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elezioni europee - Piero Basso
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Scritto da Franco Calamida, 26-03-2014 15:14

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Un condivisibile ragionamento.

Polemiche attorno alla "lista Tsipras"

Una grande novità, una grande speranza. La novità è che tutti i partiti della sinistra europea, dalla Finlandia a Cipro, candidano il giovane dirigente del più forte movimento di resistenza contro le politiche di massacro sociale condotte dai governi europei, il partito greco Syriza, a presidente della commissione europea. E' chiaro che non avremo mai, o almeno non in questa tornata elettorale, i voti per eleggerlo, ma il simbolo è importante, come è importante il potere di condizionamento e di indirizzo che potrà avere una forte rappresentanza della sinistra nel futuro parlamento.

La speranza è che questa candidatura, il consenso che si è subito formato attorno ad essa, possano rilanciare, nel nostro paese, un processo di unificazione delle diverse sparse anime della sinistra italiana, da tempo in preda a divisioni identitarie, incomprensioni, ed emarginate dalla scena politica.

Certo, non mancano le difficoltà, sia all'esterno che all'interno della "lista Tsipras". All'esterno pesano la scarsa, per non dire nulla, attenzione dei media e gli ostacoli frapposti dal governo sul nostro cammino, dalla raccolta di un numero spropositato di firme anche in regioni molto piccole come la Val d'Aosta e il Molise, sino alla soglia di sbarramento al 4% (nei giorni scorsi la corte suprema tedesca ha giudicato incostituzionale la soglia del 3% perché privava milioni di cittadini del diritto ad avere propri rappresentanti).

All'interno, le difficoltà nascono da una gestione volutamente elitaria e non democratica della lista. Non possiamo recriminare: nel momento in cui i partiti, e in particolare i partiti di sinistra, hanno perso la capacità di rappresentare democraticamente la volontà dei propri associati, si apre la strada ad altre opportunità: in questo caso un gruppo di sei prestigiosi intellettuali che ha lanciato la lista Tsipras, riservandosi il totale controllo su di essa.

E così è stata scartata l'ipotesi di inserire il nome "sinistra" nel simbolo, un nome in cui potevano riconoscersi tutti e renderci riconoscibili a tutti (all'assemblea milanese della lista io sono stato il primo a formulare questa proposta, riferendomi anche ai nomi della lista negli altri paesi, Izquierda Unida in Spagna, Front de gauche in Francia, die Linke in Germania; sappiamo che proposte analoghe sono venute un po’ da tutte le assemblee). Siamo stati viceversa chiamati a votare su quattro nomi praticamente uguali (un po' come quando Henry Ford, negli anni '20, diceva "Ogni cliente può scegliere il colore della propria auto, purché nero").

Più seria la vicenda delle candidature: a priori si è voluto escludere chi avesse un passato nelle istituzioni, mostrando di non saper distinguere tra un grigio burocrate di partito e un vero leader, e si sono volutamente ignorate le indicazioni provenienti dalle assemblee ("potrebbero essere manipolate dai partiti"), per decidere tutto in assoluto isolamento (ciò che, a quanto dicono i giornali, non avrebbe impedito ai sei di dividersi). Il risultato sono liste ricche di nomi di persone per bene, di militanti temprati, di intellettuali di valore, ma mancano, almeno a Milano, nomi che possano suscitare consensi e dare un'immagine forte alla lista. Così ci troviamo ad avere come capolista un noto e bravo editorialista di Repubblica, di cui leggo volentieri gli articoli, ma sulle cui posizioni politiche, spesso molto critiche nei confronti di quelle forze che oggi dovrebbero votarlo, e sulla cui capacità di condurre una dura campagna elettorale ho molti dubbi.

Vorrei fare il caso di di tre amici che sono stati e sono protagonisti di grandi iniziative, in campi, in modi e con posizioni politiche molto diverse tra loro. Vittorio Agnoletto è stato il portavoce, cioè l'animatore, del Forum Sociale di Genova del 2001, e successivamente europarlamentare; Felice Besostri, socialista, da sempre molto attivo nei rapporti internazionali, senatore per una stagione, è l'indiscusso protagonista del ricorso che ha portato la Corte costituzionale a decretare l'incostituzionalità del Porcellum; Luciano Muhlbauer, vicino ai sindacati di base, è un protagonista di tutte le lotte operaie di questi anni nel milanese, ed è stato, anni fa, consigliere regionale della Lombardia. Nessuno di loro è in lista (due hanno rinunciato a priori a presentare la candidatura e un terzo è stato respinto).

Ho molta stima per tutti i candidati presenti nella lista che conosco, ma temo che nessuno sia in grado di portare il prestigio o dare il contributo che i tre che ho menzionato, o altri, avrebbero potuto dare.

 

Ho scelto di far conoscere agli amici che mi leggono queste delusioni iniziali per chiarezza, e perché voglio affermare con forza che, a mio avviso, questi piccoli problemi, difficoltà, incomprensioni, personalismi, non diminuiscono il valore di una scelta a favore della lista Tsipras, che continuerò a sostenere sino al giorno del voto.

Ritengo indispensabile dare un voto contro queste politiche di massacro dell'Europa sociale che non sia di mera protesta ma indichi una prospettiva diversa e percorribile, un voto che dia speranza a tutti coloro che vogliono un'Europa migliore, più sociale e solidale, un voto che contribuisca, oltre il traguardo elettorale, a dare una prospettiva alla sinistra italiana.

Cercherò di convincere gli incerti, di portare al voto i delusi, con l’unica arma che ho, quella della persuasione. Aiutatemi con i vostri suggerimenti, le vostre osservazioni, e anche il vostro dissenso. Parlarne farà bene a tutti.
PIERO BASSO.

 


Ultimo aggiornamento : 26-03-2014 15:14

   
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