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Multiutility del Nord. Un articolo di "la Repubblica"
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Scritto da Franco Calamida, 28-05-2012 15:51

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Pubblicato in : ADESSO BASTA!, ADESSO BASTA!


E' interessante , va letto .

LA REPUBBLICA, LUNEDI 28/5/2012

AFFARI&FINANZA

 

Primo Piano

SuperUtility del Nord Passera rispolvera il piano A2a-Iren-Hera

VERREBBE GARANTITA UNA USCITA “MORBIDA” DEI COMUNI DALL’AZIONARIATO, IN MODO DA LIMITARE IL CONTROLLO POLITICO SU SOCIETÀ QUOTATE. I MUNICIPI AVREBBERO IN CAMBIO UN’ENTRATA CERTA

Luca Pagni

Lo leggo dopo

Creare una super-azienda del-l’elettricità e del gas, con la fusione di tutte le ex municipalizzate dell’energia del nord Italia, da A2a a Iren, per arrivare a Hera e a tutta la costellazione di aziende del Veneto, sul modello della Rwe tedesca. È questo il piano del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Un’occasione per ottenere anche un’uscita “morbida” dei Comuni (gli azionisti di maggioranza), in modo da limitare il controllo politico su società quotate in Borsa, ma garantendo loro un’entrata certa nel tempo, indipendentemente dai dividendi. E per Finmeccanica a Genova è allo studio, con il presidente della Regione Liguria, Burlando, il “modello Fincantieri”. alle pagine 4 e 5

Milano Il sogno è sempre lo stesso e si trascina ormai da una decina di anni. Da quando venne formulato per la prima volta da Giuliano Zuccoli, il manager che ha portato Aem in Borsa e l’ha trasformata nella prima utility locale italiana: creare una super-azienda dell’elettricità e del gas, con la fusione di tutte le ex municipalizzate dell’energia del nord Italia, da A2a a Iren, per arrivare a Hera e a tutta la costellazione di aziende del Veneto, sul modello della Rwe tedesca. Il disegno del manager valtellinese, recentemente scomparso, ha trovato un erede nel ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Il quale non solo l’ha fatto proprio, ma ha individuato il modo di rilanciarlo. In particolare, trasformandolo in una occasione per garantire un’uscita “morbida” dei Comuni (gli azionisti di maggioranza), in modo da limitare il controllo politico su società quotate in Borsa. E, allo stesso tempo, garantendo alle amministrazioni pubbliche un’entrata certa nel tempo, indipendentemente dai dividendi. Ma cosa prevede, nel dettaglio, il progetto? Sul piano industriale, il disegno allo studio del ministero porta alla nascita di un soggetto che sia in grado di incidere sulla strategia energetica del paese (assieme a Enel) e che abbia la forza economica per diventare protagonista anche in Europa. Quello finanziario prevede l’ingresso di nuovi soci nella superutility: in primis, la Cassa Depositi Prestiti, ma in subordine fondi di investimento che potrebbero prendere il posto dei Comuni. In questo modo, verrebbe ridotta al minimo la presenza dei Comuni attualmente azionisti di maggioranza. Non solo: il ruolo più contenuto delle amministrazioni ridurrebbe il peso dei politici locali nelle scelte delle utility in favore di una gestione totalmente affidata ai manager. Mettendo fine a governance societarie che hanno mostrato tutti i loro limiti: basti pensare al doppio consiglio di A2a e ai suoi 23 consiglieri di amministrazione. Ma andiamo con ordine. Non è la prima volta che il ministro Passera si occupa di utility locali. il suo intervento è stato determinante nello sbloccare le trattative con il colosso francese Edf sul futuro di Edison. Una mediazione che ha portato all’acquisizione da parte delle utility guidate da A2a e Iren di Edipower (un gruppo di nove centrali elettriche ex Enel): in cambio i soci italiani hanno ceduto le loro quote in Edison, finita sotto il controllo di Edf. In questo modo, mettendo assieme le centrali elettriche di Edipower, A2a e Iren si ottiene il secondo gruppo italiano per produzione di energia. La domanda cui rispondere diventa pertanto: cosa farne e con quale progetto industriale? Un esercizio in cui si sono cimentate almeno una dozzina di banche d’affari, proponendo varie soluzioni per arrivare alla creazione di una superutility. Ma secondo quanto è stato anticipato dall’agenzia Radiocor - e che ha trovato ampie conferme presso i diretti interessati - il progetto cui sta lavorando il ministero dello Sviluppo economico porta la firma degli esperti di McKinsey. Non deve stupire visto che lo stesso Passera ha iniziato la sua carriera negli uffici milanesi della società di consulenza. E che al ministero ha scelto come direttore generale del settore energia un manager proprio di derivazione McKinsey. L’incarico ha prodotto un “dossier” che suggerisce un percorso in più tappe per arrivare alla costituzione della Rwe italiana. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, il progetto parte inizialmente dalla fusione tra A2a e Iren. Le due società (controllate dai comuni di Milano e Brescia la prima, da Genova, Torino, Piacenza, Parma e Reggio la seconda) metterebbero assieme le loro attività industriali; aprendo poi il loro capitale alla Cassa Depositi e Prestiti in modo da abbattere parte dell’indebitamento. In un secondo momento, si arriverebbe alla superutility vera e propria, con l’aggregazione di Hera (Bologna, Ravenna, Modena e un’altra quarantina di comuni dell’Emila- Romagna) e Acegas-Aps (Padova e Trieste). A differenza di altri studi, il dossier McKinsey non prevede l’ingresso in scena di Acea, che resterebbe, al momento, isolata. Ma non è questa l’unica esclusione. Dall’aggregazione delle attività industriali delle utility non farebbero parte le reti (elettricità, gas e acqua): restano nel patrimonio dei Comuni azionisti, in cambio di una parte delle loro quote azionarie. Questo porterebbe le amministrazioni locali a dare in uso le reti alle utility in cambio di un affitto, garantendosi un’entrata sicura e costante nel tempo. Ma d’altra parte, libererebbe quote azionarie sia per Cdp sia per altri investitori istituzionali. In questo modo, le utility troverebbero un modo per rifinanziarsi. Non solo: diminuirebbe il peso della politica locale, anche se porterebbe la superutility nella sfera delle attività controllate dal governo (Cdp è del Tesoro per il 70% del capitale). Il disegno va nella direzione su cui sta insistendo molto il governo Monti, ma che - va detto - era anche alla base degli ultimi interventi dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti: favorire la creazione di campioni nazionali nei settori in cui l’Italia può ancora dire la sua in Europa. Quello delle multiutility è sicuramente uno di questi: mettendo insieme tutte le ex municipalizzate del nord nascerebbe non solo il secondo gruppo nell’elettricità e nel gas, ma il primo nella gestione del ciclo idrico integrato, nel teleriscaldamento e nella termovalorizzazione (lo smaltimento dei rifiuti che consente produzione di energia). Le economie di scala porterebbero a una forte razionalizzazione dei costi di struttura e dei contratti di approvvigionamento del gas. E, soprattutto, si arriverebbe a una diminuzione di poltrone nei consigli di amministrazione dove, nella maggior parte dei casi, i sindaci non indicano tecnici e componenti della società civile ma esponenti politici in cerca di gettoni di presenza e poltrone che possano dare visibilità e poteri di veto. Ma è anche vero che l’operazione non può andare in porto se non con l’assenso dei sindaci interessati. La versa sfida di Passera e del governo passa proprio da qui.

(28 maggio 2012)

 


Ultimo aggiornamento : 28-05-2012 15:51

   
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Scritto da: Nicole (Invitato) 15-06-2012 09:35

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Scritto da: Nicole (Invitato IP 183.1.193.237) 15-06-2012 09:35

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