Raccontino di Luigi Bobbio
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Scritto da Franco Calamida, 24-06-2016 07:54

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Da non perdere. Carinissimo.
Il 13 bis
di Luigi Bobbio
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– Guarda un po’ qui, Toni. L’hanno approvato. Alla Camera, ieri.
In un caffè di corso Garibaldi, Aldo sta mostrando al suo vecchio amico Toni, di passaggio
dall’Italia, la prima pagina del Corriere con la notizia del giorno: l’introduzione
dell’articolo 13 bis nella Costituzione. Siamo ovviamente nel marzo 2021.
– È mostruoso, risponde Toni che da vent’anni segue molto distrattamente le cose
italiane dato che vive in Germania, e con questa rapidità…
– In effetti un mese fa manco si parlava di questa faccenda della schiavitù.
– E com’è stato possibile?
– Be’ sai, la riforma costituzionale del 2016…
– Quella di Renzi?
– Sì. È stata fatta proprio per accelerare il processo legislativo.
– Alla faccia dell’accelerazione…
– … quelli del PGI, con la maggioranza assoluta alla Camera, fanno un po’ quel che gli pare
– Il PGI?
– Ma sì, quelli di «Prima gli italiani», sai quel gruppo messo insieme da leghisti, ex missini,
neonazisti vari..
– Ma scusa hanno vinto le elezioni? Non mi pare…
– Ma no. È la faccenda dell’Italicum…
– La legge elettorale?
– Proprio quella. La lista «Prima gli italiani» era arrivata seconda con solo il 17 per cento.
– E gli hanno dato la maggioranza assoluta in parlamento?
– Aspetta: al primo posto era arrivato il PD con il 38 per cento. La destra si era divisa,
Forza Italia aveva preso il 12 per cento. Italia Nazione l’8. Il Nuovo Centro-Destra il 4.
– E i 5 stelle?
– Dopo i disastri combinati a Roma e a Torino, non erano riusciti a prendere più del 15 per
cento.
– E allora?
– Allora c’è stato il ballottaggio tra i primi due: il PD e «Prima gli italiani»
– Ma scusa in Italia si fa il ballottaggio tra i partiti?
– Be’ certo, è l’Italicum
– I miei amici di Colonia non ci crederanno mai
– E al ballottaggio si sono tutti coalizzati contro il PD e alla fine «Prima gli italiani» ha
vinto.
– E allora, se ho capito, malgrado avesse preso il 17 per cento dei voti, gli hanno dato la
maggioranza dei seggi alla Camera.
– 340 seggi per l’esattezza. Il 54 per cento. Un regalo pazzesco.
– E con questo regalo stanno facendo una cosa che sta mettendo in allarme tutta
l’Europa.
– E anche gli Italiani. Introdurre la schiavitù nella Costituzione non è una cosa da poco.
– E perché lo chiamano «il 13 bis»?
2
– Perché inseriscono questo nuovo articolo dopo l’art. 13, quello che garantisce la libertà
personale
– Roba da matti. E cosa dice esattamente questo 13 bis?
– Semplicemente: «La schiavitù si esercita nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge»
– È spaventoso. Ma scusa: quando hanno introdotto il premio di maggioranza, non hanno
corretto la norma secondo cui la Costituzione si può modificare con la maggioranza
assoluta? In questo modo il partito che vince le elezioni ha la maggioranza assoluta
garantita e può quindi cambiare la costituzione a suo piacimento.
– Sì, è incredibile, hanno lasciato mano libera al partito che vince il ballottaggio.
– Ma in Italia non si reagisce?
– Si reagisce eccome. La stampa è quasi tutta ferocemente contro. Ci sono appelli.
Manifestazioni oceaniche, ma…
– Ma?
– Ma il potere di cambiare la costituzione ce l’hanno loro.
– Non si può fare più niente?
– Ma certo, adesso la parola passa al Senato.
– Ma non gli era stato tolto il potere di fare le leggi?
– Non del tutto: le leggi costituzionali devono ancora avere l’approvazione di entrambe le
camere.
– Allora il Senato potrebbe bloccare il 13 bis.
– Sì certo, i senatori di «Prima gli italiani» sono pochi, solo una decina, e per far passare la
loro modifica costituzionale gli servono in tutto 51 voti.
– Non dirmi che li troveranno
– Spero di no, ma tieni conto che oggi i senatori sono rappresentanti delle regioni e il
governo li può mettere in difficoltà, per esempio minacciandoli di ridurre i finanziamenti
statali per servizi fondamentali: sanità, trasporti locali… La riforma costituzionale del 2016
ha enormemente rafforzato lo stato centrale a scapito delle regioni, che oggi sono molto
meno autonome… Staremo a vedere.
– Ma se il Senato dovesse approvare il 13 bis, rimane sempre la possibilità del
referendum. C’è ancora?
– Sì c’è ancora, se la riforma è approvata con meno dei due terzi e questo è il caso.
– Allora qui si aprirà lo scontro decisivo.
– Certo. E dovremmo vincere…
– Dovremmo?
– Be’, ho l’impressione che l’opposizione alla schiavitù si stia un po’ indebolendo nella
società, almeno in certi ambienti …
– Quello che mi dici è pazzesco. I miei amici di Colonia…
– Lascia stare. Quelli di «Prima gli italiani» sono stati molto abili. Abili e subdoli. Hanno
cominciato a presentare la schiavitù come una misura, per così dire, tecnica. Hanno detto
che la schiavitù è ormai molto diffusa di fatto, per esempio nella tratta delle donne, nel
caporalato… E che se la si legalizza è possibile controllarla, sottrarla alla criminalità,
gestirla in modo più corretto e dignitoso. Il mercato degli schiavi, ossia lo slave market ,
una volta portato alla luce del sole finirebbe per attrarre capitali e determinare
un’efficace equilibrio tra domanda e offerta. Le agenzie di collocamento schiavistiche – le
slave ventures – potrebbero essere quotate in borsa…
– Sono dei pazzi e dei delinquenti…
3
– … e poi hanno detto che la diffusione della schiavitù avrebbe migliorato la competitività
del nostro sistema economico, anzi che non ci si sarebbe stata altra possibilità per far
fronte ai produttori asiatici…
– Ma scusa, e i lavoratori italiani?
– Be’ i sindacati hanno fatto resistenza. Adesso pare che stiano discutendo sulla
possibilità di stabilire un limite al lavoro degli schiavi; si parla di non più del 15% degli
addetti, ma sembra che si prevedano deroghe per i settori in crisi e quelli più esposti alla
concorrenza internazionale…
– E la gente si lascia convincere?
– Non proprio, ma qualche cedimento c’è. Un noto professore di storia ha fatto notare in
un editoriale sul Corriere che la schiavitù è sempre esistita e che soltanto negli ultimi due
secoli l’umanità è riuscita a farne a meno, ma si è trattato di una circostanza particolare,
probabilmente irripetibile.
– Che vergogna.
– E poi c’è qualcuno che comincia ad accarezzare l’idea di avere uno schiavo al suo
servizio. Nelle rubriche sulla casa di Donna Moderna e di Grazia compaiono lettere di
signore che provano a informarsi quanto potrebbe costare una schiava e quale potrebbe
essere il vantaggio rispetto a una badante stipendiata. Il bello è che le riviste rispondono.
Dicono che, data l’attuale ondata migratoria, l’offerta di schiavi dovrebbe essere
abbondante e i prezzi abbordabili, ma le gentili lettrici dovrebbero sempre ricordare che
l’acquisto di uno schiavo è un investimento e che quando lo si vende ci si può pure
guadagnare.
– Questo vuol dire che anche la società civile ha le sue belle responsabilità.
– Sì, enormi. Ma queste ambivalenze più o meno sotterranee nel popolo ci sono sempre.
Il problema è quando un imprenditore politico le porta allo scoperto e dà loro dignità. È
quanto ha fatto «Prima gli italiani», gonfiato dall’Italicum.
– C’è una cosa che non capisco. Quando quelli del PD hanno fatto le riforme, non hanno
pensato che avrebbero potuto perdere le elezioni e rischiare di offrire un potere immenso
e sproporzionato a partiti populisti, xenofobi e antidemocratici?
– Può sembrare incredibile, ma non ci hanno pensato.

Ultimo aggiornamento : 24-06-2016 07:54

   
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