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Contributo proposto per il Comitato cittadino Tsipras
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Scritto da Franco Calamida, 13-12-2014 15:21

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Riportiamo una proposta do contributo che il Comitato Cittadino porterà all'assemblea nazionale." L'aereo non è decollato" , come ho scritto , e il documento pare scritto da piloti che credono di essere in volo , in quanto " si impone l'alternativa di sinistra" , tutto il resto essendo finito . Non vi è nulla che  abbia presente   quanto si è discusso in zona 3 e  faccia riferimento ai contributi proposti  . Tutta l'impostazione non pare essere adeguata alla situazione di reale difficoltà che attraversiamo e ignora il nuovo contesto (human factor)  . Non considera neppure la possibilità che l'assemblea avviii  quel percorso aperto a tutti , senza steccato alcuno , e la proposta di nome che ho coerentemente avanzato : movimento per l'unità della sinistra. l'obiettivo è  quel che tutti (quasi tutti) auspicano : un soggetto a sinistra dl PD , uno,non due , e dunque includendo e confrontandosi con Sel .
L’Altra Europa con Tsipras - Area Metropolitana MI
Alexis Tsipras: «solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per fare
tutti insieme molti passi in avanti, potremmo cambiare la vita degli uomini.»
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ALTERNATIVA DI SINISTRA1
Proposta di Integrazioni al manifesto Revelli dell’ottobre 2014 del Comitato per Milano
1. Il contesto.
Questa prima parte accenna sommariamente ai punti del contesto internazionale, Europeo e nazionale
che si propone siano sviluppati nel Manifesto Revelli.
! I nuovi equilibri mondiali – L’indebolimento del TPP incoraggia la battaglia contro il TTIP e i suoi
maleodoranti segreti.
! La lotta delle nazioni oppresse e in particolare quella della nazione palestinese per l’indipendenza
la sovranità e la sicurezza di un libero stato.
! La desertificazione industriale dell’Europa e la sua subordinazione agli interessi strategici americani:
La produzione manifatturiera tedesca è al 20% del PIL, quella francese, inglese e italiana ancora
minore, non supera il 15%. Fatto pari a 100 il prodotto industriale italiano nel 2007, lo stesso indice
era di 120 nel 1970 e si è ridotto a 75 nel 2014. E questo non riguarda in alcun modo la produttività
operaia. La fatica operaia è aumentata mentre sono mancati gli investimenti e le innovazioni.
! La socialdemocrazia è stata sconfitta alle elezioni Europee ed è subordinata ideologicamente e
politicamente alla destra che se ne fa scudo
! Il Centro sinistra è finito – S’impone l’alternativa di sinistra
! Il ripiegamento della sinistra è finito
La piattaforma politica dell’Altra Europa
Quest’Europa illividita e rancorosa, o indifferente e grassa, percorsa da maleodoranti ondate di razzismo,
xenofobia, antisemitismo e anti-islamismo, omofobia e odio per le donne, questa Europa superba e
miserabile che umilia i suoi figli e le sue figlie con il precariato e la paura, che sfrutta, esclude e ruba la
dignità di chi le viene in soccorso e chiede soccorso per sé, quest’Europa ha bisogno che i suoi figli e le sue
figlie migliori si uniscano e ne prendano in mano il destino.
Come la Francia del 1789, il paese più ricco e avanzato dell’epoca dove la popolazione sopravviveva
nelle condizioni più miserabili, quest’Europa ancora una volta ha bisogno dei suoi giacobini. Ha bisogno
che la fraternità torni a esser un diritto e non una carità; ha bisogno che l’eguaglianza sia uguaglianza di
genere, di diritti, di opportunità; ha bisogno che la libertà respiri un’aria più trasparente e benefica; che la
legge sia fatta e retta dalla partecipazione e dalla consapevolezza per la felicità comune.
Quest’Europa ha bisogno di una rivoluzione degli emarginati e degli esclusi, di chi è abbandonato senza
speranza e senza futuro, di chi è disprezzato e offeso, dei suoi giovani e dei suoi operai e operaie che
l’hanno fatta grande nei suoi aspetti migliori. Ha bisogno che il proletariato e le altre classi oggi subordinate
a un capitalismo senza scrupoli si prendano amorevolmente cura di lei.
L’esperimento socialista è fallito nella pratica del socialismo reale e la stessa fine ha fatto l’esperimento
liberale democratico dell’Europa occidentale, fallito a sua volta in un meschino intreccio di lobby, di
monopoli, di oscuri intrecci d’interessi, di diseguaglianze crescenti e di sfruttamento feroce del lavoro.
Contro le diseguaglianze. Oggi si fa un gran parlare di diseguaglianze di redditi e di patrimoni che sono
effettivamente l’espressione più cruenta di una gigantesca crisi del sistema capitalista, di sovrapproduzione
e sovraccumulazione di capitali. Ma le diseguaglianze non vengono dal cielo. Le diseguaglianze sono
imposte e ingigantite con metodo, e promosse in Europa da organismi non eletti, insindacabili e non
democratici: Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione Europea e OCSE.
Sono essi che sviluppano scientemente le diseguaglianze, su mandato di governi succubi di poche
migliaia di persone che grazie a questa divaricazione tra ricchi e poveri aumentano redditi e patrimoni,
mentre operai e ceto medio immiseriscono o cadono sotto i livelli di povertà.
1 29 novembre 2014
L’Altra Europa con Tsipras - Area Metropolitana MI
Alexis Tsipras: «solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per fare
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A questi fattori, che in un modo o nell’altro riguardano tutta l’Europa, si aggiungono nel nostro paese, ma
anche negli altri paesi europei, anzitutto quelli mediterranei, le specificità legate alla colossale sottrazione
di risorse attraverso l’evasione e l’elusione fiscale, che questo governo e gli altri governi europei favoriscono
sia con le leggi che fanno che con quelle che non fanno. E si aggiungono la corruzione e la vera e propria
predazione di risorse pubbliche attraverso appalti e subappalti in cui, grazie alla collusione politica, sempre
più forte pesa la mano della criminalità organizzata. Per non dire dell’economia criminale in sé e per sé, da
sempre fattore di sottosviluppo e diseguaglianza. E per finire con l’irresponsabilità, avidità e incapacità della
gran parte dei management aziendali.
Se il patrimonio dei più ricchi vale cento, mille volte il patrimonio medio, quello del cinquanta per cento più
povero della popolazione è un patrimonio passivo, dove i debiti superano gli attivi. E lo stesso vale per i
redditi, a tal punto che la perdita improvvisa del salario può significare per una famiglia il passaggio da
una situazione sostenibile alla miseria nel giro di tre settimane, perché non più lungo è “il periodo di
autosufficienza” di una famiglia operaia o impiegatizia.
Al contrario i più ricchi- e sono nella maggior parte figli di ricchi- possono trascorrere tutta la vita senza
lavorare e il loro patrimonio continuerà a crescere come quello di Liliane Bettancourt, la padrona
dell’Oreal, un patrimonio personale che in trent’anni è cresciuto da sei a ventiquattro miliardi di euro, con
un rendimento medio annuo del 10/12%. Bettencourt, che non ha mai lavorato, non deve dunque nulla né
al merito né a un’intelligenza superiore. I patrimoni maggiori, sopra i trenta milioni di euro, crescono a un
tasso medio annuo del 10/15%. Tassarli per una somma equivalente non comporterebbe neppure una
riduzione delle diseguaglianze, ma solo un loro mantenimento al livello attuale. I padroni del mondo non
avrebbero davvero di che lamentarsi. Lo stesso vale per i redditi da lavoro di consistenza smisurata, che in
epoche diverse, negli Stati Uniti e altrove in Occidente, furono tassati fino all’80% e questo in epoche in cui
le diseguaglianze salariali non raggiungevano le scandalose proporzioni di 1 a 1000 o più, come succede
oggi.
IL 10% annuo è perciò la tassa sui grandi patrimoni che l’Altra Europa intende imporre, il 75% oltre il milione
di Euro euro è la tassa su quei redditi e i benefici smisurati che capitalisti e manager si attribuiscono. Ciò
riguarda in Italia 50.000 persone che in Italia possiedono 2.500 miliardi di Euro, un quarto del patrimonio
nazionale, e dispongono del 20% del reddito nazionale da lavoro. Il 10% della tassa sui grandi patrimoni,
sulle grandi eredità e donazioni significa 250 miliardi all’anno che non andranno a rifugiarsi nei paradisi
fiscali.
Uniti per sconfiggere i nemici dell’Europa. Non è vero che lo stato sociale fa aumentare il debito pubblico.
Esso è anzi un fattore di arricchimento, di aumento di posti di lavoro e di benessere. Da circa cinquanta
anni la spesa sociale totale (pensioni, sanità scuola assistenza) pesa in tutta Europa per il 25% del PIL.
Alla fine del 1982, dopo il decennio che aveva visto in Italia un significativo aumento dei salari e dei diritti
dei lavoratori, la riforma della sanità, quella delle pensioni e quella della casa, il debito pubblico italiano
era del 59%. Salì al 124% nel 1994, soprattutto in conseguenza della micidiale separazione della Banca
d’Italia dal Tesoro voluta nel 1981 da Andreatta.
Noi non permetteremo che, come successe alla Repubblica veneta nel 1796, sia consentito a un doge
screditato di svendere la patria di tutti, nella speranza di combinare qualche sontuoso e personale
affaruccio.
L’Europa si ribella in nome di quelle idee socialiste, di libertà e di democrazia che l’avevano riempita di
speranza, anche quando era più misera e malmessa di oggi, nel pieno delle distruzioni prodotte dal
confliggere degli interessi capitalistici, nel 1917 come nel 1945. Anche oggi rischia di morire di miseria e di
abbandono, soffocata dai soldi e strangolata dalle lobby.
L’Altra Europa vuole sconfiggere anche chi sostiene mendacemente che quello che abbiamo di fronte sia
un compito facile, da affidare a uno o più dittatori, pronti a gettare le colpe di ciò che accade su chi ha la
pelle più scura o proviene da guerre e distruzioni che le classi dirigenti e i governi Europei e degli altri paesi
occidentali hanno provocato.
Questi movimenti di destra ultimi sono oggi i primi nemici dell’Europa e della pace e contro di essi tutte le
forze democratiche devono unirsi con fermezza, con serenità, con decisione, senza cedimenti e
tentennamenti.
L’Altra Europa con Tsipras - Area Metropolitana MI
Alexis Tsipras: «solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per fare
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Quest’Europa - l’Altra Europa - passa all’offensiva contro una classe dirigente traboccante di banchieri,
affaristi, e speculatori, dove prosperano i malfattori e gli esperti nella manipolazione del diritto, nell’evasione
del diritto, nell’elusione del diritto.
Quest’Europa - l’Altra Europa - è l’Europa della speranza, del socialismo e della libertà dei giovani e degli
anziani, l’Europa che cambia e ancora una volta si rinnova per essere di esempio e di aiuto al mondo.
L’Europa che sconfiggerà le vecchie e giovani cariatidi della demagogia e del populismo, e del razzismo
sociale, ma anche quelle dell’intrallazzo e della malvivenza mascherati di modernismo.
Ed è perciò che si chiama Altra Europa e come tale chiama a raccolta le tante storie che hanno
contribuito, in modo diverso e volte perfino confliggente, le forze e che hanno partecipato alla lotta per
l’emancipazione dei lavoratori, delle donne, delle nazioni oppresse.
L’altra Europa ha profonde radici nella lotta secolare per l’emancipazione dei lavoratori, delle donne e
delle nazioni oppresse. A tutti coloro che in maniera tumultuosa e talvolta contraddittoria hanno contribuito
a questa lotta proponiamo non di cancellare e dimenticare le loro origini, ma di svilupparle e di
alimentarle con i sogni e le legittime aspirazioni delle giovani generazioni, di confrontarsi col loro modo di
organizzarsi, in maniera diversa e nuova per un comune obiettivo.
Questa è l’Europa che vogliamo: onesta, libera, fraterna e uguale. Una patria amorevole per i suoi cittadini,
accogliente e amorevole per i popoli migranti, per tutti coloro che scacciati dalla guerra e dalla miseria
che spesso le classi dirigenti e i governi europei hanno contribuito a creare, vengono, con fatica e rischi
immensi, a darci una mano per risollevarci.
! L’Europa ha di fronte tre possibilità: la sottomissione definitiva a una delle due potenze che si
contendono l’egemonia mondiale, e in questo caso, oltre ad accentuare il suo ruolo di semicolonia
sfruttata e raggirata, si troverebbe sulla linea di frontiera di una guerra che si sviluppa ai
suoi confini proprio sulla linea di faglia tra i due blocchi che si vanno consolidando, esattamente là
dove oggi vediamo accendersi continuamente focolai di guerra. Ucraina, Siria, Palestina, Iraq,
Kurdistan e Afghanistan sono su quella linea. Questa prima opzione comporta una sottomissione
agli Stati Uniti che vorrebbero fare dell’Europa il loro supermercato favorito, imponendole le loro
regole, i loro prezzi, i loro profitti, il loro poco rispetto per la dignità del lavoro. Una società violenta
che umilia il lavoro.
! La seconda possibilità è quella di cadere nel più vecchio e stantio populismo, quello melmoso del
rancore, del lividume, e della violenza razzista, delle divisioni e dei conflitti nazionali. E torna, anche
con questa scelta, il pericolo di guerre.
! La terza possibilità è la scelta di un’Altra Europa, di pace, di sicurezza di lavoro, di dignità e di
prosperità. Libera, fraterna e uguale.
Infiniti interessi si oppongono alla scelta che parrebbe la più logica, la più naturale, la più semplice, la
meno costosa e la più benefica
L’Altra Europa chiede a tutte le forze progressiste e a tutte le persone che si sentono tali, di assumersi una
responsabilità collettiva. Si rivolge sia alle forze che sono state sconfitte dal capitalismo dopo una prima
guerra proletaria durata due secoli, sia a quelle che pur non avendovi preso parte, di quella sconfitta
soffrono e soffriranno esse pure le conseguenze.
Il blocco sociale. Un blocco sociale è composto di movimenti e organizzazioni e dalla loro rappresentanza
politica. E’ questa simbiosi che trasforma in un blocco quella che di per sé resterebbe una sporadica e
occasionale opposizione, per quanto forte e decisa essa sia. Solo un blocco sociale consapevole e
politicamente rappresentato può affrontare una lotta lunga e difficile, con i suoi alti e bassi. Questo blocco
sociale progressista si sta delineando oggi in Italia, come in altre parti d’Europa, ma in Italia la sua
rappresentanza politica non è neppure percepita.
Siamo consapevoli che questo progetto si ridurrà a un balletto di notabili se non incrocerà nelle lotte sociali
il vasto movimento popolare di lotta che si va rafforzando sui temi specifici del lavoro, della casa, della
scuola e dell’ambiente. Sta all’Altra Europa unificarlo e riproporlo come obiettivo unico e condiviso di
rinnovamento radicale del sistema esistente.
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Per farlo occorre accelerare i tempi perché nel frattempo, in Italia e in Europa, un altro blocco politico di
matrice opposta si va consolidando e contende il potere alla palude delle larghe intese continentali e
nazionali.
Questo secondo blocco – decisamente schierato su posizioni di destra estrema - si va sempre più
caratterizzando come uno spregiudicato blocco nazifascista, relativamente duttile, certamente ambiguo.
Questa ondata fangosa rischia di sommergere non solo il nostro Paese, ma, come già negli anni venti e
trenta, del secolo scorso, l’intera Europa, le cui classi dirigenti furono non solo vittime, ma spesso complici e
anticipatrici del nazifascismo e trascinarono con sé importanti settori popolari. La lotta antifascista,
antirazzista e per la democrazia prende aspetti nuovi e più complessi di fronte ai quali l’Altra Europa si
schiera al fianco di tutte le associazioni, i partiti, i sindacati e di tutti i sinceri democratici, che intendono
lottare coerentemente contro il fascismo e il razzismo.
Le scelte si stanno facendo ora più chiare per tutti.
L’Altra Europa è al fianco sostiene e collabora con tutte le organizzazioni di volontariato che combattono
senza discriminazioni le diseguaglianze e ogni forma di razzismo sociale in una lotta che non è solo
materiale, ma anche culturale e ideologica e soprattutto politica.
L’altra Europa combatte a fianco delle organizzazioni sindacali e di tutti i lavoratori e le lavoratrici attivi e non
attivi che si battono per la Democrazia sindacale, in particolare per il riconoscimento di legge delle
organizzazioni sindacali, per una legge rigorosa e autodeterminata per la democrazia sindacale e per
l’abrogazione dell’art.8 della legge Finanziaria 2011 che consente deroghe peggiorative locali a leggi e
contratti nazionali.
L’Altra Europa mette al centro del suo impegno e della mobilitazione popolare un programma per
l'occupazione. Interrogarsi sul futuro industriale del nostro paese significa innanzitutto fare i conti sia con la
totale assenza, da molti anni a questa parte, di una politica industriale sia con la triplice crisi che ci ha
investito: finanziaria, ambientale e di modello produttivo, e che si manifesta in una crisi di distribuzione. La
tutela dell'ambiente è un principio che dovrà ispirare l'intera attività di quel governo popolare e
democratico cui l’Altra Europa si candida, ed è su questo terreno che si dovrà strutturare il paradigma del
nuovo modello di sviluppo. La politica industriale dovrebbe oggi più che mai perseguire finalità sociali,
mettendo al primo posto la creazione di posti di lavoro, la sicurezza e il benessere dei lavoratori attivi e non
più attivi.
2. I punti della piattaforma
[I punti che seguono non pretendono di rappresentare un programma dettagliato e approfondito, ma
fissano principi inderogabili in base ai quali deve agire una forza politica che si candida a governare e
a cambiare radicalmente l’Europa come sinistra di governo. La presente proposta ribadisce e
naturalmente fa propri i dieci punti programmatici contenuti nel programma elettorale presentato
dalla Lista l’Altra Europa in occasione delle elezioni Europee di Maggio]
! Costituzione Europea, diritti dei popoli e delle nazioni. Unione federale in una repubblica
parlamentare
! Abolizione del fiscal compact, del sixpack e del two pack e dei regolamenti, direttive e normative
connesse.
! Consolidamento e rinegoziazione del debito nazionale, lotta contro il TTIP.
! Riconoscimento dello stato palestinese come stato libero, indipendente e sovrano, entro confini,
sicuri, certi e inviolabili.
! Un programma economico che metta al centro l’occupazione e il benessere delle lavoratori e
delle lavoratrici . Esso comprende:
! Rispetto, realizzazione ed estensione dei diritti dei lavoratori e di tutti i ceti sociali poveri, oppressi,
emarginati e privati della speranza. Applicazione universale dello statuto dei lavoratori e riduzione
drastica delle forme di precarietà.
! Piano industriale e socializzazione degli investimenti, concentrati su occupazione, riconversione e
sviluppo ecosostenibile.
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! Socializzazione delle imprese superiori ai cinquanta dipendenti che chiudono o delocalizzano.
Istituzione del principio del risarcimento del danno nei confronti delle comunità e dei territori sfruttati
e abbandonati. Tutela delle aziende che riconoscono e garantiscono la qualificazione
professionale, le competenze e lo sviluppo innovativo, che non attuano il demansionamento né il
controllo a distanza dei lavoratori.
! Salario minimo orario di 10.50 Euro.
! Reddito minimo garantito a 700 euro, per qualsiasi tipo di lavoro, inclusi stage e tirocini.
! Aumento dei minimi di pensione e abrogazione della legge Fornero.
! Rispetto dei diritti dei popoli migranti.
! Smantellamento del programma grandi opere e sua sostituzione con un programma nazionale per
il riassetto e il miglioramento del territorio. Contributo straordinario e forzoso dei responsabili di
dissesti e inquinamenti.
! Programma straordinario per la scuola pubblica, la ricerca e l’innovazione.
1. Per l’innovazione è prevista anche la collaborazione tra i settori pubblico e privato con
programmi di cofinanziamento.
2. Particolare attenzione deve essere portata al patrimonio artistico e culturale.
3. Devono essere sperimentate forme di reddito diretto e indiretto per i soggetti in formazione.
! Programma straordinario per la casa e per il benessere collettivo, in particolare delle periferie
urbane (edilizia popolare, utilizzo a fini sociali e di accoglienza dell’edilizia pubblica e privata e
delle proprietà confiscate a organizzazioni criminali).
! In particolare questo programma mira a tutelare e assistere in primo luogo i soggetti deboli: gli
incapienti, i disoccupati, i disabili, gli studenti bisognosi, i coniugi separati, le madri nubili e gli
anziani.
! Piano straordinario per i trasporti e per le energie rinnovabili. L’eco-sostenibilità deve essere il
collante che raccorda i due piani tra di loro.
! Intervento straordinario e coerente che includa l’agricoltura, la filiera agro-industriale, la confezione,
la distribuzione e l’utilizzo degli alimenti, includendo un programma per la promozione della piccola
e media impresa, per la l’eco-sostenibilità e che incentivi i giovani agricoltori.
! Tassazione progressiva fino al 10% annuo dei grandi patrimoni. Aumento al 75% dell’imposta sui
grandi redditi, per la quota di reddito superiore al milione di euro. Aumento al 15% della tassa sulle
grandi successioni e donazioni, anche in linea diretta. Equità e omogeneità fiscale a livello
europeo.
! Trasparenza e controllo della circolazione dei capitali. Tassa sulle transazioni finanziarie. Sanzione di
banche e stati che non si adeguino alle regole di trasparenza, di controllo dei capitali e di una
fiscalità comune e paritetica sul continente europeo. Immediata promulgazione, della direttiva
per la definizione, il controllo e il depotenziamento dei derivati.
! Leggi positive ed efficaci sulla corruzione, la concussione, il falso in bilancio, l’antiriciclaggio e il
conflitto d’interessi.
! Ristabilimento degli articoli 81 e 119 nella forma originaria prevista dalla Costituzione
! Legge elettorale proporzionale con preminenza della rappresentanza e riconoscimento delle
forme democratiche di associazione e di decisione
Quanto sopra sintetizza cosa la sinistra deve e può fare, sapendo dove vuole e può arrivare ed è quanto ci
chiede un blocco sociale che acquista consapevolezza e cerca una rappresentanza politica alla quale chiede:
Tutti un passo avanti
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PROPOSTE OPERATIVE PER ASSEMBLEA DI GENNAIO
Compito della Assemblea sarà anche quello di definire un percorso per discutere dei contenuti politici
programmatici del nuovo soggetto In via de definizione.
Tale percorso dovrà precedere come già indicato dal documento Revelli la massima apertura e
coinvolgimento di tutti i soggetti politici che hanno dato vita alla lista L’Altra Europa e che intendono
contrastare le politiche neoliberiste e autoritarie in atto nel mondo in Europa e in Italia.
Il percorso dovrà prevedere momenti di carattere seminariale e approfondimento e dei luoghi di confronto
assembleari sui contenuti emersi dai momenti di analisi e studio con un processo verifica in entrambe le
direzioni.
In parallelo si dovrà prevedere un analogo processo mettere a confronto tutte le ipotesi sulle diverse forme
organizzative che il nuovo soggetto potrà darsi.
Raccogliere il meglio delle esperienze storiche del passato, dei partiti di massa, aggiornandole,
modificandole, integrandole co le più innovative esperienze dei movimenti, insieme ad un utilizzo attento e
intelligente degli strumenti forniti dalla nuove tecnologie, adottando i metodi della democrazia partecipata,
metodo che si sta sviluppando in diverse forme di partecipazione politica.
Vanno trovate nuove forme organizzative che comportino il superamento di vecchie modalità di fare
politica che tanti danni stanno portando alla democrazia e all’economia del paese e che costituiscano
forti anticorpi alle pessime pratiche di cui anche in questi giorni siamo testimoni.
A. ELEMENTI OPERATIVI PER COSTRUIRE L’ASSEMBLEA
o Sulla base dei risultati del censimento in corso arrivare ad una platea dell’assemblea di
Gennaio che sia composta dalle persone già facenti parte del comitato operativo più un
massimo di 240 persone nominate dai comitati territoriali su base regionale/provinciale. Ogni
regione ha diritto ad un minimo di 1 rappresentante per provincia ed ad un massimo di 40
persone per regione (in particolare per la Lombardia, la regione più popolosa).
o Resta in capo ai comitati regionali/provinciali nella loro autonomia nominare i propri
rappresentanti, seguendo la regola generale. Il comitato operativo nazionale, seguendo la
regola del consenso, può intervenire per aiutare i comitati in maggiore difficoltà, dirimere
controversie e stimolare la partecipazione.
B. ELEMENTI OPERATIVI PER LA GESTIONE DELL’ASSEMBLEA
o All’inizio dell’assemblea si insedia una presidenza che, nel rispetto della parità di genere, sia
composta per metà da persone appartenenti al comitato operativo nazionale e per metà al
comitato provinciale della città ospitante. Il numero complessivo dei membri della presidenza
non può superare le 12 persone.
o L’assemblea ha un ordine del giorno che deve essere rispettato e qualunque argomento
estraneo all’ordine del giorno, soprattutto se a valenza solo locale, non può essere discusso.
C. ELEMENTI OPERATIVI PER LA GESTIONE DEL DOPO ASSEMBLEA
o Chiusa l’assemblea, con l’approvazione del documento politico, si avvia un periodo di
discussione del documento stesso a livello dei singoli comitati della durata di almeno 3 mesi.
o La discussione deve essere estesa a tutti comitati già esistenti e compito dei comitati
provinciali/regionali è di promuovere la discussione più larga possibile, organizzando, ove
necessario, anche riunioni nei territori dove non esistono comitati, al fine di promuoverne la
costituzione. Questo per permettere al progetto politico di essere conosciuto e di radicarsi con
la maggiore capillarità possibile.
o Le riunioni dei comitati locali devono servire anche per censire nuovamente la partecipazione
(numero dei partecipanti, database delle mail, ecc…)
o Il comitato operativo nazionale fornirà supporto ai comitati provinciali per la costruzione e
gestione di queste iniziative.
D. ELEMENTI PER LA GESTIONE DEL DOPO DISCUSSIONE
o In chiusura del periodo di discussione sui territori ci sarà una nuova assemblea nazionale che
raccoglierà i contributi provenienti dai territori e sancirà l’avvio formale del percorso di
tesseramento.

Ultimo aggiornamento : 13-12-2014 15:21

   
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