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Dal 68 all' oggi - Articolo di Stefano Levi.
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Scritto da Franco Calamida, 10-06-2018 12:10

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, CUB 1969

Dopo l' articolo di Emilio Molinari riportiamo queste riflessioni di Stefano Levi ,
che mi paiono in larga misura condivisibili .
Così conclude : parliamone . Giusto. parliamone. franco calamida .

 

Le commemorazioni del 68 sono particolarmente utili per valutare il cambiamento storico, confrontando l'allora con l'oggi. Schematicamente, il XX sec. è stato un tempo di ideologie, il XXI si annuncia un secolo di identità. Nel bene e nel male, le ideologie sono uno sforzo volto al futuro, ad immaginare una possibilità o un dover essere del mondo, le identità sono invece volte al passato, pulsioni di autoconservazione. Le ideologie sono aggressive in senso espansivo, le identità sono aggressive in senso contrattivo, iper-difensivo e securitario. Che cosa ha determinato questo ribaltamento di 180 gradi? Risponderei: la globalizzazione e in essa la progressiva perdita da parte dell'Occidente di una centralità durata secoli. Una centralità espansiva che appunto è stata fertile di ideologie universalistiche,nel bene e nel male. Ma proprio perché l'Occidente ha conquistato il mondo, ora il mondo lo ripaga pan per focaccia. L'abbiamo visto nella decolonizzazione, in cui i colonialisti hanno dovuto ritirarsi in base ai loro stessi principi, quale la statualizzazione delle nazioni colonizzate. Così, oggi la Cina è il massimo concorrente capitalistico del capitalismo occidentale. Graecia capta ferum victorem cepit, mi sembra dicesse Orazio. E i barbari inclusi nello spazio invasivo di Roma invasero Roma. Così mi sembra vada la storia, in cui periodicamente i vettori si invertono, e l'epansionismo si inverte a difesa. La sinistra occidentale e il suo universalismo sono stati il contro-canto della centralità espansiva dell'Occidente, il contro-canto dell'universalità borghese e capitalistica. Sicché la crisi della sinistra va ben al di là dei suoi errori, ha una radice storica e strutturale. Il fatto che la globalizzazione e l'attivazione di un immenso "esercito di riserva" comportasse una reazione di chiusura a difesa, nazionalistica e identitaria, e un logoramento degli orizzonti ideologici, è logico.  E persino razionale, direbbe Hegel. E se l' immigrazione ha acquistato tanta centralità nella demagogia politica, ciò è perché il grande fenomeno è la metafora più percepìbile dell'inversione storica dei vettori: da invadenti siamo diventati gli invasi. Tanto che gli immigrati diventano persino metafora dell'invadenza, ben più determinante ma meno percepibile,  del capitale finanziario (vedi anche la demonizzazione di Soros).  E' sempre attiva la logica del capro espiatorio  che riduce le complicazioni della storia ad icone e seduce le pulsioni vittimistiche di massa. (L'antisemitismo , ad es., era ed è l'aggressivo e vittimistico lamento di essere minacciati e invasi da un corpo estraneo interno alla società e al tempo stesso "mondialista", data la diffusione internazionale degli ebrei).

Dunque la sinistra è cosa d'altri tempi? Non lo penso affatto. Piuttosto si trova a un difficile cambio di scala e a un cambiamento strutturale e tecnico della forza lavoro, polarizzata tra informatica e neo schiavismo. La sinistra si è sempre dibattuta tra la sua vocazione universalistica e internazionalistica e la gravitazione nazionale della sua efficacia. Così anche la democrazia e il diritto. Sinistra, democrazia, diritto: universalismi però ancora troppo nei limiti di ciascun paese. Pure, il terreno materiale e storico dell'universalismo è appunto la globalizzazione. Sforzi su questa dimensione già ci sono: sulla distribuzione sociale delle risorse e la questione ambientale ed energetica, sul rapporto tra le culture, quando bene impostato, cioè come confronto trasformativo e non come sostegno alla conservazione identitaria altrui e propria... 

La polarità tra ricchi e poveri va aumentando in Italia e nel mondo.  Il nuovo governo lo favorisce programmaticamente. Spudoratamente. Combattere questo processo è compito della sinistra. Di fronte a questo, riassumo la mia critica di fondo alla politica del PD, che, direbbe Talleyrand, è peggio di un crimine, è un errore. Il PD, soggetto alla tracotante mediocrità di Renzi, ha perduto metà dei suoi elettori in tre anni. Pure non ha neppure saputo avviare un dibattito interno su tali esiti.  Altro che "intellettuale collettivo", necrosi mentale. Il fatto decisivo mi sembra questo: mentre la società si polarizzava tra ricchi e poveri, ha puntato verso il mederatismo centrista, nell'aberrante idea del "partito della nazione". Qui ammiccava a Berlusconi, che il partito della nazione ce l'aveva già nel nome: "Forza Italia". La polarizzazione sociale non chiedeva moderatismo, ma il cotrario. Il centrismo, il preteso "buon senso" sordo al sociale ha logicamente perduto le elezioni. A me sembra che in Inghilterra con il discutibie Corbyn, tra i democratici negli Usa, in Spagna e Portogallo proposte più di sinistra reggano meglio. 

Parliamone.

 

 

Ultimo aggiornamento : 10-06-2018 12:10

   
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