Home arrow Lavoro / Stato Sociale arrow P.Krugman : capitalismo finanziario e disoccupazione

logo

P.Krugman : capitalismo finanziario e disoccupazione
(1 voto)
 

Scritto da Franco Calamida, 21-12-2012 08:14

Pagina vista : 1627

Favoriti : 208

Pubblicato in : Lavoro, Lavoro / Stato Sociale


Un articolo stimolante , da leggere .

> I lavoratori, i robot e i signori della rapina
>
> di Paul Krugman
>
> da Repubblica - (Traduzione di Anna Bissanti) © 2012, The New York Times
>
> L’economia americana, sotto molti punti di vista, è ancora adesso gravemente
> depressa. Eppure gli utili societari stanno raggiungendo cifre da record.
> Come è possibile? Semplice: gli utili si sono impennati come frazione del
> reddito nazionale, mentre i salari e le altre retribuzioni della manodopera
> sono in flessione. La torta non sta crescendo come dovrebbe, ma il capitale
> se la passa bene arraffandone una fetta sempre più grossa, a discapito della
> manodopera.
> Un momento: stiamo forse parlando ancora una volta di capitale in
> contrapposizione a lavoro?
>
> Non è un argomento obsoleto? Un soggetto quasi marxista di cui parlare,
> passato di moda nella nostra moderna economia dell’informazione? Beh, questo
> è quanto molti pensavano. Per la scorsa generazione i discorsi
> sull’ineguaglianza non si sono concentrati per lo più sul capitale in
> contrapposizione a lavoro, ma su questioni di distribuzione tra lavoratori,
> e quindi o sul divario esistente tra i lavoratori più istruiti e quelli meno
> istruiti o sui redditi in forte rialzo di un pugno di superstar nel campo
> della finanza e di altri settori. Questa sì, in effetti, potrebbe essere
> storia passata.
> Più specificatamente, se è vero che i pezzi grossi della finanza stanno
> ancora agendo da banditi – in parte perché, come ormai sappiamo, alcuni di
> loro effettivamente lo sono –, il divario retributivo tra i lavoratori che
> hanno un’istruzione universitaria e quelli che non l’hanno (che si acuì
> molto in modo particolare tra gli anni Ottanta e i primi Novanta) da allora
> non è variato granché. In verità, i lavoratori neolaureati avevano redditi
> statici addirittura prima che la crisi finanziaria colpisse. Sempre più
> spesso, gli utili stanno aumentando a spese dei lavoratori in genere,
> compresi i salariati che hanno le qualifiche ritenute adatte a portare al
> successo nell’economia odierna.
> Perché sta accadendo questo? Il meglio che posso dire è che vi sono due
> spiegazioni plausibili, ed entrambe potrebbero essere vere in parte. La
> prima è che la tecnologia ha preso una piega che colloca in posizione di
> netto svantaggio la manodopera. L’altra è che stiamo assistendo agli effetti
> di un palese aumento del potere dei monopoli. Provate a pensare a queste due
> ipotesi come a una maggiore importanza conferita ai robot da una parte e ai
> signori della rapina dall’altra.
> Parliamo di robot: è fuor di dubbio che in alcuni settori industriali di
> alto profilo la tecnologia sta rimpiazzando sempre più lavoratori di tutti i
> generi o quasi. Per esempio, una delle ragioni per le quali da qualche tempo
> alcuni processi produttivi di articoli hi-tech stanno tornando negli Stati
> Uniti è che ormai il componente di maggior valore di un computer, la scheda
> madre, è fabbricato in pratica da robot, e di conseguenza la manodopera
> asiatica a prezzi stracciati non costituisce più un motivo valido per
> produrlo all’estero.
> In un libro appena pubblicato e intitolato Race Against the Machine (La
> corsa contro le macchine), Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee dell’Mit
> sostengono che la stessa cosa sta avvenendo in molti campi disparati,
> compresi servizi quali la traduzione e la ricerca legale. Negli esempi da
> loro addotti in particolare colpisce il fatto che molti posti di lavoro
> soppressi richiedono alte competenze e sono ben retribuiti. Ne consegue che
> lo svantaggio della tecnologia non è limitato ai mestieri più umili.
> E tuttavia: innovazione e progresso possono danneggiare davvero un gran
> numero di lavoratori o addirittura i lavoratori in genere? Spesso mi imbatto
> in affermazioni secondo le quali ciò non può accadere. In verità, invece,
> può accadere eccome, e illustri economisti sono consapevoli di tale
> probabilità da almeno due secoli. David Ricardo è un economista dell’inizio
> del XIX secolo famoso per lo più per la sua teoria del vantaggio comparato,
> che costituisce uno dei capisaldi del libero commercio. Ma nel medesimo
> libro del 1817 nel quale Ricardo illustrava quella teoria c’è anche un
> capitolo su come le nuove tecnologie della Rivoluzione industriale ad alto
> impiego di capitale di fatto avrebbero potuto peggiorare le condizioni dei
> lavoratori, quanto meno per un po’. Gli studiosi moderni puntualizzano che
> le cose in realtà sono andate avanti così per parecchi decenni.
> Che dire dei signori della rapina? Di questi tempi non si parla molto del
> potere dei monopoli. L’applicazione delle leggi anti-trust durante gli anni
> della presidenza Reagan è stata per lo più abbandonata e da allora non è mai
> ripresa davvero. Eppure Barry Lynn e Phillip Longman della New America
> Foundation sostengono – in modo convincente, dal mio punto di vista – che la
> crescente concentrazione di aziende potrebbe costituire un fattore
> determinante ai fini della stagnante richiesta di manodopera, dato che le
> corporation usano il loro potere monopolistico in netta espansione per
> aumentare i prezzi senza passarne gli utili ai propri dipendenti.
> Ignoro in che misura la tecnologia o il monopolio possano spiegare la
> svalutazione della manodopera, in parte perché si parla molto poco di quello
> che sta accadendo. Tuttavia, penso che sia corretto affermare che lo
> spostamento del reddito dalla forza lavoro al capitale non è ancora entrato
> nel nostro dibattito nazionale.
> Quello spostamento, peraltro, è in corso, e ha implicazioni ragguardevoli.
> Per esempio, vi sono forti pressioni, lautamente finanziate, a favore della
> riduzione delle aliquote fiscali applicate alle grandi società. È davvero
> questo che intendiamo lasciare che accada nel momento in cui gli utili sono
> in forte aumento a detrimento dei lavoratori? E che dire delle pressioni
> volte a ridurre o abolire del tutto le imposte di successione? Se stiamo per
> tornare a un mondo nel quale è il capitale finanziario – e non le qualifiche
> professionali o il livello di istruzione – a determinare il reddito,
> vogliamo davvero rendere ancora più facile ricevere in eredità la ricchezza?
> Come ho premesso, questo dibattito non è ancora iniziato sul serio. In ogni
> caso, è ora di iniziarlo, prima che i robot e i signori della rapina
> trasformino la nostra società in qualcosa di completamente irriconoscibile.
>
>
>
>
> --

Ultimo aggiornamento : 21-12-2012 08:14

   
Cita questo articolo nel tuo sito web
Preferiti
Stampa
Invia ad un amico
Articoli correlati
Salva in del.icio.us

Commenti utenti  File RSS dei commenti
 

Valuazione utenti

 


Aggiungi il tuo commento
Solo gli utenti possono commentare un'articolo.

Nessun commento postato



mXcomment 1.0.9 © 2007-2018 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved
< Prec.   Pros. >
Notizie - Lavoro / Stato Sociale

Newsletter

Tieniti aggiornato con le news della Sinistra di Milano
La Sinistra in Zona - Milano


Ricevi HTML?

Feed RSS

Come fruire di un feed RSS
Sottoscriviti a questo Feed