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Congresso : relazione di M. Perucca
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Scritto da Franco Calamida, 11-11-2013 09:07

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Pubblicato in : PRC Zona 3, PRC Zona 3


La relazione è stata votata all'unanimità . Buon segno . Equilibrio tra valutazioni politiche , indicazioni di iniziative concrete nel rapporto con il territorio e richiamo , giusto, ai sentimenti . Vanno difese ed estese le relazioni personali , che sono anche politiche , che si stanno allentando , a mio giudizio . Nella crisi di sistema della politica del presente , la ricerca e la pratica sperimentazione di nuove vie per ridare nobilltà alla politica , richiede capacità di ascolto e confronto di tutti con tutti e tutte. Un collettivo esiste se comunica , anche questo sito potrebbe essere un canale di comunicazione . Non invidio chi ha certezze . Io ho molti dubbi , ma su  una cosa  non ho dubbi : chi ha certezze non ha alcuna capacità di ascolto .

Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l'idea di proclamare questo è mio,

e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile.

Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori

avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso,

avesse gridato ai suoi simili: "Guardatevi dall'ascoltare questo impostore;

se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra

non è di nessuno, sarete perduti!"

Jean-Jacques Rousseau

 

 

Care Compagne e cari Compagni,

 

mi sono permesso di citare queste parole di Jean-Jacques Rousseau prima di iniziare questo nostro Congresso che permettetemi di dedicare alle decine di migliaia di vittime sul lavoro e ai profughi morti durante gli sbarchi sulle nostre coste  nel tentativo di fuggire da condizioni di fame, guerre, dittature. Morti diverse ma tutte figlie dello stesso sistema capitalistico.

 

Un sistema in crisi che ha generato, di conseguenza, una profonda crisi economica che sta mettendo in ginocchio non solo i ceti più deboli ma anche quelli che, sino a ieri, erano considerati i ceti medi della nostra società.

In Italia, oggi,  stiamo assistendo a un passaggio storico, negativo,  di  enorme portata. Il tentativo di modifica della nostra carta costituzionale, nata dalla Resistenza. Un fatto gravissimo che stravolgerebbe l’assetto del sistema repubblicano sino ad ora conosciuto,  con una svolta autoritaria verso un sistema di tipo presidenzialistico (non importa in quali  termini, se semi o totale)  e il conseguente e progressivo svilimento delle funzioni del parlamento. In parole povere siamo di fronte a un vero e proprio golpe, voluto dai poteri forti al quale non sono estranei  i partiti (PD e PDL in primis) che hanno dato vita al progetto delle larghe intese. Un progetto che è, di fatto, l’unione di finti diversi che si scoprono piuttosto simili nell’esercizio del potere. La possibile svolta renziana del PD ne è un esempio lampante.

Le conseguenze di un evento simile sono facilmente prevedibili. Di fatto un restringimento delle garanzie democratiche e delle tutele sociali come sino ad ora le abbiamo conosciute.

 

Tutto ciò unitamente al fatto che in Italia, la disoccupazione sta raggiungendo livelli stratosferici: 6 milioni fra disoccupati e i cosiddetti scoraggiati, cioè coloro che non hanno un lavoro e neanche lo cercano più; 5 milioni di individui che vivono in povertà assoluta; un  tasso di disoccupazione che è salito oltre il 12% mentre quello giovanile supera il 40%;  senza dimenticare i precari per i quali la vita lavorativa è una sorta di corsa a ostacoli dove spesso l’ostacolo non è più superabile: sarebbero quasi 3 milioni i precari, secondo i rapporti ufficiali. Senza contare chi il lavoro ce l’ha ma a rischio (cassa integrazione, mobilità e via dicendo).

Un quadro devastante. Un’enorme massa di popolazione che non riesce a trovare in Italia, come invece accade in altri paesi europei, una sinistra in grado di rappresentarla adeguatamente.

Siamo reduci da una serie di sconfitte che hanno reso difficile il nostro percorso e ci fanno percepire dalla popolazione, se non come estinti, certamente come ininfluenti o inutili. Stiamo perdendo la capacità di parlare alla gente la quale, per disperazione, si rifugia da chi urla più forte.

Eppure io credo, e non potrebbe essere che così perché altrimenti  non sarei qui, che la presenza di Rifondazione sia ancora necessaria come parte integrante di una più ampia aggregazione di sinistra che abbia come punti chiave della propria azione politica il lavoro e la difesa dei diritti  dei lavoratori, di tutti i lavoratori: stabili e precari, italiani e stranieri; la difesa della Costituzione; la difesa dei diritti dei migranti; l’antifascismo.

La riuscita  manifestazione del 12 ottobre a Roma potrebbe essere un punto di partenza. Dovrebbe rappresentare le fondamenta dalle quali partire per costruire, finalmente, un’aggregazione di sinistra, anticapitalistica, realmente credibile e percepita come tale. 

Di questa aggregazione Rifondazione deve esserne parte integrante senza però perdere la propria identità. Le esperienze precedenti, miseramente fallite, quali quelle dell’Arcobaleno e di Rivoluzione Civile devono farci riflettere e impedirci di compiere gli stessi errori. Non è più possibile costruire coalizioni a fini puramente elettorali, con decisioni piovute dall’alto, estranee ai più e, com’è capitato per Rivoluzione civile, tutto sommato poco chiare anche agli stessi militanti.

Militanti che sono, per Rifondazione, un grande patrimonio che non deve essere disperso. Non più di quella che è stata l’emorragia degli iscritti di questi ultimi anni. La base: gli iscritti, i militanti, sono la vera forza di questo partito. Sono coloro che hanno permesso, nonostante tutto, a Rifondazione di non soccombere definitivamente.   

 

I CIRCOLI

Sotto questo punto di vista ritengo cruciale la funzione dei Circoli e la loro valorizzazione. Essi sono o dovrebbero essere l’essenza del partito. Sono, o dovrebbero essere, lo strumento per misurare e percepire ciò che ci circonda, la vita reale che scorre quotidianamente al di là delle quattro mura di una sezione, fatta di gioie e di dolori, di mille problemi derivanti dalla difficoltà del vivere quotidiano, fatta di angosce e di momenti sereni; di problemi concreti che, per molti, troppi, si traducono nella difficoltà del tirare a fine mese, o quelli dei malati o dei portatori di handicap, sempre più penalizzati da scelte di tagli a mio avviso criminali.

I circoli sono, o dovrebbero essere lo strumento utile per percepire in quale direzione evolve la società. E la società è fatta di persone: donne e uomini, lavoratori, disoccupati, anziani, giovani, bambini, italiani, stranieri. Gente normale che, nella maggior parte dei casi, non si interessa alla politica ma che dalla politica, necessariamente, viene toccata.

Un circolo veramente radicato nel territorio è in grado di conoscerne, di questo,  ogni sfumatura. Dovrebbe essere in grado di   sapere se e dove esistono problematiche, disagio sociale, malcontento pubblico. Dovrebbe essere in grado di interloquire e interagire con le varie realtà operanti nella propria zona di competenza.

Per questo ogni Circolo dovrebbe essere tenuto in grande considerazione dalla dirigenza del partito, con riunioni periodiche dei segretari di Circolo, sia a livello locale, sia a livello nazionale. Inoltre sarebbe auspicabile che i segretari di circolo facessero parte dei CPF e quelli di federazione del CPN.

È necessario che la voce dei singoli militanti venga ascoltata e che ogni opinione possa essere tenuta in debita considerazione. Per questo credo che attivare, come proposto, il referendum quale strumento di partecipazione diretta dei singoli iscritti alle principali scelte politiche del partito  che, via via, si prospetteranno, sia fondamentale per consentire una vera svolta democratica all’interno del partito stesso.

I Circoli devono essere lo strumento attraverso il quale si realizza veramente quello che viene definito Partito sociale. Un partito cioè teso a sviluppare pratiche sociali che permettano di avvicinarsi concretamente al popolo. Andando a indagare e a denunciare, innanzi tutto, quali sono le reali esigenze della popolazione e poi individuare e attuare forme di mutualismo e di solidarietà.

E sotto questo punto di vista Rifondazione c’è. I militanti di Rifondazione ci sono. Ci sono stati, ad esempio, durante il terremoto all’Aquila, o in quello dell’Emilia (e il nostro Circolo ha fatto la sua parte). Ci sono molteplici situazioni di fabbriche in lotta dove i militanti di Rifondazione sono presenti. O nelle  situazioni di difesa del territorio (dalla Val di Susa allo Stretto).

 

IL NOSTRO CIRCOLO

Il Circolo di zona 3 Peppino Impastato, il Circolo del quale ho avuto l’onere e soprattutto l’onore di esserne segretario, è nato come la maggior parte di voi saprà, nel 2009 dalla fusione dei due circoli di Rifondazione comunista presenti in zona 3: il Circolo Lucio Libertini e il Circolo Tiziana Saporito, unitamente al Circolo della Cultura.

 

E qui permettetemi di aprire una parentesi e di rivolgere un pensiero alla Compagna Tiziana Saporito nel decennale della sua prematura scomparsa. Quest’anno, infatti, sono 10 anni che Tiziana non c’è più. Tiziana, alla quale ero molto legato da motivi affettivi; Tiziana che è stata una splendida persona, una splendida donna e una splendida Compagna, segretaria di Circolo, ricordata, ne sono sicuro ancora oggi con grande affetto da coloro che l’hanno conosciuta.

 

Da subito l’obiettivo principale cui il neonato circolo si era prefissato era quello di ricercare quell’unità che si riteneva allora e si ritiene a maggior ragione oggi, indispensabile per dare concretezza ai nostri valori e forza alla nostra azione politica. Unità sia all’interno del Circolo e del partito, nel superamento del correntismo, giudicato grave ostacolo a ogni ipotesi di significativo radicamento nel sociale; sia all’esterno, con una particolare attenzione agli stimoli provenienti dal mondo del lavoro e dei giovani.

Io penso che, sotto questo punto di vista, gli sforzi per ricercare l’unità fra le varie forze della sinistra in zona sia stata perseguita e, in molti casi, ottenuta.

Ne sono testimonianza l’attività comune che ci ha visto partecipi nella proficua campagna referendaria per l’acqua come bene comune. Una campagna che ha visto operare insieme forze politiche come la nostra, il Pdci, Sel, il Partito Comunista dei lavoratori e varie associazioni e movimenti.

E poi la campagna vincente per le elezioni amministrative a Milano, sin dai tempi delle primarie per la ricerca del candidato a Sindaco di tutto il Centro-sinistra.

Oppure quella sul lavoro e sulla difesa dell’art. 18. O, ancora, l’adesione, oggi, al Comitato di zona 3 per la difesa della Costituzione che vede un’ampia partecipazione di forze politiche e associazioni e  movimenti.

 

Ora siamo chiamati, per l’ennesima volta (è la terza in tre anni!) a un congresso. E, in un congresso si deve necessariamente fare il punto su cosa è stato fatto sino ad ora e cosa si dovrà fare in futuro, se pensiamo che un futuro ci debba e ci possa essere. E in un congresso di Circolo, com’è il nostro,  dobbiamo necessariamente parlare del Circolo, parlare di noi, della nostra linea, della nostra capacità di essere e di fare. Più che parlare dei “massimi sistemi”, anche se comunque, a questi non possiamo derogare essendo dentro a un partito ed essendo chiamati ad esprimerci, volenti  o no, su tre documenti diversi proposti a livello nazionale.

 

Bene. Come Circolo siamo rappresentati in Consiglio di Zona dai compagni Sacristani, che ne è anche presidente e dalla compagna Benvenuto, laddove si registra di fatto, seppur con inevitabili difficoltà, la buona collaborazione e unità di intenti dei nove consiglieri di maggioranza extra PD (Sinistra per Pisapia, Sel, Verdi, IDV e lista Milly Moratti).

Siamo stati, come detto, parte integrante, nelle lotte in difesa dell’acqua pubblica e dell’art. 18.

Abbiamo deciso che non è più tempo di rimanere chiusi fra le mura di questa sede ma che dobbiamo uscire nella zona, nel quartiere. E quindi abbiamo organizzato, giusto per citare le ultime iniziative di quest’anno, tre incontri/feste: la  prima in piazza Durante, presso i giardini Fausto e Iaio a maggio, in occasione dell’anniversario dell’assassinio  del Compagno Peppino Impastato, incentrata sul tema della mafia e dell’infiltrazione mafiosa nella nostra città, con interessanti contributi,  fra gli altri, di  David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano, di esponenti dell’Associazione  Libera, e di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, da sempre impegnato in prima linea nel denunciare i fenomeni mafiosi.

Il secondo, Pugni chiusi e tasche vuote, sempre in piazza Durante a luglio, in  collaborazione  con il Circolo PRC Resistenza della zona 2, sul lavoro, sulla crisi devastante che sta colpendo la società, con la partecipazione fra gli altri di rappresentanti delle RSU delle Tre Marie, fabbrica dolciaria presente nella nostra zona i cui lavoratori sono a rischio di licenziamento.

Infine a settembre, sempre insieme ai compagni della zona 2, abbiamo organizzato una tre giorni di festa, incontri, proiezioni, dibattiti presso la Villa Pallavicini in via Padova, incentrando l’evento sul tema della difesa della Costituzione.

Tutte iniziative che hanno ottenuto un ottimo riscontro di presenze – e non solo fra gli iscritti al partito – anzi. Molti sono stati i cittadini che  hanno partecipato alle iniziative.

Tengo anche a ricordare come la tre giorni sulla Costituzione, della quale, permettetemelo, vado piuttosto fiero,  è stata usata dalla federazione per lanciare una campagna a livello cittadino proprio  sul tema della difesa della nostra carta costituzionale.

 

Tuttavia, osservando dal di dentro la vita e l’attività del nostro Circolo, onestamente non posso ritenermi pienamente soddisfatto. Anzi, molte preoccupazioni si affacciano alla mia mente.

Osservo molte criticità, alcune di carattere, diciamo, generale, legate soprattutto a una difficoltà di rapporti fra gli organi centrali e i Circoli. Anche se, onestamente, con la nuova segreteria cittadina  insediatasi l’anno scorso, alcuni passi in avanti sotto questo punto di vista ci sono stati. Si è iniziato a instaurare un dialogo fra il centro e la periferia che, però, deve essere consolidato, deve diventare prassi normale. Deve tessersi quella tela che permetterebbe di unire il partito fra i vari livelli consentendo, da un lato, ai Circoli di non sentirsi abbandonati a loro stessi e, dall’altro,  al vertice di avere sempre il polso di ciò che sta accadendo nel territorio.

Sarebbe inoltre auspicabile che avvenisse quello che da troppo tempo manca: maggiori rapporti,  scambi di informazione e  collaborazione,  fra i vari Circoli cittadini. Perché anche se è parzialmente vero che ogni zona ha proprie specificità, con realtà in parte diverse fra loro, è altrettanto vero che ogni singolo Circolo non deve rappresentare una “repubblica autonoma”, senza comunicazione all’esterno di quanto sta avvenendo al proprio interno. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo iniziato a farlo con la collaborazione con i compagni del Circolo Resistenza. Una collaborazione a mio avviso assai felice che, auspico, possa  continuare in quanto, per quello che mi riguarda, ma penso di poter parlare a nome di tutti i Compagni del Circolo Impastato, è stata un’esperienza ricca  di contenuti politici e, soprattutto, di rapporti umani.

 

Per ciò che concerne invece lo specifico del nostro Circolo, pur considerando come aspetto positivo la “tenuta” del numero degli iscritti negli ultimi due anni (oltretutto con l’ingresso di due Giovani comunisti),  sto avvertendo, da un po’ di tempo a questa parte, una sorta di stanchezza generalizzata. Di disinteresse più o meno manifesto di quanto avviene all’interno del Circolo.

Come segretario ho avvertito una sorta di solitudine, passatemi questo termine, che ho percepito in maniera pesante soprattutto in quest’ultima fase: dall’organizzazione della tre giorni di Pane, amore e Costituzione ad oggi. Il quasi totale disinteresse da parte di compagni, che pur a parole manifestano l’interesse e hanno a cuore  la difesa della Costituzione, è stato palese, e ha creato in me un forte disagio in parte mitigato dalla collaborazione fattiva e preziosa di alcuni Compagni del circolo Resistenza.

Però, Compagni, il mio senso di disagio non è dovuto tanto al fatto di essere stato lasciato solo nell’organizzare un evento che, comunque, avevamo deciso e approvato tutti insieme. Quanto dal vedere come sia assai difficile, per il nostro Circolo, uscire fra la gente, farsi vedere, far sapere che ancora ci siamo, far conoscere i nostri programmi e le nostre proposte.

Se non riusciamo a fare questo – e in futuro, a mio avviso,  questa dovrà essere la linea da seguire – non potremo farci percepire dall’elettorato come politicamente e socialmente utili.

 

Pertanto, a questo proposito, vi lancio alcune proposte che potrebbero essere sviluppate e portate avanti nell’immediato futuro:

  1. continuare la collaborazione con i Compagni della zona 2 per l’organizzazione di altre iniziative di autofinanziamento. Considerato anche che quello dell’autofinanziamento dovrà diventare sempre di più un’attività strutturata e non occasionale, non derogabile, per poter far fronte alla difficile situazione economica in cui versa il nostro partito e poter portare avanti la nostra attività politica. Queste attività potranno anche essere limitate a una mezza giornata o a una serata, ma dovranno essere costanti e adeguatamente pubblicizzate. Dobbiamo fare cultura. Dobbiamo far passare l’idea di una sinistra non chiusa nelle proprie stanze; una sinistra che fa politica fuori. E fare cultura è fare politica. È anche con la cultura che si  può tentare  di cambiare la società;
  2. rendere partecipata e attiva la nostra presenza all’interno dei vari comitati in zona  come, ad esempio, quello recentemente formatosi in difesa della Costituzione;
  3. uscire costantemente sul territorio per volantinaggi, di volta in volta su temi specifici: la Costituzione, il lavoro, il reddito minimo garantito. Pochi temi ma adeguatamente sviluppati e divulgati in maniera costante;
  4. proseguire l’impegno di denuncia dei fenomeni mafiosi, come già abbiamo fatto nel passato più o meno recente;
  5. produrre ed editare, riprendendo la proposta già fatta quale mese or sono dal Compagno Silvio Manera, un giornalino mensile nel quale riportare notizie di carattere politico generali e altre più specifiche della nostra zona, chiedendo eventualmente contributi anche ad altre realtà locali, quali associazioni e Comitati, come, ad esempio,  il Comitato X Milano di Zona 3;
  6. organizzazione di attività socialmente utili: penso, ad esempio, a un corso di lingua italiana per stranieri da svolgersi con insegnanti qualificati presso questa Casa della Sinistra;
  7. un ragionamento serio sul nostro modo di comunicare e veicolare le nostre idee e le nostre proposte all’esterno. Ritengo necessaria l’implementazione della nostra presenza in rete con la creazione di un sito internet dedicato esclusivamente al Circolo e l’utilizzo in modo sostanziale dei social network quali facebook. Questo aspetto è fondamentale. Dobbiamo rinnovare il nostro modo di comunicare. E gli strumenti adottati sino ad ora sono, a mio avviso,  inefficaci o, quanto meno, sottoutilizzati.

 

Sarà forse difficile riuscire a sviluppare queste idee. Ma dobbiamo provarci, se lo vogliamo. Con l’impegno di tutti. Nessuno escluso, ognuno secondo le proprie capacità e disponibilità. Solo così potremo essere percepiti come utili da chi sta là fuori e che, spesso, si dimentica della nostra esistenza. Se così non fosse potremmo considerarci morti.

 

Infine un’ultima riflessione sui rapporti con il Consiglio di Zona e in particolare con i nostri due rappresentanti eletti. Pur sapendo la difficoltà di operare in CdZ a causa di una opposizione particolarmente becera e feroce, sarebbe opportuno che Renato e Titti si adoperassero per stabilire un maggiore collegamento fra loro e il Circolo, sviscerando problemi e  cercando insieme possibili soluzioni. Sotto questo punto di vista ho percepito un certo scollegamento fra il Circolo e i Consiglieri e questo anche, in parte, per colpa mia in quanto segretario del Circolo. E di questo me ne assumo la responsabilità.

Però da ora in poi il dialogo fra “noi” e “loro” dovrà essere tempestivo per far sì che, da un lato, il Circolo si senta parte in causa dell’attività del Cdz e, dall’altro,  i nostri Consiglieri possano percepire di avere, da parte del Circolo, un appoggio fattivo e concreto.

 

Ora è tempo di chiudere. E lo faccio comunicando ufficialmente la mia indisponibilità a  candidarmi per la prossima segreteria del Circolo. Questo, sia ben chiaro,  non per motivi politici o di attrito verso gli altri componenti del Circolo, ma unicamente per motivi strettamente personali. Lo faccio con molta tristezza e dolore. Ma sto attraversando una fase particolarmente difficile della mia vita e non sarei in grado di ricoprire adeguatamente tale ruolo dando il giusto apporto all’attività del Circolo.

A tutti voi, a coloro che sono qui e a quelli che oggi non ci sono,  un grazie veramente di cuore e un saluto a pugno chiuso.

 


Ultimo aggiornamento : 11-11-2013 09:07

   
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