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congresso PRC - Contributo di Emiliano Zaniboni
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Scritto da Franco Calamida, 30-10-2013 09:09

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Pubblicato in : PRC Zona 3, PRC Zona 3


Molte son le cose da discutere , molte idee son necessarie . Riportiamo un contributo di Emiliano .

CONTRIBUTO PER IL CONGRESSO STRAORDINARIO DI EMILIANO ZANIBONI

Queste sono  i punti prioritari che verranno approfonditi nel mio intervento congressuale. Ho invece di seguito affrontato per esteso il punto che ritengo fondamentale per attuare una vera svolta nel notro partito

 

·       FERMARE IL DECLINO DI RIFONDAZIONE E DELLA SINISTRA CON UNA AZIONE STRAORDINARIA, COME STRAORDINARIAMENTE IMPORTANTE DOVRA’ DIVENTARE QUESTO NOSTRO CONGRESSO

 

·       INNANZI TUTTO CAMBIAMO LA FORMA PARTITO SPOSTANDO I PROCESSI DECISIONALI VERSO IL BASSO  PRATICANDO  SUBITO LA DEMOCRAZIO PARTECIPATA

 

·       I CIRCOLI  NON DEVONO PERO’ RAPPRESENTARE SOLO SE STESSI, MA  ORGANICAMENTE ESSERE INTERNI AI MOVIMENTIE, ALLA SOFFERENZA SOCIALE E AI SOGGETTI SOCIALI PIU’ DISPONIBILI AL CONFLITTO E AL CAMBIAMENTO. IL NOSTRO CIRCOLO HA DA TEMPO CERCATO DI ASSUMERE QUESTA DIREZIONE. IL BILANCIO E’ POSITIVO,  MA MOLTO RESTA ANCORA DA FARE.

 

·       DAL BASSO E NEL SOCIALE SI DEVONO FORMARE LE PIATTAFORME RIVENDICATIVE E NEL RISPETTO DEI SUOI CONTENUTI IL PARTITO DOVRA’ SVOLGERE  IL SUO RUOLO DI RICOMPOSIZIONE  DELLA SINISTRA A PARTIRE DAI  MOVIMENTI NELLA PROSPETTIVA DI UN  CAMBIAMENTO GENERALE CONDIVISO

 

·        SI DOVRA’ POI SCEGLIERE STRATEGIE E ALLEANZE POLITICHE ED ELETTORALI ADEGUATE  AD OTTENERE RISUTATI CONCRETI  METTENDO SEMPRE AL PRIMO POSTO PERCORSI DI DEMOCRAZIA DIRETTA E PARTECIPATA

 

·       INFINE  NON E’ PIU’ POSSIBILE NON DARE ALLA NOSTRA AZIONE UNA DIMENSIONE EUROPEA E QUINDI VA RILANCIATA LA SINISTRA EUROPEA INTENSIFICANDO A TUTTI I LIVELLI I RAPPORTI CON TUTTE LE SUE COMPONENTI ANCHE ATTRAVERSO UNA INTENSIFICAZIONE DI GEMELLAGGI  TERRITORIALI/TEMATICI.

 

Cambiare la forma partito.Una priorità, una discriminante

E’ essenziale che il nostro partito, riparta dal territorio per ritrovi al più presto e in modo coordinato e compatto  un protagonismo sociale e politico di opposizione che non lasci sguarnita la rappresentanza di una così vasta area di sofferenza e protesta sociale o peggio sia alla mercé un Grillo populista incapace di produrre risposte all’altezza delle attese sociali.

Sono convinti che in questa fase politica il rilancio politico e sociale del Prc, nella sua propensione unitaria, debba  passare prioritariamente attraverso un suo rinnovamento organizzativo.  Le pesanti sconfitte elettorale sono a nostro avviso da attribuire certamente alla improvvisazione nelle scelte sia di linea politica che  di alleanze  con liste elettorali create fuori tempo massimo  e per di più calata dall’alto percepite come il prodotto di partitini non utili socialmente e ostaggi di gruppi dirigenti spesso abbarbicati  ai loro interessi particolari.

Occorre parlar chiaro per mai più ripetere esperienze come quelle della Sinistra Arcobaleno, Federazione della Sinistra e Rivoluzione Civile dove la struttura pattizia generata dai diversi stati maggiori di diversi partitini ha portato al fallimento di tutti i tentativi di ricomposizione della sinistra. Allora la prima cosa da fare e cambiare decisamente registro  e  non permettere più che i gruppi dirigenti non ripetano gli stessi errori politici senza che  i militanti del partito non possano intervenire e decidere direttamente alcunché. Dobbiamo cambiare in profondità il nostro modo di presentarsi e rapportarci ai nostri militanti e ai soggetti sociali di riferimento. Dobbiamo garantire, cominciando a modificare da subito e nella direzione di una più forte democrazia partecipata  la nostra forma-partito,  una profonda modifica statutaria. Cambiamento che si riverserebbe positivamente nei rapporti coi movimenti di opposizione e  nelle nostre stesse proposte di ricostruzione unitaria della sinistra.

 Il punto di partenza della nostra proposta  organizzativa è di introdurre a tutti livelli organizzativi ( di federazione e nazionale ) la centralità della pratica referendaria per arrivare a modificare l’intera struttura del nostro partito e delle sue modalità di assunzione delle decisioni politici. Una scelta non più rinviabile per rimettere, in modo vincolante, al centro della nostra struttura organizzativa e decisionale il protagonismo dei circoli e dei militanti. E’ questo a nostro parere l’unico strumento organizzativo efficace per superare  quella separazione, non più sopportabile, con  l’estesa conflittualità sociale e territoriale che il nostro partito soffre da troppo tempo e per evitare inoltre che si ripetano  paralisi politiche incomprensibili  dettate dal correntismo e da personalismi di ogni tipo. 

Se partiamo dal livello organizzativo delle Federazioni già l’attuale statuto nazionale prevede (art.11 ) forme di consultazione anche referendaria. Ben venga il proposito inserito nel primo documento di inserire nello statuto un referendum che non sia solo consultivo consultivo che non può considerarsi un vero e proprio referendum. Non si vedono le ragioni di attivare una procedura di una certa complessità se la funzione decisionale resta al gruppo dirigente e non viene assegnata all’insieme dei militanti. In realtà la consultazione deve essere sempre possibili  qualora dai circoli del partito o da gruppi di militanti provengano proposte sufficientemente condivise , oppure si ravveda la necessità di dirimere eventuali contrapposizioni politiche a livello del gruppo dirigente. Il referendum ha dunque il senso di un trasferimento, regolamentato, di funzioni decisionale dai gruppi dirigenti ai circoli e ai militanti;

 

un esempio di modifica suonerebbe così: art… referendum

 

Su richiesta di almeno un terzo delle/dei componenti, il CPN e CPF promuovono, con maggioranza dei 2/3 dei componenti, una consultazione referendaria tra gli iscritti, su definito e preciso quesito, con effetto vincolante su tema di carattere nazionale o territoriale in relazione alle competenze rispettive del CPN e del CPF.

 

Anche su richiesta rivolta alla/al presidente di un terzo dei circoli per CPF e delle Federazioni per il CPN è possibile promuovere una analoga consultazione referendaria.

 

Il referendum non può riguardare la legittimazione dei gruppi dirigenti per la quale è già definito dallo statuto il percorso congressuale ordinario e straordinario. 

 

Questo comma avrà efficacia previa approvazione da parte del CPN e del CPF del regolamento attuativo. Il regolamento  dovrà garantire un percorso di dibattito nei circoli e delle Federazioni, alla conclusione del quale saranno sede di espressione di voto

  

E’ evidente che una tale importante novità organizzativa svilupperà tutte le sue positive potenzialità se sarà accompagnata da altri strutturali cambiamenti della attuale forma partito. Importante è infatti l’immediata rimozione dei meccanismi organizzativi che hanno da sempre dato origine alla deleteria divisione in correnti del partito e alla pratica dei congressi celebrati sulla base di documenti separati  finalizzati unicamente alla conta e alla distruzione dei posti di responsabilità con la solita regola del “manuale cencelli”con grave danno per una reale ricerca di sintesi politica tra le diverse posizioni e per una efficace, diffusa e coordinata linea di intervento politico.

Se si vuole coerentemente ridistribuire il potere decisionale dal vertice alla base del partito occorre che la composizione sia dei CPN e dei CPF sia costruita sulla base dei segretari di federazione e dei segretari di circoli, salvo le obbligate compensazione di genere ( ogni circolo/federazione potrebbero eleggere ad esempio oltre al segretario un secondo componente finalizzato alla eventuale compensazioni per la parità di genere). Nella sostanza la centralità organizzativa spetterà ad ogni  circolo che eleggerà il segretario( + il secondo componente per eventuali  compensazioni di genere) che comporranno il CPF ed eleggeranno il segretario provinciale. La stessa cosa dovrebbe avvenire nelle  federazioni per la composizione del CPN e la elezione del segretario nazionale.  Ovviamente poi sia il CPF che il CPN si doteranno di gruppi di responsabili e gruppi di lavoro o di studio che riterranno opportuni per rendere efficace il proprio lavoro. Si recide in questo modo quel deleterio legame tra la distribuzione di responsabilità e i consensi ricevuti dai documenti politici e quindi le platee congressuali, che dovranno rimanere ampie,  saranno chiamate alle sole discussioni e sintesi politiche. Sarà quindi dalla base del partito, con la presenza dei segretari dei circoli nelle federazioni da cui scaturiranno i componenti del CFP, a  definire l’insieme della struttura degli organismi dirigenti  e soprattutto tramite il referendum a vincolare il rispetto della linea politica nazionale e sul territorio e a dirimere eventuali contrapposizioni politiche o di qualsiasi altro tipo ovunque queste si dovessero verificare.                


Ultimo aggiornamento : 30-10-2013 09:09

   
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congresso

Scritto da: calamida (Membro) 30-10-2013 08:21

congresso

Scritto da: calamida (Membro IP 95.232.153.79) 30-10-2013 08:21

Caro Emiliano , condivido quanto scrivi sulla democratizzazione del partito e il ruolo dei circoli ; non mi faccio illusioni sul congresso ; non credo e non auspico l'unità dei comunisti , penso ad un partito al quale si aderisce per il programma , non identitario , cioè di comunisti e non comunisti e di altri che neppure si pongono il problema , essendo giovani ; mai più esperienze all'Ingroia , ma ben diverso fu l'Arcobaleno , dovevamo farlo nascere assai prima della scadenza elettorale , ma anche dopo la sconfitta elettorale ( il voto utile) dovevamo difendere e rilanciare le alleanze e relazioniche si erano costruite , invece dicemmo fallimento e ci fu la scissione . Il disastro comincia li , e non si ripara più .

 

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