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Tsipras: bel doc. di Costituzionebenicomuni
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Scritto da Franco Calamida, 08-04-2014 09:13

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


E' un documento assai utile per l'impostazione della campagna elettorale . Contiene anche l'indicazione di obiettivi concreti e mobilitanti.

Elezioni europee.

 

Il collettivo "CostituzioneBeniComuni" sostiene la lista Tsipras.

 

1. La crisi: il potere del denaro ha sostituito la democrazia.

Siamo nel mezzo della più grave crisi dal dopoguerra. Le conseguenze di questa sono drammatiche e sotto gli occhi di tutti: perdita di posti di lavoro, tagli ai servizi sociali, regresso del tessuto economico e sociale del paese.

Questa crisi non è il risultato del debito eccessivo accumulato dal nostro paese, come ci si vorrebbe far credere: paesi con un rapporto debito/PIL (prodotto interno lordo) minore del nostro, come la Spagna e il Portogalla, attraversano una crisi sociale molto peggiore della nostra, mentre il paese col più alto rapporto debito/PIL al mondo, il Giappone, ha un tasso di disoccupazione fermo al 4%!

L'origine della crisi sta nel progressivo rovesciamento del rapporto tra politica ed economia: mentre dal dopoguerra sino agli anni '70 lo Stato aveva in mano alcuni strumenti di politica economica, e la forte pressione delle classi popolari realizzava espansione economica e protezione sociale, negli anni '80 la liberalizzazione della circolazione dei capitali ha dato a questi un enorme potere contrattuale nei confronti dei governi, soprattutto dei paesi più deboli, costretti a sempre nuove concessioni (benefici fiscali, alti tassi di interesse) per trattenere i capitali nazionali e ottenere i prestiti necessari agli investimenti e al funzionamento dello stato.

La successiva rinuncia degli stati alla sovranità sulle banche centrali, non più "prestatori di ultima istanza" dei titoli di stato, ha fatto schizzare verso l'alto il debito pubblico (costretto a pagare interessi "di mercato" alle banche cui la Banca Centrale presta allo 0,25%!) e ha dato alle banche un ulteriore enorme potere di ricatto sui governi.

Se questo è vero per tutti i paesi europei la situazione italiana è pesantemente aggravata dalla forte evasione fiscale, mai combattuta seriamente da nessun governo, e favorita dai continui condoni.

 

2. L'Europa: da speranza di progresso a guardiana dei "mercati".

L'Europa, nata come speranza di pace e di progresso per tutti i popoli d'Europa dopo due guerre mondiali che hanno lasciato immani rovine e decine di milioni di morti, è stata la prima vittima di questo totale rovesciamento dell'essenza stessa della democrazia, per cui oggi non è più la politica a governare l'economia nell'interesse di tutti i cittadini, ma è il denaro a imporre ai governi le politiche da adottare nell'interesse dei detentori di grandi capitali.

I governi dei 29 paesi dell'Unione si sono prestati a trasformare l'Europa in un mastino che impone "vincoli di bilancio" e politiche di "rigore" ai paesi debitori, impedendo così ogni politica di sviluppo per destinare tutte le (magre) risorse al pagamento degli interessi alle banche creditrici.

Anche la maggioranza del Parlamento europeo, l'unico organo elettivo dell'Unione europea, ha approvato queste misure, con la sola opposizione del gruppo parlamentare della sinistra unita.

Siamo arrivati al punto che sono le società di rating, società private di proprietà delle banche, che assegnano i voti alle politiche degli stati, e addirittura si sta negoziando un accordo con gli Stati Uniti (TTIP, accordo transatlantico per il commercio e gli investimenti), che, per attirare investimenti, esenta le multinazionali americane dal rispettare le norme europee sulla libertà sindacale o la parità salariale uomo-donna, e addirittura impegna gli stati a rimborsare alle multinazionali eventuali mancati guadagni o maggiori costi dovuti, per esempio, all'adozione di misure per la tutela dell'ambiente o della salute dei lavoratori.

 

3. Si può e si deve cambiare.

Tutto questo deve cambiare!

Cambiare oggi non solo è necessario, è anche possibile.

E' necessario cambiare: gli stessi governi europei che hanno portato avanti con cieca determinazione le politiche di rigore, ogni volta annunciando che la ripresa era dietro l'angolo, le stesse forze politiche che questi provvedimenti hanno votato, di fronte al totale fallimento della loro politica (la distruzione dello stato sociale non ha prodotto l'annunciato risanamento dei conti pubblici, ma, al contrario, favorendo la recessione, ha ovunque ridotto il PIL, aumentando così il rapporto debito/PIL) proclamano ora la necessità di rilanciare la domanda per favorire la ripresa economica.

Anche in Italia, la stessa maggioranza politica che ha voluto inserire il vincolo del pareggio di bilancio nella Costituzione e sostenuto tutti i governi degli ultimi anni, sembra finalmente rendersi conto dei danni prodotti, e promette "80 euro in più in busta paga" a partire da maggio. Potrebbe essere un primo passo nella giusta direzione, anche se esclude gli anziani pensionati e i giovani senza lavoro. Ma non è ancora chiaro da dove verranno le risorse per compensare una riduzione nell'imposizione fiscale sui salari: non da una riduzione nell'acquisto dei cacciabombardieri F35, non da una imposta sui grandi patrimoni, ma da nuovi tagli alle pensioni, nuovi licenziamenti nel pubblico impiego, maggiori ostacoli all'ottenimento delle pensioni di invalidità, e, come sempre, meno trasferimenti ai Comuni, già in grandissima difficoltà per garantire i servizi, meno sostegno agli ultimi, aumenti dei ticket e delle tariffe. E' facile prevedere che il saldo di questa operazione non sarà indolore neppure per chi riceverà gli 80 euro; figuriamoci per tutti gli altri che avranno soltanto i tagli al welfare!

 

4. Il programma della sinistra europea.

Ben altri sono i passi da compiere se davvero si vuole uscire dalla crisi.

Al primo posto la riconquista della sovranità, non a livello nazionale ma a livello europeo: occorre che il potere, che trent'anni fa è passato dagli stati ai detentori dei capitali, ritorni dai capitali ai popoli. Per questo il collettivo "CostituzioneBeniComuni" sostiene l'appello lanciato da Sbilanciamoci, Economia democratica e Comitati Dossetti per la Costituzione, per una rifondazione dell'Europa basata non più sui trattati intergovernativi, ma su una Costituzione che il nuovo Parlamento dovrebbe essere chiamato a scrivere, e che “garantisca l'effettiva uguaglianza di tutti i cittadini europei nei diritti di libertà e nei diritti sociali e, per altro verso, la sottrazione al mercato e l'accessibilità a tutti di beni comuni o fondamentali come l'acqua, l'aria e gli altri beni vitali”.

In concreto occorre prima di tutto rispondere alle preoccupazioni di chi è senza lavoro e rischia la miseria. Siamo per un reddito minimo garantito per tutti i disoccupati e in cerca di occupazione. Siamo per un salario minimo garantito per legge e uguale in tutti i paesi dell'UE pari al salario minimo tedesco (8,50 euro/ora) per evitare le delocalizzazioni verso paesi con minori costi della manodopera. Siamo per un'Europa che garantisca servizi sociali essenziali nei campi della sanità, istruzione, formazione, pensione. Chiediamo meno tasse per i lavoratori e i pensionati, meno tasse per i consumi di base, più tasse per i patrimoni elevati, i consumi di lusso, i redditi alti e le rendite finanziarie. Dobbiamo esigere una lotta seria contro le frodi fiscali, l'evasione, i paradisi fiscali, per la trasparenza fiscale e il controllo dei movimenti di capitali.

 

5. Un programma possibile e necessario.

Tutto questo è possibile se la maggioranza dei popoli d'Europa e la maggioranza del parlamento che eleggeremo in maggio lo vorrà. Tutto questo è possibile se torneremo al prevalere della politica sul denaro, degli esseri umani sui "mercati".

Tutto questo non solo è possibile, ma è l'unica strada per uscire realmente dalla crisi.

Perseverare sulla strada dell'“austerità” significherebbe imporre sempre nuovi tagli (solo l'obbligo di rientro del debito costerà quest'anno all'Italia nuovi tagli per 56 miliardi) affossando per decenni a venire ogni speranza di ripresa.

L'uscita dall'euro non è una soluzione, e aprirebbe la strada a un crollo della nostra moneta con l'immediata fuga dei capitali verso la Germania (in testa i due super-miliardari che agitano questa minaccia sulle piazze) e l'impossibilità di una ripresa per almeno una generazione.

 

6. Tra Roosevelt e Hitler.

Ottanta anni fa l'Europa e gli Stati Uniti si trovarono di fronte a una crisi di proporzioni pari all'attuale; ovunque i governi, allora come oggi, predicavano, e praticavano, politiche restrittive, ciechi e sordi di fronte al baratro verso cui stavano portando i rispettivi paesi. In Germania, il paese più colpito dalla crisi, la disperazione portò al governo i nazisti, con le conseguenze che tutti conosciamo. Negli Stati Uniti un politico nuovo, il presidente Roosevelt, non ebbe paura di aumentare a dismisura il debito pubblico per creare milioni di posti di lavoro, investendo in opere pubbliche, infrastrutture, strade, ponti, porti, dighe, facendo così riprendere l'economia e dando una speranza a decine di milioni di Americani.

L'Europa di oggi è di fronte allo stesso bivio. Facciamo ogni sforzo perché non prevalgano né le politiche di rigore che ci hanno portato nel baratro, né le politiche xenofobe e nazionalistiche che condurrebbero a risultati ancora peggiori.

 

7. Un impegno comune per la rinascita della sinistra in Italia.

Superare la soglia di sbarramento del 4%, assicurare una rappresentanza italiana in seno alla sinistra europea, non sarà facile, ma è possibile. E' possibile se tutti ci impegniamo, senza settarismi né arroccamenti, per il successo della "lista Tsipras", per dare forza alla sinistra nel Parlamento europeo, per un'uscita dalla crisi nell'interesse di tutti.

Allo stesso tempo un successo elettorale della lista aprirebbe nuovi scenari, nuove possibilità per la rinascita di una sinistra politica in Italia. Due obiettivi, europeo e italiano, per cui vale la pena di spendersi.

Collettivo Costituzionebenicomuni    paginaFB  costituzionebenicomuni


Ultimo aggiornamento : 08-04-2014 09:13

   
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