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Sovranità alimentare- Expo - Nutrireilpianeta-
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Scritto da Franco Calamida, 06-04-2015 14:10

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Questo è il testo elaborato da Calamida , Ferraresi e Vasciaveo in preparzione dell' assemblea del 21 aprile  Auditorium di Via Valvassori Perone . Se verrà approvato dal gruppo "nutrireilpianeta" costiturà la base per la promozione unitaria dell' assemblea. Inoltre potrebbe essere assunto dal Comitato AET di zona tre per impostare un intervento articolato sul territorio. franco calamida .


Nutrire il pianeta ,  nutrire Milano ,  zappare la terra.

"Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s'impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio." Vandana Shiva

Democrazia del cibo , tutela della biodiversità , difesa degli interessi dei contadini e delle contadine , sono stati i valori che hanno segnato e qualificato il convegno del 7 febbraio   (Milano Sala Alessi- nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali ) . Valori di solidarietà e giustizia sociale , di impegno nella lotta alle diseguaglianze, valori  libertà  e civiltà .  Non c’è libertà se non c’è libertà dal bisogno. Temi cari anche a Susan George , Joa Pedro Stedile , Papa Francesco, Jean Ziegler . Convegno di contenuti , non di schieramento ; solo uno schieramento , assai netto : contro la dura legge dell’ oligarchia extraistituzionale delle multinazionali , padrone di un  mondo globalizzato che procede assai più rapidamente nella espropriazione di diritti, sociali e di vita, e nella devastazione del pianeta , di quanto  le popolazioni possano averne piena percezione. A questa ferocia globale contrapponiamo la politica dei beni comuni, innanzitutto del diritto all’acqua  e la denuncia di expo 2015 in quanto  paradossale vetrina di quelle multinazionali  che sono  responsabili, anzi colpevoli, per la crescita della fame nel mondo. Quel convegno creò una aspettativa: non fermarsi , procedere, dare continuità . Questo è il nostro  impegno  come  associazioni, gruppi attivi sul territorio, forze politiche che si propongono di lavorare insieme per contribuire a dare voce e più forza a quelle pratiche, presenti in città, che affrontano la questione di fondo per la sopravvivenza dell’umanità : la questione contadina. I contadini e le contadine sono infatti portatori/trici dei principi fondamentali della sovranità alimentare; dell'autodeterminazione dei territori; del diritto al cibo sano e all'acqua potabile .Vorremmo tradurre nella realtà della nostra città e far vivere quanto è stato proposto nel Convegno del 7 febbraio. Non solo con parole e documenti (che sono importanti) e altre iniziative, ma soprattutto offrendo sostegno , valorizzando ciò che c’è , alle attività presenti sul territorio urbano. Non solo il dire , ma il fare, il concreto agire, che si contrappone alla “Fiera delle meraviglie”.  La via Campesina è il nostro riferimento.

  Ritorno alla terra come coltura e cura del territorio    

In una situazione in cui ” il pianeta terra è sempre più degradato, consumato, avvelenato”, percorso da “predatori globali” e dove la stessa agricoltura dominante si iscrive in questo quadro, è evidente che “ciò che sta morendo non è tanto la natura (il geosistema vivente, Gaia, che sopravviverà mutando anche se in senso ostile all’uomo) ma è l’ambiente dell’uomo, il territorio”

Il territorio,quella costruzione millenaria comune tra natura e cultura , che ha avuto in quel tempo lungo come matrice l’agricoltura, l’attività primaria che produce il cibo, governa i cicli ambientali e genera gli stessi insediamenti dell’uomo, il suo habitat, le città stesse

E’ la negazione, la rottura di quel processo di costruzione (il fermarsi del suo cuore, il mondo rurale) che  produce questo esito distruttivo in questi tre ultimi secoli di modernizzazione”,  di industrializzazione e comunque poi di urbanizzazione crescente nelle sue diverse forme; e la riduzione del  territorio stesso a piattaforma dei flussi di merci. Ove l’agricoltura diviene agroindustria di  produzione di cibo appunto come pura merce. 

La questione del cibo, della nutrizione, non può essere astratta da questa condizione di quadro strutturale; al contrario va iscritta e mutata di natura rispetto alla semplice disponibilità nel mercato globale di un prodotto alimentare, per divenire  propriamente “nutrire il pianeta” come un processo di restituzione all’umanità del suo ambiente, del territorio vivo, generato dall’attività primaria che riprende il suo ruolo di coltura della terra fertile, di produzione di cibo per la vita  e di cura dell’ambiente.  Una “neoruralità” di nuovo  al centro della storia, che si basa sulla valorizzazione del patrimonio territoriale di biodiversità e delle diverse culture locali insediate, sui saperi  contadini, sulla creazione di valore territoriale; estendendosi alla cura alle acque, ai sistemi fluviali, ai territori deboli , alla montagna;  e  costruendo una nuova alleanza tra profondità dell’ urbano e il contesto rurale

Sovranità alimentare e bene comune territorio                                

 La neoruralità si dispiega, nelle sue esperienze pioniere (ma destinate ad essere il riferimento per estensioni “a sistema”, con il valore paradigmatico suddetto) in relazioni di scambio tra contadini (produzione di beni alimentari  -e non solo- di qualità locale ed ambientale) ed  i loro “complici” sociali che esprimono domanda di quei beni e di quell’ambiente; si tratta di rapporti diretti interlocali in ogni caso.In queste relazioni si esprimono: elementi di una nuova economia nascente che mettono in discussione i fondamenti di ogni struttura economica: la ragione del produrre, la natura del consumo, la modalità dello scambio, attorno all’emergere di “valore territoriale” forme sociali  di riconoscimento della dignità e della sapienza del lavoro contadino e della cultura dei luoghi che rimettono al mondo; un  “ethos” che si esprime anche nelle forme di relazione tra i soggetti, nelle tracce di comunità”; e in  forme civili di autonomia, responsabilità e autogoverno di processi ; culture “identitarie” che esprimono coscienza di luogo” e che ricominciano  a tessere il filo di rivalorizzazioni di insediamenti locali  e tracciati di alleanza tra campagna e città: il tema cardine della “forma urbis et agri” e del passaggio dalla conformazione  metropolitana e della città diffusa allo scenario della  bioregione urbana e rurale.

Questi “codici” della neoruralità sono  il fondamento  stesso della sovranità alimentare e del bene comune territori . Un nuovo inizio rurale si pone e si esprime già nel cuore del confronto vissuto ora, qui ed in tutto il mondo, attorno alla opzione strategica di rimettere nelle mani dei popoli (sovranità) la possibilità di perseguire il diritto al cibo nei loro territori riappropriandosi dei propri valori territoriali ed ambientali, e delle culture locali (bene comune).

L’asse “Sovranità alimentare / riappropriazione del territorio come bene comune”  rappresenta infatti ora il segno di contraddizione e di alternativa, il discrimine rispetto ai processi dominanti di gestione globale ed eterodiretta del sistema alimentare, dell’omologazione della “merce cibo”, della rapina della terra fertile, della distruzione del territorio e dei suoi caratteri locali  E questo asse è assunto come “la vera posta in gioco  dai principali movimenti contadini mondiali  e dai mille rivoli della nuova agricoltura nei nostri territori. E questi stessi “codici” permettono di porre in discussione “in nuce” i codici della modernità vincente; sono l’annuncio e l’inizio di un processo fondativo di nuovi elementi  di civiltà locale..La questione del cibo, così concepita, è lontanissima dal concetto di governo “funzionale” di un puro settore agroalimentare; diviene invece matrice dei sistemi di vita e di rigenerazione del territorio/ambiente, di quel processo fondativo.

 Una “nuova alleanza tra città e campagna”

Perseguire l'obiettivo della sovranità alimentare a livello globale  deve necessariamente fare perno sul suo perseguimento a livello locale.

Questo non solo per una questione di coerenza complessiva, ma per definizione. Occorre di conseguenza strutturare filiere agroalimentari, improntate alla sostenibilità sia ambientale che economica, che chiamiamo neoagricoltura, capaci di costruire concretamente nel Parco Sud (il più grande parco agricolo d'Europa) una agrobiodiversità, che deve necessariamente stare alla base di qualsiasi percorso di sovranità alimentare.  Percorso necessario per fare uscire dalla nicchia e dalla episodicità il movimento del consumo critico e di una neoagricoltura, per dare certezze ai contadini, attraverso organizzazione, concretezza,  continuità,  consapevolezza sulle prospettive di cambiamento sociale.

Per poter parlare di “nutrire Milano” in un processo tendenzialmente “sovrano” occorre trasformare il modello colturale prevalente attuale della campagna milanese (monocolture intensive convenzionali essenzialmente di tre produzioni: riso, mais e latte) in diversificazione delle coltivazioni (agrobiodiversità) modificando il modello colturale stesso in direzione della sostenibilità (ambientale ed economica) e basandolo sull'agricoltura contadina (proposte di Via Campesina, Sem Terra)

 In concreto nel Parco Sud (con sconfinamenti nel parco del Ticino e nella campagna lodigiana) anche col supporto del DESR Parco Sud sono attive, si stanno costituendo o sono da strutturare le seguenti filiere:

- filiera del grano, del formaggio, ortofrutticola, del miele, dei legumi, della carne 

Per filiera intendiamo, ottimalmente e a regime, una strutturazione della relazione tra i vari attori che compongono il processo, a partire dalla produzione in campo fino al consumo finale.

Tale strutturazione è basata su “patti” (preferibilmente scritti in specifici protocolli) che impegnano, anche sul modello delle Amap francesi (associazioni per il mantenimento dell'agricoltura contadina), i produttori, i trasformatori (quando presenti), i consumatori organizzati (in Gas o Gasp) nella produzione e nell'acquisto. 

La filiera del grano.

E' la più strutturata e funge da possibile modello per le altre. E' attiva dal 2010 e si espande progressivamente realizzando

- certezze per il contadino e a contadina basate sulla pianificazione in campo con eliminazione pressoché totale degli sprechi

- certezze per il consumatore sul prodotto che ha ordinato, in qualità e quantità

- relazioni non solo commerciali (economia delle relazioni) basate su conoscenza diretta e fiducia

- costruzione di percorsi cooperativi tra produttori e tra produttori e consumatori, che vanno tendenzialmente a sostituire le connotazioni competitive del mercato tradizionale

- prezzi tendenzialmente codeterminati, nella filiera e per la filiera, sfuggendo al meccanismo della domanda e dell'offerta e della speculazione finanziaria

- governo dei costi eliminando la separatezza e la concorrenza tra attori di filiera tipiche del mercato

(oggi, fatto 100 il prezzo finale, 17 rimane alla produzione, 23 alla trasformazione, il 60 alla Grande Distribuzione – logistica, intermediazione e vendita), realizzando, attraverso prezzi alla produzioni più alti del mercato, più reddito per la produzione (sostenibilità economica) e prezzi al consumo accessibili al di sotto del mercato.

- garanzia di modelli colturali e produzioni ecosostenibili (certificazione biologica di parte terza o sistemi di garanzia partecipata)

- sperimentazioni capaci di verificare le colture più adatte al territorio, lavorando alla reintroduzione di produzioni rese residuali dalla rivoluzione verde degli anni '60 ( sperimentazione 11 grani antichi).

- partecipazione diretta dei cittadini, attraverso i Gas almeno, ai processi decisionali sulle produzioni alimentari e relativi modelli colturali

- si realizza  la progressiva emancipazione dei contadini dalle industrie sementiere dell'agrobusiness

- sullo sfondo rimane la possibilità di adozione di monete “di filiera”, riportando al suo valore d'uso il denaro (mezzo di pagamento) e favorendo lo scambio economico interno alla rete

 

Tutti questi elementi possono essere visti come “semi di altreconomia” su cui lavorare

In termini quantitativi la filiera del grano coinvolge 5 aziende agricole e, dal lato della domanda,  una 50ina di Gas per un migliaio di famiglie). 

La filiera del formaggio si fonda sulla conversione al biologico come elemento di soluzione alla crisi della produzione del latte per la caseificazione e sul ciclo chiuso per l'alimentazione animale.Coinvolge allo stato due aziende agricole e alcune decine di Gas in relazione diretta o attraverso la distribuzione attuata da BuonMercato di Corsico. 

La filiera orticola reintroduce o amplia la produzione orticola nella campagna milanese, costruendo agrobiodiversità nel territorio, fondandosi anch'essa sulla piccola dimensione, ma in rete. Sono circa una decina le aziende coinvolte e dà sbocco alla sua produzione sia attraverso i Gas che i mercati contadini, alcuni pensati anche come logistica.

La filiera della frutta reintroduce la produzione di frutta nel Parco Sud con tre aziende biologiche 

La filiera del miele in fase di espansione, a partire da un mielicoltore si amplia la produzione del territorio, tra l'altro anche in relazione con un progetto realizzato con Libera e DESR, finalizzato a creare economia sana sull'unico campo confiscato alla mafia in Lombardia. 

La filiera della carne da strutturare con la finalità di sostegno alla reintroduzione di una razza vaccina autoctona, messa ai margini dai modelli di allevamenti intensivi. 

 

Una Cooperativa sociale ed una azienda agricola stanno attuando laboratori di trasformazione, anche con la finalità di assorbire l'offerta inevasa di prodotti orticoli. Accanto alla loro espansione quali/quantitativa (che è in atto), occorre affiancare da un lato la domanda pubblica diretta (ristorazione scuole, ospedali, ecc) e dall'altro la promozione di mercati di filiera (anche con funzione di logistica per il consumo organizzato), indirizzando in tal senso la necessaria riqualificazione dei mercati comunali. Se ciò si progettasse e realizzasse, sicuramente le trasformazioni dei modelli colturali, ma anche economici, sarebbero alla portata, specie se vi comprendiamo le possibili azioni sul prezzo finale determinate anche dalla maggiore scala. 

Le pratiche sommariamente descritte nella loro essenza possono essere la base di partenza per la costruzione in concreto di un percorso verso la sovranità alimentare nel nostro territorio: “Nutrire Milano per Nutrire il Pianeta”, proponendone un modello concreto, praticabile e partecipato e attraverso il quale la sicurezza alimentare, la sostenibilità, la lotta agli sprechi, sono perseguiti preventivamente e non, come ipotizzato dal procollo Barilla, velleitariamente e propagandistamente a valle di processi agro-industriali di mercato che, per definizione, producono sovrapproduzione e sprechi, essendo basati sulla concorrenza e sul massimo profitto.

-Il dopo Expo : l'eredità ideale.

Ricostruire fedelmente lo stato patrimoniale ed i debiti che ha la società Expo, all'interno di una regia pubblica che decida cosa fare e non un'operazione meramente privatistica.

Intervento pubblico non strozzato dal bisogno di recuperare quei denari, se qualcuno ha preso decisioni contrarie all'interesse pubblico dovrà pagarne le conseguenze, non devono ricadere sui cittadini.

Le cifre corrisposte sono il risultato di un calcolo sfavorevole, si è chiesto all'Agenzia delle Entrate cosa valesse il terreno non sulla base del valore originario (terreni agricoli)
 ma sulla base dei futuri diritti volumetrici, creando una plusvalenza a favore dei privati.

Questo aspetto economico si tratta alla “maniera greca”, si rinegozia con le banche: banca Intesa soprattutto e si patrimonializza.

Non ci deve essere soluzione di continuità tra la chiusura di Expo e l'intervento di riutilizzo dello spazio, non lasciare l'area smantellata, in disuso e degradata, situazione che agevolerebbe
 un'intervento qualsiasi per risolverlo.

Recuperare il parco con anche funzioni agricole, ma anche la piastra in cui sono inserite le infrastrutture e le cablature, iniziare da subito il progetto per il riutilizzo, coinvolgendo gli stati e
gli altri soggetti, per un recupero delle strutture a funzioni publiche, anche con valenza internazionale, legate al tema originario dell'Expo: insediamento di attività universitarie collegate all'eredità
 ideale di Expo, luoghi di confronto e dibattito internazionale su cibo, acqua, beni comuni, energie rinnovabili...

Sorvegliare che le soluzioni già proposte non siano velleitarie e che nel tempo riemergano le soluzioni commerciali o che lo spostamento da Città Studi prefiguri future speculazioni edilizie nell'area liberata.

 





Ultimo aggiornamento : 06-04-2015 14:10

   
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