Luis Infanti : intervista.
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Scritto da Franco Calamida, 03-02-2015 08:57

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, Rifondazione Comunista


Importante intervista di Luis Infanti vescovo di Ajsèn- Cile , impegnato in difesa del diritto all'acqua e contro le dighe in Patagonia .
 
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EDITORIALE

Intervista – Incontro con mons. Luis Infanti De La Mora, Vescovo di Aysén (Cile)

DAL FRIULI ALLE ANDE, IN DIFESA DELL’ACQUA

Un progetto Enel mette a repentaglio gli ecosistemi della Patagonia

 

 

'Là, dove le Ande sprofondano nel mare'. Descrive così la sua regione di provenienza monsignor Luis Infanti de la Mora, vescovo dell'Aysén. Si tratta della Patagonia cilena, ricchissima di oro blu, e perciò nel mirino affaristico delle multinazionali ' Enel in testa - come lui stesso ci racconta in quest'intervista. Religioso dei Servi di Maria, italo-cileno originario di un paese vicino a Udine, classe 1954, monsignor Luis non ha il cellulare ma usa abitualmente la radio per comunicare. In un momento in cui il mondo parla del Cile quasi solo per la vicenda dei 33 minatori prigionieri a Copiapò, questo pastore denuncia senza peli sulla lingua le di-sfide ambientali globalizzate. Non a caso il Centro Missionario lo ha ospitato a concludere il mese per la Salvaguardia del Creato presentando la sua lettera pastorale 'Dacci oggi la nostra acqua quotidiana', pubblicata dalla Emi. L'abbiamo incontrato nella sua base reggiana 'naturale', il convento dei padri della Ghiara.

 

Anzitutto la storia della sua vocazione. È vero che non voleva fare il prete?

A 10 anni sono entrato nel seminario minore dei Servi di Maria in Friuli e a 19 sono partito per il Cile: là ha compiuto il noviziato e gli studi filosofico-teologici. Approfondendo la spiritualità servita, mi ero convinto che sarei rimasto fratello laico. Poi ho trascorso gli anni dal 1986 al 1995 in Bolivia, dove ho preparato la visita del Papa e dove soprattutto mi sono accorto che la gente 'vedeva' in me un sacerdote. Ora, noi diciamo continuamente che Dio si manifesta anche attraverso la voce del popolo, così mi sono rimesso in discussione' e nel 1990 è avvenuta la mia ordinazione presbiterale.

 

Poi è tornato in Cile'

Dal 1995 mi trovo nell'estremo Sud della Patagonia cilena, vicino alla Pampa argentina.

 

Che posto è?

L'Aysén è un vicariato apostolico, zona di missione consegnata ai Servi di Maria, che vi arrivarono nel 1937. Il territorio è montagnoso: 110.000 chilometri quadrati per appena 100.000 abitanti, di cui la metà nella capitale Coyhaique. Una città giovane, fondata nel 1929. Siamo vicini al Polo Sud, perciò il clima è rigido: in inverno si scende anche a 20 gradi sotto zero.

 

Quanti sono i Servi di Maria?

Pochi e buoni! Sei religiosi, più il sottoscritto, tutti della Provincia veneta dell'Ordine. Poi ci sono 5 preti diocesani nativi e 5 diaconi permanenti. Le sette diocesi del Sud del Cile hanno un unico seminario a Temuco, cuore dell'etnia mapuches.

Com'è diventato vescovo?

In Aysén sono stato vicario pastorale, mai parroco, finché il vescovo locale, Aldo Lazzarin, è stato costretto alle dimissioni per un principio di Alzheimer. A quel punto sono stato nominato suo successore: ho ricevuto la consacrazione episcopale il 5 dicembre 1999 dalle mani dell'allora Nunzio apostolico in Cile Luigi Ventura.

 

Le cicatrici del passato coloniale si vedono ancora?

Nell'Aysén gli inglesi hanno letteralmente sterminato gli indios, più e peggio degli spagnoli in altre zone. Il riscatto dell'etnia autoctona è iniziato alla fine dell'Ottocento, quando in Patagonia - su 'sogno' di don Bosco - arrivarono i Salesiani e si accorsero che gli inglesi consideravano gli indigeni una specie rara di animali, al punto che in patria li esibivano nelle gabbie dello zoo.

Con i primi anni del secolo scorso è iniziato il ripopolamento, ad opera di gruppi provenienti da altre zone del Cile e di immigrati spagnoli, belgi, jugoslavi e tedeschi. Oltre che dei missionari italiani, preti e suore.

Di cosa vive la gente dell'Aysén?

Dell'allevamento di pecore e mucche, di pesca e di qualche miniera. Il gelo rende impraticabile l'agricoltura. Una forza economica di questi ultimi 25 anni è stata la "salmonicoltura", favorita dalle acque fredde.

 

E dal punto di vista religioso?

Il 70% degli abitanti si professa cattolico, il 15% protestante, con buona partecipazione dei laici alla vita della Chiesa. I punti di forza su cui i vescovi hanno investito sono l'educazione ' le scuole cattoliche di base assorbono il 25% degli studenti della regione - e i mezzi di comunicazione, specie la radio, che permette di mettere in contatto via satellite gli estremi del territorio diocesano, che distano ben 900 km' A Coyhaique c'è l'emittente principale, 'Santa Maria', collegata ad altre sette località minori.

 

Il suo magistero è anche radiofonico?

Ogni settimana conduco un programma di mezz'ora che arriva nelle case di tutti. Non sento la necessità di molte lettere pastorali, perché il vicariato apostolico ha un piano pastorale quinquennale.

 

'Dacci oggi la nostra acqua quotidiana' è dunque la sua prima lettera pastorale in quasi 11 anni di ministero?

Sì. L'ho scritta perché il problema dello sfruttamento idrico, su cui la gente si sta confrontando in Cile, va al di là degli orientamenti pastorali.

 

Perché la vostra acqua interessa?

Dopo i poli artico e antartico, l'Aysén è la regione che ha più abbondanza di acqua dolce al mondo, tra ghiacciai, fiumi, falde sotterranee. Da tempo Endesa, un'impresa privata spagnola, ha presentato il progetto Hydroaysen, teso alla costruzione di cinque grandi dighe per rifornire di energia idroelettrica le miniere del Nord del Cile, dove l'acqua, più scarsa, è contesa tra agricoltura, attività estrattiva e consumo umano.

 

Scusi, ma Enel che c'entra?

Alla fine dell'anno scorso Enel ha acquistato il 96% delle azioni di Endesa. Ora, Enel è una società privata & pubblica, perché per il 30% appartiene allo Stato italiano. Sono in gioco importanti questioni di responsabilità e di sovranità.

 

Quali timori desta il progetto Hydroaysen?

In primis le superdighe romperebbero significativamente l'ecosistema delle grandi valli, peraltro condivise con l'Argentina, che verrebbero inondate. Un grosso problema è poi rappresentato dalle linee elettriche che sarebbero necessarie per il trasporto dell'energia: parliamo di 2.300 km di tralicci attraverso parchi naturali e riserve indigene. Fra l'altro Endesa ha presentato lo studio d'impatto ambientale solo per le dighe ' ricevendo 3.000 osservazioni ' come se le linee elettriche non avessero ripercussioni: un assurdo della legislazione cilena.

 

Non ne deriverebbero vantaggi per la popolazione locale?

L'impresa sostiene che attuando il progetto creerebbe lavoro e migliorerebbe le infrastrutture, ma questo è ciò che dovrebbe fare il governo! In realtà la sua strategia è comprare la gente, forte del fatto che solo 12 famiglie dovrebbero traslocare. Fortunatamente la crisi economica ci aiuta: finanziare un progetto del genere non è facile neppure per Enel, che deve ricorrere massicciamente alle banche. E noi stiamo parlando anche con quelle'

 

 

Il nodo non sono solo le dighe'

Più in generale c'è tutto il problema dell'acqua come strumento e segno di nuova colonizzazione. La privatizzazione idrica discende da una politica neo-liberale estrema, una politica che la dittatura di Pinochet ha implementato, giustificandola nella Costituzione. I governi successivi, di centrosinistra, non hanno fatto che continuare a vendere le risorse del Paese. A Pascua Lama, nel Nord del Cile, una multinazionale canadese vuole addirittura spostare un ghiacciaio per prelevare l'oro sottostante' Il mercato non sopporta alcun limite.

 

Edoardo Tincani

 

Ultimo aggiornamento : 03-02-2015 08:57

   
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