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L.Castellina:..non ancora un partito
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Scritto da Franco Calamida, 23-06-2017 16:03

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra

 

Condivido la perplessità di Luciana Castellina  su "mai col PD". Non condivido la linea politica del PD ,

la sua idea di società , la rinuncia alla lotta alle diseguaglianze , insomma il suo neo liberismo : se si

rifonderà la sinistra avverrà con una radicale rottura. Ma non ha senso ipotecare il futuro .

A garanzia di chi e di che cosa ? Non è forse una riedizione della perversa teoria che tanti

danni ha arrecato al movimento operaio : quella del tradimento ?  Agli inizi degli anni 80 ,

a differenza dei più , non pensai che la sconfitta della sinistra fosse stata originata dal tradimento del PCI.

La teoria del tradimento impediva di capire cosa era successo , rendeva impraticabile

una analisi critica e collettiva della storia trascorsa . Tranquillizzava e insettariva .

 Accusare gli altri di tradimento , non è una politica. franco calamida .

 

 

Dal Brancaccio inizia un nuovo percorso, non
ancora un partito
- Luciana Castellina, 21.06.2017
Sinistra. Mai col Pd? Su questo ho un dubbio, in quel corpo storico c’è una memoria che coinvolge
ancora molti giovani, protagonisti anche all’assemblea della nuova Alleanza
Se ci fosse stato ancora bisogno di dimostrare che i grandi giornali hanno smesso di raccontare
quello che succede per dar spazio solo ai dettagli che servono a corroborare la loro linea politica,
lassemblea del Brancaccio rappresenterebbe la migliore prova. Qualche migliaio di persone,
protagonisti molti giovani (di per sé una notizia), 40.000 che seguono in streaming, decine di
interventi che raccontano lItalia invisibile alla vecchia politica ufficiale ma che esiste ed è ricca.
La vera salvezza di una democrazia altrimenti ridotta a povera cosa: comitati di base che si
occupano di ambiente, migranti, scuola, solidarietà, lavoro, guerre. Questo è stato soprattutto
lassemblea di domenica, e di questo non una parola è comparsa sui quotidiani. Chi ha accennato
allevento è stato solo per misurare la distanza fra il teatro Brancaccio e Pisapia, che diciamo la
verità non è odiato perché vuole unire, ma perché nessuno sa ancora chi rappres+enta e cosa vuole.
(Non basta aver fatto bene il sindaco di Milano per proporsi come leader di una nuova sinistra).
NON È UNA LAMENTELA, è lennesima drammatica prova che in Italia chi gestisce il potere,
istituzionale e mediatico, non ha capito che qualcosa di grave è accaduto in questi ultimi decenni: la
perdita di credibilità dei partiti e dei tradizionali corpi intermedi, ormai largamente incapaci di
rappresentanza sociale e privi del loro tradizionale ruolo di organizzatori della partecipazione, ha
prodotto una disaffezione per la democrazia gravida di possibili nefaste conseguenze.
La prima delle quali è il deliberato tentativo di sostituirla con laccentramento del potere decisionale
nelle mani di una governance che si vorrebbe neutrale (questa era la sostanza della posta in gioco
del referendum costituzionale, e questa la principale ragione dellopposizione al Pd di Renzi). Ebbene
liniziativa di Falcone e Montanari prende le mosse da questa realtà per cercare di rigenerare la
politica, e dunque la democrazia, ripartendo da quanto cè di vivo: quelle forme di cittadinanza attiva
che hanno dato vita ai tanti comitati di lotta sul territorio e, ultimamente, a coalizioni che le hanno
raccolte a livello cittadino per tentare un nuovo tipo di presenza nelle istituzioni.
RAPPRESENTANO di per sé una compiuta alternativa di governo? Certo che no, ma indicano che ci
sono forze che stanno costruendo le condizioni per ricostruire una rappresentanza democratica e
così ridare legittimità alle istituzioni. Il dialogo con le aggregazioni che sono nate dallo sfaldamento
del Pd si fa su questo, evitando le scorciatoie del leaderismo (un grimaldello cui abbocca anche
qualche pezzo della sinistra); così come la sacralizzazione di una società civile buona e innocente e
la demonizzazione dei partiti.
Su questi punti Montanari è stato chiarissimo: senza i partiti non cè democrazia, la nostra
Costituzione resterebbe monca. E chiarissima è stata Marta Nalin, la rappresentante della coalizione
civica di Padova (23 % alle ultime comunali): «Reinventare i corpi intermedi, senza demonizzare i
partiti e senza santificare la società civile».
FALCONE E MONTANARI HANNO indicato un percorso, non ancora la fondazione di un nuovo
partito: questa è stata la loro sfida coraggiosa e intelligente. Fra i partiti esistenti ha raccolto
ladesione impegnata di Sinistra Italiana, ma, nonostante le sue consuete recriminazioni e diffidenze,
anche di Rifondazione. E ha ricevuto attenzione anche da Articolo 1, sia pure, come è ovvio, ancora
titubante. Perché, sia pure in modi diversi, tutti si rendono conto che siamo in una fase di
trasformazione epocale e lontani ancora dallaver raggiunto la maturità politica e culturale per
indicare una compiuta strategia allaltezza dei problemi posti dal nuovo mondo.
Il Brancaccio registra la consapevolezza di questa insufficienza, salva i partiti esistenti come
essenziali laboratori politici per forze che hanno già riscontrato una propria omogeneità di
ispirazione e che però, per ora, si propongono di lanciare la sola sfida possibile in questa fase di
transizione: quella di una risposta unitaria nelle prossime scadenze di lotta e istituzionali, una
«Alleanza come è stato detto per luguaglianza e la democrazia».
Grazie dunque alla buona volontà di Anna e Tomaso, come sono stati ormai amichevolmente
chiamati da tutti. Hanno avuto il merito di non farsi risucchiare, come purtroppo ancora tanti, dal
«non cè niente da fare», come se stando a casa, ognuno per conto proprio, se ne potesse poi uscire
con una soluzione. Già declinare il noi e riprendere a riflettere assieme è una conquista.
NON POCHI DEGLI ABITUALI pessimisti (gli anziani, i giovani per fortuna non sono reduci di
tante sconfitte) hanno osservato che di belle assemblee unitarie come questa del Brancaccio ce ne
sono state tante negli ultimi 20 anni. E vero. Ma cè un dato fondamentale che i promotori
delliniziativa hanno capito: che il tempo attuale è molto diverso. Più pericoloso ma anche più
consapevole dellurgenza di una svolta rispetto a quanto è stato fatto in questi anni da chi ha
governato e da chi è stato allopposizione. Questa è la ragione per cui oggi si può ricominciare a
proporsi unalternativa.
I FISCHI (NON POI TANTISSIMI, anche se deprecabili) a Gotor sono un segno delle diffidenze
che questi difficili decenni che ci stanno alle spalle hanno creato. Non ci si può illudere che
settarismi e estremismi, di cui anche il Brancaccio ha dato prova, potranno esser superati facilmente.
Tocca a tutti ripensare se stessi e la propria parabola di questi anni: lunità non si fa a partire da quel
che siamo, ma da quello che ci si propone di diventare, ed è su questo che ci si confronta, se
necessario anche duramente.
Mai col Pd, come ha detto Montanari? Ecco, su questo, solo su questo, un dubbio, ma forse siamo in
realtà daccordo: per quanto esangue, io credo ci sia ancora un corpo storico che viene dallormai
dimenticato Pci, non solo vecchi ma anche una memoria, certo un po sbiadita, che coinvolge anche
più giovani. Io credo che non dobbiamo ignorarli.
ULTIMO PROBLEMA: COME SI prosegue ora? Spero che nessuno si immagini che ci sarà un
fantastico centro promotore di organizzazione dalle Alpi alla Sicilia. Bisognerà cercare di crearlo, ma
questa nostra nuova sinistra deve soprattutto imparare a fare da se: ad ogni singolo militante in ogni
singolo territorio lonere e lonore di promuovere l'Alleanza, e ogni altra forma di partecipazione che
consenta a chi se la sente di costruirla. Reimparando a confrontarci, passo per passo, con gli altri
compagni dellavventura collettiva che abbiamo deciso di correre. Ripartire dai territori non vuol dire
tornare allItalia dei Comuni, ma allEuropa.
© 2017 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE

Ultimo aggiornamento : 23-06-2017 16:03

   
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