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Pensieri in libertà....di Ada Guastalla
(1 voto)
 

Scritto da Franco Calamida, 23-04-2017 09:05

Pagina vista : 1433

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra

 Un saggio di spessore , non breve , stimolante ...che merita di essere letto . Scrive l' autrice :  " Si lascia l' ambito della politica al consumismo (etica) piuttosto che al lavoro , rapporti di produzione e tra esseri umani" - "Passeremo ad una società castale e immobile? "

- ..."la multicultarità mette chi la concede in posizione di potere assoluto" e molti molti altri pensieri in libertà .

Inclusa la domanda : "Ma cosa è la libertà ?"


Pensieri in libertà contra Trump e contra multiculturalismo, per la politica
Ada G
Scrivere è un’abitudine che ho perso, come tante, alla maniera di un muscolo non
usato. Vengono le idee e poi se ne vanno. Devo però alla mia gioventù l’onestà di
provare a scrivere quel che penso anche se poco popolare, devo all’onestà di dire
quello che penso anche se poi –e non sembri una contraddizione- non sarò d’accordo
con le conclusioni a cui porta.
L’insediamento di Trump è agghiacciante ma ha anche evidenziato i vuoti che la
sinistra ha lasciato: ci sono strati di persone che, a mio parere, avrebbero dovuto
appartenere alla sinistra ed invece hanno votato per la destra. Ci sono problemi della
sinistra che sono stati presi in mano dalla destra negli Stati Uniti come anche in GB
ed in Francia. Una donna USA molto di sinistra (aveva votato per Bernie Sanders)
che ho recentemente incontrato, a questo mio commento ha risposto che la classe
operaria bianca è sempre stata razzista e quindi per questo ha votato Trump. Ho
risposto che mi pareva esagerato e lei ha ribattuto che io non vivo in America, cosa
per altro vera, e a quel punto mi sono zittita. Ma è ciò che molti dicono dei poveri che
hanno votato Brexit -forse o di certo sotto l’egemonia della destra- ma persone cui un
tempo la sinistra offriva sogni e possibilità di cambiamento, cui i sindacati avevano
garantito un reddito per vivere. Se la politica non risponde ad alcuni bisogni
elementari, le persone vanno dove li porta -o dove pensano che li porti- le
suggestioni identitarie e il portafoglio per soddisfare tali bisogni.
Questo tipo di affermazione ci conduce a due problemi distinti: uno è quello della
globalizzazione e della concorrenza globale, l’altro è quello della multiculturalità in
loco e nel mondo.
Nello schema della sinistra, il calo del reddito della classe media (che ormai compone
la maggioranza di questa parte della politica) è stato affrontato compensando la
disponibilità mancante non pagando le tasse (e chiamandola economia di scambio o
del dono), mettendo a frutto la/le proprietà e non il lavoro (vedi oltre AirB&B, Ubersempre
senza tasse) e promuovendo la gig economy1 dove la relazione e non il lavoro
definiscono paga e diritti. Tuttavia, contemporaneamente, la sinistra della stessa
classe media richiede strutture pubbliche dell’istruzione, del welfare e della sanità per
sé e per i propri figli (ma con quale gettito fiscale sarebbero pagate tali strutture?) e
sostituendo l’etnia-religione al concetto di classe. Quest’ultimo aspetto, la
1 http://www.bbc.com/news/business-38930048; http://www.globalist.it/economy/articolo/208212/lavorare-ondemand-
la-gig-economy-tra-efficienza-e-sregolatezza.html
2
sostituzione della classe con l’etnia e la religione, determina molteplici effetti: da un
lato consente all’intellighenzia di non vedersi più come classe e quindi di non dover
mettere in discussione le proprie scelte, come appartenenti ad una classe. Le scelte
degli intellettuali sembrano autogiustificate come ‘giuste’ piuttosto che mosse da
interessi, atteggiamento che facilita il misurarsi con il “diverso” e non con l’uguale.
Inoltre il misurarsi con il diverso lascia notoriamente al sicuro chi la definizione la
dà. Un tempo, pensando che la classe operaia fosse l’avanguardia di un mondo di
uguali, ci si riferiva ad elementi individuabili e negoziabili come il costo del lavoro,
la disoccupazione, la casa, oggetto dell’arena politica, mentre l’etnia o la religione
erano solo riscontrabili per default, in prevalenza si misuravano le scelte con gli
interessi.
L’altra definizione che la sinistra dà di sé stessa è quella di consumatore/trice
cosciente e impegnato/a: per consumare bisogna avere di che acquistare, cosa che
rende poco etici tutti i poveri che non hanno tali possibilità; inoltre è una posizione
non negoziabile ma solo di scelta. E’ un rapporto tra sé ed un oggetto e non tra
esserei umani, tra sé e una proprietà. Il consumo, per parafrasare Zizek2, salva il
desiderio (acquisto) e l’anima (etica), un vero ossimoro, un regalo al dio del
commercio3. Si lascia l’ambito della politica al consumo (etico) piuttosto che al
lavoro (rapporti di produzione e tra esseri umani), ovvero si lascia la politica ad un
ambito politicamente e socialmente molto più debole, fatto di acquisti e social media;
un effetto collaterale è che a questo punto i sindacati sono palesemente ridondanti,
così che li si distruggono e pur salvandosi l’anima. Di nuovo questo rapporto non
mette in gioco chi compra e nega ogni contraddizione, quale per esempio quella che
portare in Europa o negli Stati Uniti prodotti veramente etnici (quindi per definizione
non europei a meno che si tratti di Lapponi) e si consuma più energia di quanto sia
giustificabile. Il consumo aggrega come sempre, come i modi di vestirsi in anni
passati, come le abitudini, come il riconoscersi.
Da uguali per diritto e diversi per identità, ad uguali per identità e diversi per diritto
Si passa così da uguali per diritto e diversi per identità, ad uguali per identità
(diverse) e diversi per diritto, che non mi pare proprio uno scambio favorevole né ai
poveri né alle donne. Infatti toglie la parola a chi vuole discutere in merito ai valori
che quelle identità si portano dentro o dietro e come se solo chi ha assunto totalmente
quell’identità può criticarla. Come se le donne del movimento femminista in Italia in
2 https://www.youtube.com/watch?v=GRvRm19UKdA
3 https://www.theguardian.com/global-development/poverty-matters/2011/apr/22/slavoj-zizek-animated-ideasabout-
charity
3
passato avessero detto che solo le cattoliche credenti potevano discutere di aborto
perché per le altre non era reato. Sembra una follia ma, per fare un esempio, oggi ci
sono persone che dicono che del velo possono discutere solo le mussulmane e magari
i mussulmani e solo quelli che lo favoriscono. A ciò attribuisco il fatto che
recentemente la delegazione ministeriale svedese si sia presentata a Teheran con il
velo –e si potrebbe obiettare che erano in un paese che lo richiedeva (ma loro
rappresentavano il loro paese, la Svezia, dunque?). E che dire quando una
delegazione simile 4 di Iraniani è venuta a Roma 5 (in Europa occidentale) ed il
governo ha coperto le nudità delle statue per “rispetto”? Ma per rispetto di chi? Di noi
donne europee? Del loro falso pudore di fronte alle nudità maschili e femminili di
opere d’arte? Quando Federica Mogherini, Laura Boldrini e Debora Serrachiani in
visita a paesi islamici si coprono la testa, loro in quel momento sono le rappresentanti
del nostro paese e con tale atteggiamento mi offendono. Forse che i maschi per
rispetto indossano la dishdasha o thawb quando vengono dignitari in Italia o quando
vanno in Arabia Saudita? Se una persona va come privato o privata cittadina in un
paese in cui vige la sharia, vada come vuole, ma se va come rappresentante,
rappresenta me e il mio paese, e lo deve fare con quello che nel proprio paese
rappresenta la dignità, quella di chi l’ha eletta. Aggiungo che su questo ci sono
parecchie opinioni islamiche contrarie al velo, non solo di donne. Dice Kamel Daoud6
(e cito di proposito un uomo laddove potrei citare tante donne) a proposito delle
molestie al Capodanno di Colonia nel 2016:
‘Il corpo della donna è il luogo pubblico della cultura: appartiene a tutti ma non a lei
(…) la donna è la posta in gioco senza volerlo. Sacralità, senza rispetto per la propria
persona, onore per tutti, ad eccezione del proprio. Desiderio di tutti, senza desiderio
proprio. Il suo corpo è il luogo dove tutti si incontrano, escludendola. Il passaggio
alla vita che impedisce a lei stessa di vivere.’
Ovvero, chi siamo noi e chi dovremmo capire? E’ un diritto quello di non capire la
cultura in cui si arriva? Perché le donne del luogo devono peggiorare le loro
condizioni di vita, per esempio non girare vestite come vogliono perché può
offendere qualcuno? C’è chiaramente un incrocio di messaggi, per cui una ragazza
libera che celebri il capodanno è considerata ‘accessibile e preda’. Ma ciò pone un
4 http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2017/02/iran-sweden-visit-anna-linde-hijab-controversy-alinejad.html
5 http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/01/25/rohani-a-romacoperte-alcune-statue-di-nudi-museicapitolini_
aee03593-589b-427c-bf2e-6e1ee69e2845.html
6http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/10/news/colonia_molestie_capodanno_un_articolo_dello_scrittore_algeri
no_daoud-130973948
4
problema più grave, che solleva con chiarezza Wassyla Tamzali7. Riassumo,
commento, dico la mia: se i principi che abbiamo sviluppato in occidente sono
universali o per lo meno noi pensiamo siano tali, perché non si applicano a tutte/i? Lo
affronta Martha Nussbaum 8 ponendo delle domande su dei diritti per tutte/i. Allora
esistono valori universali oppure a ognuno il suo? E se ci sono vanno applicati su un
territorio, ad un popolo, a tutti e tutte in tutto il mondo? Se non c’è una risposta
chiara, sarà ad ognuno il suo, si aprirà la strada al populismo di destra perché ognuno
difenderà solo il suo, la sua cultura, le sue abitudini. Recentemente Germaine Greer9
ha detto che l’obiettivo dell’uguaglianza è conservatore, che le donne dovrebbero
avere qualcosa in più. In effetti le donne non potranno mai avere l’uguaglianza con
gli uomini perché lo status degli uomini si basa sul lavoro non retribuito delle donne.
Questo vuol dire che la parità non è possibile e si aprono due strade: che il lavoro non
retribuito lo svolgano delle donne (e in minor misura uomini) poveri, ovvero le
immigrate, che è quello che sta succedendo, oppure che si rinegozi un patto sociale
diverso tra maschi e femmine in ogni comunità o spazio nazionale.
Cuius regio eius religio o cuius religio eius regio?
In secoli passati si diceva cuius regio eius religio (di chi è la regione, di lui sia la
religione, ovvero che i sudditi devono seguire la religione del proprio governante),
ma adesso è diventato cuius religio eius regio, ovvero si risponde al capo della
propria religione (ovvero il capo della religione diventa re o equivalente)
indipendentemente dal luogo di residenza ed addio alla separazione tra stato e chiesa
che è stata tanto cara ai miei valori. Questa separazione o disgiunzione tra governo e
territorio mi preoccupa. Per esempio in Gran Bretagna si stima che ci siano una
trentina di tribunali conformi alla sh’aria10 che legiferano ed emettono sentenze sul
diritto di famiglia, i divorzi, i matrimoni forzati, l’affidamento dei figli, i contratti.
Non entro in merito se sia giusto o no quello fanno, ma semplicemente pongo la
domanda se sia possibile concepire l’uguaglianza in un territorio con diversi sistemi
legali, ed a chi si applicano, solo a chi crede in quella religione, solo ha chi ha una
certa cittadinanza? In che tribunale? E’ possibile cambiare religione a metà strada ed
7 Wassyla Tamzali, Une femme en colère, Gallimard, Parigi, 2009, tutto ma in particolare il capitolo 2
8 Martha Nussbaum in The Quality of Life, a cura di Nussbaum e Sen, capitolo Non relative virtues. An Aristotelian
Approach, pag 242 e seguenti, e Nussbaum, Martha (2011). Creating Capabilities: The Human Development Approach.
Cambridge, MA: Harvard University Press. pp. 33–34. ISBN 0674072359.
9 https://www.theguardian.com/books/2017/mar/09/equality-is-a-profoundly-conservative-goal-for-womengermaine-
greer-says
10 http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/sharia-courts-in-uk-face-government-probe-over-treatment-ofwomen-
a7049826.html
5
essere giudicato/a secondo un’altra legge? Una delle differenze tra legge e religione è
che una è decisa fuori da sé, mentre l’altra (la religione) è decisa da sé.
L’uguaglianza, per come la conosciamo, è stata territoriale, con l’aggiunta dei diritti
umani deterritorializzati. A questo punto dobbiamo concepire un’uguaglianza deterritorializzata
che fa riferimento a diverse religioni (anch’esse deterritolizzate)?
Credo che bisognerebbe sempre amare la diversità con moderazione, soprattutto
quando il gioco lo conduce la maggioranza: non dimentichiamoci che Hitler amò alla
morte (degli altri) la diversità. Un altro aspetto del passaggio di valori da uguaglianza
a diversità (etnico religiosa) è la questione della verità e della sua dimostrabilità nella
realtà: questo è diventato un tema centrale dopo l’elezione di Donald John Trump
(DJT). Secondo Trump e la sua consigliera Kelly Ann Conway esistono fatti
alternativi, come quello di quante persone fossero presenti all’inaugurazione: il
Presidente ha detto che alla sua inaugurazione ce n’era di più di quelli presenti
all’inaugurazione di Obama, mentre lo foto lo smentivano, oppure ha detto che dio
non aveva fatto piovere sull’inaugurazione mentre ci sono foto di lui e la moglie e di
diversi ex presidenti sotto la pioggia durante la cerimonia. La consigliera Kelly Anne
Conway si è lamentata con i giornalisti perché non avevano parlato del massacro di
Bowling Green, lasciandoli allibiti dato che tale massacro non è mai esistito, e
quindi chiaramente non era mai stato riportato11,12. Qui c’è da chiedersi a chi si
rivolgano il presidente e la sua portavoce, se parlano per rassicurare i loro, se invece
i fatti siano a servizio delle idee (come nelle fedi religiose) oppure se dicono quello
che gli passa per la testa e che vorrebbero succedesse. Le religioni proclamano verità
indimostrabili e supremazia, ma soprattutto verità indimostrabili, strutturalmente
molto simili alla verità alternativa. La verità alternativa diventa un modo di pensare,
di pensare che il mondo descritto sia il mondo, di nuovo strutturalmente vicino alla
fede. Non richiede dimostrazione e somiglia anche ai social media, accentuando quel
fenomeno per cui il racconto serve ad una comunità chiusa e si eliminano i ‘non
amici’ impedendo loro l’accesso alla pagina, ed impedendo a sé l’accesso a idee
diverse. In qualche modo invece di avere delle tribù chiuse, sono le chiusure che
creano le tribù, la ricerca di chi è simile, l’esclusione di idee che non ‘quadrano’.
Personalmente definirei la verità di eventi come congruità con fatti realmente
accaduti, dimostrabili, cosa che mi rendo conto è difficile nel caso di un mondo in
cui prevalgono le identità etniche (soggettività collettive) e le religioni (verità pre-
11 http://edition.cnn.com/2017/02/08/politics/donald-trump-alternate-universe/
12 https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/feb/03/kellyanne-conway-bowling-green-terrorist-attacktrump-
team
6
determinate scelte da in individui che formano una collettività). Inoltre è come se
queste verità, al pare dei beni di consumo, si usurassero in poco tempo.
Rivoluzioni tecniche
Le rivoluzioni tecniche in arrivo pare elimineranno moltissimi lavori tra cui quelli in
agricoltura (trattori automatici), nei servizi (casse automatiche, accesso automatico a
documenti, macchine senza autisti, metro senza conducenti, casinò in linea senza
croupiers, per esempio) con un conseguente eccesso di offerta di forza lavoro. In
altre parole, le innovazioni si sviluppano con un percorso proprio. Siamo passivi,
come se alla tecnica affidassimo il dettare come viviamo e non avessimo più scelta.
Se è vero che la mancanza di forza lavoro fu il motore primo che successivamente
portò alla rivoluzione industriale in Gran Bretagna, ora lo sviluppo tecnico pare
cercare strade proprie, indipendenti dal mercato del lavoro: infatti costa meno un
fattorino di un drone nelle consegne, ma in futuro è possibile che saranno i droni a
costar meno.
Una parte del lavoro viene spostato direttamente sul consumatore/trice: per esempio
prenotarsi un viaggio un tempo era un lavoro, ora lo fa l’utente (ma senza essere per
questo un non lavoro), cosi come l’acquisto in linea. Se un tempo questo voleva dire
posti di lavoro, tasse, gettito fiscale, oggi vuol dire la ‘comodità’ di riempire il
modulo delle tasse a mezzanotte da casa. Lo spostamento del lavoro sul consumo e
del consumo nella politica meriterebbe un po’ di attenzione. L’utente diventa
‘cliente’ per una parte, per l’altra diventa lui o lei stessa ‘produttore’ non retribuito
dei propri servizi, supplendo e distruggendo posti di lavoro altrui.
La domanda che pongo è se sia meglio un mondo senza forza lavoro, un mondo di
soli consumatori che traggono reddito dalla proprietà ereditate o acquisite (come?)?
Che ruolo avrà la proprietà nelle generazioni future? Vuol forse dire che passeremo
ad una società castale ed immobile? E agli altri, a chi ne è fuori, diremo che si
devono arrangiare? Che incubo! Saranno dei fuori casta? Oppure i nuovi burattinai
dei social non vogliono dipendenti ma solo sviluppatori, sono sessisti e vivono come
nababbi, minacciano i paesi che vogliono far loro pagare le tasse e scelgono quelli più
compiacenti13
13 http://www.ninjamarketing.it/2016/08/31/apple-facebook-google-irlanda-tassazione/
7
Rappresentanza o identità?
Negli ultimi anni la sinistra in occidente non si è più occupata di rappresentanza
politica ma solo di aver ragione e di accumulare quelli che io chiamo i punti paradiso,
quelli che si ottengono essendo buoni per gli altri, magari facendo la carità di diritti
se si è di estrema sinistra: essere razionali, fare le scelte ‘giuste’, trascurare i propri
mandati e fare da ricettacolo ad identità nate altrove -le famose differenze- ignorando
o misconoscendo la propria che più non si ha. Ma quale diversità? Diverso da chi, da
che cosa? Per come la concepisco io, la Politica è rappresentanza e negoziazione ed è
per questo che esistono anche dibattito, sconfitta, battaglia ed egemonia. Oppure è
solo rappresentanza identitaria in cui, per definizione, nessuno mette in gioco se
stesso/a e l’unica libertà universale è quella di essere diversi. Se è così ce la può
mandare buona solo Iddio, perché agli umani resta poco da fare.
I messaggi politici di Trump e Farage (leader di UKIP) consentono di eliminare il
senso di colpa del mondo politico per il proprio passato, quindi elimina il senso di
colpa della propria identità. Spariscono i sensi di colpa verso i poveri come non li
aveva Berlusconi, ed i poveri senza rappresentanza si muovono verso chi dice di
volerli rappresentare o lo fa. Tali messaggi lasciano scoperta la classe media che con
la sua ‘ragionevolezza’ ha trasformato un desiderio di onnipotenza in un desiderio di
onnicolpevolezza (che è onnipotenza nel male), per esempio attribuendosi a sé in
quanto occidente le colpe di tutte le guerre presenti e passate. Mi permetto di chiarire:
sono convinta, dai dati di cui disponiamo, che ci sia un cambiamento climatico ma
non amo il senso di onnipotenza umana, travestito da onnicolpevolezza, che spesso
pervade le tesi e le azioni di chi lo combatte. Come se gli umani tutto potessero e la
natura di suo sarebbe tanto buona. Frasi leggere che ricordano una parodia del
dibattito un poco più serio tra Voltaire e Rousseau sul terremoto di Lisbona14, tutto al
rovescio. La questione più grossa, quella della crescente disparità sociale, resta nel
vago.
Tornando alla rappresentanza, se nell’era pre-industriale era quasi sempre la nascita a
determinare la posizione e poi il lavoro, oggi è prima il consumo e poi la nascita
(etnia e religione) a determinare la posizione e le possibilità, e siamo daccapo. Per
altro, non si può rappresentare il credere in un’altra religione a meno di non
sussumerla nella legge, ovvero eliminando la separazione tra chiesa (o moschea o
sinagoga o tempio) e Stato, tutt’al più si può sostenere il diritto di un/un’altra
cittadina di esercitare altre religioni. Tali religioni in che sfera vengono confinate?
Diamo a Cesare qual che è di Cesare, o no? Per esempio, se in una qualsiasi religione
14 Voltaire, Rousseau Querelle sur la Providence, , Lisbona 1755
8
ci fossero precetti che contemplassero il diritto di picchiare i familiari con una frusta
tre volte al giorno, non so se sarebbe legittima in tutti i paesi e se non andrebbe
osteggiata. Oppure, prendiamo in considerazione la libertà delle donne, concetto
messo seriamente in discussione dall’Islam fondamentalista e anche da parte degli
ebrei ortodossi e dai fondamentalisti cristiani, hindu o buddisti. Non possiamo più
dire nulla? Devo diventare seguace di qualche fondamentalismo per dire che non mi
piace? Il passaggio dalla libertà al diritto di essere oppressi o opprimere in nome
della propria identità a me pare francamente inconcepibile. La scusa che solitamente
viene addotta è che le donne lo vogliono, o che ‘da noi si fa così’ senza specificare
che qualora non si sottomettano saranno espulse dalle comunità o uccise. Per
esempio, cosa dico del fatto che, anche se la legge lo vieta, in alcune parti dell’India
usa uccidere le nuore se la dote non basta o non fanno un figlio? Usa così e quindi va
bene? Anzi, propongo per l’Italia la reintroduzione del delitto d’onore, del divorzio
all’italiana e del caffè a letto al marito: cosi possiamo essere tradizionali e ribellarci?
Se invece siamo tanto identitarie verso le altre, il caffè magari lo porta a letto la colf,
che è anche tanto amica e viene da una cultura ‘del dono’ (se sento di nuovo cretinate
del genere, urlo). Mi pare che il trasferimento dei valori di una religione alle identità
delle persone non sia un passo avanti in fatto di civiltà, perché nega e distrugge –
laddove ancora esiste- lo spazio intermedio in cui si svolge la politica, quello tra
soggettività e oggettività, quello dell’interpretazione, ovvero l’arena, lo spazio
pubblico.
Global o no global?
Con il nuovo presidente degli Stati Uniti essere no global è diventato di destra mentre
prima era di sinistra e oramai solo la UE difende il TPPT15, tant’è che ne ha firmato
uno con il Canada (CETA) 16che potrebbe portare alla privatizzazione della sanità e
dei trasporti (ma dunque è questa l’Europa che andava votata a Brexit?). In ogni caso
Trump, Farage e Le Pen sono no global ma a me pare che ‘sì global’ non sia una
grande idea, soprattutto in assenza di un ‘contratto’ global. C’è qualcuno che
denuncia che le merci a basso costo, provenienti dai paesi cosiddetti emergenti, sono
funzionali ai bassi salari e a calmierare le richieste eventuali di aumenti in busta
paga? Prendiamo un esempio: diciamo che negli anni cinquanta dell’ultimo secolo
emigrasse a nord un ciabattino con molti figli, e che questi mettessero su un’azienda
di grande successo. Tuttavia ad un certo punto, negli anni novanta dell’altro secolo,
scoprono che possono produrre in Romania a un decimo (non un po’ meno, a un
15 http://dfat.gov.au/trade/agreements/tpp/Pages/trans-pacific-partnership-agreement-tpp.aspx
16 http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ceta/index_en.htm
9
decimo) del costo italiano, rimanendo nella legalità. La produzione viene spostata e
diciamo che tra posti di lavoro e lavoro a domicilio se ne perdano oltre quattromila.
Prima domanda: se ci fosse Italiexit cosa avrebbero votato queste persone rimaste
loro (e la generazione dopo) senza lavoro? E, seconda domanda, questo non ricorda
quegli esercizi delle medie: Se Giovanni corre a dieci chilometri all’ora in una
direzione e Maria a venti nell’altra a che velocità si incrociano? Se i lavori meno
pagati e peggiori vengono svolti qua da immigrati mentre quelli buoni, della
produzione, se ne vanno, la velocità di impoverimento dei paesi industrializzati è
doppia. Inoltre il lavoro porta anche conoscenze, macchinari. Tutto ciò si perde.
Lo stato sociale si basava su un principio di congruità tra luogo di produzione,
tassazione e consumo; non sarà a lungo reggibile se non coincidono. ovvero Se la
produzione, e quindi la tassazione sono altrove, come reggeranno i servizi ed i
consumi qua? Diventeremo consumatori poveri, produttori poveri in uno stato povero
ove per un breve periodo, prima di sparire, i servizi saranno sostituiti da lavoratori
più indifesi e preferibilmente stranieri.
Nel tempo la sinistra si è preoccupata di aver ragione e non di rappresentare e/o
indirizzare il malessere dei cittadini, pur sapendo che non è possibile rappresentare
ogni cosa nella battaglia politica. E’ come se dopo Berlusconi –ed oggi dopo
l’avvento di Trump- non riuscissimo più ad uscirne: in fondo anche molti degli
imperatori romani venivano eletti (prima scelti tra pochi e poi formalmente eletti) ma
poi una volta eletti facevano quel che volevano17. Mi pare un modello ultimamente
molto in auge. La domanda che ponevo sopra è seria: è possibile uno stato sociale se
non si ha coincidenza tra dove si produce, dove si erogano gli stipendi ed i salari, le
tasse e i servizi? A scapito dello stato sociale, ormai la classe media mi pare che i
servizi, passando dal pubblico al privato, se li stia comprando privatamente dai
nouveaux pauvres, per esempio con le assistenti agli anziani ed ai bambini, e le
collaboratrici domestiche che sono ‘tanto gentili’ ed arrivano da paesi dove si fa la
fame. Ma i vieux pauvres dei nostri paesi che fanno? Cantano ancora Contessa di
Pietrangeli18?
Non solo non se ne discute, non si discute nemmeno dell’impatto sociale ed
economico delle cosiddette nuove economie come Air B&B, Uber (che tra poco non
avrà guidatori umani e quindi il problema sarà risolto…). AirB&B è interessante
perché mette insieme diversi aspetti: intanto solo chi ha una proprietà immobiliare
decente o vuota la può affittare, quindi tanto per cambiare i poveri non possono.
17 De Jaeghere M, Les Derniers Jours, Tempus, Perrir, Parigi, 2014 e 2016
18 https://it.wikipedia.org/wiki/Contessa_(Paolo_Pietrangeli)
10
Secondo, è un reddito generalmente non tassato (ovvero non se ne denunciano gli
introiti). Non si assume personale, quindi è una proprietà che genera reddito senza
lavoratori e senza tassazione; in ultimo risponde a quella fantasia del/la viaggiatore
per cui andando lì, si incontra un paese ‘vero’ è ‘un’esperienza’ e quindi il/la
proprietario vende la conoscenza e le amicizie tutte incluse nel prezzo, offrendo
qualcosa che è come il prodotto industriale dell’amicizia. Invece di andare a trovare
amici si va all’AirB&b di pari livello sociale, si spende relativamente poco, e si
‘vive’ da amici senza davvero esserlo. Invece che On the Road, abbiamo In the Room
(e non è né a forma di L né una stanza per sé) e tutti si sentono contenti. Negli USA
AirB&B ha più stanze della catena alberghiera Mariott che, seppur pagando
relativamente poco, dà lavoro a camerieri, receptionists, guardie, baristi, etc, e paga ai
comuni la tassa di soggiorno. In altre parole, chi affitta a Air B&B fa fruttare un
patrimonio esentasse e senza contributi vendendo un po’ d’anima e non generando
ricchezza con il lavoro se non per sé stessi. Ma stiamo scherzando? E come pensiamo
si possano mantenere, per esempio, le scuole e gli ospedali? E’ cosi che la classe
media ed alta rispondono al declino? Ed i poveri, s’impiccano?
Lo stesso dicasi per Uber anche se può essere fatto a livelli sociali più bassi e richiede
un certo lavoro: niente tasse, niente assicurazioni per il trasporto passeggeri a
pagamento e tra un po’ niente autista e sparirà il lavoro nelle auto a guida automatica.
Non dimentico la direttrice volgarotta di un centro culturale in Italia finanziato da
denaro pubblico: si vantava di usare Uber affermando di poter fare ‘ciò che voleva’
coi suoi soldi! (sic!, ovvero con quelli pubblici considerando la provenienza del suo
stipendio): e come pensa che le arrivassero i soldi dello stipendio per pagare i suoi
pantaloni di pelle fatti nel terzo mondo?
I LETs (Local Exchange Trading System, molto simili alle banche del tempo)19 -in
particolare Camlets che erano i buoni di scambio a Cambridge- si definiscono come
scambi ‘no profit’ ma la definizione non sta in piedi. Delle due l’una: possono essere
scambi di proprietà, ossia scambi di case esentasse, oppure scambi di lavoro (e quindi
con evasione dei contributi e dell’imposizione fiscale). Lo stato moderno si regge
anche sulle tasse alla proprietà e sulle tasse e contributi sul lavoro, ovvero tassa lo
scambio sul lavoro e sulle merci per garantire i servizi e la difesa (l’uso legittimo
della forza sul territorio e fuori). Il baratto è di fatto una forma economica, ma dire
baratto non piace e allora si parla di banche del tempo e di scambi non profit. Ma se
hai bisogno di un idraulico e non puoi scambiare lezioni di canto per giardinaggio che
fai? L’economia del dono richiede un surplus non colmabile con un semplice lavoro,
19 https://en.wikipedia.org/wiki/Local_exchange_trading_system
11
richiede la proprietà, il denaro e le conoscenze che a quel punto permettono lo
scambio. L’equivalente delle perline del baratto che i primi bianchi offrirono agli
“indigeni” nel nuovo mondo. Se continua questo trend non sarà il lavoro ma come
dicevo la sola proprietà a garantire da vivere (o da non vivere) a milioni di persone.
La proprietà sarà essenziale a mantenere il lavoro, diventa in sé fonte di reddito,
luogo di lavoro. L’economia torna alla sua etimologia, la gestione della casa
(oikonomia = gestione della casa: οίκος – casa e νęμoμαι -gestione).
I social media, a parte il loro sostegno a Trump2021,22 hanno avuto di per sé come
effetto quello di creare gruppi sempre più omogenei: il sistema permette di eliminare
i non amici e si può vivere senza mai incontrare nel virtuale una persona di opinioni
diverse. Si può pensare che il proprio mondo sia il mondo. Credo che questo sia
successo nelle previsioni elettorali per Trump e la Brexit, dove sia giornalisti che
sondaggisti non hanno più visto mondi diversi e non sono stati in grado di misurare il
polso della rabbia di chi non apparteneva al proprio mondo. Ma purtroppo è successo
a molti di noi quello di scambiare i nostri amici per il mondo.
Immigrazione e lavoro
La Corte d’appello degli Stati Uniti23 ha bloccato il primo ordine di Trump
sull’emigrazione (chiaramente razzista e sbagliato, visto che oltretutto da quei paesi
non erano mai arrivati terroristi). Tuttavia sul blocco dell’emigrazione il New York
Times24 riporta di come alcuni lavoratori e lavoratrici (una nativa americana, una
donna cinoamericana ed un uomo), tutti che a fatica sono entrati nel mondo del hitech
sono favorevoli al blocco dell’emigrazione, perché li stanno licenziando e
sostituendo con indiani (dell’India) a costo minore. Votano o voteranno Trump.
Come si fa a competere con qualcuno che costa 10 volte meno? Un tempo chiamavasi
esercito di riserva, ed il concetto vale per l’informatica come per la raccolta della
frutta o dei rifiuti, oppure per le assistenti agli anziani ed alle collaboratrici
domestiche. L’articolo riporta che, a proposito del blocco alcune persone
dell’industria della ristorazione hanno telefonato in radio affermando che se
dovessero pagare tutti regolarmente, ‘nessuno di noi potrebbe più permettersi il
ristorante’. Non mi pare una minaccia gravissima: se il prezzo per avere il cibo a
20 https://www.theguardian.com/technology/2017/jan/27/mark-zuckerberg-donald-trump-immigration-orderfacebook
http://www.businessinsider.com/facebook-blamed-trump-election-mark-zuckerberg-response-tone-deaf-2016-
11?IR=T
21 https://www.wired.com/2016/11/facebook-won-trump-election-not-just-fake-news/
22 http://nymag.com/selectall/2016/11/donald-trump-won-because-of-facebook.html
23 https://www.nytimes.com/2017/02/03/us/visa-ban-legal-challenge.html?_r=0
24 https://www.nytimes.com/2017/02/05/business/h-1b-visa-tech-cheers-for-foreign-workers.html
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poco è quello di sottopagare i cuochi ed i camerieri, si cucinerà di più a casa, magari
con parità di genere? Si pagherà di più per mangiare fuori e lo si farà meno. Mi
ricordo una vecchia barzelletta sulla rivoluzione russa: Ma come mai hanno fatto la
rivoluzione? Eppure si stava bene, tutti avevano i loro servi. Ovvero ci identifichiamo
solo con chi consuma e non con chi produce: a chi era rivolto quel ‘noi’ (noi che
andremo meno al ristorante)? A volte si dice che i residenti (non si usa nativi o
autoctoni per i bianchi) non vogliono fare quel lavoro (ristorante, lavoro di cura) ,
come qua in Italia si dice che ‘le italiane’ non vogliono fare i lavori di cura – perché
gli uomini no, non vogliono fare il lavoro di assistenza comunque. Qualcuno ricorda
ancora quando negli anni settanta dell’altro secolo le persone che lavoravano come
collaboratrici domestiche non facevano più di otto ore al giorno e venivano retribuite
poco, ma dignitosamente? E perché non provare a pagare le persone il giusto se non
vogliamo anche noi ‘Trump’? Pensate sia giusto che esista –e si incentivi- un
esercito di riserva illimitato e senza diritti, che si stiano distruggendo i sindacati per
favorire la globalizzazione? La combinazione della sparizione di alcuni lavori e
dell’arrivo di mano d’opera a basso costo in quantità illimitata potrebbe essere
disastrosa per tutti: per gli immigrati, per gli autoctoni, per la politica: la contrazione
dei posti di lavoro grazie alla tecnologia potrebbe trasformare la massa immigrata in
una massa ulteriore di disoccupati. Forse anche il modello della contrattazione
collettiva richiederà ambiti di lavoro meglio definiti. Mi ricordo una conversazione di
molti anni fa con un mio caro amico che purtroppo non c’è più e quindi non so se
avrebbe nel frattempo cambiato idea: parlavamo di immigrazione (appena iniziata
qua, c’era ancora l’emigrazione dall’Italia) e di come un secolo prima il movimento
operaio australiano avesse lottato contro l’importazione di cinesi per la costruzione
delle ferrovie, portati per ‘spezzare le reni ai sindacati’, ridurre le paghe e bloccare gli
scioperi. Per una volta eravamo d’accordo, questo flusso di persone avrebbe distrutto
i sindacati ma la mancanza di gestione aveva fatto si che debordasse in una politica
che favoriva l’immigrazione dei soli bianchi. Allora si stava dalla parte dei lavoratori
organizzati e contro l’esercito di riserva fatto di crumiri (che sicuramente avevano
fame). In altre parole, se vogliamo mangiare tutte le sere fuori ed avere le badanti,
immigrazione libera. Sarà però anche un mondo di grandissime differenze sociali ed
il “noi” che andrà fuori a cena si ridurrà moltissimo. Inoltre, come dirò anche dopo, il
fatto che ci siano ‘delle donne’ disposte per necessità a lavorare per poco o a
prostituirsi per ancora meno, porta tutte ‘le donne’ a perdere un po’ di uguaglianza.
La questione dei rifugiati, di cui non tratto, è ben altra, ma se continuano a
mescolarsi con gli immigrati economici non lo sarà a lungo ed allora ci sarà la rivolta
anche contro chi fugge per salvare la vita. Nihil humani mihi alienum, diceva quello,
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Nihil mulieris mihi alienum est, dico io e quindi quello che succede alle donne mi
riguarda e, anche non mi piacesse, influenza il mio status.
Trump è la risposta tremenda ad un problema vero
Trump è la risposta tremenda ad un problema vero. Tra l’altro Trump ha così tanto
potere perché controlla entrambe le due camere, ovvero i democratici hanno perso
ovunque, come i laburisti in Gran Bretagna, in Olanda e questo ci deve far pensare.
Già accennavo che uno degli aspetti interessanti della nuova presidenza americana è
la costruzione della verità alternativa, o per meglio dire il prevalere dell’opinione sul
fatto. Ci si chiede come il pensiero soggettivo del presidente statunitense (‘io me la
vivo cosi che al mio insediamento c’era più gente anche se le foto direbbero il
contrario’, ‘i giornali non hanno mai parlato del massacro di Bowling Green’, oppure
c’è un picco di crimini’) abbia potuto prevalere sull’oggettivo (per esempio non c’è
mai stato massacro a Bowling Green e c’era più gente all’insediamento di Obama e
mentre Trump afferma che è il periodo di picco degli omicidi in USA mentre l’FBI
dice che è il più basso). Dunque ci si pone il problema di che cosa sia la verità, in
politica come in scienza. E’ un fatto che tutti/e possono verificare? E forse gli atomi
non esistono perché non li vediamo ad occhio nudo? La verità è un risultato basato su
un metodo accettato? E’ la soggettività prevalente? Come si definisce? Qual è il
concetto di verità: quella autogiustificante (come Trump che dice che in fondo se non
era cosi avrebbe potuto esserlo), oppure una congruenza con i fatti? Quali sono ‘i
fatti’? Si sta perdendo l’illocutorietà delle leggi sui fatti. Cos’è, un premio alla
rappresentanza? Ovunque ci sono fenomeni di questo tipo nel mondo occidentale ed
ogni paese (USA, Brexit, Ungheria, Polonia, Francia, Germania ed anche l’Austria
dove è andata diversamente per un pelo o l’Olanda dove siamo stati felici perché ha
vinto il centro destra invece che l’estrema destra) dà spiegazioni diverse a quello che
mi pare essere un problema molto simile. Forse oltre alla globalizzazione c’è qualche
altro comune denominatore: la rivoluzione tecnologica oppure, come alla caduta
dell’impero romano d’occidente, un modello, le nostre democrazie, che funziona
solo a certe dimensioni e che quindi deve essere ripensato.
Sfere di giustizia, sfere di verità?
Nella mia gioventù pensavamo che alcuni aspetti quali la laicità dello stato, la
separazione dei poteri, che hanno permesso la parità di genere, la contraccezione,
l’aborto, il rispetto delle scelte sessuali, ovvero la scelta di disporre del proprio corpo
nella sfera privata e pubblica, fossero delle dimensioni ”acquisite”, ma non è cosi
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(questo quando pensavamo che ci fosse un avanti ed un indietro e non i vortici di
storia): invece ci sono stati tanti passi indietro e la sinistra non ha garantito o non è
riuscita a garantire le persone che svolgono lavori semplici e non ben retribuiti, né la
libertà delle donne, dei gay etc. Queste cose le avevamo ottenute dimostrando i fatti,
avendo ‘ragione’, cosa che oggi pare quasi vana. Quel che si vede non è la ragione
ma la rappresentanza del proprio mondo.
La multiculturalità:
All’interno dei paesi UE, ma anche altrove, è molto presente una cultura
multiculturalista e in una certa misura anche il multiculturalismo che io associo allo
stato tribale o agli stati che derivano da imperi, o perché al centro -Gran Bretagna- o
perché ne hanno fatto parte – come il Canada ed in misura molto minore gli USAovvero
stati in cui la diversità di leggi, costumi e religioni può essere regolamentato.
Se vogliamo, possiamo definire l’impero romano multiculturale. Alle guerre di
conquista seguiva la pax romana e ciò che regolava il buon vicinato era l’imposizione
della lex romana. Possiamo anche definirlo una sorta di multiculturalismo gerarchico
in cui il potere e’ chiaramente definito e saldamente in mano al comando imperiale.
A mio parere il multiculturalismo è una lettura molto occidentale della diversità in un
impero federato: per esempio, attualmente al mondo l’India è lo stato più
multiculturale per etnia, lingua e religione, ma definisce le diversificazioni come
componenti dello stato, non come diversità. L’arrivo al potere governativo di
Narendra Modi (attuale primo ministro) mette in dubbio questa identità multipla e
pone contemporaneamente il problema di cosa può succedere quando una
maggioranza identitaria va al potere. L’Unione Europea potrebbe essere definita per
molti versi un tentativo di uno impero multiculturale volontario, i paesi chiedono di
entrarvi, non sono annessi, e l’abbandono di aspetti della sovranità nazionale avviene
in modo più o meno democratico. Ogni stato membro mantiene le sue caratteristiche.
Alcuni stati sono egemonici nella politica monetaria, nel definire le linee guida, le
quote, nella definizione dei prodotti. Tuttavia, accanto a queste caratteristiche
peculiari che differenziano gli stati aderenti, si affianca ora una ulteriore
differenziazione interna che porterà la UE, se sopravvivrà, ad affrontare gli inevitabili
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sconvolgimenti e disgregazione interna agli stati nazionali ed al sorgere –o risorgeredi
movimenti fortemente nazionalistici e populisti. Semplifico: uno stato nazionale
poneva tutti coloro che abitavano sul proprio territorio (e più tardi chi vi arrivava)
sotto le stesse leggi e sullo stesso piano rispetto alle leggi applicate ad adulti capaci di
intendere e volere – il principio della multiculturalità non necessariamente tratta tutti
i cittadini o soggetti allo stesso modo.
Il controllo sulle donne
In particolare, una delle controversie che in questo periodo, o forse da sempre, pare
essere in gioco e’ il controllo sulle donne a cui si aggiunge la questione della purezza
della propria identità che assume forme diverse a seconda dei periodi storici. Sulla
prima tornerò successivamente, invece già voglio dire qualcosa sulla purezza: ironia
della sorte, l’accettazione acritica di molte culture che permette a ciascuna di
continuare a valutarsi sulla base dei propri parametri (quindi per esempio
introducendo diversi concetti di legalità ed illegalità, di ciò che e’ permesso e ciò che
e’ vietato in uno stesso territorio) favorisce la parte più conservatrice -e preservatrice
dell’identità- di ciascuna. Quindi non sarà definito multiculturale chi favorisce i
movimenti di opposizione o disgregatori in ciascuna identità culturale, ma chi ne
preserva l’essenza o il fondamento, ovvero i fondamentalisti, sebbene definire quali
siano i fondamenti è una cosa non facile. Questa deviazione mentale arriva al punto
di considerare impuri coloro che si mescolano, quindi una india dell’Amazzonia che
voglia studiare fisica nucleare a Harvard non è considerata ‘vera’ come un indio della
sua stessa tribù che vuole vivere nella foresta. Non concordo con atteggiamenti come
quelli della definizione data a Radio Rai3 l’8 gennaio 2015 quando, prima del
radiogiornale delle 6.45, fu annunciato un pezzo musicale dell’Amazzonia ‘prima che
fosse corrotta dall’occidente’ (?). Come dire che a New York o Milano le culture si
corrompono perché si mescolano? Oppure si corrompono solo quelle ‘pure’ e noi,
tanto, siamo impuri?
Di notte, a volte, rimango sveglia pensando a come riuscire a difendere e mantenere
i miei i valori, quelli che ho sviluppato negli anni, e contemporaneamente difendere i
diritti di tutti. Viceversa, sarebbe come dire che avrei dovuto difendere i valori del
vescovo Lefevre o di Goebbels invece che combatterli! I valori fondamentalisti (mi
pare in tutte le religioni) sono spesso contigui al fascismo ed allora devo forse lottare
per loro? Mi chiedo ancor ora perché il movimento femminista non abbia scelto di
difendere Irshad25, la Imam canadese, Amina Wadud26, la Imam di New York
25 http://www.aljazeera.com/programmes/headtohead/2016/01/transcript-irshad-manji-islamophobia-
160123075229052.html
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(diversa da Khankan Imam di una moschea aperta a sole donne a Copenhagen)
27mentre invece ha gioito delle vescove anglicane o delle moderatrici valdesi. Penso
ad Ayaan Hirshi Ali28. La storia di quest’ultima è emblematica: arrivata da una
famiglia somala potente, esiliata, Ayaan scende ad Amsterdam per evitare un
matrimonio combinato con un cugino in Canada, chiede rifugio usando il nome della
nonna (che è uno dei suoi nomi). Va a lavorare per i sindacati e per il partito
laburista, viene eletta deputata. Poi avviene l’omicidio di Theo Van Gogh29 che aveva
fatto un film basandosi anche su suo materiale scritto. Sotto pressione della parte più
conservatrice dell’islam olandese, adducendo che aveva usato un falso nome al
momento del rifugio, il governo le toglie la nazionalità e quindi decade dal
parlamento, perde la protezione che le era stata data come parlamentare. Lei andrà
negli USA dove lavorerà per un think tank conservatore che le offre un posto. Dopo
qualche mese, gli olandesi fanno marcia indietro, le ridanno la nazionalità, ma lei
ormai è partita. La storia è documentata non solo nei suoi libri ma anche in
innumerevoli articoli. Ma ciò che a me pare una tragedia è che lei avrebbe dovuto
essere una bandiera della sinistra e delle donne. Perché non lo è stata? Perché la
sinistra è andata al seguito degli imam conservatori? Perché il multiculturalismo
svuota il dibattito sui contenuti? Perché io posso discutere solamente dei valori con
cui sono nata e non di quelli degli altri? Di ogni cultura cerco di individuare chi
avvantaggia: i giovani, le donne, i maschi di mezza età, come tratta i poveri e le
povere. Forse che il multiculturalismo spariglia i concetti di destra e sinistra? Forse
ha fatto sparire i concetti di diritti sociali per ‘gli altri e le altre’ (tanto sono ‘diversi’)
sostituendoli con i diritti familiari del capofamiglia maschio? E non mi si venga a
raccontare la favoletta delle donne che sotto sotto comandano: è una delle scuse più
vecchie al mondo usate per giustificare il potere dei maschi capofamiglia. Non è che
questa sta diventando una grande guerra per il controllo delle donne che hanno osato
alzare la testa?
Paradossalmente poi, la multiculturalità mette chi la concede in posizione di potere
assoluto, mentre io credo che forse sia tempo di fare i conti con la propria parzialità,
esplicitarla e difenderla, come politica anche. E’ la ricostruzione dell’identità
maschile post e pre-industriale, in cui i maschi giovani vogliono un controllo più
forte sulla mente e sul corpo delle donne perché si sentono esautorati come maschi e
nella religione cercano il conforto e l’approvazione delle loro idee, identità e
26 http://www.islamandfeminism.org/amina-wadud.html
27 Torino spiritualità invitò Amina Wadud, e Biennale Democrazi 2017 ha invitato la Imam Khankan
28 http://www.theahafoundation.org/
29 https://www.theguardian.com/world/2004/nov/07/terrorism.religion
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privilegio di genere. In realtà, se prendiamo i jihadisti che provengono
‘dall’occidente’, che sono ‘tra noi’, è un po’ come con il terrorismo in Italia: quando
i numeri sono grossi le teorie funzionano meno. Come per terroristi nativi, ce ne sono
di molto ricchi (i due terroristi di Londra30) ed allora sarà perché la loro vita e’ vuota
di valori? Ce ne sono di molto poveri: allora sarà perché le promesse di integrazione
non sono state mantenute? (e qui comunque sarebbe una bella idea lavorare un po’
sulla povertà di tutti…)? Ce ne sono di mezzo, ed allora sarà perché la loro vita è
monotona ed i genitori si sono integrati? Mi ricordo gli stessi discorsi per spiegare il
terrorismo delle BR e di Prima linea. Sarà che le ideologie sono forti? Sarà che la
gente ama identificarsi: guardiamo je suis charlie. Ma veramente no, non sono
Charlie, ma lo stesso sono orripilata da quello che è successo. Allora je suis moi
même e non condivido le azioni degli assassini di Charlie. Wolinski, una delle
vittime, era un po’, anzi molto, sessista e quindi magari non compravo i suoi
disegni, ma non penso assolutamente che meritassero la pena di morte. Quanti e
quante devono morire o andare in esilio prima che ci decidiamo a difendere la libertà.
E poi: difendiamo la libertà o la libertà di chi ci piace? Certo penso che sia giusto
poter denunciare, ricorrere alla legge se uno vuole, ma uccidere? Chi uccide ritiene di
compiere un atto di giustizia ma di fatto rifiuta di riconoscere il paese in cui vive e
rifiuta di riconoscere le sue leggi che sono uguali per tutti.
Se uno stato non pone tutti i cittadini sullo stesso piano, (per esempio lo stato
federale del Canada (dove i primi popoli o nativi hanno leggi diverse od altra
legislazione), Israele (con gli arabi israeliani), o la Svezia (con i Lapponi e gli Inuit),
a seconda dell’opinione prevalente si può definire tale stato avanzato e tollerante
(Svezia e Canada) o retrogrado e di apartheid (Israele). La definizione in parte e’
dovuta al buon senso di rifiutare la discriminazione (che chiamerò differenza
negativa) ma in parte anche al fatto che mentre Canada e Svezia, per dirne due, non
definiscono in maniera fortemente identitaria la maggioranza, Israele sì. Il problema
esiste però, perché anche il Canada arrivò sull’orlo della guerra civile tra francofoni e
anglofoni ma sarebbe difficile pensare a quali siano le caratteristiche che portano e
definire un/una canadese, rendendo con ciò più semplice la definizione dell’altro.
Tuttavia , quando un ‘altro da sé’, l’alterità è una, e’ diverso da quando si parla di
tanti ‘altri’. E poi chi sono ‘gli altri’? Anche noi, anche io forse non sono altra? Forse
che il mio corpo non sente, non sanguina, forse che non sono diversa, forse che non
ho occhi, forse non ho identità? Forse questo… riguardava l’uguaglianza, ma adesso
anche la diversità.
30 http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/sas-special-forces-hit-list-iraq-syria-isis-terrorist-attacksdrones-
a7400756.html
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La legge è uguale per tutti/e?
E’ altrettanto complesso definire l’inizio di una cultura e quindi dei suoi diritti: per
esempio posso io dire che la mia cultura e’ stato il femminismo? O quello appartiene
alla politica perché troppo recente e quindi non gode di diritti culturali? O la mia
cultura sono solo i miei antenati?
Le leggi, se uguali per tutti/e, sono anche una misura (da cui la parola giustizia,
justum) e ci si chiede se un individuo che commette un omicidio volontario debba
essere giudicato in base alla legge o anche alla tradizione (delitto d’onore in Italia) 31.
Per esempio anni fa un tribunale in Germania concesse le attenuanti ad un italiano32
sardo attribuendole alla cultura italiana; lui aveva picchiato, violentato ed umiliato
una sua ex-fidanzata sequestrandola per tre settimane, per motivi di gelosia, La
vicenda suscitò un po’ di irritazione ed un po’ di ilarità in Italia: come mai, con tutte
le lotte contro il femminicidio, con i cambiamenti in corso, questi giudici tedeschi
chiaramente si rifacevano a ‘divorzio all’italiana’? Eppure è ciò che facciamo
costantemente verso gli immigrati e le immigrate del terzo mondo. Non a caso la
ministra per le pari opportunità in Svezia si scusò al funerale di una vittima di
violenza domestica con i parenti dicendo che in nome della difesa della
multiculturalità non erano intervenuti in tempo e la donna era stata uccisa. Lo stesso
dicasi per la scolarità o per le mutilazioni genitali femminili. La religione funziona
spesso da schermo alla violenza di genere, ne siano esempi i preti cattolici, ebrei
ortodossi estremisti, fondamentalisti islamici: come tutte le comunità chiuse,
soprattutto quelle in cui la persona in questione (prete, rabbino o imam che sia) ha
autorità, può fare male alle donne ed ai bambini pensando di essere immune da critica
o condanna. La multiculturalità, con l’idea che ogni comunità si auto-governa e
quindi non risponde alle altre comunità e ancor meno allo stato e alla cittadinanza di
appartenenza, facilita questi meccanismi. Ci sono tante storie, dalla violenza sessuale
nella comunità ebrea ortodossa di New York33, oppure le storie dei preti cattolici in
Irlanda34. Una storia mi interessa per la complicità del settore pubblico: la storia di
Rotherham (GB) 35dove il comune non ascoltò le oltre 700 denunce per 1400
bambine (prevalentemente bianche) che avevano subito violenza dal 1997 al 2013 ad
opera di una cooperativa di tassisti pakistani che aveva l’appalto per portare a scuola
31 Gianaria F, Mittone A, Una riflessione sui reati multiculturali, Culture alla sbarra, Einaudi 2014
32 http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/sardo-violenza/sardo-violenza/sardo-violenza.html
33 http://europe.newsweek.com/child-abuse-allegations-hasidic-ultraorthodox-jewish-community-brooklyn-
432688?rm=eu
34 http://www.irishtimes.com/news/social-affairs/religion-and-beliefs/clerical-sex-abuse-scandal-has-led-to-fewconvictions-
1.2768746
35 https://www.theguardian.com/uk-news/2016/nov/04/rotherham-child-sexual-exploitation-eight-men-jailed
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i/le bambine delle famiglie a rischio. Nel 2016 sono stati condannati, il consiglio
comunale sciolto, gli assessori espulsi dal partito laburista che aveva la maggioranza
e che era stato reticente nel denunciare perché i perpetratori erano inglesi-pakistani.
Al dibattito partecipa la giornalista Jasmine Alibahai Brown del Guardian che
sostiene le donne. Il consiglio comunale viene poi obbligato a dimettersi ed i laburisti
vengono espulsi dal partito. La loro difesa è che non volevano sembrare razzisti e
quindi nel corso degli anni avevano ignorato le centinaia di denunce ai servizi sociali.
Una giovane avvocatessa pakistana ha denunciato sull’Observer che era successo
anche a lei (sempre a Rotherham) ma la famiglia non aveva voluto che denunciasse
per questioni di onore. E’ quindi possibile che ci siano state anche molte vittime
pakistane. La questione è emersa ora che molte delle vittime ormai adulte hanno
denunciato36. Poteva essere anche viceversa, uomini inglesi e vittime pakistanoinglesi,
o inglesi su inglesi (come successe con Gary Glitter alla TV 37), e non ci
vuole una gran scienza a capire che per farlo in combutta, bisogna che ci sia un forte
legame tra gli stupratori. Nel caso dei tassisti di Rotherham alcuni si difesero dicendo
che da loro le ragazze a dieci anni erano da matrimonio ma per fortuna il tribunale ha
accolto la richiesta del procuratore, il Dott. Nazir Afzal, e li ha condannati. E che dire
dell’integrazione o per lo meno della re-definizione di un patto tra tutti e tutte noi?
Cosa diciamo del monaco buddista Wirathu38 che a Myanmar con il suo movimento
969 perseguita i mussulmani, insulta le donne considerandole inferiori? Assistiamo a
quella che spero sia impotenza e non complicità di Aung San Su Kyi (premio Nobel
per la Pace). Il monaco si riferisce all’inviata (donna) delle Nazioni Unite come
puttana e cagna . Sostiene che i diritti dei locali (di esistere) vanno difesi e che quindi
i Rohingya (mussulmani) vanno cacciati. In altre parole quando si passa dal dissenso
politico a quello etnico, Aung San Su Kyi non è in grado di gestirlo.
Ciò che a mio parere è preoccupante è l’atteggiamento comune di fronte a questi
misfatti. Moltissime di queste pratiche sono giustificate in nome della religione ed a
quel punto diventano intoccabili: ma di nuovo, proviamo ad applicare la questione a
noi, con i nostri parametri. Accettare quello che dicono gli imam integralisti sarebbe
come dire che il cattolicesimo in Europa è solo quello di Lefevre . Potremmo allora
dire che per le donne è meglio che stiano a casa e facciano figli, e se vogliono una
carriera è meglio che non si sposino. E aggiungere che sarebbe meglio abolire o
limitare l’aborto. Perché diciamo ad altre ed altri quello che non ci sogneremo di dire
36 https://www.theguardian.com/commentisfree/2014/sep/02/rotherham-muslims-victims-sexual-abuse-vulnerablegirls-
muslim-communities
37 http://www.bbc.com/news/uk-31657929
38 http://www.bbc.com/news/world-asia-309309977
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per noi stessi/e? È perché non abbiamo una strategia politica seria e pensiamo di
poter regalare diritti come carità immateriale e accumulare quelli che chiamo i punti
paradiso, ovvero sentirci buoni/e.
Spesso l’argomento che ‘il femminismo non ha aiutato tanto le donne’ è sostenuto
dal fatto che le poverette (credo che si parli di noi), corrono come delle pazze dal
lavoro alla casa (perché gli uomini fanno poco e questo è una dato immutabile.
Questo è il quadro, ed è inutile che io ricordi che queste vite di turbolenza hanno in
sé comunque elementi di scelta, che le scelte nella vita non sono facili ma che sono
l’essenza della libertà. La questione più importante mi pare riguardi il diritto di
giocarsi la vita, di avere i diritti e le informazioni che permettono di decidere di sé e
del proprio corpo. Ricordarsi anche che non viviamo in bolle isolate per cui ciò che è
successo alle donne Yazide39 (schiavitù, aste di acquisto e vendita, ovvero mercato di
schiavi, jus primae noctis del capo, donne donate ai guerrieri, un po’ come con i
greci a Troia, vedi Achille) ha leso la libertà di tutte le altre donne, cosi come anche
la disponibilità (per necessità) a svolgere lavori domestici a poco prezzo da parte di
immigrate ha danneggiato la posizione delle donne autoctone in Europa che lottavano
per sia per la divisione del lavoro in casa sia per la giusta paga quando il lavoro viene
svolto in case d’altri. Di fatto si è creata una collusione tra trafficanti, maschi incerti
di sé e povertà delle donne. Che impatto hanno le donne ‘altre’ sulle donne ‘noi ‘ in
Italia (vedi colf, badanti e prostitute) e noi sulle ‘altre’? Sicuramente le nostre
conquiste di donne non sono più considerate tali e stanno invece diventando elementi
di bontà dei maschi (come sono buoni loro che non ci ammazzano). La
reintroduzione del lavoro domestico mal pagato, con colf-badanti fisse, ovvero
residenziali, non aiuta le relazioni di genere nella nostra società, trasformandole, per
lo meno nella classe media, in una questione di ricchezza e povertà. Cosa vuol dire
che nella classe media ed alta, poiché né uomo né donna fanno i lavori domestici,
possono essere ‘pari’, soprattutto se non ci sono figli? Ma non scherziamo. Tenere
‘loro, l’altro, l’altra’ separati significa anche tenerci reciprocamente in glorioso
isolamento, mentre le presenze si mescolano.
Non solo cibo e lingue, ma ruoli: non è ora che si riconosca la mescolanza? Il mio
fagotto di credenze, quella mia cultura, quello che mi porto dietro, è quello della
parità tra uomo e donna, e della parità tra esseri umani rispetto alla legge (il problema
è di quale legge ?) , rispetto dei bambini e delle bambine, libertà di parola, possesso
del proprio corpo, avere uguale accesso alle strutture locali dell’istruzione,
39 http://www.bbc.com/news/world-middle-east-30573385
21
dell’assistenza e del lavoro. Godere di alcuni beni fondamentali in cambio del lavoro.
Potrei morire per difendere queste libertà.
Voglio aggiungere che il concetto di pari opportunità (esplicitato così come lo
conosciamo per la prima volta tra bianchi e neri nella legge sui diritti civili40 in USA
negli anni sessanta del Novecento) funziona sui seguenti principi: siamo uguali per
cui se non abbiamo gli stessi risultati (o reddito o accesso) allora c’è stata
discriminazione e l’onere della prova cade su chi discrimina. Tuttavia, in un contesto
però in cui prevale il criterio delle diversità, il criterio di pari opportunità non
funziona più perché la diversità postula che non siamo uguali, e quindi cosa
facciamo?: un numero uguale di centometristi per etnia e genere nelle Olimpiadi?
Oppure un sistema per quote che è un sistema politico e non di pari opportunità.
Dobbiamo anche affrontare la domanda se una nazione, intesa ormai solo come
territorio su cui un governo esercita controllo sulla forza, esige tasse, batte moneta
(non più vero per i paesi che appartengono alla zona euro dell’UE) e controlla i
confini (non più tanto vero per i paesi appartenenti all’UE) ha diritto di mantenere
un’identità definita? Ha diritto di insegnare la ‘sua storia’? Il detto ‘Nos ancêtres les
Gaulois’ giustamente criticato quando veniva imposto nei libri di storia nelle colonie
e nei territori d’oltremare francesi, può essere ancora usato in Francia, nell’epoca
delle immigrazioni? Si può dire che un popolo chiamato Galli è vissuto lì? Attenzione
a lasciare le persone senza identità, a dire che non è lecito parlare da dove vengono
perché poi seguono chi, come il Pifferaio Magico, gli suona una musica ammaliante
dicendogli chi sono.
La definizione di libertà viene di nuovo messa in discussione dalla multiculturalita’:
prendiamo l’esempio della richiesta di alcune comunità britanniche di poter applicare
la sharia in GB. Quale libertà va preservata, quella della comunità o quella delle
singole persone di essere uguali davanti alla legge? In fondo la regina è anche capo
della Chiesa Anglicana, e quindi? In alcuni paesi africani e’ possibile scegliere il rito
con cui ci si sposa (civile, tradizionale, cristiano, mussulmano) ed a seconda del rito il
divorzio è possibile o meno ed a certe condizioni date. Questo solleva ancora un altro
problema: se io mi converto da una religione ad una non religione (atea) oppure ad
un’altra religione, a quale legge rispondo? La legge non è più quella del paese, ma la
mia? E devo averla ereditata (la legge dei miei genitori?) oppure posso sceglierla e
quindi per esempio non essere poligama se mi sposo tanti uomini se la mia religione
lo prevede?
40 https://www.archives.gov/education/lessons/civil-rights-act
22
Imperi
Ci stiamo muovendo verso un superamento di stati nazionali ed un sorgere di imperi
(russo con un asse ortodosso, statunitense -seppur in declino- , uno cinese, uno
europeo ed uno arabo). In questo l’Europa non ha egemonia e naviga maldestramente
tra stato nazionale e cittadinanza europea mentre governa la burocrazia. Soprattutto
non affronta i problemi sopraelencati. Può darsi che i nostri valori e l’idea di una
legge uguale per tutti siano frutto di una storia molto locale, et alors? Non li
difendiamo se non sono di razza o etnia pura? A me piacciono i valori universali
anche se imperfetti ed in quella zona di difficoltà credo si trovi la politica, un passo
avanti rispetto alla tradizione. Come si dice: questa è la mia cultura.
L’uguaglianza e la libertà sono idee e situazioni cui si arriva per trattativa.
L’uguaglianza in particolare va definita: uguale rispetto a chi? Tra uomini e donne?,
Tra tutti gli uomini, tra tutte le donne, tra le comunità?. Possono essere trattative in
base a principi esterni, universali (dieci comandamenti (anche se non desiderare
donna d’altri sa un po’ di maschilismo e patriarcato, ed onora il padre e la madre non
di giovani), diritti umani che pensiamo limitati ad un gruppo o universali. In altri casi
i valori sono interni ad un gruppo e si applicano solo all’interno e non ad altri. Per
esempio può essere legittimo uccidere una persona fuori dal gruppo -cosa che
succede nelle guerre per esempio- ma non internamente. Lo stupro in casa ha faticato
molto ad essere riconosciuto come tale, mentre lo stupro di una donna sconosciuta è
riconosciuto come tale, sebbene questo riconoscimento sia ‘sospeso’ in guerra
soprattutto se vengono re-introdotti principi antichi come ha fatto il Califfato con le
donne Yazide vendute come schiave nei mercati41.
Alterità: diversità o giustificazione all’oppressione
Un altro concetto da precisare è quello dell’alterità: credo che il costrutto dell’ ‘altro’
sia soprattutto occidentale. E’ diverso da quello inter tribale in cui tutti sono ‘altro’, e
solo noi siamo ‘le persone’. L’ ‘altro’ occidentale invece è una visione neo
rousseauiana che mette il noi in una categoria diversa facendo fare ai valori un pivot e
rovesciandoli. In una società multiculturale invece di dire ‘la stessa legge per tutti e
tutte’, si dice ‘ad ognuno la propria’, come se in una società mista quell’ognuno fosse
ovvio e puro, definibile (cuius religio eius regio). Si pensa che un’arretratezza
economica porti ad una purezza di ragione (e di ragioni), ovvero che i paesi meno
41 http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/isis-sex-slaves-lamiya-aji-bashar-nadia-murad-sinjaryazidi-
genocide-sexual-violence-rape-sakharov-a7445151.html
23
sviluppati siano più naturali, concetto che mi pare da colonialisti, come se il fatto che
una nazione abbia un PIL inferiore faccia sì che abbia meno cultura e più natura, che
le sue scelte (regole, definizioni e leggi) siano più naturali e meno mettibili in
discussione. In realtà per definizione nessuna cultura, nessuno stato sono ‘naturali’,
essendo il prodotto di umani che si organizzano. Se uno o una di noi (non dell’altro/a)
rivendica la propria cultura è un/a leghista di destra, se lo fa un’etnia ‘diversa’,
ovvero una minoranza o un gruppo preferibilmente non occidentale (e, purtroppo, si
deve aggiungere di questi tempi, non ebreo), sono più belli e più puri che pria. Per la
destra è esattamente l’incontrario. Si può parlare di destra e sinistra in questo modo?
Questo ha due effetti: primo, come detto prima, si sceglie l’elemento più puro e
conservatore dell’altra etnia. Ditemi: è più ‘vero’ un mullah conservatore o la donna
che si fa anni di galera perché contraria al velo e alle mutilazioni genitali femminili,
come Nawal El Sadawi che ora vive negli States e insegna alla Duke University? Ci
è andata quando volevano farla divorziare dal marito perché apostata (per le posizioni
che aveva). Secondo: perché la cultura altra deve restare tale e pura, mentre quella
‘nostra’ è sottoposta a critica reiterata, e anzi la sua multiculturalità esaltata? Questo
atteggiamento si vede sia in politica che in turismo dove se si è progressisti si vuol
vedere il paese vero, ovvero puro, ma nel contempo si dice di amare la diversità.
Un mio conoscente la definiva ‘l’esclusività per tutti’: volete una vacanza ‘vera’?
Allora andate tutti che ne so io alle Maldive o in Brasile, dove vedrete il ‘vero’ paese.
Forse l’unica vacanza vera la farete nella periferia delle città deindustrializzate dove
per altro anche gli alberghi costano poco.
La cultura occidentale è sottoposta giustamente al vaglio della storia, la cultura altra
no. Ne scrivo da lettrice e non da storica: si parla giustamente del colonialismo dei
paesi occidentali, ma poco o nulla del colonialismo arabo e di quello ottomano finito
in tempi relativamente recenti (prima guerra mondiale); nulla di quello cinese, oggi in
fase di grande espansione economica, soprattutto in Africa, Tibet e Mongolia. Si
parla giustamente dello schiavismo dei bianchi e poco o nulla dello schiavismo preesistente
in Africa, dove i galeoni degli schiavisti sono stati caricati anche con l’aiuto
di tribù locali in rotta con il ‘’nemico’’, e quella che era una schiavitù per debito, più
simile al lavoro forzato) o per prigionieri di guerra, si è trasformata in una schiavitù
mercificante (chattel slavery)42 che si è accompagnata alle teorie razziste
sull’inferiorità per giustificare le proprie azioni (quelle dei paesi colonialisti). Salvo
che per i portoghesi ed i belgi, spesso gli altri colonialisti compravano da africani altri
africani nella tratta degli schiavi, o gli schiavi venivano commerciati da arabi. I
42 http://www.discoveringbristol.org.uk/slavery/people-involved/enslaved-people/enslaved-africans/africa-slavery/
24
cinesi hanno avuto schiavi o perlomeno lavoro forzato su vasta scala, così come molti
regni africani assai prima dell’arrivo dei bianchi. Si sa poco della tratta degli indiani
dell’India degli africani orientali verso il paese43.
Non ci sono a mio parere popoli buoni o cattivi, ma comportamenti politici e battaglie
politiche, ci sono rappresentanze; faccio per questo l’esempio dei nativi americani
che generalmente sono classificati come buoni e i bianchi come cattivi. I bianchi
emigrati dall’Europa sicuramente hanno enormi responsabilità per aver preso le terre
o averle comprate a poco e/o con l’inganno. Tuttavia si dimentica spesso di dire
l’altro lato, per esempio che parecchie tribù native americane nella guerra civile
americana sono state dalla parte dei confederati contro i rappresentanti dell’Unione
perché schiavisti (Cherokee, Choctaw, Chickasaw, Seminole, Catawba e Creek, che
schiavisti lo erano prima dei bianchi e dopo44) e attualmente rifiutano l’ammissione
nelle tribù dei discendenti degli schiavi/lavoratori neri sia schiavi che uomini liberi e
dei padroni nativi americani (sono andati fino all’Alta Corte per questo45). Così come
nella lotta per l’indipendenza; i nascenti Stati Uniti, oltre alle tasse avevano in mente
gli schiavi che volevano tenere, mentre il Regno Unito (che avrebbe abolito la
schiavitù nell’impero per legge nel 183346, mentre in Gran Bretagna era stata
dichiarata illegale per sentenza a partire dal 1785) già parlava di abolire la schiavitù,
tant’è che poi gli schiavi fuggivano in Canada (sotto il Regno Unito47) per trovare la
libertà. Un tempo si chiamavano contraddizioni. Adesso non lo so.
Se poi si è di sinistra o estrema sinistra oggi giorno si critica ferocemente Israele, non
perché abbia un governo a maggioranza di destra, ma che perché da ‘oppressi sono
diventati oppressori’ che più di un’affermazione politica sa troppo di antichi odi
antisionisti e antisemiti che trovano una giustificazione moderna.
Dico tutto ciò perché a mio parere la politica deve prevalere sulla naturalità se non
vogliamo un’altra guerra mondiale48 . E non sono di quelli o quelle che dicono che se
lo facevano tutti allora va bene. Ognuno ne risponde, né basta un Chevalier de Saint
Georges, musicista e capo del battaglione nero della repubblica francese 49, ad
esimere i francesi dalle loro responsabilità coloniali e razziste. Ma pone dei problemi.
Irresponsabilità
43 http://www.bbc.com/news/world-asia-india-30391686
44 https://www.gilderlehrman.org/history-by-era/origins-slavery/essays/indian-slavery-americas
45 http://www.npr.org/2011/09/20/140630565/americas-2nd-largest-indian-tribe-expels-blacks
46 Con l’eccezione di Ceylon, e Saint’Elena, dove fu abolita nel 1843
47 Il Canada abolì la schiavitù nel 1793
48 http://www.salon.com/2013/05/21/slave_descendants_seek_equal_rights_from_cherokee_nation_partner/
49 http://www.notablebiographies.com/supp/Supplement-Mi-So/Chevalier-de-Saint-George-Joseph-Boulogne.html
25
Se però non se ne fanno i conti, si sviluppa una specie di mancanza di responsabilità
storica: i bianchi-occidentali, ovvero Europa occidentale e Stati Uniti sono
collettivamente responsabili mentre se ci sono stati o ci sono dei filibustieri a capo di
paesi in via di sviluppo il popolo è considerato in una eterna minorità e quindi la
responsabilità cade solo sul governo. Come se noi non fossimo stati responsabili per
l’ascesa di Berlusconi ed invece innocenti per le malefatte individuali. E andando più
indietro, come se Mussolini non lo avesse seguito nessuno e dopo l’8 settembre tutti
antifascisti, per non parlare del 25 aprile, Ci si chiede come abbia fatto a ‘resistere’
un ventennio se nessuno lo voleva.
I piani della responsabilità individuale, politica, storica e collettiva si fondono o si
separano secondo un unico principio: il nemico di un nemico è un amico e più sei
sviluppato più sei colpevole perché hai perso l’innocenza del mancato sviluppo. Si
sostituisce l’onnicolpevolezza all’onnipotenza perché ambedue danno un senso di
potenza (con l’onnicolpevolezza viene l’onnipentimento) finché non arriva qualcuno
che la rivolta ancora e allora siamo davvero nei guai. La giustizia è anche la misura
della responsabilità. Mi ricordo di una donna che mi aveva scritto una lettera un po’
atroce e poi aveva chiesto scusa: per lei la questione era finita, come per i bambini di
quattro anni. Siamo invece responsabili per le conseguenze delle nostre azioni, per lo
meno di quelle ragionevolmente prevedibili, ed in parte anche di quelle non
prevedibili. Per esempio a mio parere, per i miei valori, la mutilazione genitale
femminile è barbara e retrograda. Va combattuta(,) come diceva Efua Dorkenoo50,
ghanese vissuta in esilio a Londra per anni, collaboratrice dell’OMS e fondatrice di
associazioni di donne africane contro le mutilazioni (che si stanno ulteriormente
diffondendo tramite l’Islam per esempio in Indonesia, ma sono anche presenti in tribù
dell’Amazzonia e tra alcuni etiopi ebrei e cristiani51) . Invece spesso la pratica delle
mutilazioni è appoggiata o per lo meno tollerata in occidente dai più progressisti per
‘rispetto dell’altrui cultura’, che però mai si sognerebbero di attuare le pratiche
regressive dei lori antenati sulle loro figlie. Questi atteggiamenti mi ricordano tanto
quei film di fantascienza in cui la razza conquistatrice buona non deve interferire con
la cultura locale ma lasciarla evolvere, come se tutte le evoluzioni portassero allo
stesso risultato, come se ci fosse un percorso prestabilito e tutte le culture si
evolvessero nello stesso senso. Contemporaneamente non credo che pensiamo di
tornare alla vendita di bambini pastorelli come fonte di reddito. Sempre per il
teorema naturista, le etnie minoritarie in occidente sono abbastanza pure, le
50 https://www.theguardian.com/society/2014/oct/22/efua-dorkenoo
51 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23314088
26
maggioranze sono impure. E se diventassero pure anche le maggioranze sarebbe
ancora peggio, si chiama fascismo.
Molte volte questo criterio di alterità si riferisce a persone provenienti da altre parti
del mondo, altre volte ad una minoranza di recente arrivo, diversamente dalle
minoranze di lungo periodo come gli Ebrei in Italia portati dagli antichi Romani. Che
succede ai misti ? Adesso si vuole che le persone siano identificabili ed anche loro lo
vogliono, ma pare che girare con la kippah sia diventato più un problema che girare
con un turbante o un velo. Perché chi difende il velo non si indigna se uno con la
kippah viene pugnalato all’uscita di un supermercato a Milano52.
Valori
Che valori, che cosa difendiamo, quali sono i ‘nostri’ valori? Sono quelli universali,
sono specifici? A volte si dice che i jihadisti di seconda generazione siano coloro che
rifiutano i ‘nostri’ valori ma in realtà sono pieni di ipad, ipod e trainers. L’ipad è un
nostro valore? Allora? Abbiamo scambiato il consumo per i valori? Noi manchiamo
di un progetto: la multiculturalità = ognuno per sé, ognuno giudichi sé e vinca il
migliore o chi vince è migliore. Invece a ‘noi’ manca un progetto che c’era per lo
stato nazionale, cosa vogliamo: una multiculturalità che garantisca la perpetuità delle
differenze? Allora bisogna preservarle in una specie di zoo etnico-politico. E noi
donne che facciamo, tutte vestite come con gli abiti tradizionali italiani, come la
Lucia Mondella dei Promessi Sposi, a ridere nei campi come la Mangano in Riso
amaro? Sposate a far figli e a girare lo zucchero nel caffè del marito? ‘Divorzio
all’italiana’? Si dice che i multiculturalisti stiano reagendo al ‘noi’. E se fosse il
contrario o tutte e due? Se noi stiamo reagendo alle egemonie e contemporaneamente
alla nostra mancanza progettuale? Qualcuno diceva che al mondo l’equilibrio tra bene
e male sia cosi fragile che le azioni individuali contano: adesso no, l’equilibrio è cosi
spostato che le azioni individuali contano poco. Ma il pensare conta, non bisogna
aver paura di pensare.
L’isolamento delle culture che non voglio più definire altre ma ‘non maggioritarie e/o
di recente arrivo’ qua, magari maggioritarie nel paese di origine, pur con tutti i
rimescolamenti ai bordi, ha un effetto conservativo per definizione, ovvero come se
si dovessero conservare le abitudini e le opinioni per conservare le identità (con cui
queste si confondono spesso). Una cultura è viva se si trasforma.
52 http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/11/13/news/milano_ebreo_accoltellato_intensificata_la_vigilanza-
127240188/
27
Un classico dell’immigrazione, soprattutto prima di internet e delle telefonate a basso
costo, ma comunque anche ora, è quello di congelare la cultura al momento
dell’immigrazione (vedi gli Italiani in Australia, in GB e sud/nord). Mi ricordo il
presidente della Filef53 (associazione di sinistra degli immigrati italiani) di Londra
che negli anni settanta dell’altro secolo disse alla figlia che in Italia le ragazze non
potevano uscire da sole col fidanzato, ci voleva un/a parente che agisse da chaperon,
mentre qua in Italia noi giravamo con minigonne ascellari e l’idea che un parente
maschio potesse avere il compito di seguirci ci faceva solo ridere. La sua cultura si
era fermata alla Sicilia dei primi anni cinquanta che aveva lasciato. Possibilmente
quel giudice in Germania che ha dato l’attenuante per l’omicidio54, davvero pensava
che ‘gli Italiani’ fossero così perché così? Inoltre che cos’è la loro ‘cultura? E’ la
cultura di un gruppo o classe sociale particolare, di una zona, di quella famiglia
(meno vero per i rifugiati): ogni paese, ogni tribù ha divisioni sociali, di potere e di
genere per cui parlare di una cultura è impossibile. Spesso, seppur non sempre, le
persone che emigrano (non i rifugiati) sono a bassa istruzione e identificano le
opinioni della nonna con la loro identità di gruppo. Normalmente idee ed opinioni
richiedono filtraggi di secoli per trasformarsi in identità le quali poi possono vivere
ed agire separate dal contesto delle idee che le hanno generate (vedi ‘La ragazza con
la pistola con Monica Vitti’55).
A volte, fuori dal proprio contesto ci si identifica con aspetti più retrogradi e
stereotipati del proprio punto di origine per difendere quell’identità, per non perdersi,
a volte invece proprio il contrario e le persone cercano di sembrare come ‘loro’. In
questo modo si congela anche l’identità del gruppo autoctono originale della
maggioranza. Gli Italiani autoctoni, per essere chiara, se si dichiarano tali (autoctoni,
indigeni) viene loro detto che quella non è identità ma solo un’opinione politica,
spesso reazionaria se si basa sull’identità. Ciò non vale però per le persone che
appartengono ad una minoranza? Inoltre i nuovi mezzi di comunicazione vogliono
dire che oltre al congelamento dell’identità c’è il continuo confronto con quel che
succede nel paese di origine: a mio parere i due fenomeni non si elidono ma
convivono creando un disagio molto forte. Ma proprio perché non viviamo in
comparti stagno, i nostri figli e figlie (spero) vanno a scuola insieme, etc.: la
definizione dell’ ‘altro’ come identità etnica si riverbera anche su di noi.
53 https://it.wikipedia.org/wiki/Federazione_italiana_dei_lavoratori_emigrati_e_famiglie
54 http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/sardo-violenza/sardo-violenza/sardo-violenza.html
55 https://it.wikipedia.org/wiki/La_ragazza_con_la_pistola
28
Ci sono tanti metri e tante misure: pochi descrivono il califfato (ISIS-Daesh) in
termini politici, come tirannide in espansione, colonialista, identitaria e maschilista.
Si preferisce dire che vengono dal passato e non che annunciano il futuro. Quindi
all’altro’ viene data un’identità abbastanza fissa, conservatrice e priva di conflitti di
opinioni e politici. Quando poi c’e’ una guerra inter-‘altri’, i multiculturalisti non
hanno parole: il Marocco e il Polisario? Ruanda e Burundi, shi’a e sunniti (una guerra
civile che va avanti da secoli e che si incrocia con altre).
Non ho dubbi che l’intervento americano del dopo Kuwait abbia rinfocolato le guerre
fratricide, ma nel contempo direi che Iran ed Iraq si odiavano già abbastanza tra di
loro. La responsabilizzazione per le proprie idee è prerogativa di ‘noi’ mentre
l’irresponsabilità somiglia molto alla natura. Non più cultura contro natura ma
cultura-natura contro opinioni, per farsi perdonare una sedicente superiorità e
uccidere la politica.
Vorrei
Vorrei che tutti e tutte fossimo misurati per le idee che abbiamo o sosteniamo, per le
nostre azioni e le loro conseguenze perché (escludo i bambini e gli incapaci) siamo
adulti con possibilità di decidere e cambiare idea, e siamo responsabili di tutto ciò
anche se in misura diversa e secondo la prevedibilità dell’evento. Ci possono essere
sfere come il culto o il cibo che si preservano, ma vanno definite chiaramente e non
possono o meglio non devono sancire l’inferiorità né di un genere né di un’etnia o
religione. Tutti e tutte si devono adattare in un dato territorio, devono aver la
possibilità di negoziare il loro lavoro e non solo la proprietà. Vogliamo forse lasciare
tutto questo a chi vuole la diseguaglianza? Alla destra? E le donne e gli uomini?
Va negoziato un patto, altrimenti detto: vi aspetto nell’arena delle idee e della politica
dove di ciò si può discutere e può essere rappresentato.
Marzo 2017

Ultimo aggiornamento : 23-04-2017 09:05

   
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