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Elezioni: vivere bene in buona salute.
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Scritto da Franco Calamida, 29-04-2016 11:50

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Questa è la scheda connessa all' dea N. 1  a cura di Edoardo Bai . Segnala l 'importanza della prevenzione e del contesto sociale in cui si vive. La sanità pubblica , con i suoi limiti , è il solo esempio di socialismo realizzato , nel senso proprio . Va difesa , migliorata , va evitata la privatizzazione. JP Morgan ha auspicato che le Costituzioni europee vengano draticamente modificate in quanto ispirate ai valori del socialismo. La manomissione della Costituzione prevista dalla legge Renzi Boschi va in quella direzione.

Sostenere la prevenzione e la Sanità pubblica.

Nel Programma Sanitario dello Stato e in quello della Regione Lombardia si indica un preciso

obiettivo: destinare alla prevenzione il 5% della spesa sanitaria.

E’ da tempo consolidata infatti, nel mondo scientifico, la convinzione che la maggior parte delle

malattie può essere evitata, o per lo meno controllata favorendo un decorso più lieve, con

opportuni interventi preventivi. L’esempio più clamoroso è quello delle vaccinazioni: esse hanno

fatto scomparire il vaiolo e, in alcuni paesi come l’Italia, la poliomielite e la difterite.

Ma non di solo vaccino è fatta la strada della prevenzione. Prendiamo ad esempio i 12

comandamenti europei per prevenire il cancro :non fumare, non farlo in casa, mantenersi snelli,

fare attività fisica, seguire una dieta con verdure, legumi e frutta, evitando salumi e carni rosse,

bere pochi alcoolici, evitare lunghe esposizioni al sole e lampade solari, proteggersi sul luogo di

lavoro dalle sostanze chimiche, allattare al seno, vaccinare i bambini, evitare cibi salati, controllare

il radon nelle abitazioni, partecipare agli screening.

Sono tutte Raccomandazioni sacrosante e vanno seguite. Tutte però, con l’eccezione delle

sostanze chimiche, del radon e degli screening fanno leva su comportamenti individuali, benefici,

ma insufficienti e senza costi per lo Stato.

Se ne deduce che la principale voce di spesa per la Sanità pubblica in tema di prevenzione sono

gli screening e le vaccinazioni. Coprono al massimo l’un per cento della spesa sanitaria.

Infatti il controllo delle sostanze chimiche nei luoghi di lavoro è demandato alle aziende, e le

raccomandazioni della EU si orientano sempre più sulla responsabilizzazione degli imprenditori e

sempre meno sui controlli. Perciò in Italia il ruolo delle ASL e dei Dipartimenti di Prevenzione viene

sempre più mortificato. Come conseguenza si assiste al progressivo degrado delle competenze

degli operatori, disaffezione del personale addetto, scarsità di risorse e blocco delle nuove

assunzioni. I Dipartimenti di Prevenzione, salvo eccezioni, in alcune regioni anche numerose,

assume sempre più il ruolo di sedativo sociale; sembra che il suo compito principale diventi quello

di rassicurare le popolazioni che tutto procede nel migliore dei modi, che non esiste alcun pericolo,

e anche se c’è è sotto controllo.

Prova ne è il progressivo aumento della speranza di vita, alla faccia dei pessimisti di professione,

cioè per lo più degli ambientalisti. Purtroppo, i numeri smentiscono gli ottimisti. Già 5 anni fa la

speranza di vita sana (cioè senza malattie) è diminuita di cinque anni per gli uomini e addirittura di

dieci per la donne. E’ seguito poi l’anno peggiore per la mortalità, cresciuta nel 2015 del10 per

cento rispetto all’anno precedente.

Per noi, l’aumento della povertà e il degrado del servizio sanitario pubblico sono due cause

importanti, ma non le sole. Gli esperti calcolano che queste due cause spieghino soltanto meno

della metà dei casi mortali in più. Il resto è causato dal degrado ambientale.

Ne consegue che la lotta alla povertà, alla disoccupazione; il miglioramento della sanità pubblica,

l’intensificazione dei controlli sulle sostanze chimiche distribuite in agricoltura e nei cibi coi

pesticidi, diffusi in ambiente dai processi di lavoro che utilizzano più di 100.000 sostanze chimiche

e diffondono negli ambienti di vita gli inquinanti con i loro prodotti e i loro rifiuti deve diventare parte

del programma di chi intende governare la città di Milano.

Per quel che riguarda il settore sanitario indichiamo quelle che sono a nostro avviso alcune

priorità.

1. La città della Salute. Il faraonico progetto che va sotto questo nome prevede il trasferimento

dell’Istituto dei Tumori e del neurologico Besta nell’area dismessa della Falk di Sesto San

Giovanni. Ciò dovrebbe, secondo i promotori, trascinare nuovi abitanti e permettere la

costruzione di nuovi insediamenti, per circa 5000 persone. Un affare da quattro miliardi, con cui

Banca Intesa e Unicredit sperano di recuperare gli investimenti fatti per sostenere Zonino, il re

delle bonifiche. Progetto demenziale, affidato a Renzo Piana, in spregio al buon senso: i malati

sarebbero esposti ai veleni innumerevoli costituiti dai rifiuti industriali della FalK. Altro che

prevenzione! Noi sosterremo invece la città della scienza, che inglobi città studi e i due

ospedali, col progetto di trasformare l’area in una zona senza traffico.

2. OCCAM. Uno studioso milanese ha messo a punto un sistema informatizzato per monitorare i

tumori dovuti a cause lavorative: OCCAM, cioè il monitoraggio dei tumori di origine

occupazionale. Il sistema parte dalla constatazione che i dati sulle occupazioni, a partire dal

1974, sono tutti informatizzati, così come i dati sui tumori, professionali e non professionali,

registrati nel Sistena di Dimissione Ospedaliera (SDO). Basta quindi incrociare i dati

sull’occupazione, in possesso dell’INPS (che li tiene per il calcolo delle pensioni) a quelli delle

diagnosi di ricovero, in possesso della Regione, per avere il conto preciso dei tumori

verificatesi in ogni azienda. E’ possibile quindi scoprire quali aziende hanno fra il loro personale

un numero eccessivo di operai affetti da queste terribili patologie. Ciò permette di intervenire

per verificare quali sostanze hanno provocato le malattie e di eliminarle. A Milano sono state

censite più di 100 aziende con la presenza di rischi eccessivi di canro; fra queste l’Alfa Romeo,

e ben 43 aziende con rischio di mesotelioma da amianto. Ma c’è di più: con questo metodo è

possibile controllare il carico di tutte le malattie che comportano un ricovero, e programmare

quindi adeguati interventi. Da più anni ormai la Regione Lombardia, pur avendo assorbito nel

suo programma sanitario il metodo OCCAM, lo tiene bloccato e di fatto ne impedisce l’utilizzo.

Sarà nostro impegno pretendere che questa situazione si chiarisca.

3. Il piano Amianto regionale precisa gli interventi da effettuare per la eliminazione dell’amianto

dai luoghi di vita e di lavoro. E’ scaduto nel 2015, senza aver raggiunto l’obiettivo che si era

posto, di eliminare completamente l’amianto dalla regione in concomitanza con l’Expò. Il

prossimo piano, in discussione, prevede soltanto una ulteriore mappatura, senza interventi

programmati di bonifica, ad eccezione di uno stanziamento per la città di Broni che ospita la

Fibronit, famigerata azienda per la produzione di cemento/amianto, ormai chiusa. Noi

pensiamo che si debba fare di più, anche in situazioni di difficoltà finanziarie. Almeno la

bonifica completa di tutti gli edifici scolastici, delle aziende sanitarie, dei centri universitari,

edifici in buona parte ancora a rischio per la presenza di amianto.

4. Le aree dismesse industriali e le discariche abbandonate. In carenza di aree edificabili, a

Milano si è aperta la corsa alle aree inquinate, per riutilizzarle, in specie per edifici abitativi e

commerciali. Non siamo contrari al riutilizzo di queste aree, ma ciò che accade attualmente è

vergognoso. Infatti la speculazione opera in spregio a qualsiasi precauzione per tutelare i

cittadini che possono essere esposti agli inquinanti ivi depositati; si pensi al nuovo quartiere

Santa Giulia, costruito in adiacenza della discarica abusiva di una azienda della Montedison

che produceva DDT e pesticidi, o alla stessa Expò, i cui terreni verranno bonificati dopo la

conclusione dell’esposizione mondiale. Inoltre, i privati che progettano interventi sulle aree,

spesso si servono, per le bonifiche, di aziende trasporto terra in mano alla ‘ndrangheta, e

pretendono deroghe alle regole sulle massime cubature realizzabili e finanziamenti di varia

natura, molto spesso per bonifiche mai effettuate. Questo sistema, almeno a Milano, deve

finire. Sarà nostro impegno realizzare un piano bonifiche che vincoli la possibilità di interventi

su aree inquinate a regole precise e privilegi interventi con restituzione di dette aree alla

fruizione publlica, dopo la bonifica.


Ultimo aggiornamento : 29-04-2016 11:50

   
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