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E.Prestini su : "Lavoro di cittadinanza"
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Scritto da Franco Calamida, 26-10-2017 13:20

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Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale

Riportiamo un commento di Ester Prestini alla nota di Franco Calamida su :

"Lavoro di cittadinanza" e una breve replica . Franco Calamida .

 

1)     Recentemente la FIOM ha organizzato un convegno intitolati  “G7 e Industria 4.0: quale futuro per il lavoro e i diritti?” , mi auguro che di tale importante convegno esistano gli atti che dovrebbero essere letti e meditati da ciò che resta della Sinistra. Dal poco che ho potuto  leggere risulta che in Germania sia Confindustria sia il sindacato dei metalmeccanici vedano positivamente l’avanzare dei processi di digitalizzazione nella produzione, poiché essi  potrebbero aumentare la domanda e creare occupazione. Nel contempo la Confederazione dei Sindacati tedeschi dice che, attualmente, 2/3 del lavoratori lamenta di non avere controllo alcuno sui processi digitali e che  la metà degli intervistati denuncia un aumento del carico di lavoro proprio a causa della digitalizzazione stessa. Ma resta ottimista la componente metalmeccanica: miglioramento delle posizioni lavorative, migliore cooperazione tra dipendenti, riduzione del lavori più faticosi, livelli più alti di formazione e la possibilità di sperimentare nuovi modelli verso l’alto. Naturalmente sarebbe la Germania la punta di diamante di tali processi, e su questo l’accordo dei Sindacati tedeschi è unanime, con buona pace dell’Internazionalismo proletario ( ma c’è mai stato? mi chiedo). Quali le perdite previste? Fino al 7% dei 43 milioni di posti di lavoro attuali che, sempre secondo i metalmeccanici tedeschi, saranno però compensati da nuovi posti  creati aumentando le esportazioni, quindi esportando disoccupazione.  Insomma niente di nuovo, poiché questo è stato ed è il ruolo della Germania nella divisione internazionale del lavoro. La politica UE docet.

2)     Secondo un sondaggio lanciato nel gennaio 2016 dal World Economic Forum robot, automazione, intelligenze artificiali potrebbero costare 5 MILIONI di posti di lavoro   nelle grandi aziende delle 15 principali economie del pianeta. Quali i lavori più in pericolo? Uffici, amministrazione, ma anche le mansioni sia alte che basse del sistema manifatturiero e la stessa edilizia.  Quali le sfide per noi? a)quelle tecnologiche, b) quelle sociali dovute a un rapido aumento della sostituzione del lavoro umano da parte di macchine e algoritmi; c) quelle ecologiche; d) quelle geopolitiche: i processi standardizzabili e anonimi saranno de localizzati sempre più. I servizi digitali verranno spezzettati  in parti sempre più ridotte e si creerà una moltitudine di operai virtuali.

3)     I lavoratori delle piattaforme, che lavorano a cottimo, guadagnano molto poco e ricevono il salario in modo irregolare, inoltre sono INVISIBILI e ISOLATI. Per paradosso la digitalizzazione riporta al lavoro su commissione tipico delle prime fasi del capitalismo. Irregolarità, flessibilità , incertezza , imprevedibilità e atri sconosciuti rischi saranno la cifra del lavoro e non importa se sarai classificato come precario, informale, atipico, autonomo. Occupazione instabile e bassi salari. Impossibile la sindacalizzazione, quindi impossibile rivendicare diritti sostanziali. E nelle fabbriche l’algoritmo sostituirà la catena di montaggio e , per certi versi , sarà peggio.

4)     Quanto detto finora non è una mia pessimistica visione, mi sono semplicemente attenuta ai dati della Ricerca sopra menzionata. Dunque in questo contesto può ancora il lavoro essere il perno su cui costruire soggettività personale e collettiva, cosa che fu possibile anche all’operaio-massa, poiché attraverso il conflitto di classe dava dignità alla propria condizione di sfruttato? Personalmente non so dare risposta, ma posso dirti che poco mi convince la Pennacchi, poiché poco ha elaborato il contesto generale in cui cadono le sue proposte. E aggiungo che quanto detto andrebbe riportato alla condizione reale di questo paese di mentecatti dove da almeno 30 anni non c’è politica industriale, dove hanno venduto molte  imprese ai miglior??? offerenti stranieri, dove gli imprenditori sanno solo chiedere sovvenzioni di varia natura allo Stato per colmare la loro inettitudine strategica, dove, da sempre, innovazione, ricerca, conoscenza, scuola e università sono penalizzate e tale verbo sottostima le scelte sciagurate dei vari governi, dove l’economia sommersa e malavitosa la fa da padrona. Sindacato e Sinistra hanno pesantissime responsabilità poiché sono arrivati ( il Sindacato in particolare) troppo tardi a capire che a fronte di processi radicali di mutazione, anche antropologica, le vecchie ricette non potevano più funzionare, anzi erano dannose e lasciavano breccia al capitale e ai suoi accoliti. Il Movimento 5 Stelle, che è assolutamente in sintonia con il neoliberismo sulle questioni sostanziali, vedi migrazione, propone pezze perché deve pur trovare consenso elettorale, e il poco è certo meglio del niente; e comunque, bontà sua, ha copiato proposte della Sinistra, la quale non ha neppure la forza di rivendicarle. Dire “meglio il lavoro del reddito di cittadinanza” diventa uno slogan degno del signor de la Palisse se non si affrontano seriamente i nodi posti da una fase della globalizzazione fortemente oligarchica, dove le disuguaglianze crescono esponenzialmente e neppure le politiche di stampo liberale a sostegno del welfare  trovano spazio presso i governi, con conseguente dissoluzione delle classi e della coscienza di classe.

5)     Infine bisognerà fare una riflessione seria e circostanziata sulle recenti forme di accumulazione e valorizzazione del capitale. Industria 4.0 non è che l’ultimo, per ora, atto della configurazione capitalistica iniziata all’incirca 30 anni fa che individua nella conoscenza, ridotta a merce, e nello spazio, geografico e virtuale, i nuovi cardini dell’accumulazione. Si sono così determinate due nuove economie di scala che stanno attualmente alla  base della crescita della produttività come fonte di plusvalore: le economie d’apprendimento e quelle di rete. Tale paradigma è stato definito da alcuni pensatori capitalismo cognitivo e/o biocognitivo . Oggi il capitalismo è perennemente alla ricerca di nuovi ambiti sociali e vitali da mercificare ( vedi dissoluzione sistema sanitario nazionale, scuola pubblica, sistema pensionistico). Questa mutazione del processo di valorizzazione capitalistica è stata accompagnata e spinta anche dal sorgere di nuove forme di soggettività ( mi riferisco alle giovani generazioni) spesso in bilico tra l’accettazione acquiescente dell’esistente ( i più, almeno in Italia) e la rottura trasgressiva e conflittuale. E se non sono e saranno le giovani generazioni a prendere parola e a “scendere in campo” la vedo dura. E’ sul silenzio-assenso o silenzio-dissenso delle giovani generazioni che si apre la faglia, oggi, della possibilità o meno del conflitto e del cambiamento.

 

Cara Ester , condivido molte delle tue valutazioni e commenti relativi alla nota che

ho scritto di recente , con la proposta "Lavoro di cittadiaza".  Ho proposto questo

terreno di discussione in quanto mi pare assurdo che le forze che si propongono

di dar vita ad un  soggetto politico (ennesimo tentativo) a sinistra del PD

abbiano così poco approfondito la questione .  Come del resto nelle passate occasioni.

Che a me pare invece decisiva

per offrire una qualche propepettiva al progetto di convergenza .

Su cosa si converge?  La discussione sul programma è delegata a

gruppi di lavoro ( qualcosa di simile alle vecchie commissioni dei partiti ,

che però lavoravano con maggior impegno e competenza e la proposta

elaborata veniva comunque discussa e votata negli organismi dirigenti).

La gran parte dei compagni/e ( per non dir dei cittadini dell'area di sinistra)

non ne sa nulla e forse , temo, neppure è interessata .

Alla fine verrà varato un testo , pochi lo leggeranno e nessuno se ne ricorderà.

Inoltre tra le varie ipotesi è ancora, purtroppo,  presente quella nota come    "Reddito di cittadinanza ".

Rispetto a queso punto programmatico del M5S ( a mio giudizio  in contrasto

con storia ed esperienze del movimento operaio .... però ragioniamoci , forse ho torto )

penso andrebbe impostata una lotta culturale e politica ,rigorosa , efficace e propositiva .

Non possiamo tacere : si tratta del maggior partito , così stimato dai sondaggi .

Senza una nostra idea sulle trasfrmazioni e valore del lavoro e senza un modello

di società nell' era delle nuove tecnologie

non avremmo neppure linee di difesa in caso di affermazione del M5S ,

ma più in generale vale anche per le destre e per il PD di Renzi . Come te non sono ottimista ,

occorrerebbe un movimento , di giovani , certo, innanzitutto ,

che non c'è e neppure vedo segni che ci consentano di dire che a breve ci sarà .

Ma forse ci sono segnali che non colgo. Forse. Comunque di queste cose

dovremmo discutere ed essere in molti a partecipare. Anche questo non c'è . Franco Calamida.

 

 

Ultimo aggiornamento : 26-10-2017 13:20

   
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