ai poveri e agli esclusi la loro dignità, per garantire i loro diritti e dar loro la speranza di una vita migliore.
Niente nella mia vita è mai stato facile, ma ho imparato a non arrendermi. Quando ho cominciato a far politica, oltre quarant'anni fa, nel nostro paese non c'erano elezioni, non c'erano diritti per le organizzazioni sindacali e politiche.
Non ci siamo arresi, abbiamo affrontato la dittatura, abbiamo creato il partito dei lavoratori (PT). Ho perso tre elezioni presidenziali prima di essere eletto nel 2002. Ho provato che una persona di origini modeste poteva essere un buon presidente, e ho terminato il mio secondo mandato con l'approvazione dell'87% dei brasiliani. La stessa percentuale di coloro che oggi rigettano l'attuale presidente del Brasile [Michel Temer] che non è mai stato eletto da nessuno.
Nel corso degli otto anni del mio governo abbiamo avuto la più grande inclusione sociale nella storia del Brasile, proseguita col governo della mia compagna Dilma Roussef. Abbiamo tolto dall'estrema miseria 36 milioni di persone, e permesso a 40 milioni di raggiungere la classe media. Il nostro paese ha conosciuto un prestigio internazionale eccezionale.

Sette anni dopo aver lasciato la presidenza e dopo una campagna diffamatoria contro di me e il mio partito da parte del più potente impero mediatico del paese e di settori dell'apparato giudiziario il paese vive un momento diverso: quello dei passi indietro della democrazia e di una crisi economica prolungata. La parte più povera della popolazione soffre per la disoccupazione e i bassi salari, l'aumento del costo della vita e l'abbandono dei programmi sociali.
Ogni giorno cresce il numero di brasiliani che respingono l'agenda neoliberista del governo nato dal colpo di stato parlamentare, un'agenda che gli elettori hanno già bocciato quattro volte alle urne.
Io domino, con un ampio margine, tutte le indagini sulle intenzioni di voto, perché i brasiliani sanno che il paese può andare meglio. Domino i sondaggi anche dopo che sono stato imprigionato a seguito di una persecuzione giudiziaria.

Hanno saccheggiato la mia casa e quelle dei miei figli, spulciato i miei conti e quelli dell'Istituto Lula. Senza trovare niente. Un giudice, notoriamente di parte, mi ha condannato a dodici anni di carcere sostenendo, falsamente, che sarei proprietario di una casa in cui non sono mai entrato, di cui non ho mai avuto le chiavi, che non ho mai visto. Per impedirmi di concorrere alle elezioni e di far campagna per il mio partito hanno dovuto fare strame del diritto e della stessa Costituzione del Brasile.

Ma i miei problemi sono niente in confronto alle sofferenze del popolo brasiliano. Pur di estromettere il PT dal potere dopo le elezioni del 2014 non hanno esitato a sabotare l'economia con decisioni irresponsabili e a orchestrare una campagna antigovernativa.
Nel dicembre del 2014 il tasso di disoccupazione era al 4,7%, oggi è al 13,1%. La povertà è in aumento, la fame sta tornando, le porte delle Università tornano a chiudersi per i figli degli operai. Gli investimenti per la ricerca sono crollati.

[. . .] Anche una parte della popolazione che ha sostenuto la caduta della presidente Dilma Roussef dopo l'intensa campagna denigratoria delle società del gruppo Globo, che monopolizza l'informazione nel paese, si è resa conto che il colpo di stato non era contro il PT, ma contro l'ascesa sociale dei più poveri e contro i diritti dei lavoratori. Contro il Brasile.

Ho quarant'anni di vita pubblica. Ho cominciato nel movimento sindacale. Ho fondato un partito politico con compagni provenienti da tutto il paese, e insieme abbiamo lottato contro la dittatura, per una Costituzione democratica. Candidato alla presidenza ho promesso che avrei lottato perché tutti i brasiliani avessero diritto a tre pasti al giorno, e nessuno più conoscesse la fame che io ho conosciuto da bambino. E ho mantenuto la promessa.
Ho governato una delle più grandi economie del mondo e non ho ceduto alle pressioni per appoggiare la guerra contro l'Irak o altre azioni militari. La mia guerra era contro la miseria e contro la fame. Non ho sottomesso il mio paese e le sue ricchiezze agli interessi stranieri.
Dopo i miei due mandati sono tornato a vivere nello stesso appartamento in cui abitavo prima di essere presidente, a meno di un chilometro dalla sede del sindacato dei metalmeccanici di Sao Bernardo do Campo, dove è iniziata la mia vita politica.
E' in gioco il mio onore e non farò mai concessioni nella battaglia per provare la mia innocenza e conservare i miei diritti politici. Da presidente ho sostenuto in tutti i modi la lotta cotro la corruzione e non accetto che mi si imputi, attraverso una farsa giudiziaria, questo tipo di reato.

Le elezioni di ottobre, che daranno al paese un nuovo presidente, un nuovo parlamento e nuovi governatori degli stati, sono una grande opportuità per il Brasile per dibattere i suoi problemi e definire il suo avvenire democraticamente, attaverso il voto, come qualunque paese civile. Ma le elezioni saranno democratiche solo se tutte le forze politiche potranno parteciparvi in modo libero e giusto.
Sono già stato presidente e non era mia intenzione candidarmi nuovamente. Ma di fronte al disastro che si sta abbattendo sul popolo brasiliano la mia candidatura è una proposta perché il Brasile ritrovi il cammino dell'inclusione sociale, del dialogo democratico, della sovranità nazionale e della crescita economcia per la costruzione di un paese più giusto e solidale. Un paese che torni a essere un punto di riferimento nel mondo in quanto difensore della pace e della cooperazione tra i popoli.


 

Ultimo aggiornamento : 13-06-2018 16:40

   
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