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Poche cose , semplici , in memoria di Vittorio Rieser
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Scritto da Franco Calamida, 13-10-2014 09:31

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, CUB 1969


Nel giorno triste dei funerali di Vittorio Rieser i suoi amici e compagni raccontarono di lui , dei ricordi comuni , delle passioni e speranze e lotte comuni. Dei tempi della scalata al cielo . Anch'io ho pensato che dovevo farlo  e l'ho fatto. franco calamida .
 Sollecitato da Vanna, penso di dover dire qualcosa al nostro dolce amico Vittorio. Racconterò, come Vanna mi ha chiesto, alcuni piccoli episodi di vita vissuta . Questo episodio lo raccontava Vittorio , molto volentieri: all’inizio degli anni ’70 anche qui a Torino ,lo ricordate, il mondo cambiava. Tutti i collettivi erano in movimento e si mettevano in rapporto l’uno con l’altro. Il collettivo Lenin a sua volta ricercava contatti. Vittorio fu incaricato di incontrarsi con un gruppo di cattolici del dissenso. Si recò all’appuntamento; si ritrovò in una grande e severa chiesa. Era sera e c’era nebbia. Vittorio cominciò ad aggirarsi alla ricerca  della riunione alla quale doveva partecipare . Era un bel chiostro, ma non si trovava nessuno. Finalmente, lui, laico, con questa sua bella faccia scolpita da ebreo, vede un frate; si avvicina e avanza lento avvolto dalla nebbia; quando raggiunge il frate, che lo ha visto arrivare, gli chiede: “Scusi Padre, per favore, Lei sa dove si riuniscono i cattolici?” Un altro episodio che vale la pena di raccontare, è questo: dopo Avanguardia Operaia arrivò Democrazia Proletaria. Partecipammo alle elezioni. Sul finir degli anni 70. Vittorio ed io festeggiammo la nostra non elezione   I tempi sono cambiati.         
A Cinisello Balsamo raggiungemmo un buon risultato, il 6,8%. Mario Capanna scrisse un editoriale per il Quotidiano dei lavoratori: “ trionfo! Siamo al 6,8%, la linea di Democrazia Proletaria sta avanzando, siamo finalmente un partito di massa.”
Il giorno dopo, Vittorio, che si firmava Superciuk, ne scrisse un altro, dal titolo “Cinisello Balsamo, il socialismo in un Paese solo". E’ noto che il senso del limite ci connette alla realtà.  
 Era un conversatore straordinario. Amava conversare di tutto, persino di politica. Conversare con Vittorio era bellissimo, una delle piccole, importantissime, gioie della vita, la cui somma , forse , fa la felicità . Si conversava a Chamois, paesino della val d’Aosta di un tempo, dove non arrivano le macchine , osservando i prati, i monti  e il mondo . E su di un terrazzo della frazione Suis, che ha un solo abitante, nelle giornate calde di sole Vittorio suonava un vecchio e amato organo ; musiche del 600 . E le genti che passavano, casualmente, si fermavano  incantate  ad ascoltare. E lo era anche il bosco, dove giungeva la sua musica. E si beveva caffè corretto a monte ( si mette la grappa al posto dell’acqua).
E’ noto, Vittorio amava la buona cucina. Secondo la mia esperienza, non so poi se statisticamente trova conferme, quelli più sensibili alle problematiche dei movimenti sapevano cucinare; i partitisti, al contrario, non hanno     mai saputo cucinare.  Vittorio era un bravo cuoco, attento, volonteroso, procedeva con metodo , padroneggiando la materia .
 
 Aveva infatti una grandissima competenza in tutto, o quasi : Enrico Pugliese l’ha scritto ieri su il Manifesto. Memoria incredibile, interessi vasti,  potrei dire delle abbazie cistercensi , o della sua passione per i musei e tante altre cose .Farò un solo esempio: i vini. Quando al ristorante il sommelier gli raccontava di quel tal  vino, e della buona terra di collina per le vigne e altre cose da esperto  , Vittorio lo ascoltava, con attenzione  e poi spiegava delle annate,   e delle famiglie e delle loro storie e delle cantine e di altri vini simili con audaci accostamenti e sorprendenti particolari e preziose informazioni . Io guardavo l’espressione del sommelier:  attonita, ammirata. E ne ero contento.
 
Amava le buone letture, come del resto molti di noi; mi introdusse alla lettura dei libri di un autore  poco conosciuto  Flann O’ Brien. Non so se qualcuno l’ha mai letto, forse eravamo solo io e lui a leggerlo, però comunque Flann O’Brien è uno scrittore straordinario, irlandese.
Nel suo libro “Il terzo poliziotto”, il personaggio principale viene così introdotto: “Era una persona veramente notevole; quando nacque, aveva già 25 anni”. Questo per dire della specificità di Vittorio: amava tutte queste cose estrose, e praticava l’arte dell’ironia, che è l’altra parte della luna. Così rara a sinistra. Che dire infine  di noi, del nostro essere stati i rivoluzionari e del nostro senso del collettivo, fortissimo. Avevamo passioni gioiose: l’amicizia, la generosità, l’altruismo, il riconoscersi nell’altro, in tante parti del mondo.
Abbiamo cercato di costruire  un discreto numero di partiti, sempre di piccole dimensioni, con relativo successo, diciamo così. Molto meglio con i movimenti. Però allora la politica dava un senso alla vita.
Oggi non è più così, forse un giorno tornerà ad esserlo . Anche i partiti per quanti ancora vi militano, non sono luoghi di “passioni gioiose”; è un po’ come andare dal dentista: non ci si diverte, però è necessario.
 Vittorio, da un po’ di tempo aveva abbandonato l’impegno militante, ma non la partecipazione e l’attenzione forte per tutto quel che accadeva. Il contesto è indubbiamente cambiato. È cambiato in pratica tutto. Tira un brutto ventaccio sporco. Noi fummo quelli della scalata al cielo, cosa che una volta nella vita si può tentare. Ripeterla spesso, lo sconsiglierei.
Siamo passati dallo slogan “Lo Stato borghese si abbatte e non si cambia” allo slogan: “Lo Stato non si cambia”. E questo fino a qualche tempo fa, perché adesso neanche si riesce ad evitare che Matteo Renzi cambi tutto quel che può, ovviamente in peggio.
 
Concludo così: non intendo certo  fare un bilancio di una storia così lunga, che è la sua ed è la nostra, legati dal senso  del collettivo  che ci segnò tutte e tutti. 
Una cosa vorrei ricordare, ed è questa: abbiamo forse sottovalutato nelle nostre analisi della politica e delle cose che accadono, l’importanza delle relazioni. Delle relazioni personali, umane, cioè dell’amicizia, dell’affetto e dell’amore che ci ha legato. 
Noi allora ci volevamo bene. Continuiamo a voler bene a Vittorio. Oggi, nel giorno del dolore. Ci è stato tolto, ma ci resta il nostro affetto per lui, questo non ci può essere  tolto.
 
Noi volevamo cambiare il mondo, non ci siamo riusciti. Però il mondo non è riuscito a cambiare noi: nei nostri valori crediamo ancora e anche in un mondo migliore. Questo è il mio saluto a Vittorio. Tra le notevoli fortune che hanno segnato la bella vita di Vittorio, vi è quella di avere sposato Vanna , che è stata una magnifica compagna. Ed è anche la ragione per cui ho raccontato queste cose, cioè un poco della nostra storia. Grazie, Vanna.

 

Ultimo aggiornamento : 13-10-2014 09:31

   
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