Home arrow PRC Zona 3 arrow Emiliano Zaniboni : contributo al Congresso

logo

Emiliano Zaniboni : contributo al Congresso
(1 voto)
 

Scritto da Franco Calamida, 09-11-2012 15:38

Pagina vista : 1871

Favoriti : 320

Pubblicato in : PRC Zona 3, PRC Zona 3


Contributo di Emiliano Zaniboni.

 


Siamo chiamati nostro malgrado ad un congresso straordinario della nostra federazione.

In una fase del nostro paese estremamente preoccupante, questo appuntamento ci dà comunque la possibilità di calibrare  le nostre scelte e le nostre proposte , in un territorio così importante come Milano, tenendo conto di quanto di straordinario è accaduto e sta accadendo sulla scena politica e sociale in questo ultimo anno.

Non possiamo quindi esimerci di tratteggiare anche sinteticamente alcune considerazioni di carattere generale.

Iniziamo condividendo il giudizio, evidenziato in tutti i documenti congressuali, sulle cause e le conseguente estremamente gravi della crisi capitalista in atto. Una crisi provocata dalle speculazioni finanziarie a livello globale, che sta mettendo letteralmente in ginocchio interi paesi, portando alla fame i ceti sociali più deboli.

In Italia tali conseguenze si concretizzano nelle pericolose politiche ultraliberiste e di macelleria sociale messe in atto dal governo Monti, che  sottostando ai diktat delle centrali finanziare europee e internazionali, senza alcuna equità, finiscono per salvaguardare con arroganza unicamente il benessere dei ceti più abbienti.

Quindi il punto di partenza, che a nostro avviso deve caratterizzare la nostra linea politica, è innanzi tutto quello di costruire un fronte unitario  e plurale di forze politiche e sociali che si opponga a quanto questo governo sta facendo per cancellare sistematicamente diritti e conquiste sociali e peggiorare le condizioni materiali di vita della parte più debole della nostra società a partire da lavoratori, precari e pensionati.

Un fronte unitario che vede nella presenza e nel sostegno ai movimenti e comitati contro la crisi e per la difesa dei beni comuni , alle lotte di fabbriche e sul territorio, il punto di partenza indispensabile per ricomporre e ricostruire su base di democrazia partecipata, contro ogni corruzione e privilegi di casta, una rappresentanza politica capace di dare più forza alle vertenze sociali in corso affrontando anche il terreno elettorale e delle alleanze.

Un fronte unitario che sappia coordinarsi e costruire un rapporto saldo e strategico con movimenti e forze della sinistra che anche in Europa stanno conducendo, soprattutto in Grecia, Spagna, Portogallo … lotte durissime contro le politiche ultraliberiste della BCE.

Un fronte unitario della sinistra che pone al primo posto una discriminante politica estremamente chiara: nessun compromesso o accordo è possibile con chi non attua una chiara discontinuità con le politiche messe in atto dal governo Monti .

Una discriminante netta che rende nei fatti difficile pensare di poter partecipare, fino a prova contraria, ad alleanze di governo che vedono la presenza dell’UDC di Casini il vero sponsor ed estimatore ad oltranza dell’ultraliberismo montiano.

Se il Pd, partito centrale di una possibile alleanza di centrosinistra, e le altre forze politiche della sinistra che intendono aderirvi, non saranno altrettanto chiari si assumeranno una grave responsabilità e ne risponderanno prima di tutto davanti ai propri elettori e ai tanti cittadini colpiti da tali devastanti politiche.

Non ci sentiremo certo noi gli esclusi, ma a braccetto con Casini e Renzi il rischio di un suicidio politico diventerà per chiunque estremamente alto. Astensionismo e grillismo diventeranno per una tale alleanza un vero e proprio incubo.

Discriminante antiliberista dunque, lotta alla corruzione e alle caste ovunque si annidano e democrazia partecipata, devono caratterizzare nel suo complesso la nostra azione nella costruzione di un fronte unitario capace di far contare il programma e gli obiettivi della sinistra dentro ad una eventuale alleanza di governo.

Andare, come sta avvenendo per alcune  forze politiche della sinistra, in ordine sparso a contrattare col PD l’entrata o meno in tale alleanza significa indiscutibilmente contare decisamente meno nella definizione dei programmi di governo, ma soprattutto dare all’esterno l’impressione di una contrattazione sostanzialmente basata sulle poltrone.

Altrettanto chiare devono essere le pratiche politiche e modalità organizzative con cui costruire questo fronte unitario della sinistra , perché l’ambizione è di andare oltre la formula dei cartelli elettorali ( sinistra arcobaleno, Fds..) che rimangono o strumentalmente piegati alla semplice sopravvivenza o paralizzati politicamente dai veti incrociati di ristretti gruppi dirigenti.

Debbono invece diventare centrali ambiti e regole di democrazia partecipativa e decisionale con strumenti vincolanti di consultazione anche referendaria dal basso.

Fatte queste considerazioni di carattere generale, è ora possibile definire con più efficacia le caratteristiche del nostro intervento sul territorio milanese e a livello regionale.

Non possiamo che partire dal trarre un bilancio sull’esperienza della giunta Pisapia.

E’Innanzi tutto merito di questa giunta aver assunto un indirizzo politico chiaramente antifascista oggi particolarmente prezioso e non scontato. Luci, ombre e proposte alternative rispetto a quanto prodotto nel primo anno di governo le troviamo correttamente  indicati nel documento congressuale n1. Servono rapide ed adeguate risposte per evitare di  deludere ulteriormente le grande speranze accese dalla vittoria elettorale di un candidato della sinistra.

A nostro avviso le cause di fondo delle attuali difficoltà si possono riassumare nell’inserimento, surrettizio rispetto al programma elettorale, di un condizionamento della giunta comunale da parte di politiche centriste come quelle che fanno capo al casiniano Tabacci; tutto questo ha inevitabilmente ridotto a puro corollario ininfluente le pratiche di democrazia partecipativa  che sono risultate determinanti per quella vittoria elettorale  e che devono continuare a stimolare la giunta milanese nel mantenere uno stretto rapporto con le reali problematiche e con i bisogni sociali presenti sul territorio, giusto antidoto a molti dei risultati deludenti.

Ecco che anche in questo contesto riemerge con forza la nostra richiesta di discontinuità con le politiche ultraliberiste e con le pratiche di governo centralistiche che scavano un solco sempre più profondo tra la politica e i cittadini in particolare quelli socialmente più in difficoltà.

Discriminanti valide anche per affrontare il delicato passaggio delle imminenti elezioni regionali visto che, dopo il tanto auspicato “tonfo”politico di Formigoni, si apre la possibilità concreta e “storica” per una alleanza di centrosinistra di vincere e governare in modo ben diverso la Lombardia.

Se passiamo infine a considerare l’intervento politico del nostro circolo in zona 3 molta strada invece è stata fatta nella giusta direzione.

Vediamo infatti confermata una lunga pratica propositiva di iniziative territoriali volte alla costruzione di una unità a sinistra, ora ulteriormente rafforzata dall’importante campagna referendaria sull’art. 18 e sull’art.8  che vede al centro la presenza di un sindacato di classe e combattivo come la Fiom.

E’ questo il vero profilo che abbiamo, con continuità, cercato di imprimere al nostro tentativo di ricomporre  la sinistra di zona a partire della esperienza della FdS , peraltro oggi in grosse difficoltà proprio perché è, dalla sua nascita, stata vissuta come semplice cartello elettorale e per questo facile preda dei veti incrociati di ristretti gruppi dirigenti.

Da qui l’importanza dell’altra discriminante, oltre quella antiliberista, volta a definire regole efficaci di democrazia partecipata che eviti tali errori e costruisca su basi ancora più solide, radicate e largamente condivise, l’unità della sinistra.

Insomma abbiamo impresso al circolo P. Impastato del PRC di zona 3 un profilo e una pratica politica ben consolidata, conosciuta e molto attenta a non far mancare l’impegno e il sostegno della sinistra alle pratiche antifasciste e a tutte quelle vertenze con al centro i bisogni sociali, che sono sorti e tuttora sorgono sul nostro territorio ( istituto dei tumori, innse, mensa universitaria, lambretta.. e ora il san raffaele).

Siamo inoltre in prima fila nel CdZ con l’eccellente impegno alla presidenza del nostro compagno Sacristani e della compagna Titti come consigliera, come pure è puntuale la presenza di nostre/i compagne/i in tutti gli ambiti unitari(z3xmi, z3xlaC, amici della Fiom..). E’ necessario certamente intensificare il nostro impegno affinché si consolidino sempre più, all’interno di tutti gli organismi e nelle iniziative unitarie, pratiche e metodi organizzativi di democrazia partecipata indispensabile per colmare ogni distanza della politica di sinistra dai cittadini e dai propri elettori.

 Inoltre dobbiamo darci una strategia più efficace per aumentare gli iscritti al nostro circolo. Rendere più appetibile appartenenza e  frequentazione al nostro circolo, mettendo in campo iniziative esterne anche di carattere culturali, conviviali e ricreative volte a rendere il circolo un luogo in cui non solo si pratica della buona politica, ma ci si trova bene tra amici e assieme si fanno molte iniziative interessanti .

Mai più, infine, dobbiamo permettere che la Federazione milanese del nostro partito possa ricadere negli errori e nella paralisi come quella attuale.

Non possiamo infatti chiudere questo nostro contributo senza aver dato un giudizio molto severo e individuato il profondo cambiamento necessario rispetto alle modalità di funzionamento e di direzione politica della nostra Federazione . Una Federazione costretta ad un congresso straordinario dopo una paralisi politica e organizzativa durata un anno intero con successivo commissariamento. Paralisi determinata da contrapposizioni e lotte di “potere”, incomprensibili soprattutto agli iscritti e ai circoli, sorti all’interno della maggioranza del CPF eletto nell’ultimo congresso che non è stata in grado neppure di eleggere il segretario.

Occorre affermare a chiare lettere che al centro del nostro partito devono tornare circoli e militanti e che mai più debba accadere che, il loro importante e generoso lavoro e iniziativa politica sul territorio, possa trovarsi di nuovo mortificato, danneggiato e completamente scollegato dal ruolo fondamentale di direzione e di coordinamento politico che deve svolgere una Federazione provinciale.

Ecco che allora non dobbiamo temere o mortificare la dialettica interna di idee o proposte diverse, bensi a nostro parere la cosa fondamentale è stabilire "chi" e "come" si assumano le decisioni. Importante è:

  1. ridare voce e peso politico ai circoli  in modo ancora più esplicito da quanto affermato nel documento n°1. E’ quindi necessario comporre il CPF direttamente con i segretari dei circoli o loro delegati, con un’unica compensazione di genere.
  1. Inoltre diventa dirimente la necessità di ricorrere ad una forte democrazia diretta e partecipata degli iscritti introducendo l’impegno che, di fronte ad ogni contrapposizione politica che risulti insanabile o di difficile composizione negli organi dirigenti del partito, si ricorra  direttamente al  referendum degli iscritti stessi.

 

 


Ultimo aggiornamento : 09-11-2012 15:38

   
Cita questo articolo nel tuo sito web
Preferiti
Stampa
Invia ad un amico
Articoli correlati
Salva in del.icio.us

Commenti utenti  File RSS dei commenti
 

Valuazione utenti

 


Aggiungi il tuo commento
Solo gli utenti possono commentare un'articolo.

Nessun commento postato



mXcomment 1.0.9 © 2007-2018 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved
< Prec.   Pros. >