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Documento conclusivo del Congresso 2012 del Circolo
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Scritto da Franco Calamida, 12-11-2012 08:32

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Pubblicato in : PRC Zona 3, PRC Zona 3


La mozione conclusiva del Congresso del nostro circolo è stata votata all' unanimità , con due astenuti . Un positivo risultato ed un impegno per il prossimo futuro .

DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL CONGRESSO

DEL CIRCOLO “PEPPINO IMPASTATO”

MILANO, 11.11.2012

 

Dopo il ciclo di lotte della centralità del lavoro, siamo ai drammi umani della società “del non lavoro”. Un ciclo si è veramente concluso. Prendiamone atto. Per ricominciare. Non saranno tempi brevi. Dobbiamo contribuire a costruire un ampio fronte sociale, sindacale e politico disponibile ad una politica alternativa e alla conflittualità sociale che ancora non è presente nelle adeguate dimensioni. Uno è  il problema, dominante  tra i molti: la disoccupazione di massa, il futuro delle generazioni senza  futuro. Dobbiamo sentir nostre le sofferenze sociali. Cerchiamo di invertire la rotta: dalle crisi, quando giungono al punto  di livelli di disocupazione  socialmente insopportabili, in Europa si è sempre usciti a destra. Con dittature che negarono libertà e democrazia, ma garantirono lavoro.

Anche la riflessione sulla scadenza elettorale va collocata in questo contesto, con una scelta di fondo: la priorità delle iniziative sul terreno sociale e della politica dei contenuti. Il primato del sociale costituisce la nostra ragion d’essere  (oggi e anche in prospettiva): politicizzare il sociale, rifondare e socializzare la politica. Farlo sul serio, con modestia e pazienza. Piccoli passi, ma veri, visibili e concreti. Non è tempo di improbabili proclami.

 

Per le elezioni politiche nazionali: al primo posto una discriminante politica estremamente chiara: nessun compromesso o accordo è possibile con chi non attua una chiara discontinuità con le politiche messe in atto dal governo Monti. I contenuti dell’appello di recente lanciato da esponenti della società civile ,da intellettuali e promotori di  Alba, rispondono a questa scelta e sono del tutto condivisibili; chiediamo al partito di firmarlo ,  come segno di una volontà di essere attivi e propositivi (non incerti e perplessi  spettatori) nel progetto di dar vita a una lista elettorale alternativa alla coalizione promossa dal PD. Lista che dia prospettive e rappresentanza alla vincente campagna referendaria dell’acqua e beni comuni  dello scorso anno e a quella in corso su lavoro e pensioni. Andare, come sta avvenendo per alcune  forze politiche della sinistra,  a proporre al Pd l’entrata in  coalizione  si riduce ad una contrattazione sostanzialmente basata sulle poltrone .

 

A livello di zona abbiamo affermato una pratica di unità sui contenuti a sinistra, ora ulteriormente rafforzata dall’importante campagna referendaria sull’art. 18 e sull’art. 8  che vede al centro la presenza di un sindacato di classe e combattivo come la Fiom.

E’ questo il vero profilo che abbiamo, con continuità, cercato di imprimere al nostro agire per ricomporre  la sinistra di zona. Al quale non ha però corrisposto un analogo impegno a livello cittadino.

In questa direzione va la nostra proposta della promozione unitaria da parte di tutto il centrosinistra di zona di una assemblea in preparazione delle elezioni regionali, che affronti i temi di una politica alternativa a quella di Formigoni, in particolare  sulla sanità (abbiamo in zona esperti in queste materie) e sulle praticabili politiche  dei beni comuni. Essendo la prospettiva una coalizione del centro sinistra.

 

Non è il caso di sottolinare l’importanza dei referendum sul lavoro, che vede la Fiom – Cgil impegnata e altri settori della sinistra sindacale e forze politiche e sociali della sinistra alternativa. L’ art.18 è il simbolo delle conquiste di diritti, che devono essere estesi a tutti, e che Monti ha inteso abbattere (i simboli codificano la realtà) e che noi vogliamo riconquistare; l’ art. 8  vanifica gran parte della legislazione del lavoro e gli effetti dei contratti nazionali. Lo ricordiamo perché la posta in gioco sono  i rapporti di forza e di classe, fondamentali per un processo di trasformazione della società. E’ invece il caso di sottolineare, e con forza, che la campagna non è ancora decollata con sufficiente slancio. La regola “quando ci sono i referendum, tutti, in ogni occasione, in ogni momento fanno i referendum” non è rispettata.

Quanti se ne occupano non si sentono supportati in modo adeguato, il Comitato referendum di di zona (che vede un buon impegno del nostro Circolo) si è dato l’obiettivo, ambizioso, delle 2500 firme, ma il gazebo di Benedetto Marcello, sospeso ieri sabato 10 novembre per mancanza di disponibilità, e la assemza di dati cittadini e nazionali sull’andamento della raccolta, oltre la carenza di fondi, sono segnali che devono  preoccupare tutti .

 

Per quanto attiene ai problemi del Partito, diamo un giudizio molto severo sulla direzione politica della nostra Federazione,  costretta ad un congresso straordinario dopo una paralisi politica e organizzativa durata un anno intero con successivo commissariamento. Con visibilità assai ridotta, quasi nulla.

Alla crisi generale di credibilità e  di fiducia nei partiti, non sfugge infatti il Prc:
- lotte di “potere”, rigidità e riproduzione “automatica” delle logiche di componente, ormai paralizzanti, verticismo, personalismi, scollamento tra militanti e gruppi dirigenti,
scelte dettate più dalla convenienza contingente che da una visione strategica di
lungo periodo;

- categorie, linguaggi, forme e concezioni politiche “superate” dalla rapida evoluzione della realtà
circostante;


Pesano le scissioni che hanno segnato la nostra storia e il conseguente proliferare di sigle (percepite come equivalenti) nell'angolo estremo a sinistra del panorama politico.


Una cosa è certa: la responsabilità non va accollata alla militanza di tutti i giorni.

Basta con le direttive piovute dall'alto. Basta con le scelte effettuate nelle chiuse stanze del potere e poi rifilate alla bell'e meglio ai compagni della base.

E’ tempo di coerenza di tutti nell’affrontare questo ordine di problemi che tutti, a parole, denunciano. Le  criticità tante volte analizzate  appaiono tutt’ora irrisolte. Già nel nostro Congresso costitutivo di Circolo si rilevava “una dialettica tra base e vertice spezzata da tempo”. Più volte abbiamo lamentato lo scarso interessamento da parte della Federazione provinciale per la vita e l’attività dei Circoli di zona. Denunciavamo la  quasi totale assenza di un “rapporto fra centro e periferia” che deve essere “costante e non episodico”, auspicando che i vertici arrivino a “sapere cosa avviene nei Circoli, conoscere le loro aspettative, i loro problemi, parlare con i compagni e le compagne per sapere cosa vorrebbero dal Partito e cosa sarebbero disposti a dare”. Un filo che dovrebbe unire il partito fra i vari livelli e che permetterebbe, da un lato ai Circoli di non sentirsi abbandonati a se stessi e, dall’altro, al vertice per capire ciò che sta accadendo nel territorio. Inoltre sarebbe auspicabile che avvenisse quello che da troppo tempo manca: maggiori rapporti, scambi di informazione e collaborazione fra i vari Circoli cittadini. Perché anche se è parzialmente vero che ogni zona ha proprie specificità, con realtà in parte diverse fra loro, è altrettanto vero che ogni singolo Circolo non deve rappresentare una “repubblica autonoma”, senza comunicazione all’esterno di quanto sta avvenendo al proprio interno. Senza innovazione politica , culturale , che investa anche la forma partito, con gruppi dirigenti burocratizzati e cristallizati su posizioni che
impediscono di guardare e capire la mutata realtà al di fuori di noi stessi, Rifondazione  è sull’orlo del suicidio. Già siamo al capolinea, diamoci una mossa, coraggiosa, decisa che ridia senso al nostro agire politico e passione.

 

Ovviamente non senza problemi, anche noi,  abbiamo comunque  sviluppato una pratica politica di sostegno  alle iniziative antifasciste   (attiva è l’associazione Zona tre per la Costituzione) e  a  quelle vertenze con al centro i bisogni sociali, che sono sorti e tuttora sorgono sul nostro territorio (Istituto dei tumori, Innse, mensa universitaria, Lambretta.. e ora il San Raffaele). Siamo coerenti nel considerare centrale la questione del lavoro e ci siamo dati una struttura di territorio, con compagni/e della Fiom, Sel, Pdl, movimento per il partito del lavoro, gli amici della Fiom delle zone 2, 3, 4  per assumere iniziative e operare nel concreto della nostra realtà.

Siamo inoltre in prima fila nel CdZ  con l’impegno dei nostri eletti e una situazione di scontro feroce e barbaro con la più becera delle opposizioni .

Dobbiamo migliorare  a nostra volta, superare limiti presenti. E darci un programma di iniziative, con un criterio prioritario: l’apertura verso l’esterno. Al riguardo pensiamo a serate dedicate alla cultura, all’approfondimento di temi che si ritengono importanti, proiezione di film, presentazioni di libri, dedicate alla solidarietà internazionale  (in particolare il dramma della Palestina e del suo popolo deve sempre essere presente nelle nostre coscienze). Senza fare un lungo elenco,  non possiamo trascurare (siamo il Circolo Peppino Impastato ) il terreno della lotta alla mafia e alla criminalità sul nostro territorio.

Dobbiamo, come afferma assai opportunamente, anche il Documento 1, sviluppare presenza e attività in rete e una nostra mentalità e cultura adeguata, utilizzare il sito del circolo e quello della Federazione (boccheggiante), la nostra pagina facebook, realizzare, quanti lo ritengono, un intreccio tra  comunicazione orizzontale e verticale. Vi son cose, in un partito, che si vedono solo dall’ alto , altre solo dal basso. La politica è comunicazione, è parlarsi insieme, è parlare agli altri. Non solo questo ovviamente, ma senza queste basi, non c’è  praticabile politica.  Infine dobbiamo considerare come assolutamente indispensabile la partecipazione di tutti perché ognuno, per quanto può, contribuisca alla vita del Circolo. E dotarci di strumenti di propaganda . Far saper che ci siamo, cosa facciamo .

 

“Noi siamo il partito, i circoli sono il partito”, in questa  affermazione c’è del vero, il partito, in realtà , è stumento del progetto politico e molte altre cose ancora. E’ anche la sua storia. Nulla si fa solo dal basso, è necessaria una direzione, democratica e partecipata (ridotto oggi a trito modo di dire), ma  nel concreto bisogna dare voce e peso politico ai circoli  in modo ancora più esplicito di quanto affermato nel documento n°1. E’ quindi necessario comporre il CPF con forte presenza dei segretari dei circoli, con un’unica compensazione, quella di genere.

Inoltre diventa dirimente la necessità di ricorrere ad una forte democrazia diretta e partecipata degli iscritti introducendo l’impegno che, di fronte ad ogni contrapposizione politica che risulti insanabile o di difficile composizione negli organi dirigenti del partito, si ricorra  direttamente al  referendum degli iscritti stessi.

Occorrono poi forme di coordinamento dei circoli cittadini ,  e va sperimentata l’assemblea dei delegati  dei circoli. 

Per noi, non sono solo buone intenzioni, ma anche l’auspicio che alcune di queste cose accadano davvero.

Approvato all'unanimità con due astensioni.


Ultimo aggiornamento : 12-11-2012 08:32

   
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