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E adesso ? di Franco Calamida
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Scritto da Franco Calamida, 13-03-2013 10:09

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Pubblicato in : PRC Zona 3, PRC Zona 3


Il confronto di idee , dubbi , speranze , contraddizioni in ciascuno di noi, con desiderio forte di non arrendersi , sconfitti , ma non rassegnati, è importante . Un vasto confronto collettivo , sincero , non strumentale , non rituale e ripetitivo di cose che non ci son più , e' importante . E' la cosa più importante che possiamo fare , nell'immediato . Riporto alcune mie considerazioni , non risolutive di nulla , ma sincere. Del resto come si può saper già tutto , se in confronto non è ancora avviato ? Non è forse vero che le idee  si formano sulla base della personale esperienza di ciacuno di noi in rappporto con altre ipotesi , punti di vista , esperienze ? il sentire collettivo ?
Una chiave di lettura dello scritto che segue : non mi nascondo le difficoltà , descrivo la realtà ,ma il mio auspicio , e il mio piccolo personale impegno  , è che la storia ed esperienza  di quanti hanno operato per l'unità sui contenuti delle forze e dei soggetti dell'alternativa di sinistra non si estingua , non venga cancellata.

E adesso ?

 

Che si debba ricominciare , nel senso che nulla è più come prima e non si può fare come se nulla fosse successo , mi pare evidente . All’esterno del nostro partito , l’area di simpatia e attenzione , si chiede se ci siamo ancora , cosa intendiamo fare , alcuni ritengono che la sconfitta sia di tale portata da rappresentare il fallimento di tutta l’esperienza di Rifondazione . Quando si fallisce ci si scioglie , non si tengono forze bloccate da vincoli di appartenenza organizzativa , che  logorano e disperdono potenziali energie. Anche all’interno del Prc  non sono mancate posizioni che hanno definito  fallimento  la nostra esperienza ancor prima dell’esito elettorale . La linea politica è stata certamente  e pesantemente sconfitta . I problemi vengono da lontano : l’insuccesso dell’esperienza Arcobaleno e la successiva scissione ( tutti si dichiararano a parole contrari alla scissione , che entrambi gli schieramenti organizzavano  nei fatti , ma pochi  condussero al Congresso una esplicita lotta politica per l’unità del partito ; a Milano solo il Circolo  Tiziana Saporito  ; perdente come è noto ) ; poi un progressivo arroccamento  su posizioni segnate da estremismo ideologico e degrado delle relazioni interne , effetto del conflitto tra componenti , divise su questioni risalenti al secolo scorso . la conseguenza è stata il distacco dei gruppi dirigenti dalla realtà . Seguirono il progetto della Federazione della sinistra ( non molto amato , anche da me , ma purtuttavia praticato , sebbene evanescente ) che si concluse con l’incontro “ riservato” tra le segreterie che decisero di sciogliere la Federazione , però senza dirlo ai militanti .

Ancor prima dell’esperienza Rc eravamo isolati e senza prospettive , il presentarsi alle elezioni come Prc sarebbe stata , a mio giudizio , una scelta di inutile testimonianza ( di cosa?) e nulla più  . So che alcuni compagni l’avrebbero considerata più coraggiosa e dignitosa della confluenza in RC . Io condivisi l’alleanza elettorale , “sgangherata”, come fu definita , di Rc in quanto la sola possibilità per noi di eleggare una rappresentanza parlamentare e condividendo il programma ( il solo antiliberista e contro le politiche di Monti) . Non pensai mai che potesse rappresentare la base di un progetto di alternativa di sinistra ( su questo il mio dissenso è radicale e profondo con quanti , purtroppo tanti , hanno considerato Rc un possibile approdo  per il Prc , e a maggior ragione con quanti , pochi per fortuna , lo hanno riproposto anche dopo il disastro elettorale ). Poche parole : estrema personalizzazione ( fummo e siamo contro la personalizzazione della politica …o no ? ) ; mai nominati in campagna elettorale i referendum sul lavoro e il reddito minimo ( ma che fine hanno fatto ? ); candidature segnate da un solo   criterio ( controproducente e non condivisibile) : garantire l’elezione dei segretari e segreterie dei partitini convergenti ( Ferrero non fu favorevole all’inizio , ma poi cedette a interessate pressioni) ; trattativa segreta con il Pd , occulta , negata anche l’esistenza , contradditoria  ;settarismo nei confronti di Sel (ben oltre la logica di competizione elettorale) ; liquidata malamente l’ esperienza di Cambiare si può ( anche da questa parte però qualcosa non ha funzionato , andrà tenuto presente.) .  Ora non c’è più Rc , se ne sono andati tutti , i verdi non ci sono mai stati , e quelli che vanno e vengono , sono dal lato andante. Il documento del Cpn ,finalmente , chiude con questa esperienza .

Penso , grosso modo , queste cose . Se fosse per le scelte dei gruppi dirigenti potrei , come altri , considerare conclusa ( il fallimento) l’esperienza del Prc .Fine della storia , della nostra storia. Ma ci sono i compagni e le compagne  , quelli che fanno le cose , che hanno fatto i banchetti per il referendum ( quasi solo noi li abbiamo fatti , niente i verdi , poco , poco gli altri , poco persino la Fiom) , che si mobiltano per le manifestazioni , che nei movimenti ( No Tav ecc ecc ) ci sono ( molto più degli aderenti al M5S , che però ha raccolto importanti consensi elettorali . Va detto che per quanto si capisce ad  oggi , il M5S non ha una impostazione tale da favorire autonomia e crescita dei movimenti , cosa su cui riflettere , non secondaria , per le prospettive del Prc  . Questi compagni e compagni  ,  hanno (abbiamo) tuttora passione per la buona politica , abbiamo motivazioni di valori e non di personale affermazione , ci ritroviamo nella politica dei contenuti e della concretezza del fare . Per questi/e , per noi stessi , “siamo il partito”, conviene ragionare sul che fare , difendere il collettivo . Non si costruisce sulle e con le macerie , per quanto scosse le relazioni sono preferibili al vuoto nel quale tutto si dissolve. Al collettivo va riconosciuto un diritto : l’organizzazione di un ampio , sincero (speriamo) dibattito , direi senza rete , capace di rimettere in discussione quanto è necessario rimettere in discussione , che è molto . Non indico tutto , non potrei , non serve all’avvio del percorso , ma alcuni punti si : la sempre citata , e mai pratica democrazia interna al partito . Il partito ove vi son cose che si vedono solo dal basso e altre solo dall’alto , non esiste : vediamo poco già in basso , in alto neppure lo sanno . Son cose dette più volte , tutti concordi e nulla è successo . Ora è tempo di proporre e imporre alcuni strumenti di pratica della democrazia interna : regole per i referendum ,  assemblee dei delegati ( non nazionale , per ora , ma locali ) periodiche , alcune proposte di Emiliano , in particolare il coordinamento  dei circoli , alcune contenute nel documento recente del Cpn , il lavoro a rete e in rete, il Web ( nel nostro circolo rafforzare la pagina di facebook , far vivere il sito , dotarci di mailing list - un centinaio di indirizzi all’inizio , un migliaio , almeno, l’obiettivo - ; dobbiamo attivare  sinergie tra i diversi strumeti di comunicazione , rafforzando quella orizzontale interna al circolo e con altri circoli e aree di attenzione . Dobbiamo innovare con creatività le forme stesse della comunicazione).

E ancora : la piramide del “comando “ , che non comanda più nulla , si è ingigantita nella stessa misura in cui si è assottigliata la base militante . Poca truppa , tanti generali e colonnelli . La nostra forma partito è modellata sulle strutture dello Stato , riproduce quella dei grandi partiti di massa del passato , che non ci sono più . Vive di stanchi riti , più che di affascinanti invenzioni , audaci sprimentazioni , creatività e fantasia , in sostanza siamo incapaci di innovazione . Tutto cambia , salvo noi . E neanche allo specchio ci piacciamo più . Dobbiamo ragionare e sperimentare una forma partito funzionale al rapporto , dialettico , con i movimenti , con le forme aggregate della società , le associazioni , le organizzazioni operaie e di lavoratori e di precari . Dallo sradicamento dal sociale ( è l’esito del voto che lo certifica) dobbiamo passare al radicamento nel sociale . Essendo l’organizzazione questione politica , la forma partito deve essre funzionale ad un obiettivo principale :  il radicamento sociale .  O si cambia o si affonda . Lo penso seriamente. E questo può avvenire ( l’esito non è certo , anzi ) a condizione che dal basso , dai Circoli e dalle Federazioni  si attivi un partecipato processo ,( tutti attivi , tutti impegnati , la situazione è grave )  di cambiamento di noi stessi , con nuovi strumenti di democrazia , con segni concreti ,credibili , visibili e percepibili che non si fa come nulla fosse successo . Non può , purtroppo , essere avviato dall’alto , per le ragioni dette , al di la delle buone volontà dei singoli dirigenti , ammesso che ci siano. In caso contrario il Congresso di ridurrà alla resa dei conti tra componenti ; fine ingloriosa. Al momento è , in assoluto , l’ipotesi più probabile . Non mi richiamo , per modestia , al pessimismo dell’intelligenza , ma , per favore , evitiamo tutti l’ottimismo dell’imbecillità .

Come indica il documento del Cpn dobbiamo evitare l’isolamento , aprirci all’esterno , non rinchiuderci in noi stessi alla ricerca di impossibili soluzioni .

Chiusa Rc , spero , resta invece una esperienza , che anche se non vincente , non va abbandonata , se possibile . Mi riferisco a Etico ( come tutti anche io non penso che il nome sia stato sul piano elettorale il massimo ) e ad Andrea Di Stefano ( alle primarie conseguì il 36 % di consensi nella nostra zona , a fronte di una media del 23% ) . La politica dei contenuti  , e l’ottimo programma , sono stati fattori che vanno valorizzati . Se vincente , ovviamente , poteva essere  la base di un progetto . Ma in ogni caso penso si possa dedicare attenzione a quell’area di consenso che si è espressa e che puo’ essere un elemento equilibratore e positivo per reimpostare l’esperienza di Cambiare si può ( che ha avuto limiti non piccoli) . E’ difficile oggi definire un credibile e praticabile progetto di rilancio della sinistra alternativa ,le cui forze sono sconfitte , disperse , divise . Si possono però mantenere e rafforzare relazioni , confrontare opzioni ed assumere iniziative , che tengano presente le aspettative delle assemblee alla Camera del Lavoro di Cambiare si può . Circa 500 compagni/e , anche giovani , a occhio un terzo Prc e due terzi interessati alla proposta e ai contenuti programmatici. La cosa più concreta in questa tornata elettorale .

Infine :il tema che meriterà il pù ampio spazio di discussione e impegno è quella a tutti nota : la disoccupazione , il precariato , le povertà , le sofferenze sociali ( non abbiamo intercettato nel voto questa rabbia e disperazione e protesta ) . Mi limito ad un aspetto : anche il sindacalismo di classe e di mandato è percorso da divisioni ( e ,per inciso , tutto il movimento sindacale) ; se l’asse del Pd si sposterà ancora più a destra( Renzi) , più a destra si posizionerà , purtroppo , anche  la Cgil , condizionata dal Pd e per non perdere la sponda del Pd . Sponda già oggi fragilissima , ancor più lo sarà domani , “sponda” che non salverà la Cgil ;  la Fiom resterà ancor più isolata e si aggraverà ulteriormente la crisi di rappresentanza del sindacalismo di mandato . Dovremo affrontare , per quel che possiamo , questo problema , da cui dipende il futuro della sinistra    . E con urgenza . Con una iniziativa

Sono alcune idee , ho cercato di evitare ogni demagogia , di tenermi sulle cose concrete . Queste ed altre utili cose , di rottura di continuità   con il recente passato ( non con i valori )  verrano fatte nei prossimi mesi ? Non è impossibile , ma poco probabile . Molto poco probabile . E allora perché le ho scrotte ?   Bho.  franco calamida .

 


Ultimo aggiornamento : 13-03-2013 10:09

   
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