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Montanari : i mondo di chi non vota più.
(1 voto)
 

Scritto da Franco Calamida, 23-06-2017 15:17

Pagina vista : 56

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra

Tutti auspicano una sola lista per le elezioni politiche , quasi tutti pensano che saranno due .

Pensano : "E' nelle cose." Infatti lo è . Eppure non dobbiamo rinunciare a sostenere l' obiettivo

principe :  una sola lista . Risponde all' aspettativa di molti , moltissimi - Una sola lista ridarebbe

speranza ; c'è già chi afferma con convinzione , e anche con qualche ragione, :

" voterò solo se c'è una sola lista" . Se l' obiettivo è portare a votare chi non vota , una sola lista

attrae , è la novità , due no . Ma oltre a questa attuale dimensione del problema, la scadenza elettorale ,

il dibattito può avere , e in parte già ha , un piu' vasto respiro , strategico , di lungo periodo che rigurda le

prospettive o l'estinzione della sinistra. Montanari giustamente afferma che dobbiamo coinvolgere e convincere quelli

che non votano più e anche quelli che nel movimento 5 stelle non si riconoscono più a seguito

delle recenti posizioni assunte in particolare sul tema immigrazione. Ma se l' immagine , le iniziative ,

le forme del confronto , rimangono confinate nel rapporto tra forze politiche

( peraltro assai importanti e necessarie) la proposta non sarà convincente,

non sarà credibile. Neppure a noi stessi. Falcone e Montanari affermano :

" la proposta parte dal basso" . Bene . Giusto . E allorra ,

a settembre a Milano , sul territorio che facciamo di unitario ? 

 

 

 

Portare in parlamento il mondo della
sinistra e di chi non vota più
Sinistra. Costruire nuova rappresentanza fuori
dai giochi autoreferenziali della politica
C’è una spaccatura profonda, a sinistra. Ma non è quella tra le sigle, i
nomi, i cartelli: è quella tra chi è dentro il gioco autoreferenziale della
«politica» praticata e chi ne è fuori. Una spaccatura che contribuisce in
modo decisivo ad allargarne una ancora più profonda: quella tra chi vota e
chi non vota più.
Per questo gli interventi centrali dell’assemblea di domenica al Brancaccio
sono stati, per me, quelli di Andrea Costa (Baobab) e Giuseppe De Marzo
(Rete dei numeri pari, Libera).
https://ilmanifesto
Hanno fatto capire come non esista più nessun rapporto tra il loro lavoro
quotidiano (politico, se ce n’è uno) e l’idea stessa di rappresentanza
parlamentare. Detto in altri termini: chi ogni giorno davvero cambia lo
stato delle cose a favore degli ultimi, cioè chi riduce concretamente le
diseguaglianze, ha ormai messo la croce sull’idea stessa di incidere sul
processo democratico.
La proposta che Anna Falcone ed io
abbiamo fatto
è quella di portare quel
mondo in Parlamento. Di riannodare i fili tra questa sinistra delle cose e i
partiti (come Sinistra Italiana e Possibile) che combattono la stessa
battaglia, ma che da soli non bastano.
La partecipazione e la rappresentanza come strumenti per costruire
eguaglianza.
Non per caso queste due cose sono intrecciate nell’articolo 3 della
Costituzione, che abbiamo eletto a bussola di questo processo. E invece
sono anni che giochiamo al bricolage dello Stato avendo rinunciato allo
Stato, che è il bene comune da cui dipendono tutti gli altri beni comuni.
I giornali ne parleranno solo quando questo processo sarà diventato
inarrestabile: ed è a questo che stiamo lavorando.
Per ora di cosa parlano, i giornali? Del risiko di cui sopra. Le cui coordinate
fondamentali, se ho ben capito, sono le seguenti: per una parte del gruppo
dirigente fuoriuscito dal Pd è difficile tornare sotto l’ombrello di Matteo
Renzi. Ma (come avverte Michele Serra) bisogna che questa «sinistra» stia
con Renzi, perché sennò non va al governo.
Quale la via d’uscita? Eccola: Giuliano Pisapia otterrà «discontinuità». Una
volta ottenuta, si tornerà al centro-sinistra unito, dove il centro è il Pd di
Renzi.
https://ilmanifesto.it/portare-in-parlamento-il-mondo-della-sinistra-e-di-chi-non-vota-piu/
23/06/17, 00>02
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Lo schema è ancora Bertinotti-che-condiziona-a-sinistra-Prodi: ma con
Pisapia e Renzi. Cioè tutto uguale, anzi tutto incredibilmente spostato a
destra. Se il finale sarà questo vedremo un’astensione record e un
Movimento 5 Stelle di nuovo al comando.
Noi diciamo: un’altra strada è possibile.
Abbiamo detto con forza che l’obiettivo dovrebbe essere costruire
rappresentanza. E abbiamo provato a spiegare perché non ci convince più
la retorica della governabilità, della sinistra maggioritaria, della sinistra di
governo.
Intendiamoci: la sinistra (intesa come coloro che hanno interesse a
redistribuire la ricchezza) è maggioritaria nelle cose perché, come
dicevano a Zuccotti Park, «siamo il 99%». Ma la realtà è che in questi ultimi
vent’anni la sinistra italiana ha scambiato i fini con i mezzi: il governo è
diventato un fine, e ci siamo dimenticati a cosa serviva, governare. «Ci
siamo dimenticati dell’uguaglianza», ha scritto Romano Prodi nel suo
ultimo libro.
Domenica ho fatto una lista (parziale) di ciò che dobbiamo al centro-
sinistra: riscritture della Carta votate a maggioranza; chiusura
sull’immigrazione; precarizzazione del lavoro; privatizzazioni,
liberalizzazioni, alienazioni di patrimonio pubblico; deliberata assenza di
una legge sul conflitto di interessi; smantellamento finale della
progressività fiscale; federalizzazione dei diritti; e, sì, anche una guerra
costituzionalmente illegittima (non ho detto illegale) che rappresenta il
contributo dell’Italia alla stagione delle «operazioni di polizia
internazionale».
Per essere chiari: tutto questo precede Renzi. E serve a dire che il problema
sarebbe stato immenso anche se fossimo ancora al governo Letta.
https://ilmanifesto
Pagina 3 di 4
Renzi ha rappresentato un salto di quantità mostruoso, ma non una
discontinuità di politiche. Si può dire che le sue scelte – continuate, salvo
dettagli, da Gentiloni – radicalizzano un processo ventennale che ha fatto
dell’Italia il paese europeo in cui la diseguaglianza è maggiormente
cresciuta. Che è esattamente il processo per cui la Sinistra si è ridotta al
nulla, e metà del Paese, quella sommersa, non vota più.
Ecco: deve essere chiaro che la rotta è invertita. Che la rotta è
diametralmente opposta a tutto questo.
Al netto di qualche fischio, il messaggio dell’
assemblea di domenica
è che
l’unico modo per fare davvero unità a sinistra è proprio invertire la rotta, e
puntare ad un orizzonte diverso. Per farlo ci vuole un processo aperto a
tutti coloro che vogliono condividere una nuova rotta: quella (per esempio)
dell’articolo 18, di una vera progressività fiscale, di una seria tassa
patrimoniale, di una strutturata politica di accoglienza dei migranti, di un
consumo di suolo zero, di una scuola pubblica e un’università non
aziendali, di una tutela pubblica del patrimonio culturale.
Spero che saremo in tanti: perché se l’obiettivo è costruire (come dice
Corbyn) «
a country for the many, not the few
», allora ci vuole una sinistra di
tutte e di tutti.
https://ilmanifesto.it/portare-in-parlamento-il-mondo-della-sinistra-e-di-chi-non-vota-piu/
23/06/17, 00>02
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Ultimo aggiornamento : 23-06-2017 15:17

   
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