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Ester Prestini : costituzionebenicomuni
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Scritto da Franco Calamida, 17-04-2013 10:52

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Pubblicato in : La costruzione della sinistra, La costruzione della sinistra


Riprendo questo articolo di Ester Prestini pubblicato dalla pagina FB  "costituzionebenicomuni" che è molto importante , sia per l 'analisi sia nel delineare  proposte per le prospettive della sinistra .

Costituzione e Beni Comuni

Come ho detto mercoledì scorso nel mio interventi in Camera del lavoro, pur essendo iscritta a Sel  di fatto  sento di appartenere a quel popolo della Sinistra che si percepisce ” senza tenda né casa”, che non si sente rappresentato compiutamente da alcuna delle forze in campo. Ancora una volta ho constatato che, al di là delle petizioni di principio e delle dichiarazioni d’intenti sul nuovo soggetto politico, anche il mio partito non solo non ha  garantito al proprio interno i criteri fondamentali di rappresentanza democratica, ma ha reso  molto poco trasparenti i processi decisionali, i diversi passaggi che servono a definire strategia e obiettivi . 

Saluto pertanto con speranza e sollievo la nascita della Costituente dei beni comuni, la riproposizione, su una pluralità di diritti fondamentali, di un patto federativo tra movimenti e giuristi simile a quello che si realizzò in occasione del referendum per l’acqua pubblica. Tutte le grandi, drammatiche questioni del nostro presente ( disuguaglianze sociali, lavoro, salute, istruzione, ricerca e informazione, ambiente inteso in senso lato)hanno a che fare con il bene comune, perché la crisi globale che ci sta sommergendo non è un fenomeno transitorio destinato prima o poi a risolversi , ma è crisi strutturale di un modello di sviluppo basato, appunto, sulla dissipazione dei beni comuni e quindi della vita umana e dell’intera biosfera. L’egemonia del pensiero neoliberista, che ha profondamente plasmato a livello planetario coscienze e visione del mondo ( da noi il berlusconismo è solo un epifenomeno di questo processo globale) ed ha instaurato una vera e propria egemonia culturale in senso gramsciano, ha prodotto negli ultimi trent’ anni 

I frutti avvelenati che incidono oggi più che mai nella carne viva del tessuto sociale fondandosi sulla visione dell’individuo proprietario, un individuo chiuso nel proprio egoismo ed  esclusivamente proiettato a salvaguardare i propri esclusivi interessi. La talpa della storia ha dunque continuato a  scavare, ma in una direzione ben diversa da quella portata in piazza dai movimenti di Seattle e di Genova, che avevano visto con largo anticipo l’avvicinarsi del disastro. Ma, come ha ricordato il professor  Stefano Zamagni in un bel convegno su “Etica, economia e diritto dei beni comuni”, già nell’Atene di Pericle si era compreso che una democrazia non può funzionare se la maggioranza dei cittadini è formata da “idiotes”, cioè da chi pensa solo a sé o, se pensa agli altri, lo fa solo per trarne vantaggio. Tale assunto è così vero che tutte le democrazie appaiono oggi minate al loro interno  poiché il dispositivo dei mercati si esercita, come ben sappiamo,al di fuori di ogni controllo pubblico e determina le scelte politiche calpestando la sovranità dei popoli.

La Sinistra di governo porta il peso di gravi responsabilità, poiché in questi lunghi anni ha di fatto condiviso la visione dominante identificando lo sviluppo con il profitto di pochi e non con il bene di tutti, cancellando dalla propria agenda il tema del lavoro e della disuguaglianza sociale  e avallando di fatto l’equazione che destra-sinistra pari sono, che i partiti fanno tutti schifo, che sono lontanissimi dalle sofferenze sociali. Ci possiamo chiedere che Sinistra sia quella che si dimentica per anni dell’articolo 3 che pone, guarda caso, la giustizia sociale come condizione indissolubile della libertà politica e dell’ uguaglianza giuridica. La sinistra d’opposizione, dal canto suo, è stata spesso autoreferenziale,  chiusa in una visione ideologizzata dei processi reali; il mantra dell’opposizione sempre e comunque, inoltre, oggi non paga più, se mai abbia pagato in passato. Entrambe poi si sono lacerate al loro interno, consumando energie in conflitti personali o di corrente.

Stando così le cose appare evidente e inderogabile la necessità di un movimento vasto sui beni comuni anche per rinsaldare il patto di solidarietà e di comunanza di destino tra le generazioni e ridare speranza di futuro . L’obiettivo non deve essere quello di costituire, ora come ora, un nuovo partito che rischierebbe di riproporre vecchie formule  che in questi anni hanno dilapidato un patrimonio di idee e di partecipazione, ma di creare una presenza forte di  tutti i temi legati al bene comune e alla finanza etica nel discorso pubblico nazionale obbligando le forze politiche a schierarsi, proprio come è successo per l’acqua pubblica.

Un dubbio naturalmente serpeggia, un dubbio di non poco conto, molti si chiedono infatti se possa essere possibile che la parzialità dei movimenti, il loro spontaneismo, le loro peculiari forme di democrazia partecipativa possano divenire progetto comune, strategia condivisa di cambiamento. Sono convinta che la strada indicata da Salvatore Settis possa essere il giusto approccio ad una questione che è indubbiamente spinosa. Dice Settis che la Costituzione repubblicana può di fatto costituire l’orizzonte di senso del patto federativo, poiché in essa sono già inscritti tutti i diritti legati ai beni comuni. La nostra Costituzione, dunque, costituisce l’ordito su cui ritessere tutti i diritti inattuati, aggirati, calpestati, cancellati. In modo particolare, ricollegandosi agli articoli 1 e 24, è possibile agire come soggetto plurimo contro la spoliazione dei diritti costituzionali. Le proposte della Fiom e delle articolazioni sindacali di ciò che resta del mondo del lavoro, le reti precarie e quelle dei lavoratori della conoscenza possono riconoscersi, insieme a tutte le associazioni impegnate sul fronte della tutela dei territori e dell’ambiente, e convergere in un movimento più ampio fondato su pratiche di giustizia e di solidarietà, connotato da una visione etica dell’economia, radicato nel dettato costituzionale, fuori da ogni ideologizzazione che rischierebbe di non cogliere inedite, inesplorate vie d’uscita dalle strettoie del presente.

A Milano e in Lombardia occorre ripartire al più presto dal programma del professor Di Stefano per costruire o ricostruire nei territori una rete dei movimenti, dei lavoratori, dei cittadini che in quel programma si sono riconosciuti o si possono riconoscere per far diventare quegli obiettivi agenda politica, azione partecipativa e, quando necessario, conflitto con la giunta di centro-destra che ancora governa la nostra regione tutelando gli interessi dei soliti noti.

Concludo ricordando alcune parole di Calamandrei sulla Costituzione, parole  la cui attualità conferma che questo deve essere il nostro asse strategico:” Se essa può apparire alla decrepita classe politica che lotta vanamente per salvare i suoi privilegi come una inutile carta che si può impunemente stracciare, essa può diventare per le giovani generazioni…il testamento spirituale di centomila morti che indicano ai vivi i doveri dell’avvenire”.


Ultimo aggiornamento : 17-04-2013 10:52

   
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