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Referendum : l 'obiettivo vero è lo Stato sociale
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Scritto da Franco Calamida, 03-11-2016 23:47

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra

Mettiamola in politica .

 

Riporto solo qualche osservazione sul tema del referendum che è stato trattato con straordinaria ricchezza di argomenti  e autentica passione democratica da articoli e interventi dei promotori del Comitato per il NO presieduto da Alessandro Pace. Rappresentano il nostro principale patrimonio in questa complessa campagna.  Ora abbiamo un obiettivo importante : tradurlo in messaggi che risultino a tutti comprensibili , siano mobilitanti e affermino la natura prima del referendum , cioè il dialogo sociale , tutti partecipi e non semplici spettatori e votanti ( o astenuti) . La democrazia è partecipazione e il referendum è il principale strumento di democrazia diretta . Lo ricordo perché non mi pare che ancora questo protagonismo diffuso si sia , ad oggi, concretizzato . Diffusa è piuttosto l’ indifferenza. Ovviamente non quella di PD e M5S che ragionano anche sugli sbocchi futuri in caso di vittoria dell’ uno o dell’ altro schieramento. Questo merita un ragionamento a parte , io mi limito a considerazioni relative alle scelte e iniziative del Comitato del NO al quale ho aderito  , in particolare per quanto attiene al territorio.

 

Il quesito :

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo v della parte seconda della  Costituzione”

Breve , riassume la revisione di 47 articoli su 139 ed è ingannevole .

In realtà si disegna un monocameralismo imperfetto , che non semplifica nulla ma rende più complesso e tortuoso il procedimento di approvazione delle leggi ( si passa da uno a 8 diversi tipi di leggi e procedimenti).   Non sempre è necessario cambiare , in ogni caso lo si deve fare migliorando la situazione , come del resto è il caso di proposte da tempo avanzate da autorevoli esponenti del Comitato del NO ( non è vero che vogliamo che tutti resti come è ora).

Per quanto riguarda la riduzione dei costi della politica trattasi di un sostanziale falso : i costi del Senato , annui , si aggirano sui 650 milioni , il risparmio inferiore al 10% , circa 60 milioni ( dati della Segreteria generale di Stato) . Inoltre il problema della politica e dei partiti non può essere ridotto al solo aspetto dei costi.

 

 Va anche tenuto presente questo giudizio di Luigi Ferrajoli : “ Non è una revisione , è un'altra Costituzione”…il metodo “ non previsto dalla Costituzione è anticostituzionale ed eversivo” ( Luigi Ferrajoli  Le ragioni del NO -  www.lasinistrainzona.it) .

 

*Quali sono le vere ragioni della manomissione della Costituzione ?

 

Questo è terreno di discussione e confronto all’ interno di tutta l area di sinistra del NO . Ovviamente i grandi partiti ( PD  M5S  l ‘arcipelago delle destre ) ne danno letture diverse , spesso contrapposte, anche all’ interno dello stesso partito . Analizzare l’ evoluzione di queste posizioni è di assoluta attualità e rilevante interesse. Merita però un ragionamento a parte . Io mi limito ad alcuni spunti di riflessione attinenti al dibattito interno alla sinistra , sottolineando quelli che procedono da una analisi d periodo storico e che , a mio giudizio, sono più utili per sottrarsi alla personalizzazione dello scontro ( NO a Renzi) e per distinguersi , con nostra autonomia, da analisi presenti nel PD.  Non dobbiamo , nelle nostre analisi e proposte , lasciarci condizionare dalle polemiche mediatiche e dalle lotte intestine che attraversano  i maggiori partiti . Non si tratta di conflitti di idee , ma di scontri di potere segno ulteriore di degrado della dialettica democratica ) .

Lo scontro politico sulla Costituzione  ha dimensione storica : l’esito condizionerà infatti  le prospettive del paese.

Scrive Nadia Urbinati ( con David Ragazzoni autrice di La vera Seconda Repubblica –Raffaello Cortina Editore) : “L’idea di “governabilità” ebbe il suo battesimo ufficiale con il Report on the Governability of Democracies , significativamente intitolato The Crisis of Democracy e pubblicato a cura della Trilateral Committee nel 1975”  . La domanda di partecipazione favorita da crescenti spazi di democrazia , per rendere esigibili e universali i diritti sociali ( salute , lavoro , istruzione ecc ecc ) era in contrasto con le esigenze di “governabilità”.  Il costituzionalismo prodotto del secolo dei lumi divenne oggetto di una feroce e sistematica lotta distruttiva condotta dai centri di potere della finanza e dalle politiche attuate dalle multinazionali. La decostituzionalizzazione ( non sono responsabile di questa definizione ) viene da lontano . Più avanti negli anni J.P. Morgan fu ancor più esplicita :  le Costituzioni  nate dalla sconfitta del fascismo rappresentano un vincolo , una anomalia . Per venire ai tempi più recenti il Ttip è il punto di arrivo di decenni di conflitti tra movimenti democratici   e il potere extra istituzionale dei centri finanziari e delle multinazionali . Poteri che tendono ad imporre “ la loro Costituzione” , cioiè  il primato assoluto della legge del libero mercato. Anche  il referendum attuale va collocato in questo contesto politico .

 

 Luigi Ferrajoli conferma questa impostazione :

“Ma forse è proprio questa azione congiunta delle due riforme ( Costituzione e Italicum - ndr) ciò che viene perseguito da Matteo Renzi, in accordo con il suo progetto di mutamento in senso decisionista e populista del sistema politico. Del resto, nel momento in cui si è invertito il rapporto tra politica ed economia, non essendo più la politica che governa l’economia ma viceversa, la semplificazione in senso autoritario del sistema politico diventa necessaria. “Governabilità” è la parola d’ordine con cui, oggi come ieri – da Craxi a Berlusconi e a Renzi – viene giustificata questa semplificazione: che vuol dire onnipotenza della politica rispetto alla società, resa necessaria dalla sua impotenza e dalla sua subalternità ai poteri dei mercati. Di qui il nesso funzionale tra prima e seconda parte della Costituzione e l’enorme incidenza delle modificazioni di questa su quella, dedicata ai diritti dei cittadini. “Ce le chiede l’Europa”, affermano i nuovi costituenti a proposito delle loro riforme. E’ vero: l’Europa e tramite l’Europa i mercati ci chiedono l’involuzione autocratica delle nostre democrazie, necessaria perché i nostri governi abdichino al loro ruolo di governo dell’economia e della finanza e possano liberamente aggredire i diritti sociali e del lavoro dai quali dipendono la vita e la dignità dei cittadini.”

Ho richiamato in particolare Ferrajoli e Urbinati in quanto promotori del referendum costituzionale . Nel caso di Nadia Urbinati inoltre la sua tesi è stata da lei esposta nell’ assemblea promossa dagli studenti alla Bocconi e , così mi pare ,incontrò molto consenso tra gli studenti. Inutile segnalare una cosa ovvia : quanto siano importanti i giovani in questa campagna. Anche al Politecnico , in collaborazione con il Comitato , è stata organizzata una importante assemblea ; circa 150 presenze , finalmente quasi tutte/ tutti giovani e con significativo rilievo di diversi interventi sulla questione dei partiti , “senza i quali non c’è democrazia in senso costituzionale”. Aggiungo che non c’è neppure, in forma sostanziale e tale da soddisfare  le aspettative di progresso democratico contrastando le diseguaglianze,  con questi partiti . Anche il M5S che ha raccolto la protesta di un vasto elettorato rivolta al sistema dei partiti ed è positivamente schierato per il No , si è dichiarato contro la democrazia rappresentativa , cioè quella alla quale la Costituzione da regole e valori , a favore di forme immaginarie di democrazia diretta.

 

Se procediamo sulla base di queste analisi ed delle esperienze assembleari ,è evidente che, oltre alle importantissime questioni attinenti i 47 articoli ,  sono interni allo scontro referendario in atto anche gli obiettivi programmativi e i valori della prima parte della Costituzione : i diritti sociali , i beni comuni ,  ( il referendum sull’ acqua , pure vincente viene disatteso ) , della buona scuola ( il Comitato ha raccolto le firme necessarie) , il piano di privatizzazioni , il lavoro e le pensioni .  Dobbiamo , io credo , dire con chiarezza che le prospettive e le strategie di vita di ciascuno sono in relazione con l’ esito del referendum . Rappresentano una buona , ottima ragione per votare NO. La miglior sintesi di questa impostazione è contenuta nell’ elaborazione di Stefano Rodotà sul  “ Costituzionalismo sociale “ e di Luigi Ferrajoli sullo Stato sociale di diritto e anche  di molti altri costituzionalisti altrettanto meritevoli.

 

*Il referendum è ( dovrebbe essere) dialogo sociale : parlare con tutte e tutti .

 

Diverse iniziative sono già in campo , la raccolta firme ha rappresentato un momento di incontro ( purtroppo non abbiamo raggiunto il numero necessario e non è stato “comunque un successo” come qualcuno ha scritto , qualcosa non ha funzionato ).Però  ancora , così almeno a me pare per quel che conosco della situazione, non siamo in presenza della necessaria mobilitazione e partecipazione  estesa . Se vinceranno i NO i voti saranno somma di elettorati molto diversi . Dobbiamo qualificare la nostra partecipazione , “far sapere che ci siamo” e cosa pensiamo.  Oltre ai Comitati di zona si sono Costituiti  i seguenti Comitati : Comitato interuniversitario , Comitato dei lavoratori e consiglieri del Comune di Milano  , Comitato per il No di un gruppo di pensionati  dello Spi Cgil e forse altri dei quali non ho conoscenza. Se assumiamo una impostazione culturale e politica che risponde alle aspettative di diverse categorie , professioni ecc ecc  altri Comitati per il No possono formarsi . Ovviamente importantissimi quelli attivi nei luoghi di lavoro. Per una campagna che durerà ancora più di due mesi.

Inoltre si sta discutendo sulla possibilità di promuovere la campagna  “ una bandiera alla tua finestra” , come fu fatto per l’ acqua, la pace e altre occasioni . Oltre alla sottoscrizione, ovviamente  occorre che vi partecipino tutti i componenti il Comitato cittadino ( associazioni , partiti , sindacati ecce cc ) e condividano un breve testo ( 20 righe?) chiaro e convincente da diffondere ( rete e locandine) : ci siamo , siamo questi qui e abbiamo queste idee.

 

*Separare i partiti dallo Stato

Una questione costituzionale di fondo: la crisi dei partiti e il crollo della rappresentanza politica – Stiamo assistendo a una crisi profonda – in Italia, ma non solo in Italia – della democrazia rappresentativa, provocata dal crollo del rapporto di rappresentanza, tradizionalmente mediato dai partiti, tra sistema politico e società. E’ questa, oggi, la vera, gravissima questione costituzionale, pregiudiziale a tutte le altre ma stranamente trascurata sia dalla dottrina costituzionalistica e dalla teoria politica, che hanno sempre dedicato scarsa attenzione ai partiti politici, sia dal dibattito pubblico sulla democrazia e sulla sua crisi odierna. I partiti, che dovrebbero essere i tramiti del rapporto di rappresentanza, sono oggi l’istituzione più screditata, e il loro discredito si è trasferito sulle stesse istituzioni rappresentative, a cominciare dal Parlamento. Uno dei loro tratti distintivi è l’assenza di regole di democrazia interna, che li ha trasformati nel migliore dei casi in macchine elettorali al servizio dei loro capi e, nel peggiore, in gruppi di interessi privati esposti a inquinamenti mafiosi o comunque malavitosi.”

Con questa netta affermazione ( non molto diversa dall’ approccio di Enrico Berlinguer quando pose la “questione morale”) Luigi Ferrajoli introduce il suo articolo : Separare i partiti dallo Stato, riportare i partiti nella società. ( www,lasinistrainzona.it) . Trattasi in effetti della questione di fondo : la rappresentanza , su questa si regge la Costituzione. La crisi della rappresentanza e’ anche crisi della Costituzione. La credibilità dei partiti rilevata nei sondaggi è scesa al 3% . Eppure una percentuale assai più alta di cittadini tuttora vota ( molti di noi compresi) . E’ una evidente contraddizione : “ non ci credo , ma ti voto” e altrettanto alta è la percentuale delle astensioni. Sul piano teorico non vi è dubio che la democratizzazione dei partiti ( chi chiede consenso elettorale per esercitare un ruolo di rappresentanza nelle istituzioni deve avere uno Statuto democratico , valeper tutti , anche per il partito che si definisce M5S ) . Nel contesto dato , cioè la realtà del sistema politico, non è , purtroppo, lecito neppure  pensare che i partiti possano autoriformrsi . Si convive con la contraddizione , ma la questione non va rimossa perchè è “ la questione istituzionale” . Un aspetto può però essere preso in considerazione : l’ incompatibilità tra ruoli istituzionali e di partito . Ferrajoli propone una legge per l’ attuazione dell’ art. 49 della Costituzione :”Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi per concorrere con metodo democratico a determinare la política nazionale” . Nel dibattito che precedette la definizione di questo articolo ( estensore Lelio Basso) vi furono posizioni che miravano ad accentuare le garanzie per i cittadini e i vincoli per i partiti.  Infine : in Costituzione andrebbe affermata la rigidità assoluta degli articoli associati ai principi supremi – uguaglianza, diritti fondamentali, libertà . Indisponibili per ogni maggioranza. Per tutti/e  e per sempre.   . Franco Calamida .

 

 

 

 

 



www.lasinistrainzona.it - pagina FB
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Ultimo aggiornamento : 03-11-2016 23:47

   
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