Sinistra ? SI o NO?
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Scritto da Franco Calamida, 02-04-2014 14:39

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Non è questione semplice , tutt'altro. Conviene ragionarci , E' necessario , o almeno assai utile , confrontare punti di vista e valutazioni .

Un giorno , chissà, un giorno forse riusciremo non solo a chiederci : “Cosa è successo alla sinistra” , ma anche a capire …e troveremo risposte. Per ora mi pongo solo la domanda : “Ma ha senso ancora parlare di sinistra?” Non insisto nel ricordare le difficoltà non solo dei partiti ,ma di tutti noi per l’incertezza dell’ appartenenza e l’assenza di un definito sentire comune più forte delle divisioni . Di un progetto. Sinistra frammentata e disorientata.

Lo siamo tutti e tutte. Proprio per questo penso che le posizioni di chi sostiene che la sinistra è estinta o che comunque è bene non nominarla (se si cercano consensi e rapporti con i diversi soggetti sociali , i giovani in particolare ), richiedono un confronto . Infatti alcune sono interne alla sinistra. Mentre altre  ( Matteo Renzi e la maggioranza del PD) si definiscono di sinistra e non lo sono . O meglio , dipende da cosa si intende per sinistra. Siamo al paradosso che si appropria della parola “sinistra” chi ne ha abbandonato i valori e  le coerenti politiche, e tende invece a rinunciarci chi quei valori difende . Insomma , una riflessione mi sembra utile . La cultura politica è più importante della stessa linea politica .

 Io sono tra quanti sostengono che se non cambiamo non c’è futuro , che con questi partiti non c’è democrazia , perché non c’è nei partiti. Ma sono anche certo  che senza partiti non c’è democrazia. E mi schiero con quanti ritengono assai pericolosa la rinuncia a nominarla , all’uso del nome stesso : “sinistra”. Va fatta distinzione tra fallimento e sconfitta . Chi non la nomina ritiene che la sinistra abbia fallito. Ma così non è : da quando esistono ,  i partiti e le istituzioni  del movimento operaio (della sinistra ) hanno riportato grandi conquiste . Negli ultimi decenni, indubbiamente , abbiamo però subito anche pesanti sconfitte. In particolare sul terreno del valore del lavoro. Ma non è stato un fallimento. Come afferma Matteo Renzi

.Io  invece  penso tuttora che chi dice “ non c’è ne destra ne sinistra” sia di destra ; ma riconosco anche che il quadro non è nitido come un tempo , indubbiamente è sempre più complesso .

 “Innovazione e uguaglianza è la mia idea di destra e sinistra nell’Europa della crisi- la lezione di Norberto Bobbio è viva” afferma nel titolo del suo manifesto Matteo Renzi (la Repubblica 23 febbraio 2014) .Dunque tutto bene ? Per nulla. Nel testo che segue il titolo sostiene l’opposto : “la coppia eguaglianza /diseguaglianza non riesce ad assorbire integralmente la distinzione destra/sinistra”. “Come recuperare …idee come “merito” o “ambizione” ? Proprio nella “società del merito” Norberto Bobbio vedeva le opzioni della destra e , di conseguenza , nell’uguaglianza  la distinzione tra destra e sinistra  .  E prosegue Matteo Renzi : “..è giunto il tempo per superare i suoi confini ( del pensiero di Norberto Bobbio ndr) , resi frastagliati dal mondo globale…” . In sostanza , per Matteo Renzi, in quella che definisce “la missione storica della sinistra” , c’è non solo la presa d’atto che le conquiste del mondo del lavoro , in particolare quelle degli anni 60 e 70 , dei valori e delle politiche dell’egualitarismo , sono state pesantemente logorate , ma che è bene che sia stato così ( questa è l’innovazione) e anzi va completata l’opera. E in effetti è la politica del suo governo ; lo è , in particolare il Decreto lavoro .  Si tratta del colpo finale e formale (dopo tanti sostanziali) all’art. 18 , ormai quasi solo simbolico . Ma i simboli contano , codificano la realtà. Matteo Renzi lo sa , per questo intende cancellarlo : è il simbolo dell’egualitarismo. Il Decreto comunque non è solo questo : ipotizza la fine della condizione di lavoro contrattata , cioè dei contratti nazionali ( e dunque non solo di questo o quel sindacato , ma del sindacalismo democratico e partecipato , quello  radicato  nelle realtà di lavoro  , là dove si produce , dove si vivono le contraddizioni e lo sfruttamento). Dunque precarietà a vita . Dignità ?  fu al centro delle lotte operaie del 1969 e degli anni successivi  , che ne resterà ? Da dimenticare , cosa da nostalgici , nemici dell’innovazione . Purtroppo anche a sinistra ,   ( merito ai pochi che  denunciano i devastanti effetti del Decreto) non c’è o è debole la reazione .  Ormai molti danno tutto per perso.  Pensano ad altro . Ma allora , che ne è della sinistra ?

Vorrei essere chiaro , “evangelico “: “che il tuo si sia un si ,il tuo no un no.”

Domanda Matteo Renzi . “ Tiene ancora lo schema sull’uguaglianza come stella polare della sinistra?” . Il Decreto sul lavoro , ma non solo, è la sua chiara e netta risposta (almeno ha questo merito) : lo schema è superato .

SI, SI, SI deve essere invece la nostra risposta .  Anche noi dobbiamo essere chiari e netti . Quale sinistra  ?  Nella complessità va sempre definito il punto di riferimento semplice , la stella polare appunto. E’ questo , penso da molti condiviso : è la sinistra   della “ libertà e dell’eguaglianza “ e “della pari dignità sociale” dell’art.3 della Costituzione, parola per parola , comprese le ultime :” l’effettiva partecipazione di  tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.” E’ una idea di società . Un progetto per il futuro . Anzi , per evitare ogni forma di demagogia :  una buona idea diventa politica quando molti la condividono. Ad oggi , nei fatti , è condivisa , purtroppo , solo una minoranza. Importante, significativa. Ma minoranza. Il senso del limite ci consente di mantenere il rapporto con la realtà. Se e quando questa “bella idea di società” sarà nel sentire comune dei più , e nella pratica del vissuto, allora si potremo dire che si tratta di uno splendido e concreto progetto politico . Altre opzioni purtroppo dominano il presente e rappresentano oscure nubi per il futuro .

Se Matteo Renzi declina con contenuti e politiche di destra il senso della parola “sinistra” ( che non abbandona , anzi ne ridefinisce i confini  escludendone una parte significativa :  i movimenti di contestazione , il sindacalismo di mandato e partecipato, i partiti e quanti nella società sono su posizioni antiliberiste ), dal lato opposto Marco Revelli  , propone , in un suo libro di recente pubblicazione , dal titolo “ Post- Sinistra- Cosa resta della politica in un mondo globalizzato”, questa analisi : “Della sinistra resta ben poco, perché resta molto poco della politica, della capacità di offrire una alternativa razionale a quello che è sempre stato definito l’ordine naturale della cose “ e ancora “….non si fa carico di una proposta organica di società , ma si limita a suggerire le ricette ideali perché sia il mercato con i suoi istinti a plasmare la realtà” . La critica è rivolta principalmente al Pd , al cui interno sono peraltro presenti anche posizioni diverse  dall’ideologia del dominio assoluto del mercato . Ed è condivisibile la condanna pronunciata da Marco Revelli della  “modernità” proposta da Matteo Renzi.  La sua analisi sulla catastrofe di un mondo senza politica è , come spesso in passato , stimolante , fa ragionare , ma , come spesso in passato non dice cosa fare . Non che sia obbligatorio , però non lo dice. Definisce per  l’intellettuale la funzione di “vaccino sociale… per coloro che non si rassegnano ad accettare l’ordine di cose esistente”. In un incontro di qualche tempo fa , alla casa della Cultura , intervenendo dopo la sua relazione dissi che  in larga misura  condividevo la sua analisi ,utile  per scuotere le pigre illusioni e gli aridi arroccamenti ideologici. Ma non condividevo un punto : “ cancellare tutto, ripartire da zero” . Si parte da ciò che c’è , da quella parte della società di uomini e donne , soggetti reali , esistenti e tra di loro in relazione , che non si arrende . Inclusi i militanti dei partiti a sinistra del PD .  Si potrebbe  trarre la conclusione , dal ragionamento di Marco Revelli ,che  se per  sinistra si intende PD  ,   non convenga più nominarla . O che il nome vada  rimosso comunque , essendo generale il disastro , nessuno escluso  . Nella realtà , cioè nell’opinione diffusa , se alla parola sinistra rinunciassimo noi , di sinistra ne resterebbe  una sola  : il PD. Poi , col passar del tempo , nessuno , e tanto meno Matteo Renzi , la nominerebbe più. Forse per questo dal simbolo della lista Tsipras fu esclusa la parola “sinistra”; ma non su questo intendo ritornare , piuttosto cerco di argomentare ( la politica è confronto tra argomenti) che dobbiamo dare un senso  alla parola sinistra . Qualificarla, cercare nel concreto i metri di misura distintivi . Nei comportamenti , nelle cose che si fanno , nell’altruismo. Giustamente dice Marco Revelli : la crisi della sinistra è crisi della politica ; proprio per questo penso che la nostra ricerca e la nostra motivazione all’impegno sociale e politico sia ridare “nobiltà alla politica”. E’ uno dei temi centrali della elaborazione di Luigi Ferrajoli: la società dei diritti universali , nessuno sia escluso , tutelati dalle Costituzioni , che non sono affatto immobili (conservatrici , direbbe Matteo Renzi ); vanno attuate e dovrebbero anche essere garanti del diritto per tutti e tutte ai beni fondamentali e comuni , innanzitutto quello all’acqua.  Questa , appunto è una idea di modernità innovativa . Di sinistra , per come la vedo io . A questo penso quando la nomino e ,per inciso , è la ragione, politica, per cui appoggio l’appello per la Costituzione Europea e la costituzionalizzazione ( osti , che lunga questa parola , difficile farla capire) del diritto ai beni comuni.

Scrive Barbara Spinelli ( la Repubblica 19 febbraio 2014) : “ Quel che è anomalo, nei connubi ideologici italiani, è il discredito profondissimo gettato sulla stessa parola sinistra, l’annebbiarsi della sua storia, del suo patrimonio, della sua vocazione alla rappresentanza.” Non così in Europa , ma  “… in Italia la sinistra precipita dalle scale e si ritrova vocabolo non gradito”. Ben detto.

Che fare ? E chi sono io per dirlo?  Parliamone. Franco calamida.


Ultimo aggiornamento : 02-04-2014 14:41

   
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