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Lavoro: doc. unitario contributo di MI
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Scritto da Franco Calamida, 08-11-2017 22:35

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Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale

In preparazione dell' assemblea unitaria del 18 novembre a Milano hanno operato

i seguenti tavoli o gruppi di confronto ed elaborazione di una proposta :

Lavoro - Salute - immigrazione - scuola - casa. Il documento sul lavoro ,

che riportiamo, è stato illustrato da Antonio Lareno nell' assemblea del 7 novembre

alla Camera del  lavoro . Avendo parteciato al tavolo e prodotto un contributo

( titolo : "Lavoro di cittadinanza" ) che approfondisce gli aspetti critici relativi

al reddito di cittadinanza ( proposto dal M5S) posso dare il giudizio che il

doc. unitario è non solo un buon risultato di mediazione (peraltro su pochi punti ),

ma soprattutto un condiviso testo con qualificate proposte . E' importante che

venga discusso , fatto conoscere , tradotto in atti e iniziative politiche.

Spero non sia destinato a quel "cassetto" ove vengono dimenticati tutti ,

o quasi , i programmi. Finalmente possiamo riprendere a ragionare , in modo approfondito , di lavoro .  franco calamida.

 

 

Alleanza Popolare Milano TAVOLO LAVORO

 

Il Lavoro è all'angolo, rintronato e piegato dalla mondializzazione neoliberista e dall'abiura dei propri fondamenti ideali e della capacità di rappresentanza  da parte dei partiti e delle aggregazioni politiche che in vario modo, nel novecento , hanno fatto della difesa ed emancipazione del lavoro subordinato la loro ragion d'essere.

 

Limitandoci alla nostra storia recente è possibile constatare come le modalità di costituzione dell'unione europea (Trattato di Maastricht, Euro, pareggio di bilancio in costituzione, Fiscal Compact ecc) unite alle debolezze nostrane dell'apparato produttivo e della rappresentanza politica siano state una formidabile gabbia in cui rinchiudere e debilitare la comprensione popolare dei processi di affermazione capitalistica in atto e la possibiltà di una risposta, anche parziale, ma efficace nel fermare l'arretramento nelle condizioni di esistenza del Lavoro subordinato; si vedano gli effetti degli accordi internazionali che peggiorano la condizione salariale e delle tutele di milioni di lavoratori e latrici europei(Ceta).

 

La parabola dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è il paradigma politico di questo arretramento.

 

La prestazione lavorativa si è costantemente  precarizzata, frantumata e mascherata sotto apparénti sembianze di lavoro autonomo o a tempo parziale  (pensiamo ai finti part time), sono regrediti gli investimenti e abbandonati i settori strategici.

 

Il Lavoro,  i suoi diritti,  la libertà e la dignità di chi lavora sono ancora oggi un buon motivo per essere a sinistra e provare ad affermarne una sua perdurante centralità anche nelle nuove forme che la globalizzazione neoliberista provoca e per non rassegnarsi a considerare buona politica solo le azioni, pur indispensabili, di moralizzazione della vita pubblica e contro la casta, riconsiderando prioritario la lotta per l'eguaglianza sociale e la riduzione dello squilibrio nell'attuale ripartizione del reddito in Italia . Ciò anche con evidenti connessioni con le tematiche associate alle grandi migrazioni dai paesi poveri e in guerra, e per una dimensione inclusiva su diritti e lavoro dei cittadini e delle cittadine migranti. Itemi dei migranti, della mancanza di prospettiva nel mondo del lavoro e la funzione distruttiva del lavoro e dei lavoratori assunta dalle guerre, sono punti sui quali innestare la nostra ricerca.

 

 

Lavoro e Eguaglianza

 

L'orizzonte della creazione di nuovo lavoro, con una chiara visione del tema della conciliazione dei tempi di vita coi tempi del lavoro, deve intrecciare i temi della distribuzione della ricchezza, della cancellazione delle disuguaglianze, delle politiche di genere che rimettano in discussione gli squilibri determinatisi nel lavoro, con il violento attacco del precariato e della compressione dei salari che colpiscono prevalentemene le donne.

La maggiore vulnerabilità in termini economici delle donne deriva da molti fattori fra i quali i maggiori tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, e d'inattività e le retribuzioni più basse rispetto agli uomini. Le donne infatti guadagnano il 72% del salario degli uomini.

La situazione non è migliore se si parla di pensioni: per le donne sono inferiori di quasi un terzo

rispetto agli uominia causa delle più basse retribuzioni e della vita lavorativa spesso discontinua, soprattutto per le interruzioni dovutealla maternità.

Più di una donna su quattro lascia il lavoro per maternità o per prendersi cura dei figli e oltre la metà delle donne che hanno interrotto il lavoro per gravidanza, è stata licenziata o costretta a


dimettersi a dimostrazione del fatto che abbandonare il lavoro per il genere femminile è sempre meno una scelta personale.

Con un mercato del lavoro che espone le donne ad un maggiore rischio di esclusione, ghettizzazione e vulnerabilità, molte donne accettano i soprusi del compagno o del datore di lavoro per paura di trovarsi senza casa o senza reddito.

Esiste anche un altro rischio, ovvero che la femminilizzazione del lavoro possa diventare una risorsa pacificata del capitalismo, in quanto le donne passano dai margini alla inclusione.

Sicché la condizione lavorativa delle donne diventa una misura dello sfruttamento generale.

 

Il già malandato stato sociale (welfare state) in costante degrado (vedi sanità pubblica) , oggi è tendenzialmente in integrazione/sostituzione da forme assistenziali assicurative di carattere aziendali o private ovviamente per quelle fasce di popolazione o aziende che possono sostenerne i costi: il welfare aziendale differisce a seconda dei settori.

Un vero capolavoro sotto questo profilo il provvedimento APE volontaria che finanziarizza un diritto, quello alla pensione, con un costo stimato a carico dello stesso pensionato intorno al 5%.

Moltissimi sono i casi di sfruttamento del lavoro, la condizione in aumento di lavoratori e lavoratrici impoveriti, la fuga di intelligenze dal nostro paese anche per i ritardi e lo smantellamento della ricerca e delle Università.

 

Per quanto riguarda i provvedimenti di privatizzazione, le restrizione della spesa pubblica, il peggioramento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e il progressivo smantellamento del sistema sanitario e previdenziale, le politiche messe in campo da centro destra e centro sinistra sono sovrapponibili.

 

In un contesto caratterizzato dal necessario mutamento delle politiche economiche europee e dalla inderogabile necessità di cancellare il Fiscal Compact( evenienza peraltro già probabile allo scadere di questo anno), è indispensabile, per adeguate politiche pubbliche, la revisione dell'articolo 81 della Costituzione che, attraverso la regola del pareggio di bilancio, non soltanto colpisce salari e occupazione, accrescendo la disoccupazione strutturale (e impedendo così che trovino applicazione gli articoli 1,3,4,35 e 37 della Costituzione ) , ma rende di fatto impraticabili politiche industriali che comportino investimenti pubblici e più in generale l'intervento pubblico in economia (art. 41-47 e in particolare gli articoli 41 , comma secondo e terzo) anzi costringe lo Stato ad alienare anche le sue residue proprietà.

 

Azione senza la quale in Italia non è possibile alcuna politica pubblica di largo respiro, anche per ciò che riguarda :

 

    difesa dei beni comuni e rilancio del Servizio sanitario nazionale universalistico,

gratuito e pubblico;

    investimenti pubblici, e aumento del lavoro pubblico con un piano di assunzioni massiccio su Scuole ed Educazione, Sanità e Welfare, Servizi alla persona e nei settori della Cultura e del Turismo, con reinternalizzazione delle attività esternalizzate e investimenti per il recupero del dissesto idrogeologico, la salvaguardia dei territori, la prevenzione dalle calamità;

    correzione del cuneo fiscale sul lavoro recuperando risorse attraverso la tassazione patrimoniale

    un intervento in materia fiscale, con modifica delle aliquote e rivisitazione della no tax area, Ìn chiave progressiva ed espansiva, con riguardo anche a forme di intervento sul patrimonio e con indicatori

familiari;

    Il territorio come bene comune primario, con la sua ricchezza agroalimentare, paesaggistica ed anche culturale; La filiera agroalimentare già ora riveste un importante


ruolo occupazionale ed ha un valore strategico rilevante. Gli interventi sono molteplici: dagli investimenti alla fiscalità, oltre ad una migliore legislazione giuslavoristica.

 

 

 

Diritti e lotta alla precarieta'

 

La disoccupazione nel nostro paese viaggia da tempo oltre 1'11% (quasi il 40% fra i giovani), la povertà e l'esercito dei precari è in continuo aumento, per questo sono necessarie politiche alternative per rispondere allq crisi occupazionale e al fenomeno strutturale del lavoro povero, bassi salari (bassi livelli delle retribuzioni italiane, con le disuguaglianze in netto aumento: i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi)

 

Iljob's act del governo Renzi e lo schiaffo politico del governo Gentiloni Sl,Ji voucher, sono solo gli ultimi atti di una politica attenta al lavoro solo nella sua dimensione quantitativa e non nella sua dimensione sociale e nel suo  portato soggettivo di privazioni e soffernze.

 

Per ribaltare questo paradigma occorre riaprire il conflitto in materia di:

 

     Redistribuzione dell'orario di lavoro, riducendo l'impatto delle ore lavorate per singolo lavoratore in modo da ampliare la base occupazionale e contrastare la disoccupazione;

    sostegno alla carta dei diritti del lavoro elaborata dalla Cgil (assumendo con essa la lotta al precariato e la messa a disposizione di tutele per ogni forma di lavoro ed il tema della fiscalità per le varie forme di lavoro); In questa direzione va una proposta presentata dai parlamentari MDP, SI, Possibile, per la reintroduzione del reintegro e della giusta causa.

    difesa dei corpi intermedi, rottura del diaframma creatosi tra azione politica e azione sociale, rafforzamento del Sindacato, difesa del Diritto di sciopero;

    reddito minimo garantito nell'accezione più estesa in rapporto al lavoro, anche nelle forme di salario monetario e servizi garantiti ed un costante impegno alla creazione

di lavoro;

    cancellazione delle sperequazioni in materia previdenziale, per la cancellazione del meccanismo dei coefficienti di calcolo previsti dalla legge Dini ed un ritorno all'età pensionabile" pre Legge Fornero", con dei riferimenti al recupero del principio di solidarietà tra generazioni;

    impegno nel rappresentare gli interessi nei nuovi lavori autonomi e delle piattaforme informatiche;

    rilancio delle battaglie - non solo in Parlamento - per la reintroduzione del divieto all'intermediazione di manodopera, anche superando l'attuale disciplina prevista in materia di somministrazione di lavoro;

       salario orario minimo legale contrattato con i sindacati, rapportato alla contrattzazione collettiva nazionale per combattere il fenomeno strutturale del lavoro povero e i bassi livelli delle retribuzioni itàliane, con le disuguaglianze in netto aumento.

    sostegno delle battaglie a difesa del lavoro, soprattutto in quei casi in cui la riduzione/cessazione dell'attività non dipende da crisi del settore, da contrazione del fatturato, ma solo dalla volontà dell'imprenditore di aumentare il proprio profitto.

    adozione di provvedimenti che ostacolino la chiusura di attività in aziende che hanno avuto finanziamenti pubblici (pensando ad esempio a modalità di blocco dei conti bancari).


Lavoro,  innovazione tecnologica e industria

 

Oggi stiamo attraversando una fase di ulteriore trasformazione nei modi di produzione (come si producono beni e servizi). E forse, come scenario possibile, anche dei rapporti di produzione. L'uso dei big data nel processo produttivo robotizzato, la disponibilità di macchine capaci di svolgere mansioni a medio-alta complessità sin qui appannaggio dei soli esseri umani, robot equipaggiati di algoritmi di apprendimento di ultima generazione, sono già stati sperimentati in luogo di operatori di cali center o di assistenza post-vendita, anestesisti, redattori di articoli in giornali specializzati.

Per non parlare dell'emergere dell"'economia delle piattaforme".

Le "labour platform", che vanno dalle piattaforme che forniscono la consegna di pasti a · domicilio come Foodora o Deliveroo, trasporto come Uber, servizi per la casa come TaskRabbit o servizi come Amazon e Crowdflower, connettono in modo immediato clienti e prestatori di servizi.

L'aumento dell'efficienza connesso all'innovazione di processo, con ogni probabilità porterà comunque con se una riduzione sensibile del numero di lavoratori e lavoratrici impiegati nel processo produttivo.

Se vogliamo proporre un modello che miri a governare il cambiamento e non subirlo, occorre ragionare su:

 

 

    investimenti pubblici con un ruolo di agente attivo dello Stato, nella creazione di posti di lavoro, nella produzione di beni e servizi, nella industrializzazione e nel finanziamento della ricerca, nell'innalzamento della dimensione delle imprese. Con ciò senza trascurare interventi che disincentivino le delocalizzazioni produttive al ribasso o la cancellazione delle tutele attraverso le deroghe dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

    inserimento sulla programmazione di Industria 4.0 di finanziamenti finalizzati alla nuova e buona occupazione, in alternativa ai finanziamenti a pioggia di questi anni, anche attraverso l'adozione di specifici piani di formazione, utili anche per evitare il deperimento delle competenze accumulato dai lavoratori espulsi e favorirne la ricollocazione in nuovi settori o nuove mansioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Milano, 7 novembre 2017

 

Ultimo aggiornamento : 08-11-2017 22:35

   
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