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lista Tsipras : e dove sta la politica? Biorcio e Grazzini.
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Scritto da Franco Calamida, 27-03-2014 09:05

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Un utilissimo articolo di Roberto Biorcio e Enrico Grazzini . A me pare essere una efficace impostazione della campagna elettorale . Al momento , sul piano politico , c'è poco o nulla. I 6 Garanti non hanno garatito neppure l'unità , non credo produrrano una  gestione della campagna elettorale efficace e capace di mobilitare. Facciamo quel che possiamo , ma facciamolo.ffranco calamida.

L’Europa, l’Italia e la Lista Tsipras

 

Le recenti elezioni francesi hanno messo in evidenza, con il successo del Front National di Marine Le Pen e il crollo dei socialisti, quanto sia ormai estesa la protesta contro le politiche di austerità imposte dall’Unione Europea e contro i partiti nazionali che le attuano. E intorno al Front si sta costruendo l’alleanza continentale di tutti i partiti della destra populista che sfiderà la “Grosse Koalition” dei popolari e dei socialdemocratici e la tecnocrazia di Bruxelles. In Italia il governo Renzi-Alfano-Berlusconi trova  opposizione soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle: la sinistra, frammentata in molti gruppi e frazioni, ha un ruolo marginale e spesso ondivago. Lo scontro Grillo-Renzi  sarà probabilmente il tema dominante delle prossime elezioni europee, se la sinistra non sarà in grado gestire e comunicare efficacemente le sue proposte.

La lista “L’altra Europa con Tsipras” può rappresentare una preziosa opportunità per unire e dare voce al popolo della sinistra italiana. Può offrire una diversa possibilità di opporsi anche a livello continentale a questa Europa autoritaria a guida tedesca dominata dalla finanza speculativa che sta arricchendo le nazioni forti e immiserendo i popoli e le nazioni più deboli.

L' opportunità che in Italia rappresenta la lista per Tsipras è importante ma il successo è tutt'altro che garantito: il compito di superare lo sbarramento elettorale del  4% è arduo e la  riuscita dipenderà dalla chiarezza degli elementi programmatici  e dall'efficacia della comunicazione politica sui media, sul web e sul territorio.

L'iniziativa è partita dalla lodevole iniziativa di un autorevole ma ristretto gruppo di intellettuali, ha raccolto una rapida e diffusa adesione nella società civile e sta mobilitando le formazioni della sinistra, come SEL e Rifondazione Comunista. Ma il progetto ha già conosciuto contrasti ed è frenato da personalismi e settarismi. Soprattutto la lista Tsipras è molto poco conosciuta, ha scarsa notorietà e visibilità, il programma in Italia non è ancora definito, la leadership è poco identificabile, il tempo a disposizione è limitato, e pesano le sconfitte pregresse della sinistra che si vorrebbe alternativa ma che ha sempre raggiunto pochi punti percentuali dell'elettorato.

Occorre quindi articolare rapidamente anche in Italia un programma credibile. Siamo in ritardo: la lista Tsipras rischia di essere percepita come una forma di astratta solidarietà di fronte alla tragedia greca o come una lista elitaria di intellettuali e partitini, ma non come una forza efficace sul piano nazionale ed europeo.

Per guadagnarci la vittoria occorre innanzitutto un programma chiaro e distintivo. Occorre definire bene gli obiettivi e polemizzare apertamente contro il liberismo e la socialdemocrazia. Siamo per l'abolizione dei trattati di Maastricht e del Fiscal Compact e per una Europa dei popoli completamente diversa e rifondata. Siamo perché l'Europa e gli stati intervengano attivamente per eliminare la speculazione, ridimensionare la finanza, regolamentare i mercati, difendere i beni comuni, rilanciare la spesa pubblica per il lavoro e l'istruzione in favore di uno sviluppo sostenibile. Le politiche imposte dall'Europa hanno provocato l'immiserimento dei paesi del sud, la deindustrializzazione, la crescita delle disoccupazione e della precarietà e la diminuzione dei redditi da lavoro. Dobbiamo in particolare spiegare bene la follia del fiscal compact, il perverso trattato che ci obbliga a restituire in maniera accelerata i debiti pubblici e che, per colpa dei politici nostrani, è ancora ampiamente ignorato dal popolo italiano. E dobbiamo dire chiaramente che siamo per l'abolizione del fiscal compact votato da Monti, Berlusconi e Bersani.

Ma non possiamo limitarci a indicare obiettivi a livello europeo. Bisogna evidenziare le conseguenze drammatiche che le politiche della UE hanno sulle concrete condizioni di vita degli italiani: sulla disoccupazione, sull’impoverimento progressivo di gran parte della popolazione, sullo smantellamento del sistema di welfare e sulla progressiva riduzione di risorse per i comuni che si tradurrà in aumento delle tasse locali, in ridimensionamento dei servizi per i cittadini e nelle privatizzazione di enti pubblici (con un conseguente ulteriore  aumento di spese per gli utenti).

Dobbiamo contrastare le politiche della UE anche e soprattutto per opporci alle politiche economiche già avviate dal governo Renzi-Alfano-Berlusconi e allo stravolgimento in senso autoritario della Costituzione. Dobbiamo contestare la (contro)riforma del mercato del lavoro di Renzi, voluta anche dalla UE, che porterà i giovani ad essere precari a vita. Siamo perché le banche diano credito alle piccole e medie aziende per sviluppare l'occupazione. E siamo contro l'attacco alla democrazia: tutto viene deciso a Bruxelles, Francoforte, Berlino e Washington (FMI) da organi non eletti. Da qui le restrizioni costituzionali e i progetti di riforma elettorale di Renzi-Berlusconi che riducono la democrazia rappresentativa, eliminano le minoranze e fanno crescere  la sfiducia e la passività. La sinistra non può  lasciare solo Grillo a gestire la protesta contro le politiche di questo governo. Dobbiamo  lottare per estendere la democrazia, per referendum nazionali sulle principali scelte politiche e sulle questioni europee che comportino cessioni di sovranità nazionale, come l'euro.

Quali sono le proposte da mettere in evidenza? Innanzitutto bisogna rispondere alle preoccupazioni di chi è senza lavoro e cade in miseria. Siamo per un reddito minimo garantito per tutti i disoccupati e in cerca di occupazione. Siamo per un salario minimo garantito per legge e parametrato al costo della vita; e per un'Europa che garantisce servizi sociali minimi nei campi della sanità, istruzione, formazione, pensione. Chiediamo meno tasse per i lavoratori e i pensionati, meno tasse per i consumi di base, più tasse per i patrimoni elevati, i consumi di lusso, i redditi alti e le rendite finanziarie. Dobbiamo esigere il controllo dei movimenti di capitali e imporre la Tobin Tax. E reclamare fondi europei per il riequilibrio territoriale e sociale e per l'aumento dell'occupazione soprattutto giovanile e femminile. Chiediamo più asili nidi e servizi pubblici per le donne che vogliono trovare un'occupazione; e pretendiamo l'assunzione garantita dei giovani che dopo un anno dalla fine degli studi dovrebbero essere occupati in servizi di interesse pubblico, come il recupero del territorio, la ricerca, l'istruzione, la lotta alla povertà, il risparmio energetico, le energie alternative. Le spese per l'occupazione non dovrebbero essere calcolate come deficit di bilancio pubblico ma come investimenti.

La nostra strategia di comunicazione dovrebbe tenere conto che nella crisi l'elettorato si polarizza: dobbiamo riuscire a canalizzare a sinistra la giusta rabbia sociale. Non è facile. In campagna elettorale non si comunica come in un seminario di studio. Non si sbraita come fa spesso Beppe Grillo, ma non si parla neppure sottovoce. Bisogna inventare slogan semplici che dovrebbero raggiungere facilmente anche gli analfabeti. Teniamo presente che un terzo dell'elettorato italiano abita nei piccoli centri, che circa la metà non sa interpretare bene un semplice scritto. Il linguaggio di comunicazione deve essere razionale ma anche passionale. Dovrebbe essere non debole e difensivo ma aggressivo, senza tuttavia scadere nella volgarità semplicistica del populismo. Non abbiamo leader riconosciuti da ampi strati popolari: ma è fondamentale scegliere i portavoce in grado di sapere comunicare bene in televisione, con semplicità, chiarezza e incisività. La televisione resta infatti il mezzo più importante per vincere le elezioni. Il web è ovviamente l'altro fondamentale mezzo di comunicazione e organizzazione. Occorre utilizzare il web non solo per propagandare e diffondere video e testi scritti ma anche per lanciare dibattiti aperti a tutti gli spunti programmatici. Non dobbiamo avere timore delle discussioni e delle polemiche se sono unitarie. Ma è necessario usare Internet anche per organizzarsi, finanziare le campagne elettorali e articolare le mobilitazioni a livello locale. Speriamo di farcela!

Roberto Biorcio, Enrico Grazzini

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento : 27-03-2014 09:05

   
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